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Uccelli del paradiso Birds of Paradise

 Su Amazon Original, ho scoperto un film in cui le immagini proiettano lo spettatore nell'animo dei protagonisti in un gioco di luci, colori, maschere e suggestioni, mostrando il durissimo mondo della danza classica, dove bisogna essere tanto forti quanto leggeri per poter spiccare il volo.

Sto parlando di Birds of Paradise, una storia che toglie il respiro, ferendo come le scarpine da punta delle ballerine, laceranti eppure indispensabili per ballare.

Un contratto  con il corpo di ballo dell'Opera di Parigi è l'ambito premio che una prestigiosa scuola di danza classica consegnerà al ballerino e alla ballerina più dotati di talento e grazia.

Tra i giovani e talentuosi in lizza per ottenere il Prize, ci sono l'addolorata Marine, traumatizzata dalla recente perdita del fratello gemello Ollie anch'esso ballerino e l'americana Kate, giunta nella scuola grazie alla borsa di studio offerta dai genitori di Marine, due facoltosi, lei un'ambasciatrice, lui un magnate, dopo la perdita del figlio morto suicida.

Le due ragazze una aggraziata e minuta, l'altra alta e meno graziosa, condividono la stessa stanza e lo stesso letto e dopo gli scontri iniziali, tra le due s'istaura un rapporto fraterno, empatico, idilliaco.

Kate è orfana di madre, anch'essa ballerina e resta in contatto con suo padre per telefono. Il papà di Kate non è certo facoltoso come quello di Marine ma è intenzionato a sacrificare tutto per il successo dell'unica amatissima figlia.

 Kate è davvero pronta a tutto pur di conquistare il contratto che la farà brillare all'Opera di Parigi, anche ad assumere le droghe che uno spacciatore la convince a prendere perché tanto anche gli altri ballerini ne fanno uso.

Il film diretto da Sarah Adina Smith, con attrici come Diana Silvers nel ruolo di Kate, Kristine Froseth in quello di Marine e l'insegnante di danza interpretato da Jacqueline Blisset, mostra come dietro la superficie incantevole della danza, dei costumi e della grazia, si celi un mondo marcio fatto di interessi, calcoli e giochi pericolosi e devastanti.

Anche i nomi sono evanescenti per cui Marine si fa chiamare Marionette dal fratello e non amando il nome scelto dai genitori, vuole essere Emma.

La leggerezza e la pesantezza si alternano e bilanciano nel corso delle scene, ci sono balli che pesano come macigni e altri che fanno volare.

Beata è colei che cade, beata è colei che si rialza, è la frase incoraggiante dell'insegnante di danza, rivolta a Marine in un momento di smarrimento in cui ha pensato al suicidio come unica soluzione.

Vorrei svelare il finale, ma preferisco tacerlo e farvelo scoprire, invitandovi a vedere un film che segna, insegna, sconvolge.


Dream Horse

 Una scelta giusta può annullare tutte quelle sbagliate, una vittoria è il riscatto dalle sconfitte e un purosangue può realizzare il sogno di un'intera comunità del Galles.

E' questa la storia di "Dream Horse", il film diretto da Euros Lyn e ispirato alla vicenda di Jan e Brian, due coniugi di mezza età senza stimoli e aspirazioni, invischiati in una quotidianità fatta di ore dietro la cassa di un supermercato lei, e infiniti momenti persi per sempre davanti alla tv, lui.

Un bel giorno questa monotonia è illuminata dalla folle e irrealizzabile idea di Janet, cassiera e moglie stanca di essere nell'ombra.

Jan vuole brillare attraverso il suo sogno e acquistare una giumenta che partorirà uno splendido puledro purosangue, morendo di parto.

I soldi sono pochi per mantenere il puledro appena nato, già sua mamma è stata cresciuta nell'orto di casa.

Così, con l'aiuto degli abitanti del paesino dove vive, fonda un'associazione che con 10 sterline alla settimana, alimenterà il sogno di Jan.

Dream Alliance è il nome del magnifico purosangue che presto si trasformerà in un cavallo da corsa eccezionale.

Tra vittorie e incidenti di percorso, Dream parteciperà al Grand Nazional del Galles, ossia la competizione ippica più famosa del Paese.

L'associazione al completo, come le volte precedenti, è lì a tifare il suo cavallo sognante che ribalterà il destino di tutti e renderà felice un'intera comunità.

Toni Collette è semplicemente straordinaria nei panni di Jan, coinvolgente e commovente.

"Dreams" il pezzo di Gabrielle che si sente nel film, è un colpo al cuore, visto che lo amo moltissimo.

Tra le riviste che Jan sfoglia c'è Cavalli e Segugi, che mi fa ricordare col sorriso il film "Notting Hill" dove William (Hugh Grant) si finge giornalista di quella rivista che poco aveva a che fare con il mondo del cinema, nel quale è stato catapultato, pur di rivedere Anna Scott (Julia Roberts).

