Bar Stella è…

 


Un programma d’intrattenimento che mi ha incollato fino ai titoli di coda e che tornerà martedì prossimo in seconda serata su Rai2.

Chi lo conduce? Stefano De Martino che apprezzai e a dire il vero ho scoperto nella quinta edizione di Stasera tutto è possibile, sempre su Rai2, prendendo il posto di Amadeus che lo condusse nelle prime quattro edizioni.

Cosa mi è piaciuto di Bar Stella? 

Tutto.

In ordine mi ha commosso l’idea di ricreare dopo 100 anni, il bar di nonno Stefano dove De Martino è nato e cresciuto a Torre Annunziata.

Poi le chiacchiere da bar tra citazioni latine, la statua parlante (Adelaide Vasaturo), il barista Luciano (Herbert Ballerina) che fatica a preparare le ordinazioni nel bar dove lavora per arrotondare forse perché è più portato per fare l’attore che il barista e le pillole di saggezza del professor Siniscalchi (Mario Porfito) che mi ha fatto tornare alla mente l’ironia sottile di Luciano De Crescenzo.

Tra i clienti c’è Libero Parere (Francesco Arienzo) che forse nel curriculum vitae scriverà Libero Libero Liberissimo.

Altro cliente strambo è l’avvocato D’Affitto  (Giovanni Esposito.

L’intrattenimento musicale è della Disperata Erotica Band diretta dal maestro Pino Perris.

Al tavolo del bar c’è anche Marta, una sofisticata insegnante che da Roma insegna al sud.

C’è davvero una bella atmosfera al Bar Stella.

Tra battute, ricordi, canzoni, omaggi e storie, il programma ha chiuso in bellezza una giornata difficile come quella che abbiamo vissuto oggi.

Bravo Stefano sempre attento al linguaggio, alla dizione e intenso nell’omaggio all’amato nonno e complimenti a tutto il cast.


 


Il cattivo poeta


 Italia, 1936. Giovanni Comini è appena stato promosso alla carica di Federale e viene trasferito a Roma per una missione delicata: vegliare sullo scrittore Gabriele D'Annunzio e fare in modo che non dia nessun tipo di problema. D'Annunzio, poeta riconosciuto a livello nazionale, è sempre più inquieto e Benito Mussolini teme che possa minare l'alleanza con la Germania nazista.

È intriso di storia e malinconia il film scritto e diretto da Gianluca Jodice che guida con sapienza e stile, un cast d’immensa bravura a partire da Sergio Castellitto nei panni del Vate, a Francesco Patanè in quelli di Giovanni Comini a Paolo Graziosi, suo padre.

Sono ricostruiti gli ultimi tre anni della vita di Gabriele D’Annunzio, uomo capace di amare e stregare le sue donne, d’incantare il suo interlocutore con intense riflessioni sulla vita, sulla politica e sul linguaggio che a suo dire “rende estraneo ciò che è intimo e così è per la politica, è un tradimento degli ideali, di una passione autentica”.

È estremamente poetica e al tempo stesso malinconica la scena  in cui il Vate confessa a Giovanni il peso e la piacevolezza della sua vita da recluso nel Vittoriale. 

L’amicizia con il duce è ormai un vago ricordo perché “il sangue comincia a sgorgare dal corpo dell’Italia”.

Il Vate ha 74 anni, è malato eppure ama ed è accudito dalle sue donne, la fedele musa e amante, la pianista di successo Luisa Baccarà (Elena Bucci), la quale ricorda e rimpiange l’amato passato felice trascorso con Gabriele ormai vacillante, ossessionato dalla visione dei topi che infestano la casa e amareggiato per le sorti dell’Italia e Amelie.

Il tempo del film è scandito dalle ultime stagioni vissute dal Vate, che vince il terrore dello specchio mattutino, essendo ormai vecchio e solo pur essendo circondato da una massa di uomini squallidi e approfittatori.

Morto Guglielmo Marconi, Mussolini lo nomina successore dell’Accademia d’Italia, ma questo non lusinga e inorgoglisce D’Annunzio. 

Il Vate che per Achille Starace “è come un dente guasto. O lo si ricopre d’oro o lo si estirpa” si congeda dal mondo che sta cambiando perché sta entrando in guerra.

“I maestri insegnano sempre delle cose che non si possono imparare” dice Amelie (Clotilde Courau) rivolgendosi a Giovanni e questo film contiene un’immagine di D’Annunzio estremamente bella e coinvolgente.

Il cattivo poeta è in prima visione su Sky e ne consiglio la visione.


Je te veux moi non plus Nemmeno io ti voglio


Biarritz, l’elegante  cittadina di mare sulla costa basca, a sud-ovest della Francia, è lo splendido scenario della graziosa commedia diretta da Rodolphe Lauga, sull’amicizia e l’amore, tra surfisti, spiagge e vacanze nella località che dista circa due ore da Parigi.

Nina e Dylan sono amici da una vita, lui la ama, lei non lo sa fino a quando soffre di gelosia per la presenza di una ragazza alta e bella che Dylan frequenta.

Nina è esuberante e vitale, è piccolina, rotondetta e mora. Ha un mare di qualità che le inseparabili amiche adorano e anche Dylan.

La dichiarazione d’amore di Dylan nell’aula di tribunale dove Nina lavora a Parigi, chiude il quadro di un film rilassante, fresco e delicato.

Deliziosi Inès Reg e Kevin Debonne nei panni di Nina e Dylan.

