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Califano


  “Califano” è il film dedicato al ventennio (‘63/‘84) in cui scoprì il suo talento e divenne prima autore poi cantautore, l’artista romano che alla sua libertà dedicò la vita intera e tutta la sua arte, il Poeta Franco Califano.

A ricostruirne le gesta è il regista Alessandro Angelini attraverso Leo Gassmann, cantante ed emozionante in questa sua prima prova d’attore. 

È sorprendente l’abilità del talentuoso Leo nel mostrare l’anima di Califano, la sua sensibilità che gli ispirò i versi delle sue poesie che poi saranno splendide canzoni che scriverà per artisti come Ornella Vanoni, Mia Martini e Mina e poi per se stesso. 

L’amore per la libertà che lo allontanò dalla moglie e dalla figlia frutto del suo primo e importante amore, poi da Mita Medici, il suo secondo grande amore, non lo separò mai dai suoi grandi e inseparabili amici.

Il racconto del Franco uomo senza catene, nemmeno in carcere, è intenso e accurato con bellissime immagini di repertorio, una fra tutte quella dei primi Ricchi e Poveri di cui fu il primo a credere e che produsse.

Da notare anche la scrupolosa attenzione nella scelta delle montature degli occhiali da sole che il Califfo era solito indossare  e la perdita di peso che Leo ha ottenuto per somigliare al Poeta negli anni della sua gioventù.

È un film toccante che sarà possibile rivedere, per chi lo avesse perso stasera in prima visione, su Raiplay!

La visione è consigliatissima!

Bravo Leo, tuo nonno sarebbe stato anzi sarà orgoglioso di te! 

Christmas & Co

 Si avvicina il Natale e il nostro desiderio più grande è quello di conoscere Santa Claus.

Qualche volta i desideri si avverano ed è questo il caso in cui facciamo l'incontro più atteso, quello con Santa Claus in persona, giunto sulla Terra con le sue renne, solo per estrema necessità.

Il caso ha voluto che un elfo si sia ammalato, contagiando tutti gli altri impegnati nella preparazione dei regali di Natale.

Santa si affretta insieme alla sua Wanda, a trovare una soluzione: serve la vitamina C che Claus cerca nel mondo degli umani.

Ed è così che Santa entra in contatto con il nostro mondo da vicino, un mondo estraneo al suo concetto del donare, qui è tutto in vendita e per avere qualsiasi oggetto, vitamine comprese, occorre comprarle.

Nella fase iniziale della sua discesa sulla Terra, precisamente a Parigi, Santa viene arrestato, frainteso, deriso e incompreso.

Poi però s'imbatte in due giovani genitori che lo aiuteranno coi loro bambini a ritrovare la strada della guarigione per gli elfi da un malanno che li ha coinvolti in massa.

Alain Chabat dirige questo bellissimo film nel quale si ritaglia la parte di Santa Claus, al suo fianco Audrey Tautou la bella moglie Wanda Claus.

I giovani sposi che lo ospitano a casa, aiutandolo a procurarsi le vitamine per le migliaia di elfi malati, sono Amelie (Golshifteh Farahani) e Thomas (Pio Marmai).

I meravigliosi figli sono Maelle (Tara Lugassy) e Mathis (Simon Aouizerate).

E' suggestivo il viaggio sulla slitta di Santa Claus che sfreccia lungo i Campi Elisi illuminati per Natale, passando dentro l'Arco di Trionfo.

Un film natalizio di qualche anno fa ma che scopro su Prime video con piacere.

Visione consigliata!

Barbie

Ogni donna amerebbe vivere a Barbieland, immersa in un mondo rosa, pieno di donne autonome e professioniste nei vari campi, con una casa di proprietà, un'automobile e un buongiorno felice al mattino. 



In questa galassia di Barbie, spicca Barbie prototipo, la classica bionda, alta, magra che saluta ogni giorno il suo miglior amico: Ken, che in realtà vorrebbe essere molto più che un amico anche se sono entrambi asessuati.

Questa coppia biondissima però, un giorno perde l'equilibrio, da quando Barbie prototipo inizia ad avere pensieri di morte e le preoccupazioni simili a quelle degli umani e si sente inspiegabilmente cambiata e priva di certezze.

Cosi decide di fare un viaggio nel Real Word, il mondo reale, per ritrovare la perfezione perduta.

Nel mondo reale, Barbie, si sente ulteriormente smarrita e confusa, perché comprende che la vita è un continuo cambiamento, e tutto ciò è ingestibile e terrificante.

Il viaggio nel mondo perfetto di Barbie e in quello reale, è sorprendente e favoloso, in questo film ispirato alla bambola della Mattel più amata dalle bambine di tutto il mondo, dove Margot Robbie ride e piange ed emoziona immensamente nei panni di Barbie prototipo mentre il suo Ken (perché ce ne sono tanti) è interpretato da Ryan Gosling.

La regista Greta Gerwing in questo film meraviglioso racconta il dramma delle donne con leggerezza, attraverso la bambola bellissima della Mattel di cui ricostruisce la casa, il suo modo di muoversi senza alcuno sforzo, l'esigenza di libertà in un mondo rosa dove non c'è posto per la prevaricazione maschile e in cui le donne sono libere di essere se stesse e persino felici.