Sono convinta che storie vere come questa, meritino di essere raccontate e il regista ha saputo dirigere magnificamente un cast di tutto rispetto che è arrivato al cuore dello spettatore, al mio sicuramente.

Film consigliatissimo e da questa sera in prima visione su Sky Cinema Uno.



Tutti parlano di Jamie “Everybody’s talking about Jamie”

 Il coming out non è nient'altro che rivelarsi, mostrando al mondo la propria natura. Così sarà possibile stare "non più al buio ma sotto i riflettori". 

Nel nuovo film musical Amazon Original che ho visto oggi emozionandomi fino alle lacrime, il protagonista Jamie New è un sedicenne eccentrico e solare, in cerca dell'approvazione del prossimo per poter realizzare il suo sogno più grande: diventare una drag queen.

E' necessario tanto amore, amici veri come Pritti e la comprensione dei genitori, almeno di uno dei due, in questo caso dell'amorevole mamma Margaret per poter essere quel Jamie autentico di cui tutti parleranno e che sarà ammirato e amato.

Per trovare la sua strada, Jamie si lacera subendo gli atti di bullismo da parte di coetanei insensibili e spietati, confortato dalla mamma, che cresce e sostiene suo figlio, colmando egregiamente l'assenza paterna.

Quella che sarà la nuova star dello show, riceve per il compleanno un regalo fantastico: delle scarpe rosse con il tacco altissimo ed è pronto ad indossarle per il ballo della scuola e per occasioni speciali. Gli servono abiti appariscenti per essere una Regina e dopo aver cercato su internet, trova il drag store che cambierà la sua vita perché a dirigerlo c'è una vecchia drag come l'irresistibile Hugo, che consegnerà a Jamie i ricordi di un passato memorabile, quelli in cui ispirato da Freddie Mercury, diventa una drag queen e intende trasmettere al giovane e appassionato ragazzo, tutta l'energia e il coraggio necessario per essere se stesso.

Nel film ispirato ad una storia vera e nell'adattamento del musical inglese “Everybody’s talking about Jamie”, è apprezzabile l'esordiente Max Harwood nei panni di Jamie, la meravigliosa Sarah Lancashire, sua madre, la dolcissima Lauren Patel, l'amica del cuore di Jamie e il suo guru e grande fonte d'ispirazione Hugo, interpretato dal magnetico Richard E. Grant, adorabile anche in questo film.

Il regista della produzione teatrale Jonathan Butterell, dirige il film per il cinema con la sceneggiatura e i testi delle canzoni attraverso i quali si dipana la storia, di Tom MacRae, mentre le canzoni sono di Dan Gillespie Sells e la colonna sonora è composta da Sells e Anne Dudley.

Un po' in anticipo con il coming out day, consiglio questo film a tutti, per aprire il proprio cuore e confrontarsi con una storia piena d'amore sensazionale.

Worth


𝕽𝖎𝖈𝖔𝖗𝖉𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖑’11 𝖘𝖊𝖙𝖙𝖊𝖒𝖇𝖗𝖊

La tragedia dell’11 settembre 2001 che ha sconvolto l’umanità, è stata ricordata oggi su Sky e Premium cinema attraverso il biopic diretto da Sara Colangelo “Worth”.
Sono passati 20 anni da quella data incancellabile e sotto le macerie, il fumo, le strazianti telefonate di chi sa che non ne uscirà vivo, ci sono i parenti delle vittime, madri, padri, figli, mariti, mogli, fidanzati e tutti coloro che si sono ammalati in seguito al crollo delle Torri Gemelle e che devono essere risarciti. 

Nessun risarcimento riempirà quel vuoto ma ci sono orfani, vedove senza un soldo che devono sopravvivere.
Così viene istituito un fondo per i parenti delle vittime dell’11 settembre.
Michael Keaton è l’avvocato incaricato a gestire il fondo, cercando d’incontrare personalmente alcuni parenti. Colui che lo illumina è il carismatico Stanley Tucci che nel film è vedovo, avendo perso l’amata moglie nella tragica esplosione ed ha creato un sito internet con migliaia di visualizzazioni. 
Il film è doloroso ma doveroso a vent’anni di distanza dalla data che tutto il mondo amaramente ricorda.
Dopo l’incredibile prova ne Il caso Spotlight, Keaton è sublime e intenso come Tucci in questa narrazione sconvolgente e i due attori s’imprimono nella memoria dopo la visione del bellissimo film di cui consiglio la visione.



Oh Mio Dio!


Se fosse uno spettacolo teatrale, sarebbe il deus ex machina ossia un personaggio che nella tragedia greca compare sulla scena per dare risoluzione a una trama irrisolvibile questo Gesù profetico che nel sorprendente film diretto da Giorgio Amato, scende sulla Terra durante la messa di Natale nel XXI secolo per condurre l’umanità verso il Regno dei Cieli.

Ebbene il gregge degli uomini è totalmente smarrito ora come allora, quando scese sulla Terra per salvarlo.

