Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Interviste. Mostra tutti i post

A teatro con Marco Rossi in veste di regista. L'intervista


Quando desidero parlare di teatro, cinema e arte, Marco Rossi soddisfa la mia curiosità e la mia sete di conoscenza. 

Intervista di Tania Croce

Marco alias Angelo Targhini, il carbonaro condannato a morte e decapitato a Piazza del Popolo da Mastro Titta, è Franco Evangelisti nel film diretto da Marco Bellocchio Esterno notte sul caso Moro recentemente al cinema e che non vedo l'ora di seguire in tv.


Nei panni del politico e dirigente sportivo italiano Franco Evangelisti ci fu Flavio Bucci ne Il Divo di Paolo Sorrentino.
Mi vuoi parlare della tua esperienza con Bellocchio, un Maestro del cinema italiano?


Ciao carissima, rilasciarti un' intervista per me è sempre un onore. Tu mi segui dai tempi del Teatro Sette dove ho mosso i miei primi passi. Che dire, interpretare Franco Evangelisti sul film Esterno Notte di Marco Bellocchio è stato un onore anche se era un piccolo ruolo. Ma sai lavorare con un grande cast da Tony Servillo a Margherita Buy, per non dimenticare Fabrizio Gifuni alias Aldo Moro ecc. è stato emozionante! Con Bellocchio avevo già lavorato nel film Il Traditore dove interpretavo un  poliziotto. Tornando a Esterno Notte, mi sono trovato benissimo nel personaggio, il Maestro mi ha dato indicazioni sul set, poi come hai detto tu, un grande come Flavio Bucci interpretò Franco Evangelisti... meglio di così. 

Ti barcameni tra cinema e teatro non solo come attore. E' la tua prima volta da regista. Ti va di parlarmene?

Sai io sono un comico anche se spesso mi propongono ruoli crudi e duri. Mi piace far sorridere il pubblico.  Ma come diceva il grande Peppino de Filippo "Far piangere  è  meno difficile che far ridere". Per questo  teatralmente  parlando, preferisco il genere farsesco.


La parola Regista è bella grande, troppo buona. Sto seguendo  da qualche mese la compagnia teatrale della mia città, la Compagnia Città di Tivoli con la pièce Sarto per signora di Feydeau. 
Voglio dedicarmi a questo progetto con il massimo impegno perché quando prendo un impegno ci credo fino in fondo, e naturalmente il gruppo ha delle potenzialità. Però il tutto con divertimento, voglia di crescere e umiltà al servizio del pubblico.  Perché siamo servitori del pubblico.  


Dopo essere stato il serial killer Gianfranco Stevanin nel documentario di Cristian Di Mattia, con Maria Grazia Soraci e Carola Santopaolo, e aver preso parte a film e fiction di successo come Il Commissario Rex con Ettore Bassi, Non essere cattivo l'ultimo film di Claudio Caligari prodotto da Valerio Mastandrea con Luca Marinelli e Alessandro Borghi, quale altro sogno desideri realizzare?

Il sogno? Ma credimi io sono già felice così, mi diverto. Sai io sono un maestro decoratore da circa 35 anni è il mio primo lavoro. Quindi se oggi sono a dipingere a casa di una vecchietta e ci facciamo anche due spaghetti,  domani sono di scena o al trucco e per me è tanto.

Quindi per me quello che viene è tutto un sogno!

Grazie per le tue bellissime parole Marco, alla prossima intervista e tanta merda per la tua prima regia teatrale a Tivoli!


A teatro con Carlo Cianfarini L' intervista


 A teatro con Carlo Cianfarini


"In due” lo spettacolo di Carlangelo Scillamà Chiarandà con la regia di Carlo Cianfarini e con Antonio D'Onofrio, Paolo Polvanesi, Rosanna Savastano, Raluca Boca e la scenografia di Angelo Larocca che ha debuttato con successo e che torna nelle serate del 23 e 24 giugno prossimo nella Rassegna Libero Teatro a Tor Bella Monaca, affronta temi sempre attuali come lo sfratto, la crisi coniugale e il divario generazionale, per finire, il rapporto con il vicinato, limitato in una società individualista come la nostra. 

Ce ne parla il regista nell'intervista gentilmente concessa per conoscere il suo punto di vista e invitarci a tornare a teatro.

L'intervista di Tania Croce


Questo testo mi ricorda lo spessore di una commedia di Aristofane in chiave contemporanea, di condanna ma con delle soluzioni e un deus ex machina giunto per salvare tutto e per salvarci.

Ci puoi svelare chi sarà il Salvatore o l’evento salvifico in questa pièce?


La prima impressione che si ha, vedendo la commedia, è che il deus ex machina, sia il personaggio che riveste i panni dello sceneggiatore, il quale, intento a scrivere la trama della sua fiction con fare indolente e maldestro, sembra risolvere i problemi degli altri tre. Ma come spesso avviene, la salvezza arriva da sé, inaspettatamente e in tutt’altro modo, poiché l’evento salvifico si nasconde nelle molteplici varianti della vita.


Come si sta adattando il teatro ai tempi del covid, essendo un’esperienza di condivisione collettiva limitata da dispositivi di protezione personale indispensabili come le mascherine sul volto ancora necessari nei luoghi al chiuso?

 

 Il teatro ha superato periodi bui: inquisizioni, guerre, pestilenze ed ogni volta si è rigenerato, raccontando la nostra fragilità e la nostra forza.


Se potessi esprimere un desiderio come regista e come uomo di teatro quale  vorresti vedere esaudito?


   Se dovessi esprimere un desiderio, chiederei alle istituzioni di non aiutarci economicamente, ma di costruire teatri, liberarci dalla burocrazia e renderci più liberi nello svolgimento delle nostre attività. Il teatro è un’idea che rende l’uomo consapevole di vivere una magia.



Il teatro è un’ arte che ha subito secoli di crisi, ostilità, oggi l’uomo ha bisogno del teatro e perché?


  Oggi vedo un gran fermento che spinge la gente verso il teatro, forse per amicizia o per conoscenza, ma vengono e riempiono la sala e poi ci ringraziano per avergli fatto passare una serata piacevole e diversa dalle altre e noi ci stupiamo come bambini


Se dovessi scrivere una frase per invitare il pubblico  a vedere il vostro spettacolo, cosa scriveresti?


Vorrei esortare la gente a uscire di casa e andare a teatro, prometto che farà, loro, molto bene.


Non ci resta che scoprire questa storia a teatro per condividere ed emozionarci!!

A teatro con Annabella Calabrese. L'intervista

Dopo la vittoria del “Premio Teatro de’ Servi” nell’ambito della rassegna “Roma Comic Off 2019”, torna in scena dal 20 gennaio al 6 febbraio 2022 al Teatro de’ Servi, la pièce CTRL Z-INDIETRO DI UNA MOSSA, una commedia innovativa e attualissima scritta e diretta da Annabella Calabrese e Daniele Esposito.

Clara è una giovane donna, forte e indipendente. Il suo desiderio più grande è diventare una fotografa di guerra, ma nessuna redazione vuole assumerla. Per questo è costretta a sbarcare il lunario fotografando matrimoni assieme al suo compagno Jacopo, un videomaker con uno strambo sogno nel cassetto: quello di realizzare un documentario sui sogni degli anziani.