Eppure a contatto con il mondo reale, Ken trasforma quell'idilliaco Paese rosa, in un posto dominato dagli uomini.

Toccherà a Barbie prototipo l'arduo compito di liberare Barbie Land dal patriarcato, scoprendo la bellezza della vita reale.

Non potevo salutare il 2023 senza vedere questo film uscito a luglio al cinema.

Ne consiglio la visione perché è pieno di significati profondi, di vita vera oltre quella sognante delle bambole create dalla Mattel.



Buon Natale da Candy Cane Lane

Per vedere questo film è indispensabile indossare un pigiama o maglioncino natalizio per immergersi completamente anzi tuffarsi nella magia più bella che un film sul Natale abbia saputo raccontare: quella condivisa con la famiglia.
La storia è sorprendente e suggestiva.
Gli effetti speciali sono irresistibili ed Eddy Murphy è stato geniale a produrre e interpretare un film di tale bellezza. Impossibile non restare a bocca aperta di fronte  alle scene di una storia che oscilla tra il terreno e il fantascientifico, e in cui sono a confronto gli uomini con gli elfi e quelli che una volta erano uomini e trasformati in statuine microscopiche e parlanti, imprigionati in un corpo e in un mondo microscopico che tanto attrae gli umani. Poi ci sono gli animali, un’invasione di cigni e di altri stupendi amici di noi umani.
Ho avuto il privilegio di scoprire quest’anteprima su Sky oggi, ammirando tante cose nel film, in primis il fatto che l’unione familiare e il gioco di squadra sono priorità assolute, anzi, sono la nostra forza, cosa di cui spesso ci si dimentica ed è un vero peccato! 
Mi sono innamorata di Babbo Natale di colore! 

Visione consigliatissima! 

Elf me


 Questo non è il classico film di Natale pieno di dolcetti per i bambini buoni e di carbone per quelli che lo sono stati meno.

Qui i bambini si trasformano in supereroi per salvare Trip, un elfo speciale catapultato sulla terra per compiere magie, creando regali fantastici  e per ricucire le ferite di un cuore spezzato come quello di Elia (Federico Ielapi).

Elia è un ragazzo splendido che vive con la madre giocattolaia in un paesino di montagna dove si respira l’atmosfera natalizia, sono soli da quando il papà li ha lasciati. 

Speranzoso il tenero Elia, attende il ritorno di suo padre (Giorgio Pasotti) insieme alla mamma, la graziosa Anna Foglietta che sta vendendo sempre meno giocattoli retro nel suo negozio da quando l’abilissimo giocattolaio rivale, il sensazionale Claudio Santamaria, propone giochi alla moda. 

Gli effetti speciali rendono questo film davvero attraente e tutto grazie alla firma di Gabriele Mainetti che diresse Santamaria in “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Il buon Claudio che aveva pugni d’acciaio nel bellissimo film appena citato, adesso oltre al giocattolaio, veste i panni del nonno più amato da tutti i bambini del mondo, proprio Babbo Natale. 

Visto su Prime dove è in prima visione dal 24 novembre, ho trovato il folletto Lillo/Trip, davvero irresistibile e credo sinceramente che “Elf me” sia  un film corale con un grande cast dai più giovani con la stella nascente Linda Zampaglione ai volti noti e vere e proprie garanzie di successo come Caterina Guzzanti. 

Per la storia commovente e divertente, lo trovo adatto sia per i grandi che per i bambini, anzi un vero spasso! 

Ne consiglio la visione!

Napoleon solo al cinema

 Attendevo l'uscita del film con immensa curiosità ed emozione e tutta la mia stima verso Phoenix, mossa dal mio amore per la Francia condiviso durante la visione del meraviglioso film diretto magnificamente da Ridley Scott.

La recensione

 "Napoleon" si erge sui tumulti del popolo assetato del sangue della regina in quella che fu la più grande rivoluzione della storia moderna. 

Poco importa se abbia assistito oppure no alla decapitazione di Maria Antonietta a Place de la Concorde, ciò che conta è quel che il sottotenente d'artiglieria assorbirà da quella vicenda storica: lo spirito rivoluzionario che lo condurrà da abilissimo generale dell'esercito francese a risollevare le sorti di un Paese monarchico e solo da poco libero e desideroso di risorgere.

Per rappresentare il potentissimo personaggio che volle conquistare il mondo, è stato scelto Joaquin Phoenix, che passa con disinvoltura e nonchalance da Commodo, lo spietato imperatore romano de "Il gladiatore" al sicuro e determinato imperatore corso che fece tremare la Terra il giorno della sua dipartita, come scrisse il Manzoni nella splendida ode "Il cinque maggio" a lui dedicata.

Nel biopic colossale dedicato a Napoleone Bonaparte, si assiste al frastuono dei fucili, ai rumori assordanti dei cannoni per cui lo stesso generale si copre le orecchie con le mani per non udire, alla moltitudine di soldati morti ammazzati nei campi di battaglia, per terra e per mare e persino annegati in un lago ghiacciato che sotto il peso delle bombe cede, lasciando cadere giù militari armati, colpiti e sconfitti che finiscono nell’abisso rosso sangue.

Attraverso le gesta eroiche di colui che per i francesi fu un Cesare, un re da venerare, un semi Dio, è mostrato l'orrore della guerra in ogni modo, sia dalla parte dei vincitori che da quella dei vinti.