In questa società dell’apparire, quel che conta veramente è l’essere.

È il messaggio più significativo di questa effervescente  pellicola francese che fa sognare a occhi aperti.

Ne consiglio la visione su Amazon.

Le notti bianche con Mastroianni


Proprio oggi ha lasciato questo mondo Marcello Mastroianni e ho scelto di ricordarlo attraverso questo film  del 1957 diretto da Luchino Visconti e tratto dal meraviglioso racconto di Dostoevskij dove si assiste al crollo degli ideali romantici distrutti dal cinismo e la volgarità della nuova generazione che si stava facendo spazio in Russia. 

Ebbene Mastroianni come il protagonista de Le notti bianche, è animato da un insolito ottimismo e dalla leggerezza di chi si lascia sedurre dagli imprevisti del caso. 

Mentre passeggia tra la gente in una notte così quieta e bellissima, s’imbatte in una giovane donna disperata e sospesa sul ponte in attesa di qualcosa che le provoca un intenso dolore.

Tra i due nasce una tenera amicizia che tinge le notti seguenti di pura poesia e amore.

Mastroianni si trasforma esattamente nel timido e appassionato personaggio di Dostoevskij incantato, disilluso e rassegnato.

È una co produzione Italo Francese di grande impatto visivo ed emotivo.

Splendida anche Jean Marais, innamorata del delizioso sconosciuto che soggiorna per qualche tempo nella pensione della nonna e in costante attesa del suo imminente ritorno.

Tale pellicola in bianco e nero conquistò il Leone d’Argento alla XVIII Mostra del cinema di Venezia e seducono oltre alle figure dei due attori principali, anche la colonna sonora di Nino Rota.

Credo sia stato un bel modo per ricordarti Marcello

Pattini d’argento


 Dal romanzo ottocentesco di Mary Mapes Dodge nasce il film Pattini d’argento, un colossal russo ambientato nella San Pietroburgo di fine secolo anziché nei Paesi Bassi. Le famiglie più agiate e aristocratiche possono accendere la luce elettrica al posto delle candele per sconfiggere il freddo inverno e per spostarsi saranno necessari resistenti pattini.

Il film coinvolge e seduce per i paesaggi incantevoli, per i costumi meravigliosi e le luci sfavillanti e per l’eccezionale capacità dei ladri di sfrecciare sul ghiaccio coi loro pattini che come razzi li aiutano a sbarcare il lunario rubando ai ricchi.

Sotto i ponti, sui corsi d’acqua congelati e sulla nave usata come riparo dal gruppo di giovani ed esperti ladri sui pattini, si consuma la storia d’amore di due moderni Romeo e Giulietta, appartenenti a due diverse classi sociali e per questo si trovano a dover lottare per un Unione che sembra impossibile.

Alisa e Matvey sfidano la sorte e le avversità saranno solo un vago ricordo quando si ritroveranno insieme a Parigi, sposati con un figlio, lontani da ogni possibile impedimento.

Mi ha fatto pensare al Titanic il film sia quando Matvey viene soccorso congelato che nella scena in cui porta la ricca Alisa a una festa tra povere anime che desiderano brindare alla vita.

Tra i temi trattati, mi ha colpito l’esclusione delle donne dallo studio e dal sapere ritenuto dannoso, anche se Alisa studierà di nascosto diventando una stimata insegnante di chimica in Francia.

Le musiche del film diretto da Michail Loksin sono straordinarie, quella più emozionante è sicuramente il Clair de lune che si ascolta mentre i due giovani innamorati pattinano sul canale ghiacciato della città.

Consiglio la visione di questa meravigliosa storia d’amore a lieto fine su Prime Video.



Io sono Babbo Natale


 Falcone ci svela un segreto vecchio come il mondo: Babbo Natale esiste davvero ed ha il volto, lo sguardo bonario e la battuta pronta come colui che se n’è andato ma che in realtà non se ne andrà mai: Gigi Proietti!

È proprio Gigi a riempire di stupore e magia questo film fantastico, non proprio fantasy ma pieno di effetti speciali e che tocca il cuore veramente, commuove e sorprende, diverte e fa riflettere sulla necessità di alleggerire la realtà attraverso il sogno ma un sogno che eleva e fa persino volare sulla slitta di Babbo Natale.

Nicola Natalizi è un Babbo che ha più di cento anni ed è felice per il lavoro che ha svolto per tutta la vita con la collaborazione dei suoi fedeli elfi.

Ha varcato i cieli ed è sceso nei camini di tutto il mondo però ora vuole trasmettere la sua nobile e appassionata missione a un erede che sia degno d’indossare il suo abito magico.

Ettore è appena uscito dal carcere e Babbo crede sia proprio lui quello giusto.

Ettore è interpretato da Marco Giallini che Falcone dirige nel bellissimo Se Dio vuole.

È una storia coinvolgente e poetica, come la vita stessa.

Non è il solito film su Babbo Natale, è un vero e proprio canto di Natale pieno d’amore dove uno Scrooge/Ettore si trasformerà in colui che il 24 notte sarà in sella alla sua slitta per portare i regali ai bambini di tutto io mondo da quando il Babbo ufficiale è andato in pensione.

100 anni di Nino Manfredi Le avventure di Pinocchio


 Per i 100 anni di Nino Manfredi su Raiplay c’è l’imperdibile sceneggiato in cinque puntate di Luigi Comencini trasmesso nel 1972, La avventure di Pinocchio, ispirato al capolavoro di Carlo Collodi. 