Siamo curiosi di conoscere i particolari di questo spettacolo con l'attrice e autrice Annabella Calabrese nell'intervista che mi ha concesso.

Siete curiosi? Io moltissimo!!!

L'intervista di Tania Croce 

Annabella è Clara, una fotografa di matrimoni, innamorata e ricambiata da Jacopo, regista ispirato e finito a fare filmini per battesimi e comunioni. Nella vita non capitano le cose esattamente come noi ci aspettavamo, ma la speranza può condurci a superare i limiti di quella realtà alla quale si finisce per rassegnarsi. Il tuo personaggio riesce a spiccare il volo e se sì in che modo, ce ne vuoi parlare?

Cara Tania sono d’accordo con te… spesso nella vita le cose non vanno esattamente come ci aspettiamo e rimaniamo incastrati in una realtà diversa dai nostri desideri… Ed è quello che succede a Clara, la protagonista di “CTRL Z - INDIETRO DI UNA MOSSA”, che nella vita è così abituata a rassegnarsi e a fare quello che vogliono gli altri da non sapere più cosa vuole veramente… Quanti di noi hanno vissuto questa situazione? Credo che siano tanti ad identificarsi con la nostra protagonista.
Ma ogni eroina ha un aiutante magico e così accade anche per Clara, perché proprio quando pensa di essere rimasta incastrata nella scelta più sbagliata di tutte un incidente dá vita al suo computer Pinuccio, un vecchio pc con qualche rotella fuori posto che le dona il potere di tornare indietro di una scelta nella realtà premendo i tasti Ctrl z sulla sua tastiera! Questo farà capire a Clara quanto sia importante il valore di ogni singola scelta nella vita e, senza spoiler per il finale, la aiuterà come tu dici a “spiccare il volo”.

Annabella è anche un' attrice cinematografica oltre che teatrale, siamo curiosi di sapere qual è il contesto a te più congeniale?

Amo il cinema e il teatro allo stesso modo. Diciamo che con il teatro siamo vecchi amanti… Il mio primo spettacolo risale a quando avevo appena quattordici anni… A teatro mi sento a casa, amo sentire le reazioni del pubblico, i battiti del loro cuore…
Purtroppo dopo la pandemia le cose sono molto cambiate ed è difficile portare la gente a Teatro anche in spazi importanti e affermati… Ma il nostro spettacolo parla di non arrendersi e la nostra compagnia è composta interamente da sognatori… Quindi eccoci qui! 
Il cinema invece è un’emozione diversa… Mentre a Teatro è importante il rapporto con il pubblico, a Cinema quello che ti rimane più impresso è chi lavora per te e attorno a te. Sono davvero tantissimi i ruoli che contribuiscono alla riuscita di un film e un buon attore non può prescindere da questo a mio parere, partendo dal regista (ovviamente indispensabile) ma passando anche a figure meno conosciute come per esempio un assistente di produzione che può svoltarti una giornata di lavoro! 
Credo che sia il cinema che il teatro abbiamo qualcosa in comune: nascono “dall’unione di anime gentili” (come direbbe Shakespeare).

Come canta Cremonini nel suo famoso pezzo, cosa ti aspetti dal domani?

Se devo essere sincera non lo so. Gli avvenimenti di cronaca degli ultimi anni ci hanno tolto qualsiasi certezza quindi il mio desiderio è semplice: continuare a fare quello che amo di più, ovvero emozionare ed emozionarmi. La speranza non può morire e spero che la nostra società possa rialzarsi più forte di prima, rinascendo come una fenice dalle proprie ceneri.

Il debutto dello spettacolo Ctrl_z indietro di una mossa, di cui sei anche l'autrice oltre che interprete, si avvicina. Svelaci le tue più segrete emozioni al riguardo, magari chissà dopo le repliche al Tetro de' Servi di Roma tra i sogni c'è quello di trasformare questo spettacolo in un corto, oppure...

Effettivamente siamo tutti molto emozionati! Sia io che l’altro autore e regista Daniele Esposito (che nella vita è anche mio marito), ma anche i meravigliosi attori che condividono il palco con me e che si muovono spasmodicamente tra un Ctrl z e l’altro: Andrea Standardi, Giovanna Cappuccio (entrambi anche in produzione) e Anna Lisa Amodio. 
C’è tanta speranza dietro le quinte! Speranza che il pubblico superi la paura e torni a teatro! Speranza che non ci lascino soli! 
Rispetto al futuro di Ctrl z sicuramente ne verrebbe fuori un bellissimo film ma… chi vivrà vedrà!
L’importante, come dice il nostro Pinuccio in scena, è “ascoltare il proprio cuore, fare quello che si desidera veramente” perché solo così possiamo essere finalmente felici.

Non ci resta che cliccare su Ctrl, azzerare pensieri e preoccupazioni e entrare nel mondo dei personaggi dello spettacolo, comodamente seduti sulla poltrona di un teatro accogliente come quello de' Servi a Roma, dove i sogni diventano realtà nel breve e piacevole tempo di uno spettacolo.

                                                                  (Annabella Calabrese in foto)

A teatro con Andrea De Rosa. L'intervista

Torna in teatro un attore che ricordiamo non solo per il personaggio iconico di Massi nei due film cult diretti da Fausto Brizzi Notte prima degli esami e Notte prima degli esami oggi ma per aver descritto e rappresentato tanti personaggi simbolo della generazione Y o Millennial, ossia quella nata negli anni '80 e che ha intrapreso un viaggio nel cambiamento sia comunicativo che tecnologico.

Andrea ha scritto molto per il teatro, vorrei ricordare sia i monologhi Senza peli sulla lingua che Parzialmente stremato in scena al Teatro Petrolini che La mia generazione dalla A alla Z al Teatro dell'Angelo di Roma.

Ora scopriremo insieme il suo spettacolo in scena il 5 e 6 febbraio 2022 al Teatro Tor di Nona di Roma nell'intervista che mi ha gentilmente concesso.

L'intervista di Tania Croce

Il teatro è lo specchio dei tempi. Nel tuo nuovo spettacolo tra divari generazionali, contaminazioni virtuali e virali, cosa trasmetti attraverso il tuo personaggio? siamo curiosi di conoscere tutto su questa pièce teatrale. 

Il luogo è un Coffeeshop di Amsterdam, dove si incontrano una ragazza di trent'anni che fa la prostituta nelle "red lights" e un avvocato italiano in fuga dalla moglie, in cerca di un po' di "stordimento" dato dalla marijuana. Dopo avergli insegnato a girare i primi spinelli, lo convince a provare dei "tartufi magici" (ovvero "funghetti allucinogeni). L'effetto di quei tartufi, sono io: un uomo con la faccia bianca che si presenta come "Il Jolly" e che cerca di essere un po' la voce della sua coscienza, sbattendogli in faccia la realtà. Per poi fare lo stesso con la ragazza. Ma chi è veramente questo Jolly?!

Che storia affascinante! Wow Amsterdam, che scenario stupendo e Jolly, una specie di Joker... 

Quali reazioni ti aspetti dal pubblico in sala, mascherato e per certi versi impossibilitato ad esprimersi se non attraverso gli applausi?