E si sente il freddo gelido dei soldati che cadono nel lago ghiacciato oppure il calore di Napoleone che giace nel letto con l'amatissima Giuseppina.

Oltre alla guerra, nel film ha un peso notevole l'amore dell'imperatore per la donna che non potrà dargli un erede e che tuttavia amerà per sempre.

Cariche di emozione sono le epistole che Napoleone scrive alla sua Giuseppina che non smetterà mai di sentire vicina fino all'ultimo dei suoi giorni.

Mentre assistevo alla visione del film pensavo al Musée de l'Armée di Parigi dove ammirai la monumentale tomba di Napoleone Bonaparte e un numero incredibile di armi, come i cannoni che sono nel film.

Phoenix è stato semplicemente perfetto in ogni scena, attraverso i suoi sguardi severi ed eloquenti, il volto segnato da rughe d'espressione e magnetico a cavallo e nelle numerose divise indossate, fiero eppure dotato di una profonda sensibilità, un generale amante sia della Francia che del buon vino di Borgogna.

 "Napoleon" è un viaggio nella storia dell'Europa e un ritratto dell'uomo con le sue debolezze oltre che del politico onnipotente.

 E' un film di rara bellezza.

Dal 23 novembre solo al cinema


Da vedere assolutamente

Rosso Bianco & Sangue Blu





 
La prima visione su Prime video questa sera è una favola con un reale  tra i protagonisti, il principe Henry d’Inghilterra innamorato e ricambiato da Alex, il figlio del presidente degli Stati Uniti.

Il film tratto dall’omonimo bestseller di Casey McQuiston pubblicato nel 2019 e adattato da Matthew Lopez, mostra il vero amore con tutte le sue implicazioni e nello specifico con gli ostacoli e i divieti di una condizione sociale privilegiata ma solo all’apparenza.

Nicholas Galitzine è uno splendido Henry nelle vesti di un principe omosessuale che s’innamora di un ragazzo bisessuale come Alex, figlio del presidente americano Uma Thurman.

La storia è una favola moderna con un inedito lieto fine.

Irresistibili le numerose citazioni e soprattutto la presenza dell’adorabile Stephen Fry, indimenticabile nella magistrale interpretazione di Wilde e qui un re autoritario e tuttavia conciliante.

Film consigliato! 

 

La primavera della mia vita


 Zavvo Nicolosi dirige senza sbavature il film d’esordio di Colapesce e Dimartino, il duo musicale che dal 2020 miete successi come i semi di cui si nutre Antonio (Dimartino) da quando ha scelto di seguire la dottrina ‘Semenita’ che lo condurrà alla realizzazione del sé. 

Il road movie è funzionale al racconto visionario ed estremamente realistico dove la Sicilia con le sue affascinati tradizioni e i luoghi comuni, coi suoi cibi prelibati che tanto mancano a chi come un certo William Shakespeare, è emigrato in Inghilterra, è sia la terra d’origine dei due artisti che il luogo in cui si trovano a vivere i due quarantenni, dei musicisti in crisi creativa cresciuti con i Grandi degli anni ‘70 come Jim Morrison, i quali si ritrovano accanto a Madame (nel film) cercando di trovare un senso nel viaggio che stanno compiendo insieme.

Si ritrovano dopo tre anni e non è dato sapere fino alla fine se resteranno insieme o se le loro strade si divideranno.

Tra metafore esistenziali, consapevolezze, euforia, illusioni e sogni, il cammino diventa una vera e propria scoperta di personaggi così distanti eppure accomunati dall’esperienza terrena.

Due piccoli principi tra le galassie, desiderosi di conoscenza.

Irresistibili Isabel Russinova, Stefania Rocca e Roberto Vecchioni, nei panni del professore, nel film come nella vita.

Ho amato “La primavera della mia vita” trovando sia nelle immagini che nella storia narrata, un linguaggio universale.

Ne consiglio la visione su Prime Video!  


Romantiche


 Pilar Fogliati scrive, dirige e interpreta con la preziosa e saggia collaborazione di Giovanni Veronesi un film molto interessante sull’universo femminile attraverso quattro giovani donne solari e inesperte, apparentemente sicure e autonome eppure così bisognose di conferme o meglio del confronto con una psicoterapeuta il cui approccio è cognitivo comportamentale e lei è Barbra Bobulova.

L’incontro e il confronto con l’altro sesso, rispecchia le relazioni sentimentali odierne in cui l’uomo forse non è mai cambiato, sentendosi al sicuro chiudendosi dentro la corazza di un contratto matrimoniale oppure correndo da una escort insieme all’amico del cuore, fidanzato da anni e dichiarandosi sfacciatamente single.

È cambiato il ruolo della donna non più e non solo custode del focolare domestico ma anche donna in carriera, indipendente e libera di mandare il proprio uomo a quel paese se non riesce ad esserle fedele.

Bella la colonna sonora di Levante che è nel film nella parte di se stessa e anche Rodolfo Lagana nei panni di Mario Tozzi il fornaio. 

Nonostante le maschere che noi donne siamo spesso abituate a indossare, restiamo essenzialmente romantiche ed è forse questo uno dei motivi per cui gli uomini ci amano così tanto.