Gesù torna tra gli uomini con il volto e la bella voce di Carlo Caprioli il quale indossa una tunica rossa e con uno sguardo mite e speranzoso va alla ricerca di discepoli per portare la Parola del Signore tra le persone accecate da falsi miti di ricchezza e successo e rivolgendosi a coloro che hanno smarrito la fede. 

Percorrendo le strade romane e camminando sulle acque, chiedendo l’elemosina tra i mercati di Campo de fiori e parlando ai suoi discepoli nel suggestivo Acquedotto,  tra digiuno e moltiplicazione dei pesci, miracoli negli ospedali dove guarisce i malati, tenta di coinvolgere l’umanità con tutte le sue forze. 



Riunisce nell’ ultima cena i suoi seguaci che lo abbandoneranno.


La storia dunque si ripete, ma questa volta va documentata per cui la sua discesa sulla Terra deve essere ripresa con la telecamera, per lasciare ai posteri una testimonianza filmata d’evento. 

Un film che sorprende, sconvolge, commuove e scuote fino al magnifico inno d’amore in sardo, da me amatissimo, sul finale.

Cast eccezionale e una regia attenta, impeccabile, intensa.

Grazie a Prime video ho scoperto un’opera di cui l’umanità ha davvero bisogno soprattutto in questo momento di sconvolgimento totale.

Ne consiglio la visione con tutto il cuore 



L’ultimo Vermeer


I miei voli pindarici (da Pindaro, il poeta che ci conduce in un viaggio quasi onirico, dove le scene si susseguono secondo un ordine apparentemente irrazionale e la suggestione vale più di una costruzione logica dei contenuti), mi hanno portato nel mondo dell’arte condannata all’oblio e non all’eternità come accade ai cosiddetti falsari.

Sto parlando di Han Van Meegeren, il pittore olandese considerato il falsario d’arte più famoso di tutti i tempi a cui Ridley Scott dedica il biopic visto questa sera in prima visione su Sky Cinema Due.

Per emulare il suo amato Vermeer, un ispirato pittore come Han Van Meegeren, dotato di un innato talento, dipinge dei quadri scegliendo scrupolosamente le tele e facendo in modo che le pennellate diano gli stessi effetti di colore e luce di quelle barocche di Vermeer anche se i suoi sono dipinti nel XX secolo e l’uso di formaldeide e bachelite renderanno il quadro falso un autentico Vermeer. Un ex ufficiale ebreo indaga su di lui, scoprendo un pittore raffinato, tanto folle quanto geniale come Van Meegreen, accusato di aver collaborato con i nazisti, vendendo loro a cifre esorbitanti, falsi d’autore da lui stesso realizzati.

Il film attraversa diverse fasi, dalla prigionia del pittore, fino alla condanna in tribunale per Il Cristo e l’adultera.  Dopo un processo a dir poco spettacolare, il falsario è riconosciuto come il vero autore di quelli attribuiti a Jan Vermeer così è finalmente libero.

Straordinario Guy Pearce che in questo film diretto da Dan Friedkin, è Meegeren, un pittore che non ha mai tentato di avere l’approvazione dei critici, con le sue movenze aggraziate e la sua irresistibile ironia, falsario perché l’inganno è un’arte raffinata. 

Il profumo dell'erba selvatica

 E' ammaliante il viaggio tra i fiordi e i verdi pascoli irlandesi, l'incantevole scenario de Il profumo dell'erba selvatica, il film diretto da John Patrick Shanley in prima visione su Sky cinema.

Rosemary ed Anthony, vivono in due fattorie confinanti nell'Irlanda rurale e incontaminata,

L'ambientazione è decisiva nel film e anche i sogni.

La timidezza di Anthony impedisce al giovane famoso in tutta l'Irlanda per la sua indifferenza, di esternare i suoi sentimenti  alla bella Rosemary, che perderà nel giro di poco tempo entrambi i genitori e si ritroverà sola a gestire la sua pittoresca fattoria.

 Tremendamente bello il film che viene voglia di mollare tutto e fare un biglietto per visitare questi magnifici luoghi.

Rosemary ha un sogno da quando era bambina a cui non vuole rinunciare e lo difenderà fino a realizzarlo.

E' meraviglioso il momento in cui la stupenda Emily Blunt, rossa per essere l'irlandese Rosemary, canta in un pub la sognante ballata Wild mountain thyme.

Jamie Dornan è Anthony, il figlio di Tony Reilly, lo straordinario Christopher Walken che prima di congedarsi dalla sua fattoria e dal mondo, decide di lasciare in eredità a colui che non si decide a sposarsi, la terra dove ha vissuto.

Si sogna e ci si commuove insieme ai protagonisti de Il profumo dell'erba selvatica.

