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Storie di coltelli e di coraggio ad AR.MA teatro

 Ad AR.MA teatro riapre il Sipario7 sulle storie della Roma rinascimentale, come se la cultura e la conoscenza fossero un'arma contro il tempo che passa e cancella il ricordo di quello che siamo stati: coraggiosi, orgogliosi, poeti dialettali, romani, italiani.

Un reading romanesco molto originale è quello ideato da Francesco Bazzurri che attinge alla tradizione per mostrare come gli uomini del passato, le storie delle loro vite, la sfiducia verso il governo e i papi, siano così simili a noi e che caratterizza la prima parte dello spettacolo La Repubblica de le bestie dove tre statue parlanti: Marforio, Madama Lucrezia e Pasquino raccontano i fatti che furono, tra sonetti e le battute di autori romaneschi amatissimi, uno dei quali, Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, fu nominato senatore a vita nel 1950, l'anno in cui ci lasciò, ma non la sua eredità immortale.

Ieri sera mentre ascoltavo gli attori diretti da Bazzurri, mi sembrava di sfogliare Il Rugantino del poeta dialettale Giggi Zanazzo dove all'età di 16 anni Trilussa chiese la pubblicazione di un suo componimento d'ispirazione belliana L'invenzione della stampa.

La seconda parte dello spettacolo Fora er cortello di grande impatto emotivo e scenografico sullo sfondo di un'osteria con il vino in bella mostra, tra passatelle e puncicate verbali e fisiche si conclude con un duello vero e proprio, tra i canti disperati dell'eccezionale Mirko Basile e della superba Ilaria Mazza.

E' stato un bel modo per omaggiare la tradizione ottocentesca romana, un lavoro coraggioso di giovani che guardano al passato come fonte d'ispirazione e specchio dei tempi.

Oggi si replica, accorrete numerosi!

Dove? 

A Via Ruggero di Lauria, 22 - Roma.

Il Teatro Roma riparte con Diamoci del tu

 Dopo aver ritirato gli accrediti, aver ricevuto la misurazione della temperatura all'ingresso del teatro, mi sono seduta nella poltrona rossa dopo più di un anno di assenza, tra distanze e mascherine, per applaudire Pietro Longhi e Gaia De Laurentiis nello spettacolo Diamoci del tu di Norm Foster, diretto da Enrico Maria Lamanna.

La commedia brillante dell'autore canadese, è proprio adatta a questi tempi, mi è sembrata la personificazione del teatro stesso che torna a darci del tu, rivolgendosi al suo pubblico per aiutarlo a superare questo momento attraverso le emozioni che solo il palcoscenico emana.

Il direttore e attore Pietro Longhi, ha rivolto parole piene d'entusiasmo al pubblico presente, ripartendo da dove si era fermato a ottobre, dopo la prima settimana di replica, per i motivi noti a tutti.

David e Lucy, questa sera, hanno raccontato una storia bellissima, quella di uno scrittore di successo di libri di spionaggio, pluripremiato e quello della sua collaboratrice domestica devota e sola.

Accade tutto in una notte ed è una notte piena di confessioni e verità taciute.

 Ma il tempo cambia le cose e le persone e spesso la solitudine può far nascere sentimenti straordinari come l'amore.

Non è mai troppo tardi per emozionarsi e questa commedia lo dimostra.

Pietro/David, ha dato voce a un uomo solitario e malato, che non ha mai ricevuto l'amore di una donna nonostante le unioni matrimoniali vissute e lo scopre per caso in una notte come tante che potrebbe cambiare la sua vita.

Gaia/Lucy intensa, commovente e appassionata, ha trascorso 28 anni nella lussuosa abitazione dell'uomo di cui s'innamora perdutamente ma ha celato il suo sentimento fino a questa notte.

Mi sono piaciuti come l'altra coppia di attori ammirati al Parioli nel 2016, sto parlando di Enzo De Caro e Anna Galiena che hanno rappresentato la commedia di Foster, emozionandomi moltissimo.

Bellissima la scenografia, le luci e l'atmosfera sognante ed elegantissima.

E' stato davvero bello tornare in teatro e quando si è chiuso il sipario ed ho applaudito, mi sono commossa moltissimo, perché  ho ripensato a quest' anno difficilissimo e interminabile.

Il teatro ha il potere di trasformare i sogni in realtà e oggi è accaduto questo.

 


La favola dolceamara di Cesira

 Cesira è una cantastorie napoletana, ha occhi scuri e profondi come il mare e un cuore pieno di sogni e amare verità che desidera svelare a un passante, forse è un giornalista di Raitre quello in cui s'imbatte e che potrebbe farla diventare famosa. E' una donna chiusa da generazioni dietro a un bancarello d'acqua e limonate, sposata con un uomo che sente le voci eppure è profondamente sola. 

Gennaro Cannavacciulo indossa dopo trent'anni con disinvoltura e maestria i panni del personaggio femminile nato dalla penna di Manlio Santanelli che nasconde i suoi mustacchi dietro una mascherina, come fosse un velo e una volta scoperto il viso, ha inizio una danza piena di comicità e tragedia e di umanità.

L'atto unico è musicale, il canto introduce il personaggio che prende per mano il pubblico empatico e divertito. 

Cesira, raccontando se stessa, svela la sua Napoli colonizzata dai normanni, gli svevi, gli angioini, gli spagnoli e i borboni e soffocata dalla borsa nera della Guerra Mondiale, dove sua mamma le diede il gravoso incarico di custodire le patate e portarle a casa a qualsiasi costo.

Quando Cesira lascia la scena resta un vuoto enorme dietro di se eppure ha riempito i cuori dello spettatore d'amore e malinconia perché il male di vivere che lei racconta, ci appartiene.

Cesira è ognuno di noi, con o senza baffi.

Dotato di una voce soave, Cannavacciulo ha dato vita a un testo meraviglioso, dove si alternano svariati registri linguistici, persino imitazioni e una donna ne contiene cento, mille.

Cesira è indubbiamente un personaggio pirandelliano che scompare per imprimersi nella mente di chi ha avuto la fortuna di conoscerla, che non è in cerca d'autore, ma di verità e calore.

La regia di Savelli è essenziale e funzionale.

Oltre Gennaro c'è un attore silente come Fabio Mascagni, che non parla, beve soltanto.

Vedere il video dello spettacolo con gli applausi e i sorrisi del pubblico, mi ha fatto sentire in teatro.

Il Teatro di Rifredi riparte con il cuore, come sempre, con uno spettacolo straordinario come questo.