Il film scoperto su Prime Video è da non perdere, Pilar è un portento!


In un paese che non esiste più


 A Berlino Est, pochi mesi prima della caduta del muro, una diciottenne si trova improvvisamente catapultata nella vivace scena della moda della Germania Est, quando una sua foto rubata finisce sulla copertina di "Sybille", una rivista femminile definita "la Vogue dell'Est".

Insieme all'affascinante ed esuberante stilista Rudi, Suzie, s'immerge in un'elettrizzante mondo fatto di moda e creatività, opposto al grigiore della fabbrica in cui lavora da quando è stata espulsa dalla scuola per aver letto un libro non in linea con la scena politica dominante.

Suzanne s'innamora di colui che ha rubato quello scatto, il fotografo Coyote, un ragazzo talentuoso e ribelle.

Il film ispirato a fatti realmente accaduti, è ambientato a Berlino, nell'estate del 1989.

"Non va mai come vogliamo perché va sempre molto peggio" è una delle frasi che maggiormente esprime il senso di questa storia piena di delusioni, di lotta e di speranza  di una ragazza orfana di mamma, alla ricerca di una vita e di un mondo decisamente migliore.

Il film scoperto piacevolmente su Raiplay,  è diretto da Aelrun Goette, con Marlene Burow, Sabin Tambrea, David Schutter, Claudia Michelsen, Jordis Triebel. 

Ne consiglio la visione!


 

So tutto di te


 C’era una volta un incantevole puparo siciliano e un agente immobiliare, un nonno legato indissolubilmente ai suoi pupi eroici e un nipote incapace di comprendere le persone, buono solo ad equivocare e a perdere chances, frenando la sua ascesa professionale.

Inizia così la storia di questo film narrato con ironia e stile da Lipari che ha diretto e recitato con  attori eccezionali come Leo Gillotta, il puparo e nonno di Roberto, che in una società gestita dalla tecnologia e dagli algoritmi, tenta l’impresa più ardua di tutte: riempire un teatro ormai deserto e destinato a finire nelle mani dell’agenzia  immobiliare che porterà all’affermazione professionale suo nipote.

Vi lascio scoprire questa favola diretta abilmente da Roberto Lipari che è anche il protagonista, dove sarà possibile ammirare oltre a Gullotta, che qui mi ha ricordato molto il Geppetto di Manfredi, Sergio Friscia, Barbara Tabita, Roberta Rigano, Davide Tutti.

Non perdetevi questa bellissima storia su Prime video! 

Sqizo un documentario di Duccio Fabbri


 Louis Wolfson e la sua straordinaria vita di scrittore diagnosticato schizofrenico e costretto a subire elettroshock che secondo gli psichiatri, nella narrazione di Louis in persona, di fronte alla macchina da presa di Duccio Fabbri, non avrebbero provocato danni al cervello solo perché non erano loro stessi a subirli, l’esperienza con la malattia mentale e con la psichiatria che lo scrittore considera la vera causa della sua schizofrenia, s’intrecciano con l’esigenza di cercare un idioma personale attingendo al tedesco, alla lingua ebraica e al francese, discostandosi dalla lingua madre, l’inglese, essendo nato nel Bronx. Questa estenuante ricerca di un linguaggio nel quale riconoscersi, è raccontata nel documentario seguito con trasposto e stupore, questa sera in prima visione su Rai5.

Duccio riesce a trovare in Porto Rico lo scrittore che attraverso le pagine di un racconto doloroso ed essenziale scritto da chi aveva l’estrema urgenza di raccontarsi e finito in una scrivania della Gallimard, affascinando Sartre, Lacan e Deleuze, era divenuto uno scrittore apprezzatissimo nonostante vivesse in solitudine e in condizioni precarie.

Si sente più a suo agio ammirando le stelle e il cielo che in mezzo agli uomini che non hanno fatto altro che deluderlo anche quando diventa milionario eppure perde la sua fortuna per colpa delle banche che investono il suo denaro in titoli fasulli.

L’eclissi ammirata sulla sdraia in spiaggia in compagnia della musica classica e della telecamera di Duccio, è un congedo dolce e romantico dallo scrittore perso tra le sue parole, gli amari ricordi e le miserie umane. 


Raul Gardini la docu-fiction nel ricordo dell'imprenditore a 30 anni dalla sua scomparsa

 Fabrizio Bentivoglio con il suo stile inconfondibile, un eloquio pacato, profetico ed elegante,  diventa Raul Gardini nella docu-fiction dedicata all'imprenditore romagnolo illuminato, temuto e abbandonato al suo ineluttabile destino, trasmessa su Raiuno il 23 luglio 2023 a trent'anni di distanza dalla sua dipartita, il 23 luglio del 1993. 

L'intervista di Gardini con la giornalista interpretata da Pilar Fogliati, che ricordo insieme a Bentivoglio in "Forever Young" il remake di una commedia francese con la regia di Fausto Brizzi, è l'impalcatura sulla quale il bravissimo Francesco Miccichè costruisce il ritratto dell'imprenditore idealista e concreto, che ama il suo lavoro tanto quanto la sua famiglia e la vela, in cui compie un'impresa storica vincendo con Il Moro di Venezia di cui era l'armatore, la Louis Vuitton Cup, perdendo la Coppa America ma rendendo la vela uno sport popolare da elitario che era stato fino a quel momento.