Le favolistiche avventure del burattino realizzato in una sola notte dall’umile e poverissimo falegname vedovo Geppetto, grazie al pezzo di legno pregiato ricevuto in dono da Mastro Ciliegia, hanno incantato generazioni.


Il candore di Geppetto, interpretato magistralmente da un Nino Manfredi impeccabile e amorevole nei panni del papà protettivo e senza un soldo ma ricco d’amore per il piccolo figlio in carne ed ossa e di legno, ha fatto affezionare tutti e il falegname toscano grazie all’intensità di Manfredi, ha intenerito i bambini e i genitori che lo stavano a guardare.

Incantevole è la figura della fata Turchina, dove ammiriamo una giovane e bellissima Gina Lollobrigida, la fatina più affascinante e dalla più bella voce in assoluto. 

Nel cast di questo splendido sceneggiato ci sono Gatto e Volpe coi volti e l’irresistibile comicità di Franco e Ciccio.

Nel terzo episodio è bello trovare Vittorio De Sica nei panni del giudice.

Il Pinocchio bambino è il tenerissimo Andrea Balestri.

Se siamo cresciuti con un animo pieno di stupore e se siamo sognatori, è anche per aver visto questo sceneggiato pedagogico. 

Rivedere Le avventure di Pinocchio è tornare bambini.

Ne consiglio la visione!   


E noi come st***zi rimanemmo a guardare


Arturo è appena stato licenziato per colpa di un algoritmo e lasciato dalla fidanzata condizionata da una app sulle affinità di coppia.

Ha 48 anni, è senza lavoro e senza amore.

Sul web riesce a trovare lavoro come rider e avrà la compagnia di Stella, un ologramma della app Fuuber friends.

Con Stella la vita sembra più sopportabile ma Arturo è ormai invischiato in una realtà dove gli algoritmi regolano le vite degli uomini senza scampo.

L’illusione dell’amore per Stella, una ragazza reale ma imprigionata in una torre a Mumbai dove la sua immagine sarà proiettata all’abbonato di turno, farà sentire Arturo libero di raggiungerla e di riconquistare al suo fianco il suo posto nel mondo. 

Arturo è interpretato molto bene da Fabio De Luigi. Stella è Ilenia Pastorelli e Pif è sia il regista che il compagno di stanza di Arturo.

Molto profetico questo film tremendamente bello.

Stupenda la fotografia e la proiezione di quel che accadrà sotto i nostri occhi, tra quarant’anni oppure tra poco tempo ma noi come st***zi resteremo a guardare.

Ne suggerisco la visione perché Pif è il Tati italiano e questo film è appassionante come Play Time dove Monsieur Hulot è alle prese con il mondo della cibernetica che, teoricamente dovrebbe facilitare e rendere più piacevole la vita dell'uomo, ma in realtà minaccia pericolosamente la sua esistenza, tendendo a fare di ogni individuo un robot.

Madame Bovary


 Un’altra Emma dopo quella di Jane Austen, nacque dalla penna di un altro grande nome della letteratura mondiale, sto parlando di Gustave Flaubert e della sua Emma Bovary, meno virtuosa di quella inglese ma estremamente affascinante e vicina a noi.

Flaubert era un perfezionista alla ricerca costante della parola giusta (le mot juste).

Anche la sua Emma amava le parole e le emozioni travolgenti e da umile moglie di un medico condotto di provincia, si trasforma in un’adultera viziosa, inevitabilmente condannata a una malasorte.

Ebbene, il contenuto estremamente realistico del romanzo, ritenuto immorale e osceno, provocò una condanna dell’autore nel 1857. Solo dopo l’assoluzione di Flaubert, nell’aprile dello stesso anno il romanzo fu pubblicato.

Il successo fu immediato e tale vicenda continua ad esercitare un fascino sulle generazioni successive e ad ispirare registi come Sophie Barthes, la quale ha scelto Mia Wasikowska per il ruolo di Emma nel bellissimo film del  2014.

Mia sa essere estremamente credibile, con il suo volto pallido e lo sguardo smarrito e disperato come la descrisse il suo autore, immersa in una tale tristezza, che sarà la causa della sua perdizione.

“Non intendo rimanere inerte in questa febbre di disperazione” afferma la povera Emma il cui futuro sarà meno radioso di quello della Emma felicemente sposata e partorita dalla fervida immaginazione di Jane Austen. 

Per Madame Bovary, il matrimonio sarà un’indicibile condanna.

Ho avuto il piacere di rivedere il film su Sky questa sera. 

Lo consiglio 

Emma.


 Ho sempre detto di essere nata nel secolo sbagliato e solo nell’800, avrei trovato la giusta collocazione.

Ed è nel secolo del Romanticismo che si colloca la vicenda di Emma, l’eroina nata dalla bella penna di Jane Austen e attraverso la quale la romanziera inglese si congeda da questo mondo per restare immortale con i suoi splendidi personaggi che hanno ispirato numerosi registi, l’ultima è Autunm de Wilde.

Appena inizia il film si resta avvolti dai colori e dalla atmosfere del secolo romantico.

Anya Taylor Joy è Emma, una ventenne bella, ricca e sensibile, in salute, generosa e serena anche se orfana di madre, affabile e ospitale.