                                                         (foto di Stefano Cantini)


Un uomo in fallimento di David Lescot, secondo capitolo di Resistenze Teatrali

Una donna coraggiosa, un uomo in fallimento e un mandatario liquidatore, all'occorrenza psicologo e grillo parlante (la coscienza), riempiono gli spazi angusti di una separazione, che è a tutti gli effetti un vero e proprio fallimento civile. Viola Graziosi, nella parte della donna coraggiosa e rispettosa delle leggi, prende la solenne decisione di lasciare Graziano Piazza, il compagno visionario e nullafacente nella finzione e il regista di questa stupefacente lettura. L'amore non basta a tenere insieme la coppia. Così inizia la straziante riconsegna degli oggetti appartenuti ai due, libri compresi. In questa fase delicata e cruciale, giunge in loro aiuto, un'abile liquidatrice come Elisabetta Pozzi, che venderà una a una le cose appartenenti all'uomo senza un lavoro e senza un soldo, eccetto l'indispensabile per vivere come il confortevole letto, il frigorifero e un piatto. Ai dialoghi si alternano i monologhi dei tre personaggi che oscillano tra un'apparente quiete e una sorda disperazione. I problemi del vivere quotidiano, ingigantiti dalle umanissime paure e dalla solitudine, diventano microscopici sul finale, in cui Piazza rimpiccolisce, rendendo le problematiche finora affrontate e irrisolte, cose di poco conto. Non conoscevo questo interessante testo francese di Lescot e ho apprezzato la regia essenziale e psicologica di Graziano, attore e regista stimatissimo fin dai tempi di Schifo. Oltre alla regia, ho trovato estremamente convincente il personaggio che interpreta, il prototipo dell'uomo comune che non ha nulla da perdere non possedendo altro che un libro esistenziale e salfivico. Molto bello il monologo delirante in cui avviene l'incontro/scontro tra Piazza e un frigorifero che langue e ha ben poco da offrirgli. Viola Graziosi rappresenta in questo riuscitissimo esperimento teatrale, il coraggio che ogni donna dovrebbe avere nei confronti di un uomo finito che sceglie di abbandonare, nonostante un momentaneo ripensamento, anziché passare una vita a due fallimentare. Mi è piaciuto molto il suo rigore e i tempi perfetti del suo addio. Davvero magnifica Viola. Infine Elisabetta Pozzi che ho avuto il piacere di rivedere in scena questo pomeriggio nei panni di un mandatario/grillo parlante, ha saputo rappresentare assai bene il devastante peso delle pratiche burocratiche che dovrebbero garantire un senso di ordine ma che in realtà spiazzano. Dietro il suo fare pignolo e la lettura di un inventario di oggetti di cui disfarsi, si cela l'universo interiore di una donna sensibile e comprensiva. La lettura è corale e coinvolgente. Rivedrò lo spettacolo sul canale youtube del Centro Teatrale Bresciano. Invito a vederlo perché il teatro è aperto, è un momento di confronto e di crescita e consente attraverso il web di conoscere dei grandissimi attori come Graziano Piazza, Viola Graziosi ed Elisabetta Pozzi.
Lo spettacolo sul canale youtube del CTB

La barbona e il pappagallo con Elisabetta Pozzi

Sono entrata sul canale youtube del Centro Teatrale Bresciano per assistere a una lettura entusiasmante come La barbona e il pappagallo, dal testo del drammaturgo, attore e regista Vittorio Franceschi. Questa lettura interpretata da una straordinaria attrice come Elisabetta Pozzi, inaugura la versione a porte chiuse della fortunata rassegna di drammaturgia contemporanea Teatro Aperto giunto alla IV edizione, ideata e curata dalla signora Pozzi. La recensione La protagonista di questa poetica lettura scenica è una barbona che vive da anni senza fissa dimora, senza lavoro, senz'amore. Anche lei un tempo "si è innamorata di un essere umano", lo racconta a Pippo, il suo unico confidente e amico pappagallo che partecipa all'azione e al racconto con un cadenzato gracchiare mentre la vagabonda donna senza età, ripercorre gli anni più belli e più strazianti della sua vita. Lei parla a se stessa, ai passanti, al mondo, chiedendosi "come si è svegliata l'umanità stamattina". Come fossero i reperti che sistemava negli anni migliori del suo lavoro in un museo archeologico, gli individui osservati sembrano appartenere a un passato remoto come la figura muliebre di età pompeiana con le tette rifatte. In questa pièce ci sono diversi linguaggi, anche il pappagallese per rendere possibile il dialogo con il suo vecchio amico. Il più vivo e doloroso tra i ricordi, è quello di suo figlio, soprannominato 'crisantemo', una sorta di Piccolo Principe, un essere sensibile e indifeso, sognatore e amante dell'astronomia, insomma, un figlio diverso da tutti gli altri. L'amore è visto dalla barbona come una sottrazione. E la sottrazione per il figlio nato per sbaglio, inizia quando al planetario incontra la ragazza che segnerà per sempre il suo destino. L'incontro con questa Ninfa che per un po' ha nutrito la sua felicità, lo corrode e saranno devastanti per il giovane, gli effetti di questo amore. Elisabetta fluttua tra le parole e il tempo, raccontando un dolore senza fine o soluzione, come l'esistenza che si è ritrovata a vivere. E la sua performance meravigliosa, emozionante, arriva al pubblico in un teatro vuoto eppure aperto ai teatranti, ai lavoratori dello spettacolo, agli artigiani, ossia a coloro che, come ricorda nel suo discorso introduttivo l'autore Franceschi, esprimono la propria arte "con il sacrificio, il metodo e la disciplina che dura una vita". E' stata un'esperienza catartica, dopo tanto tempo e senza le luci dei cellulari accesi in sala e di quel pubblico disattento e scortese che troppo spesso ha reso lo spettacolo a cui stavo assitendo, dispersivo. Non avrei mai creduto che un dispositivo mobile, mi restituisse ciò che appresi ai tempi dell'università, attraverso le lezioni di Ferruccio Marotti alla Sapienza e che avevo smarrito. Ho ritrovato in questo spettacolo la purezza e il candore dell'attore che dona se stesso, in ogni singola parte e senza riserve. Il calore umano emanato dalla barbona, nonostante il gelo della sua esistenza, mi ha fatto pensare al gelo del teatro eduardiano, alla tensione, alla concentrazione assoluta dell'attore in scena, al suo donarsi all'arte. Ho trovato Elisabetta Pozzi davvero sublime e non vedo l'ora di assistere al prossimo spettacolo che seguirò sul canale youtube del Centro Teatrale Bresciano.