L'uomo fermamente convinto che "il capitalismo fosse lo strumento di un bene comune" e ambientalista, è ricordato attraverso alcune sue immagini e le testimonianze di giornalisti come Minoli che lo aveva intervistato, amici ad altre personalità che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto quegli anni di cambiamenti e di tumulti come fu il 1992 l'anno di Mani Pulite con Antonio Di Pietro.

Gardini era convinto che gli uomini d'affari dovessero essere lontani dalla politica e credette a ciò per tutta la sua esistenza.

Il film ripercorre anni cruciali per l'Italia e per il mondo intero ed è stata un'immersione nella storia che precorreva i tempi e Raul Gardini fu un vero precursore.

Fortunatamente è possibile rivedere la stupenda fiction su Raiplay.

Da non perdere!

Il robot che sembrava me


 Il 2000 era atteso come l’anno delle macchine volanti, dei cibi sintetici (ci stiamo arrivando), dei robot che lavorano al posto nostro.

Nel film visto questa sera in prima visione su Prime video, ambientato nel 2032, i robot convivono con l’uomo e spesso lo sostituiscono come accade a Charles ed Elaine, l’uno donnaiolo, impegnato ad ordinare la sua agenda piena d’incontri passionali, l’altra accumulatrice di borse costosissime ricevute in regalo dal ‘pollo’ di turno che lascerà corteggiare alla sua sosia bionica.

Possedere un robot che sia un sosia, è reato però sia Charles che Elaine ne hanno uno, somigliante al 100% e che un amico ha progettato per salvare la vita a entrambi sia dalle responsabilità quotidiane che dall’amore.

Inaspettatamente questi due robot, pur non avendo bisogno come noi umani, di mangiare o di dormire, insegneranno agli aridi Charles ed Elaine, cos’è l’amore.

È una storia spiazzante, attualissima e sconvolgente in cui Shailene Woodley e  Jack Whitehall sanno mostrare magnificamente i limiti di un’umanità alla deriva, dove non c’è più spazio per la solidarietà e il solo fine è quello di prendersi gioco del prossimo. 

Tratto dal romanzo di Robert Sheckey, “Il robot che sembrava me” è lo specchio di quel che accadrà a noi umani.

Visione consigliata! 

Grazie ragazzi


Passiamo la vita ad aspettare il grande amore, il momento giusto, il colpo di fortuna che stravolga la nostra esistenza, in questo film, rivisto stasera su Prime Video, diretto da Riccardo Milani e con un Antonio Albanese in stato di grazia, c’è un gruppo di detenuti che aspettano il giorno in cui saranno finalmente liberi. 
Raggruppati da un attore di talento come Antonio, separato e che per sbarcare il lunario, doppia film porno, i detenuti impareranno a fare teatro ed essendo un gruppo di anime in pena come direbbe Eduardo, ragazzi e uomini che non sanno neanche cosa sia il teatro, tutti tranne uno, Diego (Vinicio Marchioni), che vuole far parte a tutti i costi dello spettacolo che stanno provando intitolato “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, hanno qualcosa di nuovo da aspettare, Godot appunto che si materializza e li trasformerà magicamente in attori. È tutto un crescendo d’emozioni inaspettate dove si tocca con mano la condizione di un detenuto, le sue privazioni, l’angoscia, l’estrema solitudine, la mancanza degli affetti familiari, la sete d’aria, l’impotenza totale, persino le vertigini quando si esce per andare a fare lo spettacolo dopo le prove in ogni angolo possibile del carcere.
Albanese recita magnificamente la parte che fu di Kad Merad ne “Un triomphe” il film del 2020 diretto da Emmanuel Courcol di cui “Grazie ragazzi” è il remake.
Il film francese mi spiazzò al punto che lo vidi più di una volta perché la storia mi piacque e mi coinvolse moltissimo! 
Fui felice di sapere che Milani dopo “Corro da te” avesse attinto ancora una volta al vasto serbatoio del cinema francese e attraverso un film magnifico come questo che mi è piaciuto immediatamente.
Oltre ad Albanese e a Marchioni, ci sono altri attori straordinari da Fabrizio Bentivoglio che nel film dirige un teatro, alla direttrice del carcere Sonia Bergamasco, poi tra i detenuti spiccano il marchigiano Giorgio Montanini e Giacomo Ferrara. È impossibile dimenticare il bravissimo Nicola Rignanese nella parte della guardia carceraria.
Il film è un ottimo adattamento della commedia francese.
Non perdetevelo su Prime video, mi raccomando! 



L'uomo che ride


 Un artista di strada accoglie due orfani persi nella tempesta: Gwynplaine, un ragazzo con il volto segnato da una cicatrice a causa della quale sembra che rida sempre, e Dea, una ragazza cieca a cui ha dato il nome Ursus, l'artista di strada che mosso a compassione dalla richiesta d'aiuto del ragazzo che bussa alla sua porta con il volto coperto dal naso in giù, soccorre e si prende cura dei poveri bambini.

Gwynplaine ha 25 anni e Dea 16, ormai sono una famiglia e per campare sono impegnati in spettacoli itineranti e il ragazzo il cui volto attira l'attenzione e la curiosità dei passanti e del pubblico, diventa l'attrattiva, la stella, la celebrità.