Vive con l’anziano padre Mr Woodhouse interpretato dall’eccezionale Bill Nighy, 

La grazia infinita di Emma, conquista e seduce e guardando il film sembra di sfogliare le pagine del fortunato romanzo a cui d’ispira.

Il film da oggi su Prime video, mi ha commosso sul finale con il primo piano del volto di una giovane donna che sta per diventare moglie e chiude gli occhi per sognare un futuro meraviglioso.

Ne consiglio la visione!


Opera senza autore

Opera senza autore (Werk ohne Autor) è un film del 2018 diretto da Florian Henckel von Donnersmarck.

Il film ha ricevuto due candidature ai premi Oscar 2019 nelle categorie miglior film in lingua straniera e miglior fotografiaracconta tre epoche della storia tedesca attraverso la vita tormentata di un artista. Il regista si è liberamente ispirato alla vita e all'opera del pittore Gerhard Richter




La trama 

Nel 1937, Kurt Barnert, un bambino di cinque anni e la sua eccentrica zia Elisabeth, ventenne amante dell'arte, visitano la mostra itinerante sull'arte degenerata di Dresda. Poco dopo il bambino deve guardare mentre la zia viene ricoverata in un istituto psichiatrico per una presunta schizofrenia. Nel 1940 il Terzo Reich, che ha già attuato un massiccio piano di sterilizzazione di oltre 400.000 "elementi più deboli" del popolo tedesco, con l'intento di migliorare la razza e le generazioni future, si trova nella situazione di "cambiare marcia" e per rispondere alla necessità di curare i feriti della guerra si rende necessario liberare negli ospedali i letti occupati da "vite prive di valore". I medici delle SS vengono quindi dichiarati "Periti del Tribunale dell'Eugenetica", con l'incarico di rivedere tutti i pazienti già sottoposti a sterilizzazione e a deciderne la sorte (il disumano metodo di valutazione prevede un "segno meno" in blu per chi dovrà rimanere in istituto e un "segno più" in rosso per i "pazienti che dovranno essere inviati ad uno dei tre istituti ai confini orientali del Reich, dove verranno liberati dalle loro inutili esistenze"). Elizabeth viene quindi visitata dal capo dell'ospedale femminile di Dresda, l'Obersturmbannführer delle SS Carl Seeband, persona totalmente incapace di una qualsiasi empatia e responsabile della sterilizzazione forzata, che ne decide la sterilizzazione e la successiva eliminazione. Mentre suo nipote vive da lontano le incursioni aeree a Dresda, sua zia viene gassata nel centro per l'eutanasia del Castello di Sonnestein a Pirna.

L'8 maggio del 1945, in una Dresda quasi completamente distrutta dai bombardamenti, Seeband, che si fa trovare in abiti civili, viene arrestato dalla NKVD, imprigionato in un campo speciale e interrogato per il suo ruolo negli omicidi tramite eutanasia involontaria. Nega il suo ruolo e nega anche di aver conosciuto l'uomo che è stato il suo comandante, il famigerato dottor Burghart Kroll. Quando successivamente la moglie del comandante del campo sovietico ha problemi a partorire, Seeband riesce a salvare la moglie e il figlio dell'ufficiale; per la gratitudine l'ufficiale sovietico promette a Seeband di proteggerlo. Intanto il padre di Kurt non riesce più a trovare un impiego come insegnante, a causa della sua iscrizione al Partito Nazista e si arrangia con dei lavoretti.

Nel 1951 Kurt ed il padre hanno trovato lavoro in una fabbrica, Kurt come pittore di insegne ed il padre come uomo delle pulizie. Una volta riconosciuto il talento del ragazzo, questi viene inviato all'Accademia d'arte di Dresda come rappresentante della classe operaia, dove studia pittura. Il suo professore, comunista per convinzione, cerca di condurre gli studenti al realismo socialista, ma Kurt non si dimostra particolarmente attratto dall'ideologia: il ragazzo ha la sensazione che attraverso questo tipo di pittura si sta allontanando sempre più dall'espressione personale.

Kurt conosce la giovane Elisabeth, che studia moda e design tessile all'accademia e che gli ricorda la zia, con la quale condivide anche il nome. Proprio la sera del primo appuntamento dei due ragazzi il padre di Kurt si impicca. Kurt ed Ellie si innamorano e il ragazzo si trasferisce a casa dei genitori come inquilino. Lì incontra per la prima volta il padre di Elisabeth, che altri non è che il professor Carl Seeband, scampato al processo dopo la guerra e che da allora si è dedicato interamente all'ideologia socialista della DDR (Repubblica Democratica Tedesca). Kurt non sa che Seeband è il responsabile della morte della zia e Seeband non sa che Kurt è il nipote di una delle sue vittime. Dopo breve tempo Elisabeth rimane incinta, cosa di cui il professore si accorge prima ancora che i giovani lo rendano noto. Il professore vede il giovane Kurt come "geneticamente inferiore" e quindi inadatto a dargli dei nipoti e decide di fare di tutto per distruggere il rapporto. Inventando dei problemi che la ragazza avrebbe avuto in giovane età e che metterebbero a rischio la sua vita in caso di gravidanza, le procura l'aborto, confidando che ciò faccia allontanare Kurt ed Ellie. Dopo gli studi a Dresda, Kurt viene incaricato di realizzare un grande affresco murale in stile socialista, compito che accetta solo per guadagnare soldi.