Jannuzzo magnifico cantastorie nel suo Recital

Recital è il titolo dello spettacolo di Jannuzzo in scena al Teatro 7 dal 25 febbraio al 15 marzo 2020.
Gianfranco Jannuzzo è un cantastorie irresistibile nel suo Recital, che alterna aneddoti a liriche, raccontandosi. Partendo dal suo amore per la recitazione e il teatro e la sua voglia di rappresentare il mondo attraverso le varie tipologie umane più o meno ridicole, porta in scena i suoi cavalli di battaglia, spiegando al pubblico la sua Sicilia così come l'ha vissuta e conosciuta. Il doveroso e affettuoso ricordo della sua amata famiglia rivive attraverso il pianoforte che contiene ricordi incancellabili e per renderli noti lui quel pianoforte lo suona nel corso dello spettacolo.

 La Sicilia non è solo la sua Terra ma è un ponte tra le culture e le popolazioni che vengono accolte e ospitate. 
Lo stupore nei suoi occhi e nelle sue parole è seguito da un canto dolce e amaro, che come un mare nostalgico lo culla perché è insito nei suoi gesti intimi o manifesti, persino nella sua ironia.
L'umorismo conferisce leggerezza alla sua visione della Sicilia e dell'Italia intera che ama attraverso i dialetti di cui si fa portavoce.
Jannuzzo è il suo Recital.
Andatelo ad ammirare al Teatro 7 anche in un periodo come questo perché l'epidemia della risata vi contagerà sicuramente e sarà bello essere curati dal teatro, un antidoto efficace e indolore.

di Tania Croce 

Boom di risate con Max Paiella

Può uno spettacolo coniugare musica, contenuti e divertimento dalla prima all'ultima battuta? Max Paiella ci è riuscito, nonostante il momento delicato che stiamo vivendo, condizionati da un panico smisurato per la temuta epidemia che ha terrorizzato la gente allontanandola da tutto, anche dal teatro. Senza il pubblico uno spettacolo non può andare in scena ed è questo il motivo per cui Paiella al termine di una prima straordinaria come quella di ieri sera al teatro Golden, ci ha ringraziato con il cuore.
Accanto a un polistrumentista eccezionale come Flavio Cangialosi, Max con la chitarra in mano come fosse il prolungamento del suo corpo, in simbiosi con le note musicali, ha raccontato la musica in modo inedito e sorprendente mentre il video di un viaggio per le vie di Roma scorreva alle sue spalle. Nelle ideali tappe di questo viaggio, Max ha ricordato pezzi amatissimi che il pubblico ha cantato, mostrando come alcuni accordi, possono andare bene per qualsiasi canzone, giocando a cantare con tutti noi.
Un gioco intervallato da riflessioni ironiche e lucide sull'uomo, sui suoi pregi e i difetti. Un vero e proprio Boom il suo spettacolo che valica i confini italiani, giungendo in Inghilterra, in Svezia e in America, per tornare qua a cantare come se non ci fosse un domani.
Tra cover, imitazioni esilaranti e dialetti abilmente sciorinati, arrangiamenti armoniosi e bellissimi, la sirena illuminata all'inizio si è spenta, anche se il pubblico avrebbe voluto continuare a cantare. Max Paiella è un intrattenitore preparato e abilissimo, è un comico, cantante, imitatore, vignettista e musicista italiano.
Collabora con Radio 2 nella trasmissione Il ruggito del coniglio, durante la quale, all'interno della rubrica Il Momento Musicale manda in scena svariati e pittoreschi personaggi. È il cantante della band Blues Willies insieme a Claudio Gregori (il Greg della coppia Lillo & Greg).
Sarà in scena al Teatro Golden fino al 15 marzo 2020 per la mia gioia. Andate a vederlo!

di Tania Croce

                                   Alcune scene dello spettacolo del 25 febbraio 2020

Casa di frontiera quando il nord e il sud fanno ridere

Gennaro Strummolo e la sorella Addolorata, sono due napoletani trapiantanti al nord, i quali non essendo riusciti a rimpatriare dopo la secessione, sono confinati come gli indiani nelle riserve, nei Centri Raccolta e Identità Culturale e costretti a vivere in una casa al confine col territorio padano. La messa in scena è curata dal suo autore Gianfelice Imparato ricordando la regia della prima edizione affidata a Gigi Proietti. L'addetta alle riserve, Olga, la seducente Claudia G. Moretti è un'assistente sociale biondissima e severa che tenta di educare i due meridionali 'lombardizzati' e impartisce loro lezioni per sradicarli dalle proprie origini.
Una successione di battute ed equivoci, mostra quanto sia veritiero e utile il monito di Paul Valery: "arricchiamoci delle nostre reciproche differenze".
Francesco Procopio è perfetto nel ruolo che interpreta, imprigionato in una casa,  con indosso un abito, un linguaggio e una vita che non gli appartiene fino alla consolante visione del suo bel presepe illuminato.
Splendida Alessandra D'Ambrosio, la sorella che non riesce a perdere la cadenza dialettale e che ama senza speranza Ciro (Giovanni Allocca), una specie di deus ex machina che giunge per distruggere o forse per ricostruire un valore dimenticato come l'appartenenza a una tradizione incorruttibile e indispensabile come quella napoletana.
Lo spettacolo ha un profondo risvolto multiculturale e la sua valenza risiede nell'attualità e nell'autenticità delle tematiche trattate.
Un applauso al cast e all' autore di una pièce estremamente coinvolgente e divertente, che sarà in scena fino al 1 marzo 2020 al Teatro Ghione.

di Tania Croce 

Dire sì a Paolelli e alle sue scene da un matrimonio al Teatro Roma

Scene di puro divertimento si susseguono nella commedia in tre atti di Mario Alessandro Paolelli Il matrimonio nella buona e nella cattiva sorte che ha debuttato il 20 febbraio al Teatro Roma con la Compagnia Un Teatro da Favola.
Il matrimonio visto dalla parte degli invitati, è una prospettiva curiosa e interessante che consente al pubblico di rispecchiarsi nei protagonisti della pièce corale ed ironica ma non troppo. Si riflette sui luoghi comuni, sull'importanza data al pettegolezzo superfluo e devastante.
La sconfinata umanità dei personaggi travolge e diverte fino all'ultima battuta.
Lo spettacolo è unico nel suo genere e in alcuni momenti cinematografico come quello in cui si riavvolge il nastro e tutto torna al punto di partenza.
Il conte impersonato magnificamente da Paolelli seduce col suo grammelot partenopeo e le sue costanti riflessioni che s'imprimono come aforismi utili da memorizzare e ripetere al momento giusto.
La logorroica e snervante pettegola, l'irresistibile Sara Miele, è colei che tutti vorrebbero invitare a un ricevimento di nozze perché senza di lei sarebbe tutto noioso e scontato.
Impeccabile Francesca Romana Biscardi, depositaria taciturna ed esaurita delle confessioni di tutti gli invitati, non ultimo il piagnucoloso eppure divertente Pietro Clementi, nella parte del marito abbandonato da cinque mesi e con il cell a vista nell'attesa della telefonata oppure del fatidico sms che ridarà gioia al suo cuore in pena.
Applausi alla contessa, la bravissima Valentina Marziali che sulla scena è la moglie e compagna rassegnata del conte, un uomo appassionato più dei cavalli che di tutto il resto e allo sposo (Daniele Boris Trombetti), agitatissimo forse immotivatamente per le presunte corna della moglie appena sposata, il quale rompe la quarta parete per scendere tra il pubblico e salutare gli amici.
Bravi anche Alessandro Frittella e Claudio Contini, l'uno imbranato e balbuziente al momento di dichiararsi a una donna, l'altro impenitente gigolò nonostante l'anello al dito.
In un ricevimento di nozze non possono affatto mancare le giovani non più giovanissime e graziose single che del matrimonio non vogliono sentir parlare, le belle e simpatiche Grase Ambrose e Livia Lucina Ferretti.
Tutte le tipologie di invitato alle nozze sono portate sul palcoscenico da Mario Alessandro Paolelli nella pièce per tutti in scena fino al 1 marzo 2020 al Teatro Roma. Lo spettacolo è meraviglioso, consigliatissimo!