La recensione

Il film del 2012 in abbonamento su Prime video, è tratto dal romanzo scritto da Victor Hugo (L'homme qui rit) e pubblicato nell'aprile del 1969.

La vicenda è ambientata nel 1690.

E' il 29 gennaio, una nave salpa in fretta e l'equipaggio abbandona un bambino sulla costa inglese.

Il bambino disperato, solo, affamato, intraprende un’estenuante marcia in mezzo alla neve e mentre cammina trova una bambina che porta con se, fino alla carovana di Ursus, un filosofo vagabondo e poeta che vive d'arte e di sogno.

L'uomo dapprima disinteressato, sceglie di far entrare i piccoli, di nutrirli, salvandoli da morte certa.

Inizia così la vita nella nuova famiglia di Gwinplaine, il quale diventa un artista che è l'attrattiva principale negli spettacoli diretti da Ursus.

A una di queste rappresentazioni teatrali assiste la duchessa Josiane, sorellastra della regina Anna, che s'innamora del ragazzo che ride.

Gwinplaine scopre di essere figlio legittimo di Lord Linnaeus Clancharlie, un nobile rimasto fedele al giuramento fatto alla repubblica instaurata da Oliver Cromwell e che si era volontariamente esiliato in Svizzera, dove era morto.

L'allora re Giacomo, aveva fatto rapire l'unico figlio legittimo, e lo aveva venduto con l'ordine di renderlo irriconoscibile.

Gwinplaine, venuto alla conoscenza della sue origini, riacquista il titolo nobiliare e promesso sposo di Josiane, viene condotto nella camera dei lord per l'investitura.

Durante il suo discorso che sembra l'arringa in un tribunale, attacca l'aristocrazia per la sua indifferenza nei confronti del popolo bisognoso e viene deriso e insultato dall'assemblea.

Comprende che quello non è il suo posto e scappa alla ricerca della sua famiglia di artisti di strada.

Gwinplaine e Dea, si sono sempre amati però un destino crudele strapperà per sempre l'angelica Dea dall'uomo che ride.

Eppure Gwinplaine la cercherà nelle acque della Manica per ricongiungersi per sempre all'amata e bellissima Dea.

E' stata immediata l'associazione con Joker mentre vedevo il film e in effetti nel 1940 il disegnatore di fumetti Bob Kane e lo scrittore Bill Finger usarono il ritratto che Conrad Veidt aveva dato a Gwinplaine come ispirazione per la creazione di Joker, la nemesi di Batman.

Il film diretto da Jean Pierre Ameris, con Gerard Depardieu nei panni di Ursus, Marc André Grondin in quelli di Gwinplaine ed Emmanuelle Seigner in quelli di Dea, mostra una storia estremamente bella e attuale, un'opera fiabesca e visionaria, dove Hugo denuncia sia la corruzione e il passivismo dei nobili e della classe sociale privilegiata che la discriminazione e il rifiuto per le persone che hanno subito un incidente che ne ha deformato l'aspetto e lo fa attraverso un romanzo dalle tinte forti, e che è considerata l'opera più notturna, onirica e visionaria dell'autore de "I miserabili".

Il film è meraviglioso e consigliatissimo!

Il grande giorno su Prime video


  1. Per chi come me ha seguito Aldo, Giovanni e Giacomo a teatro, li ha amati in tv nelle indimenticabili puntate di Mai dire gol e che inevitabilmente ha visto tutti i loro spettacoli, nonché i loro film, più e più volte, oggi è giunto il grande giorno di assistere al loro ultimo lavoro, finalmente su Prime Video, evitando di leggere recensioni ma ponendomi di fronte al loro rinnovato entusiasmo con candore e sorpresa.

Ed è stato amore a prima vista per il film che vince il David dello spettatore, il primo per lo straordinario trio.

La recensione 

Il grande giorno segna il ritorno dell'amatissimo e affiatato trio comico dopo  Odio l’estate diretto da Massimo Venier.

Questa volta la consapevolezza della vita con tutti i suoi momenti no, con gli amori sfumati e tenuti insieme dall'abitudine come quello tra Giacomo e sua moglie Lietta (Antonella Attili) e le mogli perse, come Margherita (Lucia Mascino) definita cinicamente la barbie vintage da Valentina (Elena Lietti), la seconda sposa  di Giovanni, muove i fili delle esistenze in un film corale e in cui ognuno occupa un posto ben preciso, intonando un canto tutto suo.

Ciò che riunisce quest'allegra brigata è l'imminente matrimonio di Elio (Giovanni Anzaldo) e Caterina (Margherita Mannino), gli amati figli di Giacomo e Giovanni, due vecchi amici e soci in affari.

Caterina è la figlia che Giovanni ha avuto da Margherita, la prima moglie, cresciuta con amore da Valentina, come fosse sua figlia. Una famiglia allargata insomma.

Per rendere il giorno del matrimonio di sua figlia, un momento indimenticabile, d'accordo con il socio e padre dello sposo, decide di affittare Villa Kramer, nello scenario mozzafiato del Lago di Como.

I preparativi del matrimonio sono estenuanti. 