1962. In occasione del conferimento della medaglia Robert Koch come "Meritevole Medico del Popolo" Seeband viene portato alla centrale del KGB. Il comandante sovietico che lo ha salvato diversi anni prima rientra a Mosca e non può più garantire la sua incolumità. I famigerati medici delle SS sono stati tutti catturati, ad esclusione del Comandante Kroll e del Coordinatore Medico della regione di Dresda per l'esecuzione dell'Eutanasia, che era appunto il ruolo di Seeband. Le indagini potrebbero quindi riaprirsi e non potendolo più proteggere il comandante sovietico gli consiglia di espatriare in occidente. Anche in quest'ultima occasione Seeband difende il suo ex comandante nazista. Kurt ed Ellie, superato il dramma dell'aborto, si sposano. Pochi giorni dopo i genitori di Ellie lasciano la DDR e poco dopo anche Kurt ed Ellie decidono di fuggire verso ovest, passando a Berlino Ovest, cosa che riescono a fare proprio pochi mesi prima della costruzione del muro. Kurt ed Ellie si trasferiscono da Berlino a Düsseldorf dopo aver appreso che lì si sta sviluppando un nuovo movimento artistico. Anche se ha già 30 anni, Kurt dichiara di averne 26 per essere ammesso all'Accademia delle Belle Arti, dove frequenta le lezioni del misterioso professor Antonius van Verten. Qui entra in contatto con l'arte moderna del dopoguerra tedesco, periodo in cui la pittura sembra aver ampiamente fatto il suo tempo, ma tutto il resto sembra possibile. Tutto è molto diverso da quello che ha imparato nella DDR. Ellie trova lavoro come sarta in una fabbrica di abbigliamento. I tentativi della coppia di diventare genitori falliscono e ad Ellie viene comunicato che non potrà avere figli. La donna sospetta che il padre, pur di non avere nipoti da Kurt, l'abbia resa sterile.

Dopo l'entusiasmo iniziale e la produttività artistica, Barnert entra in un periodo di crisi, scatenato anche dal giudizio del professor van Verten, secondo cui la sua arte è solo formalmente interessante, ma non è espressione della propria interiorità. Per disperazione brucia tutte le sue opere. In occasione di una visita ai suoceri, Seeband rimprovera Kurt di avere trent'anni e non avere ancora un lavoro e Kurt accetta che il suocero gli trovi un lavoretto alla clinica di Dusseldorf, dove si ritrova a pulire le scale come faceva il padre. Quando Kurt legge sul giornale che il più importante responsabile delle eutanasie della Seconda Guerra Mondiale è stato arrestato, comincia a copiare fotorealisticamente la fotografia in bianco e nero del criminale nazista. Dopo aver copiato la foto dell'esperto, che era stato il superiore di Seeband, Barnert si rivolge ad altre foto: una fototessera del suocero, una foto della zia che lo tiene in braccio da piccolo e vari collage. Quando Seeband, in visita allo studio di Kurt, vede un quadro raffigurante un collage della propria testa con quella del medico arrestato ed il volto della zia assassinata di Kurt, perde la calma e fugge. Kurt probabilmente non capisce deliberatamente le connessioni scoperte, ma si rende conto che deve lasciarsi guidare dalla sua intuizione, perché in questo modo può riconoscere cose che non sono accessibili all'intelletto. Le sue foto sono più intelligenti di lui.

1966. Quando ormai la coppia ha rinunciato alla speranza di avere un figlio, Ellie rimane incinta. Kurt Barnert si è finalmente ritrovato con la sua arte, che gli permette anche di venire a patti con i traumi della sua infanzia e della sua giovinezza. Alla sua prima mostra, tenutasi a Wuppertal, i suoi dipinti sono stati riconosciuti, ma la stampa ha frainteso completamente i suoi quadri. A causa delle sue affermazioni protettive, secondo cui le immagini non hanno nulla a che fare con la sua vita, ma semplicemente riproducono meccanicamente le fotografie o vanno intese come un omaggio ad altri artisti, egli è riconosciuto come originale e artistico, ma il suo lavoro è descritto come un'opera senza un autore, un'opera che ha così poco a che fare con lui che difficilmente si può parlare di paternità in senso convenzionale. A Kurt non importa, perché ha imparato a fidarsi del potere dell'arte onesta. Sa che i giornalisti e il pubblico comprenderanno il suo lavoro istintivamente, inconsapevolmente, così come lui stesso ha capito le cose che ha elaborato nelle sue opere inconsapevolmente e istintivamente. Così, ad un livello diverso, crea un'opera senza autore.

(Fonte Wikipedia) 

Un sacco Carlo Dal teatro al cinema alla tv


Un sacco Carlo è un appassionante viaggio in compagnia dei personaggi immortali creati dalla mente ispirata di Carlo Verdone.

Il mondo dei burattini è il punto di partenza, l’ingresso nel mondo dello spettacolo di Carlo.

Poi il teatro Off, l’Alberichino e l’Alberico con lo spettacolo Rimanga tra noi dove porta in scena undici personaggi appartenenti a un’umanità definita da Verdone periferica, suburbana, coatta.

Soprannominato il Fregoli di Ponte Sisto, Carlo si esibisce a Torino nel programma Non stop e da lì la sua corsa sarà inarrestabile.

In questa carrellata di personaggi, di programmi televisivi e interviste, è particolarmente divertente l’esibizione nei panni di Quintilio Baracca (in foto), l’ultimo garibaldino che stravolge la vita di Garibaldi trasformando la storia in una macchietta. 

