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Supersex 1 stagione

 Cosa mi ha spinto a vedere questa serie sulla vita pubblica e privata di Rocco Tano, conosciuto da tutti come Rocco Siffredi? 

Non certo le migliaia di film che ha interpretato, diretto e prodotto e che non ho mai visto, ma la tenerezza e quel turbamento nel suo sguardo, per cui ho sempre pensato ci fosse un mondo nascosto e inesplorato dietro quell'icona del porno. E in questa serie oltre al culto del corpo, ho trovato quel che cercavo di cogliere: l'anima di Rocco.

Chi è Rocco Tano? è un bambino di provincia, precisamente di Ortona, che vive nelle case popolari con i fratelli e i genitori, inutile dire nella miseria più totale eppure sognando ad occhi aperti come tutti i bambini.

La mamma Carmela lo vuole prete, il piccolo Rocco interpretato da un angelico bambino a cui capita di sfogliare la rivista per adulti Supersex, che darà il nome alla serie, segue in tutto e per tutto il fratello Tommaso che sarà la sua luce guida e con cui andrà a Parigi a 18 anni per fare il cameriere nel suo ristorante.

La voce fuori campo dell'adulto Rocco, concorre a creare un affresco dalle tinte drammatiche e così realistiche della vita di colui che diventerà il pornoattore italiano più famoso al mondo, che parte dall'Abruzzo alla scoperta del mondo, di se stesso e del suo superpotere.

Alessandro Borghi nei panni di Siffredi, in omaggio al Roch Siffredi interpretato dal bellissimo Alain Delon nel film Borsalino, è intenso e molto abile nel mantenere la cadenza abruzzese in tutti i sette episodi. Una cadenza che è difficile perdere, anche se si vive per tanti anni a Parigi, città dove è ambientata quasi tutta la serie oppure in America e a Budapest.

Magistrale l'interpretazione di Adriano Giannini nella parte di Tommaso, e anche bravissima Jasmine Trinca in quella di Lucia, la bellissima ragazzina abruzzese che diventerà donna tra le strade di Pigalle e l'amore senza fine verso il suo Tommaso.

Sono evocati personaggi che attraverso il porno divennero famosi come Riccardo Schicchi interpretato dal bravissimo Riccardo Nemolato e Moana Pozzi.

Tra sesso e amore c'è un abisso che in questa serie è raccontato molto bene rendendo i sette episodi toccanti fino alle lacrime.

Bisogna vedere Supersex su Netflix, assolutamente.

Io l'ho fatto e ne sono rimasta entusiasta.

In attesa della seconda stagione, ringrazio Matteo Garrone, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni per averlo diretto e Francesca Manieri per la splendida sceneggiatura.

E grazie anche agli eccezionali Borghi e Giannini!


Il Santone #lepiùbellefrasidiOscio


  •  Mentre Osho è stato un filosofo indiano, Oscio è originario di Centocelle, il quartiere romano divenuto famoso dopo che Enzo Baroni, un antennista sposato con Teresa e padre di Novella sparisce per tornare indossando un mundu e il suo abito, la capigliatura e il suo atteggiamento mistico, finiranno per ispirare la gente comune che in lui e nelle sue frasi semplici, troverà un senso esistenziale e un credo.
  • Il bar gestito dall’irresistibile Fabrizio Giannini dove Enzo/Oscio va a prendersi la birretta delle sei, diventerà un luogo fondamentale dove si susseguiranno dirette televisive ed eventi da quando una invasata scopritrice di talenti (Rossella Brescia) farà del tutto per diffondere in rete e in tv le gesta di questo fantomatico Santone della periferia romana.
  • Il personaggio che Federico Palmaroli ha creato rivive nei panni di Neri Marcorè che stupisce e diverte nelle dieci puntate della serie che ho seguito con vero entusiasmo dal 25 febbraio su Raiplay.
  • Oltre a Neri, mi è piaciuta molto anche Carlotta Natoli ammirata al fianco di Marcorè in Tutti pazzi per amore. Simpatica anche la parte del bel salumiere (Alessandro Riceci) che s’innamora perdutamente di Teresa, fedelissima al marito, nonostante tutte le sue continue trasformazioni. 
  • Che regia precisa e originale quella di Laura Muscardin, complice e materna verso il suo Santone che si è perso e ritrovato, per smarrirsi di nuovo anche se sul finale è chiaro che lo show deve proseguire, come il tempo e il fluire della vita.
  • Ho sempre amato la filosofia indiana che pare non avere nulla di simile a quella romana, però anche i romani hanno bisogno di un filosofo che sappia condurli ovunque anche perché come lui dice all’inizio del suo viaggio “Ciò che non ti uccide te rompe li cojoni”.
  • Come dargli torto?

PennadorodiTania CroceDesign byIole