Deve essere tutto perfetto, dalle bomboniere, al vino, a Francesco Renga che dovrà cantare l'Ave Maria di Schubert, al cardinale che celebrerà il matrimonio, fino ai fuochi d'artificio.

Sarà una festa della durata di tre giorni.

Iniziano ad arrivare gli ospiti, dal cardinale, alla mamma della sposa che giunge col suo nuovo compagno, Aldo, un fisioterapista del sud estroverso e socievole al limite della sopportazione, gioviale con tutti e soprattutto innamorato della sua Margherita, donna invidiata e criticata per aver mollato matrimonio e figlia che all'epoca aveva 12 anni, per vivere la sua vita ed essere felice.

La scelta di Margherita in fondo, è il leit- motiv del film e accomuna la famiglia degli sposi i cui coniugi, sono ingessati in ruoli fissi e senza più ricordare quando è stato l'ultimi giorno che sono stati felici.

 L'arrivo di Aldo alla festa, è sicuramente il deus ex machina in uno spettacolo le cui prove stanno per terminare, anche se nessuno degli attori, è pronto al debutto.

Con la presenza di Aldo, la sua goliardia irrefrenabile, che comporterà giochi notturni e il ferimento del Cardinale, portato via in elisoccorso, il castello di ghiaccio allestito durante i preparativi, si scioglie come neve al sole e i due soci benestanti e 'arrivati' de la Segrate Arredi, si sentono dei semplici commessi ne Il paradiso della brugola di Tre uomini e una gamba.

Non sarà perfetto ed elevato come quello scelto, il sostituto del Cardinale, ma don Francesco un prete di poche pretese se non quella di mangiar bene, è quello di cui ci si deve accontentare un po' come accade nella vita, quando non si ha scelta.

Don Francesco (Francesco Brandi) in fondo, è abituato a celebrare funerali non matrimoni, anche se sarà la voce narrante nel film, parte affidata ad Aldo in Chiedimi se sono felice, visto non so più quante volte.

Il rischio in un film simile, era quello di trovarsi di fronte a un trio che ormai aveva fatto e detto tutto con tempi comici perfetti, ma anche questa volta hanno dimostrato, come ha detto sapientemente don Francesco, che ad ogni fine c'è sempre un nuovo inizio.

Tanti sono i momenti belli, divertenti e anche struggenti nel film, come quello in cui Aldo intona al pianoforte Maledetta primavera, dove ci si ritrova inevitabilmente a cantare perché certe note ti fanno sentire parte di un tutto vissuto tutti assieme.

Sicuramente lo rivedrò e oggi io sono davvero felice di aver trascorso quasi due ore in compagnia dell'adorato trio!

Film consigliatissimo!

 

Le otto montagne il film



 Sono i padroni del proprio tempo i protagonisti de "Le otto montagne", il film ispirato all'omonimo romanzo di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017, vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2022 e del David di Donatello 2023 come Miglior Film.

Felix Van Groeningen e Charlotte Vardermeersch, dirigono Luca Marinelli e Alessandro Borghi, con un'anima talmente sconfinata da ricordarmi quella freschezza, il candore, l'autenticità e la crudezza attraverso cui li conobbi la prima volta ne "Non essere cattivo" di Claudio Caligari e che li consacrò entrambi nel panorama cinematografica italiano e internazionale. 

E con un’incredibile forza vitale il film si dipana, incentrato sul viaggio naturalistico, intimo e sentimentale dei due, sulla continua scoperta di se stessi e del mondo e sulle diverse forme d''amore, quello genitoriale rappresentato dal papà di Pietro, uno splendido Filippo Timi, quello filiale di Bruno e Pietro, quello naturalistico che s'intreccia con quello utopistico e individuale alla ricerca del luogo adatto in cui vivere e costruire, dove poter condividere persino la costruzione di una casa di montagna e che sarà un percorso a ritroso nei ricordi di un'infanzia e dell'adolescenza a contatto con un padre esemplare e in fondo sconosciuto.

Alessandro Borghi è fenomenale e struggente nei panni di Bruno, che cresce in uno sperduto paesino della Val d'Aosta, custodendo il suo amore per quei monti che proteggerà come un nume tutelare, col suo instancabile impegno e una dedizione sconfinata.

Con lo stesso ardore Pietro, l'incantevole e angelico Luca Marinelli, ormai adulto e scrittore, tiene accesa la luce di un'amicizia esclusiva come quella con Bruno, che era l'unico bambino nel paese dove trascorreva con i genitori le vacanze estive per poi fare ritorno in città.

Le cose prenderanno una forma nuova e inaspettata e i due bambini, si ritroveranno in età adulta ancora insieme per poi separarsi e ritrovarsi di nuovo e sarà proprio la montagna il luogo dove quell'amicizia getterà le basi per essere il rapporto più duraturo e inossidabile.

La narrazione nel film è dilatata, è come se il tempo dell'incontro e del viaggio siano volutamente scanditi dai registi che si soffermano sui vari momenti esistenziali sia dei protagonisti che degli altri personaggi, per contrastare la velocità dei nostri tempi, in cui non si ha la possibilità di fermarsi ma i sentimenti talvolta lo reclamano.

Attraverso questo film, si viene inevitabilmente proiettati in un passato dove il meta verso era ancora lontano e gli algoritmi non condizionavano come avviene oggi, le nostre azioni, le nostre scelte e i nostri spostamenti.