Ovviamente la situazione è difficile... E il pubblico con le mascherine in faccia è molto limitante sia a livello visivo che sonoro, ma sono convinto che lo scambio di emozioni potrà avvenire comunque. Basta dare il massimo. E anche se ci riducessero la capienza della sala al 35% noi andremo comunque in scena. Perché "lo spettacolo deve andare avanti".

Raccontaci i progetti relativi a questo spettacolo e quelli futuri anche se le difficoltà del momento rendono il futuro un tempo sempre più distante.

 Per quanto riguarda me, porterò in scena Coffeeshop anche in altri posti nel Lazio. Ad aprile porterò in scena uno spettacolo nuovo, che sto finendo di scrivere in questi giorni. E a maggio un film per il cinema. Sul futuro in senso "pandemico" sono ottimista! Secondo me siamo abbastanza vicini ad una sorta di "normalizzazione".

Incrociando le dita 🤞

Siamo ottimisti anche noi come Andrea e ansiosi di applaudire sia lui che gli altri due protagonisti dello spettacolo attualissimo ed originale in scena al Teatro Tor di Nona.

Per info e prenotazioni 067004942 tordinonateatro1@gmail.com

Andrea De Rosa in foto

Vanessa Marini, tra le stelle del nostro cinema italiano. L'intervista

 Direttamente dal cast di "Ferie d'agosto" e di "Mangia prega ama", Vanessa Marini ci racconta le sue esperienze nel meraviglioso mondo del cinema.

Attrice per caso, Vanessa Marini interpreta un personaggio che lascia il segno nel meraviglioso film di Paolo Virzì "Ferie d'agosto". Sabrina è sognatrice, idealista, ama seguire il programma "Non è la Rai" come tutte noi, ama scoprire, provare nuove emozioni. Per caso ci siamo incontrate sul web e mi ha gentilmente concesso quest'intervista.

Intervista di Tania Croce

Il tuo grido appassionato alla fine del film "Ferie d'agosto", è il canto di una sirena ferita e delusa. Però accende sogni e speranze dello spettatore. Quanto c'è di tuo in quel personaggio e che ricordi hai di quell'esperienza che a distanza di anni continua a regalarci tanti batticuore?

In ogni ruolo che ho interpretato, mi sono sempre immedesimata nel personaggio a 365 gradi, ho sempre cercato di sentire sulla mia pelle cosa provava il tipo di personaggio che mi veniva assegnato. 
Nel caso di Sabrina Mazzalupi, le emozioni e le insicurezze  rispecchiavano e rispecchiano tutt'oggi le adolescenti alle prese con le prime "cotte" e le delusioni ricevute da questi amori non corrisposti. Poi Sabrina era una molto fragile infatti tenta di ammazzarsi, insicura per il suo aspetto, con il suo apparecchio fisso dove infatti c'è la scena sulla barca che dice ad Ivan: "Ci baciamo adesso?!" Lui tentenna e lei risponde: "Perché c'ho l'apparecchio?!" 
Far parte del grande cast di "Ferie d'agosto" è stato indimenticabile, siamo stati due mesi a Ventotene di quell'esperienza ho solo ricordi bellissimi e lavorare con Paolo Virzì che è un grande del cinema italiano, non servono parole per esprimere la grande emozione. C'era anche Francesco Bruni che insieme a Paolo si è occupato della sceneggiatura. Ho ricordi indimenticabile con tutti gli attori e vorrei citare Ennio Fantastichini e Piero Natoli che purtroppo ci hanno lasciato. Di loro mi ricordo che Ennio ad ogni persona che vedeva diceva: "Lei è mia figlia putativa", mentre Piero scherzava sempre con me sul fatto che anche lui non era corrisposto dalla moglie Marisa (Sabrina Ferilli)

Sei nel cast stellare di un altro film che ho amato più del libro. Sto parlando di "Mangia prega ama" di cui scrissi prima della sua uscita nel 2010. Ricordo molto bene la scena nel negozio dove hai recitato con Julia Roberts. Ti va di parlarmi delle emozioni legate a quel lavoro?

Mi ricordo ancora che quando mi telefonarono per dirmi che ero stata scelta per interpretare la parte insieme a Julia Roberts mi dissero: "Ti ha scelta proprio il regista Ryan Murphy, appena ti ha vista ha esclamato: Amy Winehouse! Voglio lei!!" 
Mentre giravo la scena insieme alla Roberts ancora non riuscivo a realizzare che era davanti a me per quanto era forte l'emozione. 

Quali sono i tuoi progetti attuali e futuri?

Ci farai ancora emozionare così?

Per il momento mi sto godendo un po' di relax in un paesino dell'Abruzzo, Rosciolo dove sono nati i miei genitori. Per i progetti futuri spero (visto che in tantissime persone mi lusingano per la mia interpretazione in Ferie D'agosto) di poter fare un ruolo in qualche film che vi emozioni ancora di più di quanto abbia fatto emozionare Sabrina Mazzalupi. 

Ce lo auguriamo e ti ringraziamo per le emozioni provate finora augurandoti nuove e straordinarie esperienze nel seducente mondo del cinema e buone vacanze Vanessa, è stato un vero piacere intervistarti!


Rosario Terranova, tra cinema, motori, ricordi e un luminoso futuro. L'intervista a un siciliano D.O.C.

 E' simpatico, solare, comunicativo, ma soprattutto siciliano Rosario Terranova, uno dei protagonisti del film "Bene ma non benissimo" nato da un'idea di Fabio Troiano e diretto da Francesco Mandelli, in programmazione su Sky Cinema dal 29 luglio 2021. 

Appena l'ho visto, ho trovato una certa somiglianza con l'attore francese Christian Clavier, che è Claude Verneuil, l'irresistibile padre geloso nella commedia "Non sposate le mie figlie".

Vorrei sapere chi è Rosario Terranova, quali sono le sue passioni, i suoi sogni nel cassetto e spero me lo voglia raccontare nell'intervista che mi ha gentilmente concesso.

L'intervista di Tania Croce

Nel film di Mandelli sei Salvo, il papà di Candida, con cui tenti l'avventura torinese, come tanti siciliani emigrati nella bella città di Torino. Ti sei sentito a tuo agio nei panni di un padre vedovo siciliano che, oltre a integrarsi, deve assistere ad atteggiamenti poco gentili nei confronti della propria unica figlia?

Beh, che dirti, se non grazie per i complimenti e per essere accomunato ad un grande attore francese, mi lusinghi Tania, sì… sono Siciliano, come cantava il grande Dalla. 
Felice che “Bene ma non benissimo” ti abbia emozionato, ho avuto il privilegio di poter raccontare questa bellissima storia, di interpretare la parte di un Padre, non essendo Papà nella Vita, ma avendo avuto la fortuna di essere stato figlio di un Padre meraviglioso, tutto è stato più semplice e con una figlia straordinaria quale Candida, magistralmente interpretata da Francesca Giordano. 

 In questa società dell'apparire, quanto conta l'essere per te?

Non mi piace apparire, ma essere e piacere, lasciare un ricordo di me dopo che mi hanno visto su di un Palco o dietro una macchina da presa, ma un bel ricordo, di un’emozione, di un sorriso.

 Cosa vorresti dire ai giovani?

Ai giovani vorrei dire di non smettere mai di sognare, di posare lo smartphone e rincorrere un aquilone, di salire su una vecchia giostra e di guardare ogni qual volta si sentono soli, Mary Poppins e cantare insieme a Lei. 