Il club degli Imperatori

"Come il saggio Aristofane scrisse una volta: La gioventù invecchia, l'immaturità si perde via via, l'ignoranza può diventare istruzione e l'ubriachezza sobrietà ma la stupidità dura per sempre".
E' una delle magnifiche frasi pronunciate durante le sue lezioni dal professor Hundert, docente di storia greca e romana nel prestigioso ed esclusivo college St Benedict.
L'insegnante interpretato magistralmente da Kevin Kline, crede fermamente che il suo compito sia quello di forgiare il carattere dei suoi allievi, trasmettendo loro i principi del vivere etico, oltre alle nozioni di storia.
Durante le sue incantevoli lezioni, indossa una toga conferita ai giovani in riconoscimento del passaggio dall'età dell'infanzia all'età adulta.
Il rapporto empatico con la classe, non è compromesso dall'arrivo di uno studente ribelle come Sedgewick Bell, figlio di un senatore, ma il conflitto tra professore e allievo sarà inevitabile e funzionale.
Hundert tenta di coinvolgere il giovane, definito 'visigoto' e lo esorta a studiare prestandogli un suo libro così potrà preparare la Gara per l'ambìto titolo di Giulio Cesare, con domande specifiche sulla storia romana.
All'evento potranno partecipare solo i primi tre ragazzi scelti dal prof. come i più meritevoli e per favorire Bell e motivarlo, esclude uno studente più preparato e di cui in seguito si pentirà.

Ho amato moltissimo questo film, apprezzando come sempre Kline, che sa essere sobrio, misurato, commovente ed esaltante nei panni del professore e maestro di vita.

Tra le numerose frasi del film che amo riportare c'è anche questa: "Non è vivere che è importante, lo è vivere nel giusto", nella quale mi riconosco totalmente.

Gli studi umanistici e pedagogici  mi hanno consentito di cogliere il senso profondo di questo film, nel quale è denunciata la corruzione politica e sottolineata l'importanza dello studio che costituisce la solida base per affrontare l'età adulta con consapevolezza e i valori necessari.
Il regista Michael Hoffman dirige un cast eccezionale, oltre al citato e amatissimo Kevin Kline, doppiato come sempre da Luca Biagini, Emile Hirsch, il ribelle Bell, Jesse Elsenberg, Rahul Khanna, Patrick Dempsey, Embeth Davidzt, l'amata Elizabeth e Paul Dano.

E' un film del 2002 attualissimo che merita di essere seguito con attenzione e coinvolgimento.
Ne consiglio la visione.

"Un grande insegnante non ha eventi da consegnare alla storia. La sua vita confluisce in altre vite. Uomini così sono la linfa che alimenta il tessuto intimo delle nostre scuole, sono i più alti sacerdoti custodi di un tempio e continueranno ad essere una fiamma che arde e una forza che darà significato alle nostre vite".

Maria Antonietta - la storia vera

Il 16 ottobre 1793 Maria Antonietta, arciduchessa di Austria e Regina di Francia e di Navarra, è nella sua cella. 
È il suo ultimo giorno di vita: nel giro di pochi minuti sarà portata a Piazza della Concordia, alla ghigliottina. Ma chi fu davvero Maria Antonietta che accrebbe il malcontento nel suo popolo vivendo nel lusso sfrenato mentre la carestia metteva in ginocchio migliaia di persone e fu proprio lei che disse loro: "Se non hanno il pane, dategli da mangiare le brioches"?
All'epoca Parigi contava circa duecentomila abitanti e la storia dell'austriaca Regina di Francia Maria Antonietta e del consorte, il Re Luigi XVI coincide con il crollo della monarchia e con l'avvento della repubblica e con lo scoppio della Rivoluzione Francese nel luglio del 1789.
Questo film riproduce fedelmente i fatti storici accaduti, attraverso documenti ufficiali come i rapporti dell'epoca e le corrispondenze diplomatiche minute del processo o la corrispondenza di Maria, da cui sono tratti i dialoghi, con la madre, il fratello e altri parenti.
A Versailles sono girate quasi tutte le scene in cui la giovanissima Maria Antonietta giunge ad appena 16 anni.
Si appassiona alle feste e nelle sere a Parigi in maschera, impara a giocare a carte.
Riceve in dono dal Re, il Petit Trianon, il rifugio dove trascorre tutta l'estate, mentre il Re dormirà a Versailles.
Un noto parrucchiere e una modista, giungono da Parigi per acconciare la sua testa con parrucche appariscenti e per scegliere gli abiti costosissimi che indossa.
Maria Antonietta ama anche i gioielli.
E' l'epoca dei primi libelli, degli opuscoli anonimi diffusi per le strade di Parigi, con notizie filtrate da Versailles.
Dopo la residenza in campagna, Maria Antonietta fa costruire una fattoria e un laghetto nei giardini di Versailles, gettando i soldi dalla finestra, mentre a Parigi manca il pane e la carestia alimenta l'odio del popolo.
Dopo otto anni dal matrimonio, dà alla luce una femminuccia e il primogenito che morirà nel 1789. Qualche anno prima, la famiglia reale aveva perso un altro figlio.
Il Terzo Stato ha il sostengo del popolo.
 La rivoluzione francese è cominciata,  la monarchia è minacciata.
Finisce un'epoca e la storia cambia.
Il re e la regina diventano ingombranti.
E' proclamata la repubblica.
Quello di Maria Antonietta e di Luigi XVI è un sacrificio esemplare, equivale a tagliare la testa alla monarchia.
La bella voce narrante di Paolo Ferrari, scandisce i fatti storici e psicologici dei protagonisti, rendendo la visione del film diretto da Francis Leclerc e Yves Simoneau estremamente interessante e chiara.
Vorrei ricordare la splendida interpretazione di Karine Vanasse nei panni di Maria Antonietta e di Olivier Aubin, il Re Luigi XVI.
Impeccabile la sceneggiatura dell'immenso Jean Claude Carrière, da poco scomparso.
Il film è disponibile su Raiplay.