L’intervista più bella è sicuramente quella di Corrado Augias a Verdone e le sue considerazioni su Seneca, attingendo alla sua preparazione umanistica.

È stato un bel viaggio anzi un viaggio un sacco bello quello fatto questa sera su Raiplay.

Consiglio la visione di Un sacco Carlo nel giorno del suo compleanno.

Auguri Carlo 🥂



Sr Gawain e il Cavaliere verde

 Approda su Amazon Original Sir Gawain e il Cavaliere Verde (The Green Knight), un film del 2021 prodotto, scritto, diretto e montato da David Lowery.

La pellicola è ispirata al poema cavalleresco Sir Gawain e il Cavaliere Verde.

Gawain è il nipote di Re Artù e appartiene ai Cavalieri della Tavola Rotonda. Ama la vita e l’avventura e per questo compie un viaggio alla ricerca del gigante verde comparso a Camelot e a cui il giovane taglia la testa senza ucciderlo. La promessa è che tra un anno esatto sarà ricambiato lo stesso gesto anche se Gawain è mortale.

La vicenda, ispirata al poema cavalleresco del ‘400 nella versione cinematografica è caratterizzata da simbolismi, dialoghi serrati ed è estremamente forte l’impatto visivo.
Le immagini sono eloquenti come gli sguardi e le azioni del protagonista interpretato da Dev Patel, un ragazzo coraggioso e vitale che attraverso il viaggio alla ricerca del mostruoso personaggio, diventa uomo d’onore che per difendere la parola data, cede il suo bene più prezioso.
È un lavoro molto interessante di cui suggerisco la visione! 

Cats il film


 L’universo felino, la filosofia e il credo dei gatti incompresi, fraintesi e sottomessi dall’uomo, splendono in tutta la loro meraviglia in questo film diretto da Tom Hooper che ci regala la versione cinematografica del famoso musical di Andrew Lloyd Webber. 
Nel mondo misterioso dei gatti dalla Pigratta Rebel Wilson, alla gatta Glamour Grizabella Jennifer Hudson, a Victoria la gatta abbandonata, fino a Old, la fantastica Judi Dench e al gatto teatrale Gus l’immenso IanMcKellen, scopriamo gli stessi pregi e difetti umani. Non siamo così diversi dai gatti, dai loro patimenti, dalle loro particolarità e come loro soffriamo, ci laceriamo eppure amiamo vivere, non una, due, tre ma sette vite come i gatti.
Uno dei pezzi più toccanti del film è quello in cui Grizabella interpreta Memory, il pezzo scritto da Andrew Lloyd Webber per il musical Cats e di cui ricordo la magnifica versione di Barbra Streisand. È un canto nostalgico in cui la gatta emarginata rimpiange gli anni belli della gioventù che non potranno più tornare. 

Rapita dalle coreografie e dalla performance impeccabile di tutto il cast che si muove nella Londra del Tamigi, in una notte magica come quella vissuta dai Gatti, ho compreso attraverso il film il messaggio profondo e il successo del musical che ahimè non ho avuto il piacere di vedere.

Però ho ammirato immensamente il film di cui suggerisco la visione su prime video.


Boys con Giovanni, Paolo, Neri e Giorgio



 Certi sogni come gli amori non finiscono (come canta Venditti), fanno dei giri immensi e poi ritornano. 
È quello che capita al gruppo degli anni ‘70 che ha fatto sognare generazioni e che si è sciolto ma non per sempre.

Ci sono scintille capaci di accendere animi e di riaccendere sogni sopiti.

Il rock torna a battere nei cuori di Giovanni Storti, Marco Paolini, Neri Marcorè e Giorgio Tirabassi i protagonisti del film diretto da Davide Ferrario un road movie che arriva nella mia amata Capracotta alla ricerca della componente femminile del gruppo, l’affascinante Isabel Russinova e per convincerla a firmare un contratto discografico.

Paolo Giangrasso è colui che seguirà la band riunita in cerca di emozioni nuove e con un entusiasmo contagioso. 

Il film è carinissimo, la regia di Davide Ferrario è impeccabile. 

L’ho visto con piacere e lo consiglio.

È in prima visione su Sky. 

La vita davanti a sé




 Indossa abiti lisi dal tempo e dalle sofferenze nei campi dì concentramento di Auschwitz, una donna sopravvissuta all’Olocausto e alla vita nella strada. Il suo nome è Madame Rosa, la protagonista del film di Edoardo Ponti visto questa sera su Netflix.

Madame Rosa è Sophia Loren, che dopo Simone Signoret interpreta il personaggio nato dalla penna di Romain Gary.

La vicenda è ambientata in Puglia e nella Bari vecchia s’incrociano i destini della stanca signora e di Momó, da cui viene derubata nel mercato, di Babu e Iosif, i due bambini figli di prostituite che Madame Rosa accudisce ed educa come può nella sua casa. 

Le giornate trascorrono tra pranzi, cene, lezioni di ebreo e ricordi. Quelli belli di Madame sono legati alla casa di famiglia a. Viareggio dove a primavera fiorivano le sue amate mimose mentre Momó rimpiange i suoi primi sei anni, quelli accanto alla mamma che non c’è più.

Momó è il terzo ragazzo ospitato nell’accogliente casa di Madame Rosa, è arguto, buono d’animo ma sopravvive facendosi coinvolgere in un traffico di droga, che gli permette di guadagnare tanti soldi per regalarsi una bellissima e accessoriata bicicletta.