 Quale pensi sia il compito dell'attore oggi?

Il compito dell’attore? diventare quel personaggio, non interpretarlo, vivere e fare vivere quella storia, soffrire e gioire con lo spettatore e sentire il suono più bello del mondo… l’applauso!

Oltre alla recitazione, quali sono le tue passioni?

Il mio meraviglioso Papà, insieme alla Mia dolce Mamma, mi hanno lasciato libero di inseguire un sogno, nello stesso tempo mi ha trasmesso la sua grande passione per le Auto, per le Corse e così quando non si accendono i riflettori, si accendono i motori ed indosso tuta e casco.

Ci sono altri film in programma, me ne vuoi parlare?

Nel prossimo autunno sarò sul piccolo schermo nella nuova serie “Inchiostro contro piombo” dove verrà raccontata una Palermo degli Anni '50 e uscirò con il mio primo cortometraggio che mi vedrà protagonista, scritto e diretto per me dalla regista Giulia Galati dove avrò l’onore e l’onere di interpretare il Giudice Paolo Borsellino e prossimamente in Teatro con generi diversi, dalla Comicità pura del monologo con “Benedetta Innocenza” alla Canzone di “Franco Franchi: l’ultimo dei COMICI” per passare ad un Viaggio indietro nel Tempo, con “Figli degli Anni 80”.


Riporto nel link la recensione di Rinaldo in campo al Sistina con Rosario Terranova

Torna Cesira al Rifredi, ce ne parla Giancarlo Mordini a qualche ora dal debutto

Torna Cesira, dopo 30 anni e con lei il teatro d'appartamento.
Ultimamente il teatro di Rifredi ha adattato e prodotto opere di importanti autori internazionali da La Bastarda di Istanbul di Elif Shafak a Il Principio di Archimede e Nerium Park di Josep Maria Mirò che ho visto e ammirato, a  Sergio Blanco,  ricordando il Premio Ubu ricevuto nel 2019. Tutti gli spettacoli del Rifredi sono tradotti e diretti da Angelo Savelli a cui il Premio è stato rivolto con la seguente motivazione: "Per l'intenso lavoro di traduzione, allestimento e promozione della nuova drammaturgia internazionale".
 Per questa riapertura della sala dopo la forzata chiusura per la pandemia, ha scelto di riproporre a distanza di 30 anni un suo spettacolo "cult", interpretato da uno splendido attore come Gennaro Cannavacciulo che io ho avuto modo di apprezzare immensamente nel suo tributo a Modugno di rara bellezza. Prima del suo ritorno questa sera, siamo curiosi di conoscere alcuni particolari sullo spettacolo scritto da Manlio Santanelli, raccontati dal direttore artistico del Rifredi, il mio amico di penna e del cuore Giancarlo Mordini. 

L'intervista di Tania Croce

Chi è Cesira e cosa rappresenta? 

Abbiamo prodotto "Le tre verità di Cesira" nel 1990 quando era appena uscito dalla geniale penna di Manlio Santanelli. Fu un'esperienza unica perché il testo era una bomba ed in più perché noi lo proponevamo con una formula innovativa: il teatro d'appartamento, andando ad incontrare il nostro pubblico, spettatore per spettatore, proprio nelle loro case. Un Santanelli entusiasta seguì in parte le prime repliche e nella sua vulcanica creatività aggiunse dei pezzi creati apposta per noi e per Gennaro Cannavacciulo che si era impossessato del testo e del personaggio con una mimesi straordinaria, tanto che alcuni spettatori continuavano a rivolgersi a lui come Cesira anche dopo la fine della rappresentazione. Savelli aveva fatto un lavoro rigoroso di rispetto del testo, concentrandosi sull'essenziale del racconto e aggiungendo soltanto un personaggio muto che accompagnava Cesira nei suoi deliri, tre racconti assurdi e fantasiosi per spiegare la presenza di un paio di folti baffi sulla sua fisionomia di "donna femminile". Adesso lo spettacolo, con poche ma necessarie variazioni, si è trasferito sul palcoscenico dove non ha perso niente della sua forza e della sua capacità di raccontare un'umanità dolente ma vitalissima, in parte napoletana ma anche universale. Infine, un po' per rispettare la vicinanza del racconto agli spettori, come avveniva nelle case, un po' per rispettare le norme anti Covid e garantire maggiore sicurezza, nostra e del pubblico, abbiamo scelto di vendere solo 50 posti a sera (anche se la nostra capienza dimezzata sarebbe di 150). 

Sono curiosa di conoscere lo spettacolo che torna il 7 maggio al Teatro di Rifredi a Firenze, diretto da Pupi e Fresedde. Me ne vuoi parlare?


 Nello spettacolo c'è un elemento sul quale sono curioso di vedere stasera le reazioni del pubblico. 30 anni fa, in anticipo sui tempi, Cesira portava già una mascherina sulla bocca. Forse al pubblico suonerà come una provocazione, o un forzato ammodernamento o un'eccessivo rispetto delle regole anti Covid. In realtà la mascherina, indossata nei primi dieci minuti di spettacolo, dovrebbe servire, secondo lei, per proteggersi dall'inquinamento atmosferico, ma in realtà per nascondere i suoi folti baffi ai clienti che frequentano il suo bancariello di venditrice di limonate.

Riaprire i teatri quando la stagione solitamente volge al termine cosa significa per chi come te il teatro in realtà non lo hai mai chiuso? Mi hai raccontato che avete lavorato e provato con le dovute attenzioni nonostante lo stop imposto e le chiusure coatte. 

 I teatri sono stati chiusi al pubblico ma non all'attività. Al Teatro di Rifredi non ci siamo fermati un secondo. D'accordo con i miei soci, io ho ritenuto che per passare questo duro momento la giusta reazione fosse: LAVORO, LAVORO, LAVORO. E su questo ci siamo impegnati. Dal 1° settembre dello scorso anno, abbiamo richiamato in attività tutti i nostri collaboratori e abbiamo cercato di utilizzare al minimo il FIS, creando situazioni reali di lavoro interno. Abbiamo prodotto ben tre spettacoli che prima o poi porteremo in scena per il nostro pubblico. 

 Cosa ti aspetti da questa riapertura, sarà difficile portare il pubblico a teatro?

 Francamente ero molto preoccupato per questa repentina apertura al buio, in un periodo in cui le stagioni teatrali sono già finite o stanno per finire e senza un congruo preavviso che ci permettesse una adeguata promozione. Invece mi sono dovuto ricredere. Il nostro affezionatissimo pubblico ci ha letteralmente preso d'assalto. Anzi colgo l'occasione per annunciarti in anteprima DUE REPLICHE STRAORDINARIE dello spettacolo che abbiamo appena deciso di aggiungere, grazie alla disponibilità di Gennaro: una il venerdì 14 Maggio ore 20.00 e l'altra domenica 16 Maggio ore 16.30, con orari anticipati per rendere possibile ai tanti spettatori toscani di rientrare in tempo a casa. Un'ulteriore difficoltà, questa, per i teatri che hanno deciso di ripartire nonostante il COPRIFUOCO ancora vigente

 Quanto sarà cambiata Cesira in 30 anni? 