Forte (Ballsy Girl)

Anch'io ho adorato Nour (Melha Bedia), la protagonista di "Forte", l'esilarante film francese diretto da Katia Lewkowicz – la terza pellicola per la regista.
Nour è determinata e razionale, mettendo al centro della sua vita l'amicizia più della sua femminilità.
Ha un lavoro a tempo indeterminato in una palestra, per cui è sempre in tuta e scarpe da ginnastica.
Non si cura affatto del suo aspetto, mangia, fuma, lavora e vive per gli altri.
Ama Farid, ma lui s'innamora di una ragazza stupenda, sparendo dalla circolazione.

Prodotta da Quad e TF1 Studio, co-prodotto da France 2 Cinéma, La Compagnie Cinématographique e Panache Productions (Belgio), venduta all’estero da TF1 Studio, la pellicola originariamente era programmata per l’uscita al cinema ma, a causa della pandemia di Covid-19, è stata rilasciata in streaming.

La trama

Tutti i suoi amici adorano Nour. È un maschiaccio, è una grande giocatrice di calcio e, per questo, è trattata come un ragazzo dai suoi compagni di squadra. Può anche affrontare chiunque, con il suo spirito acuto e la sua arguzia. Ma nonostante i suoi amici, la sua mamma iperprotettiva e la sua mente brillante, Nour è infelice. Vorrebbe essere più femminile e vuole che i ragazzi la vedano come tale, non come un “fratello carino”. Qualcosa deve cambiare. Così quando Sissi, un’istruttrice di pole dance, si offre di insegnarle gratis, Nour coglie l’occasione per provare qualcosa di nuovo. E ci riesce a personalizzare la pole dance, rendendola più divertente che sensuale, però qualcuno si accorge di lei e forse riuscirà a tirare fuori la femminilità nascosta dentro la sua tutona.
Il film è sull'autostima, ossia sulla conquista dell'amore più importante, ossia quello verso se stessi.
Visione consigliatissima!

Il cast

Melha Bedia è Nour
Valérie Lemercier è Sissi
Alison Wheeler è Axelle
Bastien Ughetto è Steph
Nanou Garcia è Nadia
Ramzy Bedia è Robert
Jonathan Cohen è Gianni
Yasin Houicha è Rayane
Oussama Kheddam è Farid
Wilfried Capet è Sofiane
Yilin Yang è Michèle
Alice Dufour è Chloé
Florent Pinget è Hipster barman

Il secondo Amazon Original Movie del mese di gennaio della piattaforma di streaming Prime Video è disponibile dal 20 gennaio 2021.

Ritorno al crimine

Si torna a viaggiare nel tempo con Massimiliano Bruno e la squadra consolidata di "Non ci resta che il crimine" a cui si aggiungono uno straordinario Gianfranco Gallo impeccabile nel ruolo de O' Rattuso  e a suo agio nella bellissima Napoli tra bar, mercati all'aperto e vicoli suggestivi, Giulia Bevilacqua, Loretta Goggi, Corinne Cléry, Nicola Pistoia, Ninetto Davoli, Marianna di Maso, Viviana Cangiano e tanti altri bravissimi attori partenopei.
Il crimine si sa, non va in vacanza e questo tributo alla trilogia di Zemeckis "Ritorno al futuro" è un ritorno nell'82, anno memorabile in cui vincemmo i Mondiali.
Pare lo intuisse il regista che avremmo vinto Euro2020 e ci piace ritrovare nel film alcuni dei grandi campioni da Cabrini a Conti che ci hanno fatto sognare.
Tra comicità e avventura, sul finale in un'ambientazione da Indiana Jones alla ricerca del tesoro perduto, "Ritorno al crimine" diverte ed entusiasma, in alcune scene addirittura convivono passato e presente ma ciò è funzionale, del resto il flashback ha un suo fine e motivo d'essere.
La rievocazione dell'82 lascia spazio al tempo presente, in cui la squadra si divide per poi ritrovarsi consolidandosi sul finale come vera e propria 'banda', più tecnologica di quella citata in questo e nel primo film attraverso in quale il regista diventa uno Zemeckis nostrano, sicuramente più spiritoso e comico.
Bella la sceneggiatura, stupenda la fotografia e la regia di Massimiliano Bruno che è il deus ex machina, anzi il Doc di Michael J Fox in persona.
Il film è in programmazione su Sky cinema, ve lo consiglio!