di Tania Croce

Hertzko Haft, la storia di un pugile nei campi di sterminio

144738
1942
Giorno X
Località X
Polonia

Si ripetono in modo cadenzato e straziante i numeri impressi sulla pelle di Hertzko Haft, meglio noto come "La Belva Giudea", soprannome che dà il titolo al testo di Gianpiero Pumo, protagonista della pièce insieme a Filippo Panigazzi, con la regia di Gabriele Colferai nello spettacolo prodotto da Dogma Theatre Company e patrocinato dalla Comunità Ebraica di Roma, dal CONI e dalla Federazione Pugilistica Italiana, nonché vincitore del premio Miglior Regia al festival Shortlab 2018 e meritevole di menzione dal Teatro di Roma nella Giornata della Memoria 2019.
Colpire per salvarsi, colpire per uccidere 75 volte, è l'unico modo per sopravvivere. E questo il pugile polacco e mastodontico lo ha capito in tempo, il tempo giusto per combattere e per difendere il suo amore per Leah.
Cinque round di narrazione e battiti, flash back e coraggio. Il cuore e i guantoni colpiscono per ricordare e distruggere il passato, quello dei campi di concentramento, un luogo X in Polonia con un numero sul braccio e la boxe come salvezza.
Morire o vivere? Avere un sogno da difendere, un nome da recuperare, un destino scritto, quello da pugile che riesce a lasciare l'Europa per trasferirsi in America e farsi conoscere e riconoscere dal suo amore mai dimenticato.
Il regista Gabriele Colferai colloca sul ring ricostruito sul palcoscenico dell'Off Off Theatre, le azioni di Gianpiero Pumo e di Filippo Panigazzi, dapprima giornalista del Times e poi suo figlio, depositario di una storia che ha la necessità di essere raccontata, quella del pugile Haft, suo padre.
L'omaggio alla noble art e il ricordo delle vittime dell'Olocausto risuona in questo singolare spettacolo teatrale e fortemente cinematografico, in cui le immagini si susseguono emozionando e l'applauso del pubblico è caloroso per la pièce di forte impatto che sarà in scena fino al 2 febbraio 2020 all'Off Off Theatre.


di Tania Croce

La commedia di Bettanini-Ruiz compie 20 anni al Ghione

Compie vent'anni la commedia scritta e interpretata dalla formidabile coppia Bettanini-Ruiz i quali recitano per tutto il tempo con ironia e sapienza tra le lenzuola rosse del letto di un motel. 
Il testo sbeffeggia e demolisce letteralmente qualsiasi pregiudizio sessuale, trasformandolo in una piacevolissima chiacchierata tra amici, il sedotto Diego e l' amica buffa e tentatrice profondamente delusa e insoddisfatta dalla relazione che si trascina stancamente ma alla quale non sa dare un taglio.
A letto non si finisce mai in questa pièce, perché a letto tutto accade, la confessione, le debolezze maschili e femminili, il gioco delle parti, lo svelamento di verità presunte e le paure che fungono da freno inibitorio, nonostante l'imbarazzo di ritrovarsi in slip e reggiseno sia il minore tra tutte le vergogne possibili.
Persino un ingenuo gioco di seduzione si trasforma in un ridicolo balletto da Nove settimane e mezzo in cui lei si ritrova ad essere bendata con un calzino tutt'altro che sensuale.
Riconosco ad Orgasmo e pregiudizio un merito importante, quello di saper mettere a nudo preconcetti e luoghi comuni sul sesso e l'amicizia tra uomo e donna con battute spiritose e deliziose.
I due autori attori Diego Ruiz e Fiona Bettanini diretti da Pino Ammendola e Nicola Pistoia, sanno far ridere e riflettere un pubblico che li ammira da vent'anni e che potrà divertirsi in loro compagnia fino al 2 febbraio 2020 al Teatro Ghione.

di Tania Croce

Trote con Pistoia e Triestino al Sala Umberto

Il sapore della vita, condito di trasgressioni e sorprese, assume un retrogusto amaro quando si teme di perderla. C’è chi come l’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, conosce già il suo destino e vive gli attimi che gli restano con immensa curiosità e gioia e chi invece come Luigi (Nicola Pistoia), si immerge nella pace solitaria dell’Aniene, l’affluente del fiume Tevere dove vibra alla vista di una trota mentre il destino, ha già segnato il giorno della sua dipartita.
Luigi è operaio in una fabbrica ed è stufo di respirare diossina, saranno quarant’anni ormai e l’unico suo momento lieto è quello in cui si diletta a pescare, pensando al suo imminente matrimonio con una donna assai più giovane di lui e che non piace per niente a sua madre.
Sul pontile dove Luigi è intento a pescare, giunge un tale con una busta in mano. Il suo nome è Maurizio (Paolo Triestino) e il triste compito di questo meccanico, calvo, sposato, infedele ed ipocondriaco, è quello di consegnare le analisi al suo effettivo proprietario. Dopo la diffidenza iniziale, Luigi entra in confidenza con l’uomo che diventerà il suo migliore amico.
Il pescatore racconta con entusiasmo e tenerezza la sua misera esistenza impreziosita dall’ immensa passione per la pesca, di cui svela i piccoli segreti al nuovo amico.
Una pièce comica e struggente, magistralmente interpretata da Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito, nel ruolo della moglie di Maurizio. Suggestive le scene di Alessandra Ricci ed emozionante in chiusura “Meraviglioso” , il noto pezzo di Domenico Modugno interpretato dai Negramaro.
Uno spettacolo di qualità e bellezza come “Trote”, scritto da Edoardo Erba per i due attori romani d’immensa bravura, chiude la stagione teatrale del Sala Umberto.
L’appuntamento è per il prossimo anno con una varietà di spettacoli d’autore, da non perdere.