 CESIRA è uno quegli esempi meravigliosi di totale simbiosi tra personaggio e attore. Potrebbe raccontare mille altre storie e sarebbe credibile anche a leggere l'elenco del telefono. Sarà meraviglioso vedere Gennaro riprendere un spettacolo in cui era strabiliante già 30 anni fa e credo che in questo immediato riscontro di botteghino ci sia la più evidente dimostrazione di quanto questa stupenda "maschera contemporanea" sia entrata nel cuore dei fiorentini. Un grande spettacolo dove gli ingredienti sono solo (ma non è certo poco) un testo narrativo perfetto, un attore geniale e una regia apparentemente invisibile ma accuratissima.

Ringraziando Giancarlo per le sue preziose parole e per alcune info sullo spettacolo e per la straordinaria attività del Rifredi in tempo di pandemia, immagino questa sera di essere seduta tra il pubblico per ammirare lo spettacolo e applaudire di cuore Gennaro e Giancarlo per aver reso possibile tutto questo.
 
                                                             
 (Foto di Stefano Cantini)





A proposito di talento con la drammaturga e scrittrice Alma Daddario

Ho il piacere di avere un'amica drammaturga e scrittrice come Alma Daddario che ha dato luce al libro Uccise dal talento edito da Porto Seguro in collaborazione con la psicologa Paola Dei,  con storie di donne famose la cui esistenza è stata condizionata inevitabilmente dal successo e dalla propria arte.
Prima di parlare di questo libro, riporto un suo pensiero sul teatro. 

 In questo momento mi sembra molto inerente ai tempi che stiamo vivendo questa dichiarazione di Paolo GrassiIl teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Noi vorremmo che autorità e giurie comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro, considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco.

Alma compose un'opera straordinaria come Pancrazio, la libertà di avere paura un testo originale: una sorta di riscrittura contemporanea del mito di Pan, il semidio metà capra metà uomo, abbandonato dalla madre per la sua spaventosa bruttezza, inventore del flauto. Un testo “straordinario per originalità e impatto emotivo”, come è stato definito da alcuni critici. Pancrazio cresce con un’inevitabile e insaziabile fame d’affetto, che cerca soprattutto nelle donne. Maldestri tentativi di seduzione ai limiti della violenza, situazioni paradossali e anche comiche, si alternano ad alterchi con il genitore, a farneticazioni oniriche con figure femminili portanti, in quello che ci è apparso un vero e proprio viaggio nell’inconscio attraverso dubbi e paure che in fondo appartengono a tutti noi. Non si risparmia in questa non facile prova d’attore Simone Migliorini, che dando voce a tutti i personaggi, dimostra un virtuosismo e una sensibilità singolare. Ma altri virtuosi contribuiscono alla magia della messa in scena: il maestro David Dainelli, che ha firmato le musiche originali, al piano, la talentuosa violinista Angela Zapolla e l’ispirata danzatrice Carlotta Bruni, che evoca i fantasmi di un femminino onnipresente seppur sfuggente.


Il mito è qualcosa che non è mai accaduto, ma che in realtà accade sempre



Uccise dal talento. La sinossi

Dodici donne. Dodici artiste. Dalla brillante Frances Farmer a Maria Callas e il suo carisma, da Edith Piaf, passerotto dalla voce potente che ne sovrastava il corpo, alle bambine prodigio Judy Garland e Natalie Wood per continuare con Veronica Lake, sfruttata dal marito. E ancora: la bellissima e fragile Vivien Leigh, l'appassionata e ingenua Annamaria Pierangeli, unico grande amore di James Dean, la candida e scandalosa Linda Lovelace, la sfortunata Laura Antonelli, l'irruenta e ribelle Lupe Velez, la venere nera Dorothy Dandridge, prima attrice afroamericana a ottenere una nomination agli Oscar. Dodici persone dotate di talento che hanno lottato per trovare il loro posto in un ambiente difficile, sfruttate dalla società, dalla famiglia, da chi sosteneva di amarle. Differenti le loro storie, differenti i periodi storici ma uguali nelle fragilità, nei desideri, nella costante ricerca dell'amore, nelle fini tragiche e violente. Dodici artiste che hanno lasciato il segno e fatto la differenza nel magico e spaventoso mondo dello spettacolo.


Alma Daddario, autrice teatrale, giornalista e scrittrice, laureata in “Lingue e letterature straniere”, vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con le testate giornalistiche: Elle, Sipario, Il Messaggero di Sant’Antonio, Orizzonti, La Nuova Ecologia, Global Press, Free Lance International Press, Noi Donne, Tiscali ambiente. Come autrice teatrale nel 1997 per “Siamo tutti…libertini”, regia di Walter Manfrè, ha ricevuto il premio “Stanze Segrete”, e nel 2002 il  premio Fondi la Pastora per il testo “Io…Ero”.
Ha inoltre rappresentato:  “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”, “Ritmo spezzato”, “Mare Nostrum”, “Le attese: moods for love”, “Come nebbia sottile o lieve sogno”, “Matilde di Canossa: la legge, il cuore, la fede”, “Ero e Leandro: ask me no more”, “Pancrazio, la libertà di avere paura”, “Clitennestra”.
Ha pubblicato saggi sulla scrittura creativa, tra i libri: “Notti e giorni”, “Se scrivere potesse dire” , “La nebulosa del Caso Moro” , “Strani frutti e altri racconti” e “Oltre la quarta parete”, raccolta di testi teatrali edito da ChipiùneArt. Con la scrittrice Dacia Maraini ha collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia, alla realizzazione di seminari di drammaturgia. Dal 2003 fa parte della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. E’ membro del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea CENDIC e fa parte della giuria del concorso internazionale di drammaturgia contemporanea: L’Artigogolo, organizzato dall’editrice ChiPiùneArt.
Si occupa di eventi culturali e uffici stampa per la D&C Communication.

Da William Shakespeare ai giorni nostri, riflessioni sul teatro in tempo di pandemia

Ci si prepara ad un'Italia rossa, poiché quasi tutte le regioni lo sono, i divieti aumentano, le chiusure anche e quella che si stava avvicinando come la nostra data di festa e di apertura, quella del 27 marzo, pare debba essere rimandata. La storia è stata piena di pandemie e di crisi teatrali. Come azionista e a volte attore della sua compagnia teatrale, nonché drammaturgo principale per esempio, Shakespeare ha dovuto affrontare per tutta la sua carriera queste ripetute ed economicamente devastanti chiusure. Particolarmente gravi furono le epidemie di peste del 1582, 1592-93, 1603-04, 1606 e 1608-09.

Nel blog Lampi di Riccardo De Palo de Il Messaggero, a proposito di pandemia e di teatro, apprendo che ai tempi di Shakespeare, non si conosceva il veicolo del bacillo yersinia pestis, ovvero le pulci dei topi; e si credeva che fossero i contatti umani a propagare il morbo; così, spesso e volentieri, i teatri erano i primi ad essere chiusi (e nessuno si preoccupava dei roditori). Non solo. Al tempo del Bardo, gli attori e le loro compagnie avevano una pessima fama e i predicatori usavano dire che «la causa della peste è il peccato, e la causa del peccato le commedie». Tra il 1603 e il 1613, il Globe di Shakespeare e gli altri spazi londinesi dedicati al teatro subirono chiusure durate 78 mesi, vale a dire il sessanta per cento del totale. In questi casi, succedeva che intere compagnie fossero obbligate a partire, alla ricerca di città risparmiate dal contagio: dei tour obbligati con il terrore che il morbo continuasse a perseguitare gli attori.