C'EST LA VIE - PRENDILA COME VIENE di Eric Toledano e Olivier Nakache

 Per rendere il matrimonio il giorno più importante della propria vita, bisogna affidarsi a un wedding planner impeccabile come Max, anche se il tuo team è lacunoso e imperfetto e forse proprio per questo, così umano e confortante. 

Il matrimonio di Pierre ed Elena dovrà svolgersi in un castello seicentesco appena fuori Parigi.

C'è carenza sia di energia elettrica che di camerieri, per cui ne viene assunto senza regolare contratto qualcuno che combinerà guai imperdonabili.

Però la supervisione di Max tiene in piedi una cerimonia piena di sorprese e imprevisti.

Il film si apre con un dialogo tra il wedding planner e una coppia di giovani sposi in un ufficio con vetrate trasparenti che mostrano la tour Eiffel e già l'emozione mi pervade.

Non starò a esaminare il montaggio del film, le imprecisioni o le pecche varie come mi capita di leggere in noiose recensioni, ma voglio raccontare ciò che questo film mi ha trasmesso.

Credo conti l'emozione quando si guarda un film che per un breve ma prezioso lasso di tempo, riesce a farci dimenticare la realtà per immergerci nelle storie di altri.

L'ambientazione nel castello seicentesco, mi ha fatto subito pensare a Versailles.

Il sacrificio da parte dei camerieri a indossare le parrucche puzzolenti e i costumi dell'epoca, mi ha divertito anche perché ai tempi di Maria Antonietta era diverso il rapporto con l'acqua rispetto a quello che abbiamo oggi e pensare di indossare parrucche e abiti senza lavare capelli e fare la doccia deve essere stato spiacevole sia per se stessi che per gli altri. Però questi camerieri francesi dei nostri tempi, trovano sgradevole la parrucca in testa e i costumi seicenteschi che accettano malvolentieri d'indossare perché imposto da Max.

I registi Toledano e Nakache, creano una commedia corale divertente e psicologica, dove i protagonisti assoluti sono i sentimenti, quelli manifesti e sanciti da un contratto come il matrimonio che si sta svolgendo oppure quelli clandestini o quelli che durano il tempo di una cerimonia.

Siamo nati per relazionarci e questo i registi lo rappresentano molto bene, mostrando nel loro film che la vita è un attimo che svanisce e di cui godere appieno con tutti i suoi imprevisti.

Consiglio il film su Prime Video 

Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto con i protagonisti al Cinevillage

In attesa dell’uscita al cinema il 26 agosto del sequel della commedia campione d’incassi e Biglietto d’Oro del 2018, il pubblico ritroverà nelle immagini del trailer Monica (Paola Cortellesi) e Giovanni (Antonio Albanese), a tre anni dalla fine della loro storia d’amore che, come avevano previsto sulla panchina di Piazza Cavour, è durata poco, anzi pochissimo. 

Nell’ambito della terza edizione di Cinevillage Parco Talenti, organizzata da Agis e Anec Lazio, lunedì 12 luglio alle ore 21 sarà presentato in anteprima esclusiva il trailer di “Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto”.

Per l’occasione sul palco dell’arena romana, la giornalista Valentina Ariete accoglierà il regista Riccardo Milani e i protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese.

L’evento in media partnership con Movieplayer sarà trasmesso in diretta sul canale Twitch di Movieplayer e il trailer sarà diffuso nei cinema italiani. Al termine della presentazione verrà proiettato il primo capitolo, “Come un gatto in tangenziale” diretto da Riccardo Milani, già commedia campione d’incassi e Biglietto d’Oro del 2018. L’evento è a ingresso gratuito.

Come un gatto in Tangenziale – Ritorno a coccia di morto è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, società del gruppo Fremantle, e Vision Distribution, in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video.  Nel cast, accanto a Cortellesi e Albanese, tornano Sonia Bergamasco e Claudio Amendola. Il cast si arricchisce con la presenza di Luca Argentero e Sarah Felberbaum.

La sceneggiatura è firmata da Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi e Riccardo Milani. La fotografia è di Saverio Guarna, la scenografia di Maurizia Narducci, i costumi di Alberto Moretti, il montaggio di Patrizia Ceresani e Francesco Renda. Come un gatto in tangenziale – ritorno a coccia di morto sarà distribuito in Italia e nel mondo da Vision Distribution. Al cinema dal 26 agosto (e in anteprima solo il 14 e 15 agosto).

Il 12/07/2021 ore 21:00 al CineVillage Talenti, Via Ugo Ojetti (Roma).