settembre 2011

Di Tania Croce


Lettere a Yves per sempre nel suo cuore

Il reading teatrale Lettere a Yves nel suggestivo teatro di Villa Torlonia, è stato un vero e proprio canto d'amore e morte, recando una profonda riflessione sulla fugacità delle cose materiali e sul valore dei sentimenti che valicano i confini dell'esistenza collocandosi nel 'per sempre' del cuore.
Pino Ammendola vestito di malinconia e d'amore, legge con pathos, eleganza e tenerezza, le lettere che Pierre Bergé scrisse al suo Yves, dopo avergli chiuso gli occhi per sempre. 
Pierre/Pino avvalendosi dell'abile regia di Roberto Piana, ripercorre cinquant'anni d'amore per condividere idealmente il tempo trascorso insieme all'uomo che ha amato per tutta la vita e che una malattia ha portato via per sempre nel 2008. Attraverso le parole di Pierre tratte dalle lettere scritte tra il 2008 e il 2009, rivive il sarto, lo stilista francese innovativo capace di cambiare il volto della moda alla pari di Chanel. Saint Laurent ha creato uno stile unico, è stato per decenni simbolo dell'eleganza più raffinata, moderna, innovativa. Per primo, negli anni '60, ha capito che l'alta moda poteva trarre ispirazione dalla strada e non essere soltanto una realtà autoreferenziale, un mondo chiuso in se stesso senza rapporti con la realtà. Però tutto ciò, non rese felice Yves, costantemente irrequieto e alla ricerca della temuta e disperata solitudine, nonostante l'amore incondizionato ricevuto da Bergé che lo sostenne, orientò, comprese e di cui accettò tutto, gli sbalzi d'umore improvvisi e soprattutto lasciò che i suoi vizi lo consumassero tristemente. Le note che provengono dal pianoforte di Giovanni Monti, diluiscono il tempo della narrazione, scandito dalla bella e profonda voce di Ammendola che è Pierre Bergé, l'uomo comprensivo e innamorato, nonostante l'assenza fisica del suo Yves.
La voce straordinaria di Maria Letizia Gorga, conclude lo spettacolo estremamente bello e colto visto questo pomeriggio a Villa Torlonia.


di Tania Croce


Gli spettacoli più belli del 2019

Il 2019 è stato un anno intenso, complesso, pieno di ostacoli e di teatro, che ha allietato le nostre ore.
E' difficile dare un voto agli spettacoli visti e amati ma vorrei elencare quelli che ho amato di più e perché.

1) Il miglior spettacolo omaggio all'omonimo film di Pupi Avati, è sicuramente REGALO DI NATALE con Giovanni Esposito, Filippo Dini, Valerio Santoro, Gigio Alberti e Gennaro Di Biase per la regia di Marcello Cotugno, visto al Quirino. 
Mi è piaciuto perché...
"Oltre all'impeccabile regia di Cotugno e alla maestria del cast, è degno di nota il lavoro magnifico sulle luci affidato a Pasquale Mari, le scenografie suggestive di Ferrigno e l'adattamento di Pierattini che ha proiettato una storia degli anni '80 ai giorni nostri, frenetici e telematici, dove forse valori come l'amicizia, hanno un peso inferiore nella nostra vita rispetto all'imperante individualismo.
Un ottimo lavoro teatrale da vedere ed applaudire".
La recensione:



2) Il musical più emozionante è sicuramente A CHRISTMAS CAROL dall'opera sul Natale forse più bella che sia stata mai scritta da Dickens, con uno Scrooge Ciufoli di rara bravura e Fabrizio Angelini nei panni di Mr. Fezziwig, danzando con un cast straordinario. Visto al Quirino.
Mi è piaciuto perché...
"In questo musical il viaggio è corale e spirituale, verso un distacco dalle cose materiali che rendono gli uomini meschini e orribili. Siamo tutti un po' Scrooge e il teatro rende possibile questa catarsi, ossia una purificazione che ci illumina, indicandoci la giusta strada da percorrere per diventare uomini migliori".


3) Tra gli omaggi alla letteratura straniera più toccanti del 2019 c'è senza alcun dubbio LE NOTTI BIANCHE di Dostoevskij con la regia di Francesco Giuffrè visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché...
"Il regista Francesco Giuffrè ha saputo ricreare la Pietroburgo descritta dall'autore russo e la dimensione utopistica del sognatore attraverso i giochi di luci di Luca Palmieri, le suggestive musiche classiche, i costumi in scena come a suggerire presenze fisiche, l'ultima quella dell'amato di Nasten'ka con il quale scomparirà dalla scena lasciando solo il povero e innamorato sognatore.
Tra giochi di pioggia e un ombrello che s'illumina e dal quale cadono le gocce da cui l'eroe si ripara, luci fioche nelle quattro notti in cui i due sconosciuti s'incontrano, si consuma la meravigliosa storia che racchiude un'ideologia etica di protesta".
La recensione:


4) Come posso non elencare in questa mia appassionata classifica, l'altro omaggio letterario a Dostoevskij interpretato da Mauri e Sturno all'Eliseo I FRATELLI KARAMAZOV?
 La sofferta performance di Glauco Mauri, interrotta a causa di un malore, è stata ripresa con successo nella serata indimenticabile a cui ho assistito.
Mi è piaciuto perché... 
"Glauco Mauri e il regista Matteo Tarasco hanno scelto i capitoli più emblematici del romanzo, la cui summa è sicuramente rappresentata dal monologo di Roberto Sturno che è Ivàn, uno dei tre figli di Fëdor Karamazov e conduce il pubblico nel suo viaggio iniziatico attraverso Il racconto del Grande Inquisitore".
La recensione:


5) Tra gli spettacoli di autori teatrali contemporanei stranieri apprezzati nel 2019, cito con immenso piacere ed emozioni: IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE adattato dal regista Angelo Savelli vincitore del Premio Ubu Speciale 2019 e prodotto da Pupi e Fresedde. Ho visto la prima allo Spazio Diamante, seduta al fianco del suo autore: il catalano Josep Maria Miro.
Mi è piaciuto perché...
"Il teatro degli interrogativi dell'autore catalano originario di Vic (Barcellona), mette insieme le domande che si susseguono nel copione, nel tentativo di comprendere gli altri e noi stessi. Il dialogo è pieno di battute interrotte di colpo e di punti interrogativi, la scena è animata da déjà-vu e flashback come fosse la fotografia dei nostri pensieri più che delle azioni compiute, dei ricordi che si agitano nella nostra mente, nel tentativo di restare a galla come il corpo immerso in un liquido teorizzato da Archimede.
E' stata un'esperienza forte, assordante come il rumore dei vetri in frantumi che paralizza, inquieta, sconcerta".
La recensione:

6) Tra i tributi alla drammaturgia pirandelliana, mi ha emozionato immensamente I GIGANTI DELLA MONTAGNA con Gabriele Lavia ammirato al Teatro Eliseo.
 Mi è piaciuto perché...
"La vita e la morte s'incontrano tra mezzi teatrali e visioni, verità e finzione, in questo dramma testamento dell'autore di Girgenti, che conclude la trilogia pirandelliana di Gabriele Lavia, un attore e regista immenso ed eccezionale, che ha mostrato in questa pièce il talento prodigioso dei bambini, capaci d' inventare storie a cui credono, una magia che l'umanità ha smarrito".
7) LA GENTE DI CERAMI è un altro spettacolo omaggio tra i miei preferiti visti nel 2019 con una straordinaria Anna Ferruzzo e un impeccabile Massimo Wertmuller, visto al Vittoria. Mi è piaciuto perché...
"In questo splendido atto unico, cambiano tempi e costume, abitudini, cappelli e stati d'animo Massimo e Anna, incontrandosi, corteggiandosi, ridendo, piangendo, sussurrando, declamando e cantando come solo due grandi interpreti sanno fare e regalando agli spettatori, immagini splendide della Roma petroliniana e di quella del boom economico, e portando in scena belle anime, fragili oppure ridicole ma sempre e comunque straordinarie".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/03/la-gente-di-cerami.html


8) Tra gli spettacoli pedagogici ispirati alla scienza, ho visto e adorato al Sala Umberto LA SCUOLA DELLE SCIMMIE.
Mi è piaciuto perché...
"E' una lezione di teatro e scienze, psicologia, pedagogia e religione. 
Come studenti maturi e consapevoli, entriamo nella scuola delle scimmie, tra professori illuminati e condannati, presidi severe, genitori atei e cattolici, allieve innamorate e zii eloquenti e smarriti.
Bruno Fornasari, l'autore e regista dello spettacolo sull'evoluzionismo e il creazionismo, ispirandosi a tre fatti realmente accaduti, ha scritto una pièce entusiasmante, che induce a pensare a ciò in cui crediamo o abbiamo creduto, influenzati dall'educazione ricevuta in famiglia, dagli studi compiuti e dal credo religioso".
La recensione: 
9) Merita un posto privilegiato il meraviglioso spettacolo WALKING ON THE MOON dedicato alla missione Apollo 11, la cui data ha coinciso con l'anniversario dell'allunaggio avvenuto 50 anni fa. Ha vestito splendidamente i panni dell'astronauta Michael Collins l'attore e regista Graziano Piazza al Teatro Romano di Ostia Antica.
Mi è piaciuto perché...
"Lo spettacolo scritto da Fabio Morgan e diretto da Leonardo Ferrari Carissimi è un atto unico di rara bellezza con scene di teatro nel teatro, citazioni letterarie, luci stroboscopiche e Moon River come colonna sonora perché l'amore (come nel film Colazione da Tiffany) è il dono che Collins consegna al giovane e inesperto Elia (Matteo Cirillo), come fosse un carburante speciale per poter mettere in moto il suo sogno. La gradinata del Teatro Romano immerso nell'area archeologica di Ostia Antica come palcoscenico per gli attori, ha consentito una visione suggestiva e coinvolgente".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/07/viaggio-sulla-luna-con-mike-collins.html


10) L'One man show di Enrico Montesano, il mio attore romano preferito, dotato di una vis comica fuori dal comune, apprezzato nella splendida cornice di Santa Severa, mi ha rincuorato, rallegrato e divertito immensamente.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"Nel meraviglioso viaggio teatrale di circa due ore, l'immenso attore, imitatore, barzellettiere, rumorista e cantante, con la leggiadria di un cavallo di razza ha attraversato epoche, ideologie, tradizioni popolari, lingue e dialetti italiani e stranieri per raccontarsi e mostrare l'uomo condizionato dalla politica e dalla comunicazione sui social, priva di pathos ed emozioni autentiche".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/08/enrico-montesano-in-one-man-show.html


11) Il secondo omaggio al cinema che ho apprezzato quest'anno, è stato lo spettacolo pedagogico L'ATTIMO FUGGENTE, la prima versione teatrale dell'omonimo film cult del 1989, reso famoso dalla straordinaria e indimenticabile performance di Robin Williams visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché: 
"E' stato un magnifico viaggio letterario e umano al fianco di Ettore Bassi e vorrei dire che questa pièce è necessaria perché sottolinea l'insostituibile valore dello studio e dell'educazione indispensabile all'orientamento degli adolescenti".
La recensione: 
https://www.pennadoroteatro.com/2019/10/ettore-bassi-insegna-lamore-per-la.html


12) Lo spettacolo musicale di Romano Talevi, una vera e propria opera rock dove la prosa s'insinua per raccontare storie di periferia drammatiche e vicine a ognuno di noi, è stato TANGENZIALE visto al teatro Lo Spazio.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"E' uno spettacolo rock, uno show teatrale originale e seducente, con citazioni letterarie: Shakespeare in primis e richiami cinematografici di grande impatto. Le meravigliose melodie eseguite dal vivo, catturano il pubblico animandolo di speranze e il canto si trasforma in una preghiera collettiva e salvifica, come il teatro, il luogo dove le emozioni sono condivise e tangibili.
Ogni attore in scena è un musicista pieno di fantasie, angosce, ricordi e sogni.
In fondo "... noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra vita è circondata dal sogno" (William Shakespeare)".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/11/tangenziale-invocando-gli-dei-speranza.html



13) L'OPERAZIONE al Piccolo Eliseo, è un ottimo esempio di drammaturgia contemporanea italiana, scritto, diretto e interpretato da Rosario Lisma.
Mi è piaciuto perché...
"Le figure dell'autore teatrale, dell'attore, del critico autorevole e dello scribacchino sul web, un furbetto incompetente che pubblica online per entrare gratis a teatro, sono analizzate dall'ispirata e brillante penna d'oro di Rosario Lisma che interpreta Saverio, un autore motivato ed erudito, ridotto dalla noncuranza della critica ad essere un precario come i colleghi attori".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/12/loperazione-di-rosario-lisma-al-piccolo.html