Dopo questo affascinante salto nel passato, mi piace tornare al presente e prima che tutto sia chiuso, vietato, mi piace riportare qualche altra considerazione dalla viva voce degli artisti che hanno gentilmente risposto alle mie domande sul teatro in tempo di pandemia.

"Il 27 avrebbero dovuto riaprire i teatri. Sono forse tra i più antichi luoghi di cultura che ci arrivano dal passato. Luoghi dove si pensa, si piange, si ride, si curano l'anima e il cervello, insomma il luogo dove si cresce e si diventa migliori. Questo virus li ha chiusi, complice anche una considerazione di essi sbagliata. Questo virus poteva essere, invece, l'occasione per cambiare in meglio le cose, Anzi, se il cinema con lo streaming credo subirà un ennesimo colpo, il teatro rischia di estinguersi. non è mai accaduto in 2000 anni,,, per questo la preoccupazione di chi ci lavora dovrebbe accompagnarsi a quella di tutta la comunità. Il teatro resta ancora il miglior specchio dei tempi, come diceva Shakespeare".

Massimo Wertmuller (attore di teatro e cinema di Roma)


"Il nostro lavoro vive di programmazione, devi convincere il pubblico che sarà giusto spendere dei soldi, che non ha. E poi non siamo statali, non avendo un bonifico accreditato a fine mese. Cosa penso del teatro in tempi di pandemia? E' tutto in ritardo: vaccini, ristori, pianificazioni. Ma sono certo che vinceremo perché la cultura, anche in Italia, rimarrà alla base di tutto".

Antonio Conte (attore di teatro e cinema vive a Roma)


"La riapertura dei teatri dovrebbe essere festa nazionale! Non credo sarà possibile tornare ad una "normalità " se si dovessero riaprire il 27 marzo, men che meno in questa terza ondata di pandemia. Ma quale "normalità poi? Da molti anni ormai fare teatro ha significato per la maggior parte di noi attori, registi, autori e non ultime le maestranze, una missione da portare avanti dentro una realtà sorda e ignorante che ha penalizzato soprattutto le produzioni minori, dove spesso nascono le situazioni più interessanti artisticamente. La cultura dal vivo serve a tenerci vivi, a capire, perché rappresentare tante realtà diverse fanno di noi una comunità che respira insieme, una realtà fisica che non può essere sostituita dalla tecnologia. Il teatro dovrebbe diventare materia scolastica, perché attraverso questa esperienza si entra dentro la vita come in una storia d'amore".  
Barbara Scoppa (attrice, autrice di Roma)

Manca il diritto al teatro... Valentina Chico e gli altri artisti ce lo raccontano al tempo della pandemia

Su Pennadoro si parla di teatro e spettacolo, di sogno e realtà.
Si avvicina una data amatissima da chi come me il teatro lo ha studiato e lo segue attraverso la scrittura e da chi lo vive in prima persona come lavoratore dello spettacolo, il 27 marzo 2021, la Festa del Teatro.
Proprio il 27 marzo prossimo è prevista una riapertura dei luoghi dove il teatro vive, il palcoscenico, il cinema e i luoghi dove si svolgono i concerti.
Ho incontrato in questo marzo diverso, pieno di colori delle regioni, bianche, gialle, arancioni oppure rosse in base al tasso di positività al Covid-19, artisti che hanno lasciato la loro opinione sul teatro al tempo della pandemia.
"Esiste un'idea forte di bene pubblico? Il teatro dovrebbe essere un bene pubblico. Il teatro e i suoi diritti erano già calpestati prima del Covid. Qui da noi manca il diritto al teatro. Certo che si spera in una riapertura... ma aprire un teatro non è come riaprire un bar. Adesso lo scenario è diverso. 
Servono i vaccini.
Da lì si riparte.
E i vaccini non ci sono per tutti.
Perché nemmeno la salute purtroppo è un bene pubblico.
E' il bancomat delle lobby farmaceutiche".  
Valentina Chico (attrice, insegnante, regista di Roma)

“Riaprire i teatri non ha senso, per motivi artistici/imprenditoriali, ormai ne hanno parlato in tanti. Ora direi teatri chiusi... ma vaccini aperti a tutti”.
Maurizio D'Agostino (attore, si sente un napoletano nato a Roma)
 
"Voglio essere ottimista. Sono contenta della riapertura dei teatri anche perché senza teatro non posso vivere. Evviva il teatro!"  
Elisabetta Arosio (attrice nata a Genova, vive a Roma)

"Il 27 marzo più che una certezza è una speranza, la speranza di tornare a sognare grazie alla magia del teatro, del cinema, di un concerto. In questi tempi così difficili siamo costretti a navigare a vista e, più realisticamente, mi sto occupando di progetti teatrali da proporre per la stagione estiva. Colgo l'occasione per riabbracciare virtualmente tutti i teatranti e tutto il pubblico, speriamo di ritrovarci presto". 
Eugenio Tassitano (compositore, autore di Reggio Calabria, vive a Roma)

27 marzo 2021, c'è aria di riapertura... la parola agli artisti

C'è aria di primavera, di rinascita e di riapertura proprio il giorno della festa più importante per noi, quella dedicata al Teatro, il 27 marzo 2021. Il Dpcm (articolo 15), prevede il ritorno degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto i quali saranno svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e distanziati. Ho raccolto alcune riflessioni di amici attori, registi, autori, direttori di teatri che sono stati ospitati su Pennadoro attraverso interviste e recensioni di spettacoli indimenticabili e che vivono in diverse regioni contraddistinte da colori bianco, giallo, arancione, rosso.       

"Il teatro è sacro, cura e migliora. Fate servire messa anche a noi. Serviamo".  
Pino Quartullo (attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico e insegnante di Civitavecchia - Lazio)

 

"Penso che la data del 27 marzo sia assolutamente irrealistica per la situazione epidemiologica che il Paese sta ancora vivendo. La Toscana sta lottando per restare in arancione e se il colore dovesse cambiare purtroppo è più facile passare al rosso che al giallo. Inoltre le condizioni per la riapertura (25% della capienza) risultano impraticabili da un punto di vista economico. Abbiamo già fatto barchette coi materiali stampati a ottobre. Non vorremmo ripetere". 
Giancarlo Mordini (direttore del teatro di Rifredi Pupi e Fresedde di Firenze - Toscana)


"Credo che la proposta di riaprire i teatri il 27 marzo sia semplicemente la volontà di far ripartire il settore. Perché nei fatti non è così semplice. Chi ha spettacoli pronti? a parte forse con grandi produzioni con i nomi da cartellone. I piccoli teatri poi non ce la farebbero comunque a sostenere spese a causa dei posti ridotti. Infine la stagione teatrale volge al suo termine. Mi auguro che ci possano essere tutte le garanzie e sicurezze per la stagione 2021/2022". 
Rita Pasqualoni (attrice e autrice di Orvieto, vive a Roma)