Tuttavia i maestri di vita da Madame Rosa ad Hamil (Babak Karimi) un saggio e solitario uomo vedovo e sereno, consentiranno a Momó di cogliere i valori essenziali dell’esistenza, pur avendo solo dodici anni.

È un film corale davvero meraviglioso, dove la Loren incanta e commuove come solo lei avrebbe saputo fare e Ibrahima Gueye per la prima volta sullo schermo, coinvolge ed emoziona.

Convivono diverse etnie e religioni, motivate dall’amore per la vita.

È toccante anche l’interpretazione di Renato Carpentieri, il medico di Rosa.

Le lacrime di Momó sono le lacrime di ognuno di noi che lottiamo per continuare a credere nelle cose belle.

“È proprio quando non ci credi più che succedono le cose belle” dice a un certo punto Madame Rosa.

Se avete la possibilità di vedere questo film, ve lo consiglio perché è un viaggio e come tutti i viaggi, vi farà scoprire paesaggi incantevoli come quello di fronte al quale si perde Madame Rosa, in una notte speciale e indimenticabile in compagnia del piccolo amico Momó.

Il visionario mondo di Louis Wain





È pieno di colori e meraviglia il film sull’artista britannico che ha saputo dare il giusto posto e dignità al gatto, divenendo un animale di compagnia per l’uomo.


La vita di Louis Wain (1860/1939) è piena di dolore e perdite come ogni vita umana ed è stato straziante per me assistere alla malattia e alla separazione dall’ amatissima moglie Emily, attraverso la quale scopre la bellezza del mondo e dell’universo felino.


Il gatto bianco e nero Peter incontrato per caso e accolto con amore dalla coppia e trattato come un figlio, è ritratto con creatività e dedizione da Louis anche dopo la prematura scomparsa della dolce e meravigliosa compagna di vita.

Dando ascolto ad Emily, la bellissima Claire Foy, Louis propone i suoi originali quadri sui gatti ad un amico che dirige un importante giornale e sarà un crescendo di successi per lui anche se i guadagni saranno esigui e non basteranno a mantenere le sorelle e la madre.

Ho scoperto una storia drammatica e stupenda questa sera su Prime Video, con un gigante come Benedict Cumberbatch.

Anche Claire Foy è straordinaria in questa vicenda di lacerante umanità dove il suo ruolo incantevole è di grande ispirazione per l’artista dei gatti che percepisce una forte elettricità attraverso lei e quella che crede sia elettricità è in realtà la scossa dell’amore.

Un altro attore che compare nelle scene ambientate a New York e di un’immensa bravura è Taika Waititi scoperto nel film Jojo Rabbit, dove recitò nei panni di Hitler, l’amico segreto del piccolo protagonista Johannes Betzler.

La fotografia è psichedelica e stupenda.

È un film d’amore, d’arte e dolore quello diretto da Will Sharpe.

Fantastico!

Dinner Club La prima stagione

Il nuovo programma condotto dallo chef Carlo Cracco, è un vero e proprio viaggio alla scoperta di cibi e piatti locali italiani. 

Ho scoperto Dinner Club su Amazon Original e ve lo voglio raccontare. 

I sei partecipanti, sei attori eccezionali come Diego Abatantuono, Pierfrancesco Favino, Fabio De Luigi, Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli e Luciana Littizzetto (le donne sempre in minoranza), devono compiere uno alla volta, un viaggio in compagnia di Cracco che attraverso i più disparati mezzi, dall'automobile, alla bicicletta, fino al cavallo, li conduce in una regione italiana per apprezzarne i piatti tipici che poi l'attore di turno dovrà cucinare per gli altri commensali.

Il viaggio è un vero e proprio show itinerante, sintetizzato in quarantacinque minuti, ossia la durata di ogni episodio e si conclude a tavola.

 Non è il solito programma di cucina.

Gli attori sono colleghi, amici che durante la cena si punzecchiano attraverso domande anche intime per passare il tempo fino all'assaggio del piatto offerto dall'attore che lo cucina con il sostegno di Cracco, alla fine del viaggio. 

Tra i momenti più deliziosi c’è quello in cui Cracco chiede all’ attore con il quale ha viaggiato, di esprimere le sue impressioni sull'esperienza appena conclusa.

Le mete del viaggio sono: il Delta del Po fino, il Cilento, la mia Sardegna e la Sicilia fino alla Maremma e tra scenari mozzafiato, s’incontrano personaggi particolari del luogo anche chef stellati, pronti a raccontarsi e a svelare interessanti notizie sul territorio, oltre a pranzi e cene prelibati.

Ho scoperto un Cracco diverso, socievole, solare, canterino e capace di guidare barche, di andare a cavallo e di essere un ottimo compagno di viaggio.

Durante le cene, ho riso e ho sentito il sapore dei piatti descritti e cucinati, come fossi uno dei commensali, mi ha divertito immensamente Diego Abatantuono, dotato di un'ironia esagerata e di una dose di malinconia che rende cosi piacevole la persona oltre l'attore.

Ho conosciuto le curiose abitudini alimentari di Mastandrea e la capacità di adattamento di Fabio De Luigi.

Mi ha divertito molto anche lo spirito di competizione della Ferilli e la comicità della Littizzetto.

Favino poi incanta per il suo essere cosi perfetto anche in cucina oltre che sulla scena.

Non perdetevi Dinner Club La prima Stagione!