Trionfo esagerato per Salemme in tv

Trionfo esagerato per Salemme in diretta con le sue commedie teatrali in tv. Il terzo dei tre spettacoli intitolato Una festa esagerata, di cui vidi e apprezzai il film con Francesco Paolantoni, Iaia Forte, Nando Paone e Massimiliano Gallo, ha tenuto incollati ben 2 milioni di spettatori su rai2 la notte di Natale.
La storia è ironica e per certi versi tragica: una coppia unita dalle apparenze, è impegnata nei preparativi per la festa della figlia (Mirea Flavia Stellato) la quale sta per compiere 18 anni. I festeggiamenti però sono interrotti da un lutto o presunto tale, dell'anziano inquilino del piano di sotto.
In un terrazzo con vista sul Vesuvio, Vincenzo Salemme omaggia egregiamente Eduardo, fingendo sia il suo dirimpettaio immaginario, citando in quella scena Questi fantasmi del Maestro a cui deve tanto. Il secondo omaggio a Eduardo è nei saluti finali quando si ode una battuta di Natale in casa Cupiello.
Salemme con il suo teatro in tv ha saputo dimostrare con ascolti da record che il teatro è necessario e vitale.
Grazie Vincenzo per la bellezza che hai saputo donarci attraverso il tuo immenso talento e la tua semplicità.

di Tania Croce

                   Il film)

Sogni e bisogni di e con Salemme il bello della diretta

Come in un'apparizione fantasmagorica e visionaria, irrompe nella vita di Rocco Pellecchia un bizzarro personaggio vestito di bianco, che scompare quando indossa la maschera e ricompare come per magia. E' l'inquilino del piano di sotto come ama definirsi, o meglio il tronchetto della felicità. Sarà vero che un uomo va dove lo porta il tronchetto? Forse un tronchetto non fa la felicità, però non averne più uno per l'uomo potrebbe essere un problema enorme, anzi una vera e propria tragedia.

 C'è un susseguirsi di equivoci nella splendida pièce scritta e interpretata da Vincenzo Salemme dove l'artista napoletano indaga con ironia nell' abisso dell'animo umano, sperando di fare luce o di capire quanto sia complicata la nostra natura e per certi versi incomprensibile. Come un attore della commedia dell'arte, Salemme dialoga con gli altri attori attraverso un linguaggio verbale e non verbale, neutralizzando la quarta parete, fin quando il pubblico è parte integrante dello spettacolo. 
Tra battute astute, lazzi, assurdità e riflessioni, la diretta televisiva conduce il pubblico in sala e quello a casa, all'inaspettato finale. Destata dalla verità, penso che Salemme sia il degno erede della drammaturgia eduardiana, sia per l'attenzione al linguaggio nel quale s'insinua il dialetto napoletano per accendere i dialoghi che alle tematiche, prediligendo come il Maestro napoletano, il sogno e la follia umana.


Vincenzo Salemme il 18 dicembre 2019 è andato in scena su Rai2 con una favola divertente che parte da un presupposto surreale: il distacco di un… attributo dal corpo del proprio “padrone”, rappresentata per la prima volta nel 1995, una vera commedia dell’arte.
Nel cast, oltre a Salemme,  vorrei ricordare l'eccezionale Andrea Di Maria apprezzato nella parte del figlio nella prima commedia recitata in tv, Massimo Andrei, la strepitosa Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria, Adele Pandolfi, Biancamaria Lelli e Luana Pantaleo.
Il prossimo appuntamento con il teatro in tv, è per Natale. Il 25 dicembre 2019 vedremo con piacere Una festa esagerata, la terza commedia scelta per questo inedito appuntamento televisivo con il teatro d'autore.

di Tania Croce


L'operazione di Rosario Lisma al Piccolo Eliseo

Le figure dell'autore teatrale, dell'attore, del critico autorevole e dello scribacchino sul web, un furbetto incompetente che pubblica online per entrare gratis a teatro, sono analizzate dall'ispirata e brillante penna d'oro di Rosario Lisma che interpreta Saverio, un autore motivato ed erudito, ridotto dalla noncuranza della critica ad essere un precario come i colleghi attori.
La messa in scena di uno spettacolo sui terroristi clandestini degli anni '70 è il contesto ideale per i quattro attori d'interpretare una commedia umoristica dove il sorriso è amaro e nervoso al tempo stesso perché i temi illustrati sono veri e dolorosi, come la condizione dei quarantenni costretti a recitare il ruolo dei precari. Idealisti e frustrati, buffi e solidali, Andrea Narsi, Fabrizio Lombardo, Alessio Piazza, Gianni Quillico (nella parte del critico) e Rosario Lisma, come la vita che si ripete ogni giorno rinnovandosi, emozionano e divertono, coinvolgono fino all'ultima battuta, fino al buio sull'autore deluso che scompare tra gli applausi di un pubblico entusiasta.
E' uno spettacolo da vedere per forza!

di Tania Croce
                                               (La locandina)

(Gli applausi)

Di Mamma ce n'è una sola in tv con Salemme

Il teatro in tv, è un vero e proprio evento, soprattutto quando è dal vivo. Tutto ciò è accaduto grazie alla maestria e al talento di Vincenzo Salemme, che in prima serata su Rai2 l'11 dicembre 2019 ha rappresentato la sua commedia del '99 Di Mamma ce n'è una sola.
Eduardo ci aveva visto bene e lo avrebbe applaudito ieri sera se avesse potuto, perché lo spettacolo di Salemme, è stato delizioso. 
Nella commedia familiare dove Vincenzo veste i panni di mamma Chiara, i temi sono attualissimi e vicini a ognuno di noi: incomunicabilità, estraneità rispetto al parente di sangue e a quello acquisito, difficoltà nei rapporti genitore/figlio, anche se effettivamente di mamma ce n'è una sola.
Salemme ha la capacità di raccontare storie con sapienza e ironia, e nei tre tempi dello spettacolo, ha accompagnato il suo pubblico fino all'ultima battuta, come avviene in teatro, quando il testo e gli attori sono bravi e credibili.
A 20 anni di distanza, la commedia sulle finzioni e i paradossi, conserva la sua efficacia e originalità. Vorrei porre l'accento sui dialetti utilizzati, quello napoletano arcaico, quello dell'entroterra campano e della parlesia, ossia il linguaggio in codice dei musicisti napoletani.
Un lavoro straordinario accanto al collega e spalla comica Maurizio Casagrande.