"Riaprire i teatri ora non ha senso, rischierebbe seriamente di distruggere molte piccole/medie realtà teatrali che sono l'humus della nostra cultura, agevolando ancora di più i teatri stabili e le grandi produzioni private che hanno già ricevuto notevoli sostegni pubblici in questo triste periodo. Forse bisognerebbe pensare ad una riapertura dopo l'estate e dopo una campagna vaccinale adeguata, solo allora si potrebbe tornare nei teatri in sicurezza per poterne godere appieno e portare bellezza al nostro spirito. Approfitterei di questo periodo per cominciare a pensare a delle serie riforme per lo spettacolo dal vivo. Mi auguro che la politica abbia questa visione lungimirante, del contentino non ce ne facciamo nulla". 
Romano Talevi (attore di teatro, cinema e tv di Roma)



"A fare le spese della cattiva gestione sono sempre i luoghi di cultura. Le metropolitane traboccano di gente. Se lì non c'è bisogno di tenere più di 20 cm di distanza, perché un teatro può essere riempito solo per un quarto? Ci si ammala solo al teatro, al cinema, nei musei e nelle università? Certo, meglio riaprire con le limitazioni che non riaprire, ma a che prezzo? I costi di gestione della maggior parte delle strutture non possono essere coperti da un'affluenza massima del 25% di pubblico, il che significa - come sempre - che a farne le spese sarà la nostra categoria aumentando la selezione ed abbassando i compensi di chi potrà lavorare". 
Roberta Russo (attrice, autrice di Salerno, vive a Roma)

Gregorio Riso ai 100 Presepi in Vaticano. L'intervista

Sono esposti nel suggestivo colonnato berniniano di Piazza San Pietro tra casette lignee illuminate, i due presepi di Gregorio e Nicola provenienti dalla Bottega Riso a San Calogero (VV). Oggi Gregorio Riso ci racconterà la storia della sua passione, la nascita del laboratorio d’arte presepiale dove realizza piccole opere d'arte con suo fratello Nicola e il viaggio a Roma come espositore alla storica mostra 100 Presepi in Vaticano.

Intervista di Tania Croce 

Il presepe è il simbolo dell’unione familiare. Quando e dove nasce la tua passione per i presepi?

La mia passione per i presepi nasce sin da piccolo quando iniziavo a vedere per le prime volte la creazione del presepe a casa mia, con il passare degli anni la passione è diventata sempre più concreta per l'arte, così ho iniziato ad approfondire e arricchire la mia cultura presepiale, esercitazione dopo esercitazioni, prova dopo prova, cercando di migliorare le diverse tecniche di realizzazione, modellazione e pittura; 
 
È la tua prima volta ai 100 Presepi di Roma e quali sono le emozioni provate in questo Natale particolare?

 Per me è la prima volta che ho l'onore di partecipare alla mostra "100 Presepi in Vaticano", è una grande soddisfazione poter partecipare ad una rassegna internazionale del genere, poter esporre i propri presepi in Piazza San Pietro suscita una grande emozione.

 L’arte presepiale è molto diffusa in Italia e nel mondo. Mi vuoi parlare dei due presepi Riso esposti quest’anno a Roma? 

Alla mostra sono esposti due presepi di cui ognuno ha una propria caratteristica. Una Natività è stata pensata e realizzata a mò di quadro da Nicola per dare un tocco di originalità, infatti si tratta di una Natività ambientata in una grotta all'interno di un quadro che si può appendere; l'altro presepe, il mio, è ambientato all'interno di un rudere antico, in questo presepe si può notare la lavorazione tecnica nei dettagli e delle varie superfici, infatti in quest'opera ho potuto mettere in risalto la tecnica della scolpitura che caratterizza l'intero rudere che accoglie la Natività.

Cosa ti auguri e cosa auspichi per il futuro?

 Per il futuro non ho nessun obiettivo fisso, ma soltanto continuare a divertirmi migliorando sempre di più quella che ormai è divenuta una passione artistica, quella presepiale, sperando di poter raggiungere belle soddisfazioni con i nostri lavori anche in futuro, emozionando sempre più persone che vedranno tali realizzazioni. 

La mostra a Piazza San Pietro sarà aperta fino al 12 gennaio 2021, è possibile visitare i magnifici presepi gratuitamente per poter ammirare i presepi della Bottega Riso. Ve lo consiglio, augurandovi buone feste e ringraziando Gregorio per l'arte messa al servizio della comunità.


Nota biografica: La piccola bottega "L'Arte Del Presepe - Bottega RISO", uno spazio  ritagliato a casa, si trova in Calabria, a San Calogero in provincia di Vibo Valentia; È all'interno di questa bottega che Gregorio e Nicola realizzano le loro opere, tutte fatte artigianalmente attraverso l'utilizzo di diversi materiali come: sughero, polistirene, argilla, gesso, acrilici.


Uno sguardo ai 100 Presepi in Vaticano

La parola a papa Gregorio XI (Romano Talevi) e alla regina Giovanna I (Rita Pasqualoni). L'intervista

E' la prima volta che mi capita d'intervistare un Papa e una Regina sulla scena.
Nel disorientamento totale causato da una pandemia e dopo la chiusura, il teatro torna a essere un faro e Caterina Il potere della parola, la pièce scritta e diretta da Elisabetta Bernardini e in scena il 2, 3 ottobre 2020 al Chiostro Monumentale Palazzo dei Domenicani in Piazza della Minerva, 42, è lo spettacolo che cercavo e per saperne di più ho incontrato due dei personaggi più emblematici: Papa Gregorio XI e la Regina Giovanna I di Napoli, interpretati rispettivamente da Romano Talevi e Rita Pasqualoni.
Scopriamo insieme di che parla questo spettacolo con i due attori!

L'intervista di Tania Croce

La storia è ambientata nel '300, secolo di trasformazioni e di profonda crisi del papato. Il quattordicesimo secolo, è un momento storico dove le idee e le parole, come sottolinea il titolo della vostra pièce hanno un valore morale e religioso altissimo, se poi a pronunciarle è la religiosa, teologa e mistica Caterina, destinata alla santità. Papa, regine e sante quale messaggio intendono consegnare al pubblico dei nostri tempi? 

Romano) Ho sempre creduto che in una attenta lettura della storia si possano trovare analogie con i tempi che stiamo vivendo. Certamente i tempi sono cambiati, l’uomo ha vissuto trasformazioni epocali, ha attraversato pestilenze, rivoluzioni, cambiamenti climatici, si sono evoluti i nostri diritti, la scienza ha debellato malattie, ci ha portato sulla Luna e fra un po’ su Marte, la Chiesa è cambiata ampliando i suoi orizzonti. Dal XIV secolo ad oggi le cose, almeno apparentemente, sono mutate, ma certamente dobbiamo molto a quelle donne e uomini che in quelle epoche cosi difficili dal punto di vista politico, umanitario, in cui la vita era meno di zero, ricco di credenze arcaiche e dogmatiche, hanno messo in atto azioni rivoluzionarie che hanno poi cambiato il corso della Storia. Caterina, in un mondo di uomini, ha fatto valere le sue idee, mettendo in crisi regnanti e potenti dell’epoca cambiandone, come nel caso di papa Gregorio XI, addirittura le sorti. E’ anche vero che Gregorio aveva già preso l’importante decisione di riportare la sede Papale a Roma, poi continuamente rimandata, ma sicuramente il carteggio tra i due e poi il loro incontro ad Avignone è stata la spinta decisiva per questo evento cosi importante che diede una nuova svolta agli assetti politici e spirituali dell’epoca. Per cui il messaggio che questi personaggi possono mandarci dalla loro epoca è che il valore delle proprie convinzioni e la tenacia con cui vengono perseguite possono cambiare il corso degli eventi, nel bene e nel male certo, ma seguire le proprie idee e i valori morali delle nostre convinzioni ideologiche può cambiare il corso della nostra vita, in fin dei conti ognuno di noi fa parte della storia, perché noi siamo la Storia. 