My Old Lady

 Kevin Kline mi ha sempre trasportato nella sfera emotiva dei personaggi interpretati. Apprezzato nel delizioso "In&Out", oppure in "French Kiss" girato a Parigi e ne "Un perfetto Gentiluomo", questa sera l'ho ammirato nelle vesti di Mathias Gold, al fianco di Maggie Smith e Kristin Scott Thomas nel film "My Old Lady", tratto dalla pièce di Israel Horovitz. 

Anche stavolta si trova a Parigi, senza un soldo, per vendere un appartamento ereditato dal padre.

E' americano e non ha alcuna intenzione di restare in Europa ma la sua casa è occupata da un'ultra novantenne, l'amante di suo padre e da sua figlia che non hanno intenzione di andarsene e che si trovano in quell'abitazione per colpa del 'viager' (il vitalizio ipotecario dell'immobile, variante della nuda proprietà).

Dopo un periodo difficile, tra incomprensioni e tensioni, i tre individui, privati ognuno a modo loro di qualcosa, diventano una famiglia, atipica ma autentica più di quelle create dai genitori che ormai non ci sono più.

E' una storia piena di speranza in cui il detto "non è mai troppo tardi", diventa più che mai un inno alla vita, che è l'unica cosa preziosa su cui possiamo contare e di cui dobbiamo godere appieno.

Kline, nel personaggio di Mathias a cui da anima e corpo, è pieno di dolore e tenerezza come chiunque abbia perso sua madre omicida e suo padre mentitore e assente ed è solo e senz'amore neanche per se stesso, eppure mostra valori innati come la fedeltà, la devozione e il rispetto e ha trovato finalmente a 56 anni la donna con cui condividere la vita che ha davanti.

Deliziose anche la Thomas, apprezzata soprattutto in "Quattro matrimoni e un funerale" e la Smith, veramente incantevole.

Il film è disponibile su Prime Video.

Lo consiglio soprattutto a chi ha poca autostima e crede che sia ormai troppo tardi.

Si vive una volta sola

 

“Si vive una volta sola”, è l’espressione che pronunciamo spesso sia per darci che per infondere coraggio al prossimo, per distrarci dalle angustie quotidiane, per vivere appieno ogni momento.

Ebbene Carlo Verdone su questo assioma ha costruito il suo ultimo imperdibile film, che ho finalmente visto su Prime Video.

Questa volta indossa i panni del noto chirurgo romano Umberto Gastaldi, uomo sobrio e senza tic rispetto agli altri 'dottori' finora interpretati e che coordina un'equipe medica di tutto rispetto, a partire dal professor Amedeo Lasalandra, il bravissimo Rocco Papaleo, fino alla strumentista Lucia Santilli, la simpatica e bella Anna Foglietta, senza dimenticare il dottor Corrado Pezzella, un Massimiliano Tortora in stato di grazia.

Oltre a lavorare insieme, questa straordinaria equipe, condivide serate e momenti piacevoli e dato che la vita non ci risparmia mai dagli imprevisti più spiacevoli, saranno alle prese con un incidente di percorso che metterà alla prova la loro inossidabile amicizia.

Accanto al tema dell'amicizia, analizzato in tutte le sue forme e possibilità, c'è quello della prevenzione, trattato da Verdone come se fosse un vero medico.

C'è la malattia che colpisce il fisico e quella subdola e invisibile che invade la sfera emotiva e psicologica, aspetto analizzato in uno dei suoi film di successo come "Maledetto il giorno che t'ho incontrato" dove è approfondito il rapporto tra uomo e psicanalisi e l'attore e regista, si mostra esperto in materia di farmaci e rimedi curativi.

Verdone si serve della lente dell'ironia per informare, intrattenere, divertire e far riflettere.

La risata amara, cede il posto al puro divertimento, con gags, scherzi, imitazioni, in cui sia Verdone, che Tortora e Papaleo, sono Maestri indiscussi.

La vacanza è il momento più bello ed emozionante di questo film, destinazione Puglia, con scenari davvero mozzafiato.

Non si tratta di una vacanza vera e propria, ma sarà un viaggio umano e straordinario.

"Si vive una volta sola", film della maturità artistica e fisica dell'attore e regista alle prese con un recente intervento alle anche, è da vedere e rivedere, come tutti gli altri lavori del nostro amatissimo Carlo Verdone.

Regina

 Il conflitto generazionale è al centro dell'opera prima del regista Alessandro Del Grande con Francesco Montanari e Ginevra Francesconi.

Regina è una quindicenne sensibile e talentuosa che sogna di fare la cantante.

Il sogno è interrotto dalla prematura scomparsa della madre e da un incidente che renderà la sua vita impossibile.

Suo padre, l'irresponsabile Luigi, tenterà di educarla nel migliore dei modi, senza riuscirvi e alla fine sarà lui a trarre insegnamento dalle lezioni di vita di sua figlia.

Montanari è impeccabile come sempre, magnetico e intenso, la giovane Francesconi deliziosa nel giubbottino verde che le dà conforto come la coperta di Linus.