La prossima settimana, il 18 dicembre 2019, sarà la volta di Sogni e Bisogni
Infine, il giorno di Natale – mercoledì 25 dicembre – ci sarà spazio per Una Festa Esagerata, presentata per la prima volta nel 2016. L’opera è il racconto in chiave realistica e divertente di un lato oscuro e grottesco dell’animo umano ed ha come obiettivo principale quello di invitare le persone al dialogo e al rispetto reciproco. Dallo spettacolo, nel 2018, è stato tratto anche l’omonimo film con protagonisti Salemme, Francesco Paolantoni e Tosca D’Aquino.

di Tania Croce



Vincenzo Salemme nasce a Bacoli in Provincia di Napoli il 24 luglio 1957. Frequenta il Liceo Classico Umberto I e in seguito si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II di Napoli. Nel 1976, mentre frequenta i corsi universitari, viene scritturato dalla Compagnia Teatrale di Tato Russo con la quale debutta nella commedia "Ballata e morte di un capitano del popolo". L'anno seguente si trasferisce a Roma e prende contatto con la compagnia di Eduardo De Filippo e con il quale inizia un sodalizio che dura fino al 1984, anno della morte del grande attore partenopeo. Nella compagnia di Eduardo, Salemme inizia dalla gavetta facendo la comparsa in "Quei figuri di tanti anni fa", "Il cilindro" e "Il sindaco del rione Sanità" in cui interpreta ruoli più importanti che verranno trasmessi anche in televisione.

Le sue capacità attoriali gli permettono di sperimentare diversi ruoli in molte commedie di Eduardo come ad esempio: "Pulcinella Va Cercanno la Fortuna pe' Napule", "La Donna è Mobile", "Tre Cazune Fortunati", "Ditegli Sempre di Sì" e "Chi è Cchiù Felice 'e me". Nel 1986 collabora anche con la compagnia di Carlo Cecchi interpretando alcuni ruoli tragici, come ad esempio Stefano nella "Tempesta" di Shakespeare. Alla fine degli anni '80 Vincenzo Salemme si misura con la scrittura, redigendo testi teatrali che interpreta come attore: "Golpe" e "Alla Memoria". La sua attività di autore culmina in un'opera tutta sua che recita e dirige: "Sogni, bisogni, incubi e risvegli". Dopo questa esperienza fonda, insieme ad altri attori, l'associazione E.T. che raccoglie un buon successo di pubblico e si trasforma in compagnia teatrale con il nome "Chi è di scena".




Ecco gli spettacoli che la compagnia mette in scena: "A Chi Figli, a Chi Figliastri" (1991, comprendente "L'Amico del Cuore", "Telefono Azzurro", "Passacantando"), "Lo Strano Caso di Felice C." (1992), "La Gente Vuole Ridere!" (1993, a cui partecipano Stefano Sarcinelli e Francesco Paolantoni), "Passerotti o Pipistrelli?" (1993), "Fatti Unici per Atti Comici" (1994), "...E Fuori Nevica!" (1995), "Io & Lui" (1996, interpretato da Francesco Paolantoni e Giobbe Covatta), "Fiori di Ictus" (1996, interpretato da Yvonne D'Abbraccio e Cetty Sommella con la regia di Maurizio Casagrande), "L'Amico del Cuore" (1997), "Premiata Pasticceria Bellavista" (1997), "Di Mamma ce n'è una Sola" (1999), "Sogni e Bisogni" (2001), "L'Amico del Cuore" (2002), "Cose da Pazzi!" (2003).


Parallelamente Salemme lavora anche con altre compagnie come quella di Glauco Mauri con la quale recita al Teatro Romano di Verona recitando ne "La Tempesta" di Shakespeare e inizia la sua collaborazione con Rai 2 che trasmette alcune sue commedie come "E…fuori nevica!". Essendo un artista eclettico che ama confrontarsi con generi diversi non poteva non mancare la sua partecipazione a progetti cinematografici di diverso valore e prestigio.
Nanni Moretti già negli anni '80 lo fa partecipare ad alcuni suoi film con ruoli minori come "Sogni d'oro", "Bianca" e "La messa è finita". Partecipa ancora a diversi film ma è nel 1998 che, grazie a Rita Rusic, dirige e interpreta un suo film raggiungendo, grazie al successo del botteghino, un pubblico più ampio. Il film si intitola "L'Amico del cuore" e incassa dieci miliardi di lire. Visto il successo dirige altri tre film: "Amore a Prima Vista" del 1999, "A Ruota Libera" del 2000 e "Volesse il Cielo!" del 2001 che si piazza al quarto posto fra i film più visti, un risultato migliore rispetto ai precedenti.


Vincenzo Salemme negli anni 2000

Nel frattempo la sua attività, grazie al successo dei film e delle sue compassate televisive, cresce e si ramifica: pubblica tre testi teatrali per Sellerio"...E Fuori Nevica!", "Premiata Pasticceria Bellavista" e "L'Amico del Cuore", e un romanzo per Mondadori "Sogni e Bisogni (..Incubi e Risvegli)".

Sperimenta il suo amato teatro che lo vede protagonista all'Eliseo di Roma nel 2004 con lo spettacolo "E Femmene" e con la tournee dello spettacolo "La Gente Vuole Ridere" del 2005. Nel 2006 inizia la sua partecipazione ai cinepanettoni che prosegue negli anni successivi alternandola all'attività teatrale, in particolare "Bello di papà" che prosegue negli anni con rinnovato successo. L'attività cinematografica continua con film suoi come "Baciato dalla fortuna" e con partecipazioni e camei in commedie di successo
Altri film diretti da Salemme in questi anni sono "SMS - Sotto mentite spoglie" (2007) e "No Problem" (2008). Famose sono molte sue commedie teatrali: "...e fuori nevica", "Passerotti o pipistrelli?", "Premiata pasticceria Bellavista", "Faccio a pezzi il teatro!", "Lo strano caso di Felice C.", "Bello di papà".
Gli anni 2010

Dopo un record di incassi in giro per l'Italia con il nuovo spettacolo "L'astice al veleno" (2010), l'anno successivo lo ripropone. Nel 2014 ritorna alla regia con "...e fuori nevica!" e nello stesso anno prende parte al film di Natale "Ma tu di che segno 6?" con Massimo Boldi e Gigi Proietti per la regia di Neri Parenti.

Nel 2016 dirige "Se mi lasci non vale" che lo vede protagonista con Paolo Calabresi, Carlo Buccirosso, Tosca D'Aquino e Serena Autieri. Sempre nel corso del 2016 Vincenzo Salemme è protagonista del film "Prima di lunedì", recitando accanto a Fabio Troiano e Martina Stella. Nel 2017 partecipa al film drammatico "Il contagio" ed è protagonista di "Caccia al tesoro", diretto da Carlo Vanzina e con,tra gli altri, Carlo Buccirosso e Max Tortora. Nel 2018 dirige ed interpreta "Una festa esagerata", tratto dalla sua omonima commedia teatrale di successo del 2016.


PennadorodiTania CroceDesign byIole