Rita) La regina Giovanna I di Napoli fu monarca assoluta per 40 anni. Fu una regina illuminata, colta e raffinata. Spietata ma generosa, vendicativa ma capace di agire con diplomazia. Dimostrò molto coraggio non piegandosi mai ai nemici, alle invasioni, al papa. Forse le parole di Caterina sono le uniche che la mettono in crisi, se così si può dire. Quantomeno la turbano: riconoscersi umili “…perché l’anima la quale conosce sé non essere, ma l’essere suo cognosce avere da Dio, non può levare il capo contra il suo Creatore perché la cosa che da sé non è non può insuperbire” e ancora”… se Dio è per voi ne uno sarà contra voi” spronando Giovanna a riconoscere Urbano come vero papa. E a fronte di questo turbamento forse oggi Giovanna potrebbe dire di aver pagato un prezzo troppo alto per avere difeso le sue idee e il suo regno fino alla fine. Per avere creduto che “Non può esistere un Dio cattivo”. Credo che Giovanna ci interroghi ancora una volta sul quesito irrisolto dell’uomo: cosa significa fare la volontà di Dio?

La regina Giovanna I, anche contessa di Provenza e di Forcalquier, una delle prime donne europee a regnare per proprio diritto e Papa Gregorio XI, l'ultimo papa di Avignone prima che la sede papale fosse riportata a Roma nel 1377, come hanno cambiato la storia?

Romano) Diciamo che in parte credo di aver già risposto nella tua prima domanda. Di certo Papa Gregorio XI ha fatto una scelta molto difficile considerando il potere temporale e spirituale che aveva il papato del XIV secolo su tutte le reggenze del mondo, per cui trasferire la sede papale da Avignone a Roma non è certo stata impresa facile, tanto è vero che alla sua morte poi ci fu lo scisma con Clemente VII, l’antipapa ad Avignone, e Urbano V Papa a Roma. Fu di certo una scelta molto impegnativa e di non facile attuazione, ricca di imprevisti ed ostacoli, soprattutto politici, ed anche economici , viste le poche risorse di cui disponeva la Chiesa, fu quindi costretto a chiedere soldi in prestito che molto spesso gli vennero negati, ma alla fine ci riuscì. Il grande cambiamento che Gregorio portò con se fu la Pace, e per un certo tempo l’equilibrio politico. Pacificò la Chiesa con le città italiane che avevano mosso guerra alla Santa Sede, unificò il regno di Sicilia e Napoli, ottenne la tregua tra Inghilterra e Francia, insomma da uomo meschino e senza polso come fino a cinquanta anni fa era stato definito si è invece dimostrato uomo coscienzioso, discreto politico e uomo di levatura spirituale, cose non di poco conto se si considera la pressione che poteva avere su di se quell’uomo mite che teneva più alla spiritualità della Chiesa che ai beni temporali. Sta di fatto che ora la Sede Papale è a Roma, alla fine questo è stato il grande cambiamento, per cui merito a lui. 

Rita) Giovanna ha regnato in un mondo di uomini. Un mondo dove le donne avevano pochissima voce in capitolo. Possiamo immaginare i pregiudizi, le difficoltà e le ostilità che ha dovuto fronteggiare.
Nonostante ciò è stata una donna che si è assunta le proprie responsabilità mettendoci, come si dice oggi, “la faccia” in prima persona. Non ha mai rinnegato niente del suo operato, né pubblico né privato. Oggi il mondo è cambiato, fortunatamente, e le donne possono prendersi il proprio posto e riconoscimento anche se ancora con qualche “lotta” e disparità. Credo che Giovanna possa essere un esempio di come si possa cambiare il proprio percorso e la storia combattendo per ciò in cui si crede.

Com'è stato essere Papa e Regina, avevate interpretato prima ruoli simili?

Romano) Per quanto mi riguarda è la prima volta che interpreto un Papa, avevo già interpretato il Cardinale Wolsey nel dramma di William Shakespeare “Enrico VII”, ma mai un Papa. Devo dire che mi piace mettermi nei panni di personaggi realmente esistiti, ti da modo di studiare e approfondire attraverso i loro accadimenti, non solo la loro storia personale, ma anche la Storia del mondo e dell’essere umano, è affascinante. Poi questo Papa con i suoi dubbi e le sue incertezze, che comunque alla fine prende una decisione più grande di lui, mi sta simpatico e mi piace farlo rivivere in questa pièce. C’è tutta la fragilità di un uomo di potere costretto dalla storia a dover compiere una azione che va contro tutto e tutti, caricandosi sulle spalle le gravi responsabilità che comporta, questo come attore mi stimola e mi diverte naturalmente. 

Rita) E’ la prima volta che interpreto un personaggio di questa levatura. Ho cercato di trovare nella sua fierezza e potenza le fragilità a queste legate. Ho cercato il dubbio. In modo da restituire quel conflitto spirituale che è proprio di ogni essere umano.

Quali progetti avete dopo questo affascinante spettacolo?

Romano) Affascinante davvero, la cornice è molto suggestiva e l’allestimento ben curato, siamo soddisfatti e contenti di poter tornare in scena dopo diversi mesi di fermo dovuti al difficile momento che stiamo vivendo, per cui ci sentiamo un po’ miracolati. Per quanto riguarda i nostri progetti futuri, almeno nel teatro, siamo in stand by per il momento. La difficile situazione, con la contingentazione a cui siamo costretti nei teatri limita le nostre pruderie teatrali in attesa che tutto passi e di tempi migliori, idee frullano nella testa certamente, ma con prudenza. Io personalmente dovrei riprendere le registrazioni della trasmissione con Paolo Bonolis, “Avanti un Altro”, dalla seconda metà di ottobre, ma siamo ancora in attesa di conferme ufficiali. Poi più in là c’è all’orizzonte un bel progetto cinematografico, ma per il momento nessuna certezza. Il momento è molto complicato per il nostro settore e per chi vive di questo mestiere, al momento ci godiamo questa bella opportunità, per il resto vedremo, ma siamo fiduciosi. W L’ARTE! 

Rita) Il mio prossimo impegno è nello show televisivo “Tu si que vales” . Sto registrando da luglio dei mini show inseriti nel programma. Trattasi di Nebula, il personaggio creato dall’attrice torinese Chiara Bosco che ha avuto molto successo. In questo ambito io sono Clotilde…ne vedrete delle belle!

Dopo un'intervista simile non mi resta che immergermi nella storia e rivivere quegli anni di grandi rivoluzioni.
Un grazie di cuore agli attori e amici Rita Pasqualoni e Romano Talevi!

(Rita Pasqualoni) la regina Giovanna I

                                                       (Romano Talevi) Papa Gregorio XI
PennadorodiTania CroceDesign byIole