Ginevra ha già rappresentato accanto a un altro padre come Fabio Volo, il problematico rapporto tra genitori e figli nel film "Genitori vs influencer", pellicola leggera e godibile diretta da Michela Andreozzi.

Nel cast di "Regina", ritrovo attori come la bravissima Alessandra Costanzo, adorata nella commedia teatrale di Clementi "Sugo finto" e Claudio Castrogiovanni, il crudele Capitan Uncino in "Peter Pan, il musical", ammirato al Sistina per due volte e con il compianto Manuel Frattini.

Mi sono piaciuti molto i colori della natura nel film contrapposti agli animi cupi dei protagonisti.

"Regina" è in prima visione su Sky Cinema.

Lo consiglio!

Le sorelle Macaluso il film

 La casa è il microcosmo in cui trascorrono l'intera esistenza cinque sorelle.

La periferia di Palermo è lo scenario che incornicia l'azione.

I colombi, il mare, una scala arrugginita, un incidente.

E' tutto immobile e in divenire nel film di Emma Dante tratto dall'omonima pièce teatrale Premio Ubu e gli oggetti contengono il tempo del passaggio sulla terra di cinque bambine divenute donne e unite da un legame di sangue inossidabile.

Il passato s'insinua nel presente, attraverso proiezioni, visioni e ricordi come accade nel quotidiano a ognuno di noi.

Il dolore e l'amore per la vita, s'intrecciano nella lotta alla sopravvivenza.

I colori nitidi dell'acqua di mare come quella nella vasca del bagno di casa Macaluso, tingono le giornate di Pinuccia, Maria, Lia, Katia e Antonella piene di sogni e desideri nonostante la precarietà che tutto avvolge e scolorisce.

E' un canto d'amore verso la bellissima Sicilia quello della regista, abile nell'adattamento cinematografico del suo fortunato lavoro teatrale.

Magnifiche tutte le attrici nel film: Viola Pusateri, Eleonora De Luca apprezzata ne L'ora legale di Ficarra e Picone e Simona Malato, Susanna Piraino, Serena Barone, Maria Rosaria Alati, Anita Pomario, Donatella Finocchiaro, Ileana Rigano, Alissa Maria Orlando, Laura Giordani e Rosalba Bologna.

Precisa e luminosa la regia della bravissima Emma Dante che ha scelto una colonna sonora eccezionale passando da Inverno di Franco Battiato a Sognare Sognare di Gerardina Trovato fino a Meravigliosa creatura di Gianna Nannini, che chiude come un fiocco questo pacco regalo che la drammaturga e regista ci ha donato.

Il film è dal 13 giugno 2021 in prima visione su Sky cinema.

Da vedere!

Cosa sarà vince un premio speciale nel mio cuore


Kim Rossi Stuart ha dato il meglio di se nel film di Francesco Bruni, un racconto biografico sulla malattia, sull’ironia della sorte e sui rapporti familiari. Tutto ha inizio dalla scoperta di una forma di leucemia da parte del protagonista, turbato dalla fragilità legata al rapporto conflittuale con il padre interpretato magistralmente da Giuseppe Pambieri, dal quale si sente trattato da debole a partire dal Ciccio Bello ricevuto in dono in un Natale di tanti anni fa. Lo attende una vita da degente in un ospedale romano dove instaura un legame forte con la primaria del reparto, Francesca Lebboroni che gli indica il percorso da seguire per affrontare nel modo più corretto, la malattia. È affettuoso il rapporto con i figli e mite la separazione dalla moglie, la stupenda Lorenza Indovina quella da cui riceve il maggiore conforto. Il dramma convive con la commedia del vivere, dove tutto può succedere anche la scoperta di una sorella che può donare le cellule staminali necessarie per la sua sopravvivenza. A tutto c’è rimedio e il protagonista di questa storia, un regista sottovalutato e semi sconosciuto, non vuole morire. Per cui si convince ad andare a cercare Fiorella, la sorella che decide di aiutarlo. Intensa Barbara Ronchi nei panni della sorella, da cui il regista scopre, subito dopo il suo intervento, che il Ciccio Bello ricevuto in regalo dal padre, era destinato proprio a lei. Molto tenero è anche Nicola Nocella nella parte dell’infermiere Nicola, che deve monitorare i suoi movimenti e proteggerlo dall’aria esterna piena di virus e pericolosa per lui. Un Kim Rossi Stuart senza capelli per colpa della chemio, è un’immagine inedita, necessaria e significativa che mostra la fragilità umana di fronte all’ineluttabilità del destino che è stato scritto per noi e contro cui non possiamo lottare ma semplicemente sopravvivere. Il tema è forte e particolarmente adatto a questo periodo in cui l’umanità si sente fragile e senza difese dove nessuno è salvo finché non lo saremo tutti, anche se in tanti scelgono di non portare la mascherina. Ho tirato un sospiro di sollievo prima d’iniziare a vedere il film che ho atteso tanto e candidato ai David di Donatello, ha vinto un Premio speciale nel mio cuore.
PennadorodiTania CroceDesign byIole