  La fotografia è magnifica e i diversi scenari montani, sono incorniciati dalle musiche di Daniel Norgren.

"Le otto montagne" è un viaggio dell'anima anzi di anime assetate di rapporti umani,  alla riscoperta della pazienza, necessaria in una società  frenetica e individualista come quella in cui viviamo.


The Fabelmans

 "The Fabelmans" di Steven Spielberg ha conquistato il David di Donatello 68 per il Miglior film Internazionale, l'ultimo dei numerosi premi meritatamente vinti.

Oggi l'ho visto su Prime Video ed ho trascorso più di due ore tra i sogni adolescenziali di un giovanissimo e appassionato Spielberg, filmaker per vocazione e attento osservatore del mondo a partire dal microcosmo familiare dove nasce la sua predilezione per il cinema che sarà il suo motivo di vita, la sua professione e il suo spazio privilegiato da cui osservare la realtà e raccontare storie meravigliose.

Forse tutti coloro che lo amano, e sono davvero in tanti, erano ansiosi di vedere un film dedicato a colui che ha costellato di gemme preziose lo splendido mondo del cinema.

Il regista sceglie di raccontarsi attraverso la vita, i sogni e i dolori di Sammy Fabelman, Gabriel LaBelle, il più adulto dei tre che vediamo nel film,  cresciuto tra l'Arizona e la California, tra il '50 e il '60 che come sua madre (Michelle Williams) si appassiona alla settima arte.

Vive con i genitori e le tre sorelle, ma Burt, suo padre, un uomo buono e laborioso interpretato molto bene da Paul Dano, attore ammirato ne "Il perfetto gentiluomo" al fianco di Kevin Kline, ha un amico e collega Seth Roger, che è anche intimo amico di sua madre.

Dalla scoperta del cinema avvenuta nel gennaio '52 attraverso il film "Il più grande spettacolo del mondo", il giovane Sammy inizia all'età di 7 anni a girare film amatoriali in 8mm con amici e compagni di scuola.

Accanto all'amore per i film, c'è il dolore provato a scuola a causa dell'intolleranza etnica nei suoi confronti.

Scritto da Steven Spielberg e Toni Kushner "The Fabelmans" è un susseguirsi di scoperte emozionanti, è come sfogliare il diario personale dell'immenso regista che per la prima volta si racconta mostrandosi in tutta la sua umanità.

Ho amato molto Gabriel Labelle e il suo sguardo acceso sul mondo da cui spesso si isola e che attraverso il cinema gli permette non solo d'integrarsi ma di essere scoperto nel momento in cui è pronto a spiccare il volo e a diventare regista.

Qualche frase del film:

"La tua vita non la devi a nessuno"

"Si fa quello che il cuore ti dice di fare"

"I film sono sogni che non dimenticherai mai"

"Amare qualcosa non basta, bisogna prendersene cura"

"Avviene tutto per un motivo"

Toilet



 Gabriele Pignotta coinvolge con il film in programmazione su Sky ispirato al "dramedy" che ha scritto e diretto: "Toilet" e che sarà al Teatro Manzoni di Roma dal 3 maggio prossimo.

E' un film itinerante, non proprio un road movie, è il viaggio intenso e appassionante di Flavio Bretagna, un brillante uomo d'affari che sta per firmare un contratto che risolleverà le sorti della sua azienda che naviga in cattive acque.

Flavio è un uomo affabile che ha fatto della cortesia il suo tratto distintivo.

E' separato e la sua ex moglie gli ricorda il giorno dell'imminente compleanno dell'amata figlia che coincide con l'appuntamento di lavoro più importante della sua vita.

Risucchiato nel vortice delle telefonate, il diligente e laborioso Bretagna, sbaglia strada e si ritrova in un'area di servizio abbandonata.

Si ferma per andare in bagno nonostante il flusso ininterrotto delle telefonate di lavoro e private che gestisce egregiamente.

Alcune le rimanda per riprenderle quando si rimetterà al volante ma un imprevisto non gli consente di uscire da quella toilet fatiscente perché resta imprigionato al suo interno.

La porta è bloccata, non ci sono finestre o uscite d'emergenza e quel che è peggio, nessuno risponde ai suoi s.o.s.

Finché ne ha la forza e il cellulare carico, risponde alle telefonate, avverte i collaboratori più stretti del suo impedimento e si lascia consolare da Marta, la sua segretaria che ha la voce di Vanessa Incontrada con cui Pignotta ha lavorato sia a teatro che al cinema.

Poi c'è Roberto, il suo collega e la voce è quella di Lillo.

L'altra voce che si sente al telefono è quella di Francesco Pannofino nella parte del carabiniere che nonostante l'assenza di segnale, farà del tutto per rintracciare il signor Flavio e liberarlo da quella prigione provvisoria.

L'isolamento in quel luogo sinistro tuttavia, costringe Flavio a fermare i suoi pensieri e a riflettere sulle priorità della sua esistenza, in primis sua figlia.

La pellicola è dedicata ad Alice, l'amatissima figlia di Gabriele.

Film consigliatissimo perché Gabriele Pignotta è davvero eccezionale, e ho detto tutto!




PennadorodiTania CroceDesign byIole