Potrete seguire la docu serie, collegandovi sulla App di Amazon, se siete abbonati, attraverso numerosi device come smartphone, tablet, smart tv e pc.

Buon divertimento e... buon viaggio con Cracco e compagnia bella!

Uccelli del paradiso Birds of Paradise

 Su Amazon Original, ho scoperto un film in cui le immagini proiettano lo spettatore nell'animo dei protagonisti in un gioco di luci, colori, maschere e suggestioni, mostrando il durissimo mondo della danza classica, dove bisogna essere tanto forti quanto leggeri per poter spiccare il volo.

Sto parlando di Birds of Paradise, una storia che toglie il respiro, ferendo come le scarpine da punta delle ballerine, laceranti eppure indispensabili per ballare.

Un contratto  con il corpo di ballo dell'Opera di Parigi è l'ambito premio che una prestigiosa scuola di danza classica consegnerà al ballerino e alla ballerina più dotati di talento e grazia.

Tra i giovani e talentuosi in lizza per ottenere il Prize, ci sono l'addolorata Marine, traumatizzata dalla recente perdita del fratello gemello Ollie anch'esso ballerino e l'americana Kate, giunta nella scuola grazie alla borsa di studio offerta dai genitori di Marine, due facoltosi, lei un'ambasciatrice, lui un magnate, dopo la perdita del figlio morto suicida.

Le due ragazze una aggraziata e minuta, l'altra alta e meno graziosa, condividono la stessa stanza e lo stesso letto e dopo gli scontri iniziali, tra le due s'istaura un rapporto fraterno, empatico, idilliaco.

Kate è orfana di madre, anch'essa ballerina e resta in contatto con suo padre per telefono. Il papà di Kate non è certo facoltoso come quello di Marine ma è intenzionato a sacrificare tutto per il successo dell'unica amatissima figlia.

 Kate è davvero pronta a tutto pur di conquistare il contratto che la farà brillare all'Opera di Parigi, anche ad assumere le droghe che uno spacciatore la convince a prendere perché tanto anche gli altri ballerini ne fanno uso.

Il film diretto da Sarah Adina Smith, con attrici come Diana Silvers nel ruolo di Kate, Kristine Froseth in quello di Marine e l'insegnante di danza interpretato da Jacqueline Blisset, mostra come dietro la superficie incantevole della danza, dei costumi e della grazia, si celi un mondo marcio fatto di interessi, calcoli e giochi pericolosi e devastanti.

Anche i nomi sono evanescenti per cui Marine si fa chiamare Marionette dal fratello e non amando il nome scelto dai genitori, vuole essere Emma.

La leggerezza e la pesantezza si alternano e bilanciano nel corso delle scene, ci sono balli che pesano come macigni e altri che fanno volare.

Beata è colei che cade, beata è colei che si rialza, è la frase incoraggiante dell'insegnante di danza, rivolta a Marine in un momento di smarrimento in cui ha pensato al suicidio come unica soluzione.

Vorrei svelare il finale, ma preferisco tacerlo e farvelo scoprire, invitandovi a vedere un film che segna, insegna, sconvolge.


Dream Horse

 Una scelta giusta può annullare tutte quelle sbagliate, una vittoria è il riscatto dalle sconfitte e un purosangue può realizzare il sogno di un'intera comunità del Galles.

E' questa la storia di "Dream Horse", il film diretto da Euros Lyn e ispirato alla vicenda di Jan e Brian, due coniugi di mezza età senza stimoli e aspirazioni, invischiati in una quotidianità fatta di ore dietro la cassa di un supermercato lei, e infiniti momenti persi per sempre davanti alla tv, lui.

Un bel giorno questa monotonia è illuminata dalla folle e irrealizzabile idea di Janet, cassiera e moglie stanca di essere nell'ombra.

Jan vuole brillare attraverso il suo sogno e acquistare una giumenta che partorirà uno splendido puledro purosangue, morendo di parto.

I soldi sono pochi per mantenere il puledro appena nato, già sua mamma è stata cresciuta nell'orto di casa.

Così, con l'aiuto degli abitanti del paesino dove vive, fonda un'associazione che con 10 sterline alla settimana, alimenterà il sogno di Jan.

Dream Alliance è il nome del magnifico purosangue che presto si trasformerà in un cavallo da corsa eccezionale.

Tra vittorie e incidenti di percorso, Dream parteciperà al Grand Nazional del Galles, ossia la competizione ippica più famosa del Paese.

L'associazione al completo, come le volte precedenti, è lì a tifare il suo cavallo sognante che ribalterà il destino di tutti e renderà felice un'intera comunità.

Toni Collette è semplicemente straordinaria nei panni di Jan, coinvolgente e commovente.

"Dreams" il pezzo di Gabrielle che si sente nel film, è un colpo al cuore, visto che lo amo moltissimo.

Tra le riviste che Jan sfoglia c'è Cavalli e Segugi, che mi fa ricordare col sorriso il film "Notting Hill" dove William (Hugh Grant) si finge giornalista di quella rivista che poco aveva a che fare con il mondo del cinema, nel quale è stato catapultato, pur di rivedere Anna Scott (Julia Roberts).

Sono convinta che storie vere come questa, meritino di essere raccontate e il regista ha saputo dirigere magnificamente un cast di tutto rispetto che è arrivato al cuore dello spettatore, al mio sicuramente.

Film consigliatissimo e da questa sera in prima visione su Sky Cinema Uno.



PennadorodiTania CroceDesign byIole