Il club dei delitti del giovedì


 "Questo posto è incantevole, fa venire una gran voglia d'invecchiare... di scrivere gli ultimi capitoli della tua vita", afferma Donna, l'agente ventiseienne riferendosi a Coopers Chase, l'elegante residenza per anziani e pensionati, dotata di tutti i confort e di una Sala Puzzle, riservata a quattro arguti investigatori capitanati da Elizabeth (Helen Mirren). Poi c'è Ron (Pierce Brosnan) e Ibrahim (Ben Kingsley) che "indossa un bel completo e ha una pelle fantastica. Ha un profumo buonissimo. Un fazzoletto ben piegato nel taschino. I capelli sono radi, ma comunque li ha. Niente pancia, e nemmeno doppio mento. E però sotto? Uhm. Sono sempre le mani a tradirti. Ha ottant'anni ma dice di dimostrarne settantaquattro. "Lo dicono tutti. Il segreto e il pilates."  

Joyce (Celia Imrie) ha i capelli completamente bianchi, è minuta, silenziosa, ha fatto l'infermiera e la mamma. I quattro anziani, non sono proprio amici, sono il Club dei delitti del giovedì. 

Coopers Chase è un villaggio di lusso per pensionati in Gran Bretagna che conta circa trecento residenti. Puoi vivere in questo luogo solo se hai almeno sessantacinque anni, In questo splendido vilaggio c'è una piscina, una piccola vasca per la terapia delle artriti, una Jacuzzi. Ian Ventham è il proprietario di questo complesso residenziale, mostrando la sauna, già, c'è persino una sauna.

Ci sono sale ricreative, la palestra, la sala fitness, fino alla citata Sala Puzzle per le attività di gruppo. C'è una biblioteca e la tv a schermo piatto, Era un ex convento e i tavoli del refettorio del convento, sono diventati un esclusivo ristorante. 

Tornando al Club dei delitti di cui fanno parte Elizabeth, Ibrahim, Ron e Joyce, pure Penny ne faceva parte ma ora è alla casa di cura. Joyce è diventata la nuova Penny per dirla come ha scritto l'autore del romanzo Richard Osman, da cui è tratto questo film meraviglioso diretto da Chris Columbus e in programmazione su Netflix.

Il Club fu fondato da Elizabeth e Penny, un' ispettrice di polizia per un sacco di anni.

Che lavoro svolgesse Elizabeth non è chiaro ma sicuramente "delitti, indagini e via dicendo erano il suo pane quotidiano".

A Penny ed Elizabeth non piaceva pensare ci fossero dei colpevoli che se ne andavano in giro a farsi i fatti loro, sicuri di averla fatta franca. Si era unito a loro Ibrahim, uno psichiatra e poi Ron, un vero e proprio leader sindacale.

"Il nostro ultimo caso irrisolto, era quello avvenuto nella notte dell'11 maggio del 1973 nella zona est di Londra".

Elizabeth e Ron stavano disponendo le foto dell'autopsia della povera ragazza, quella che Elizabeth pensava fosse stata uccisa dal fidanzato, forse traumatizzato da qualche vicenda personale. "Chi non ha elaborato un trauma può non rispondere delle proprie azioni a volte" afferma Ibrahim nel film, frase più efficace di quella del romanzo da cui la storia è tratta e che è la seguente: "Tutti abbiamo una storia strappalacrime, ma non è per questo andiamo in giro a uccidere la gente".

"Penny ed Elizabeth avevano risolto casi di ogni genere solo per la propria soddisfazione" in quel luogo ameno e per certi versi, ideale.

Il settore delle case di cura prosperava e, Ian ci aveva costruito la sua fortuna.

Un po' le teneva e un po' le vendeva, e poi ne comprava di nuove.

Coopers chase ossia quarantotto ettari di splendida campagna, con la licenza di costruire sino a quattrocento appartamenti per pensionati.

E' tutto pronto per la riunione coi residenti, Ian è abbronzatissimo, calmo. Accanto a lui c'è una giovane donna, è l'architetto del complesso residenziale. 

Trattandosi di un giallo, vi lascio scoprire il seguito.

Di questo film ho amato immensamente il cast dalla Mirren a Pryce, il commovente finale con Oh very Young di Cat Stevens come sottofondo e la consapevolezza che la terza età sia il traguardo più emozionante della nostra vita.

Film consigliatissimo!!!





Ossessione la serie Netflix / Il danno il film su Prime Video



 "Sono pericolose le persone traumatizzate, sanno di poter sopravvivere".

E una delle frasi pronunciate da Anna al suo amante William, un medico chirurgo e padre di Jay (Rish Shah), il suo giovane fidanzato e futuro marito. 

La trama della serie Netflix del 2023 vista ieri sera tutta d'un fiato, mostra Richard Armitage nel ruolo di William e Charlie Murphy in quello di Anna, che nel film  del 1992 "Il danno" (su Prime Video), sono interpretati magnificamente da Jeremy Irons nei panni di Stephen Fleming, un ministro e Juliette Binoche è Anna Barton, la figlia di un diplomatico francese, il film è diretto da Louis Malle.

 La vicenda è ambientata in Inghilterra. Anna ha un fratello che è morto suicida per amore.

La moglie di Jeremy Irons, Stephen nel film, è più seducente di quella del chirurgo William della serie Netflix, un adattamento contemporaneo del romanzo di Josephine Hart "Danage". 

Nel film, tutto ha inizio da un incontro tra i genitori di Martin: Steven e Ingrid e la sua nuova fidanzata Anna, più grande di lui di qualche anno e di cui è innamoratissimo al punto da volerla persino sposare.

In realtà William incontra per caso Anna ad un evento culturale e tra loro scatta immediatamente la scintilla, una passione travolgente e incontenibile. 

Binoche e Irons sono irresistibili, si scrutano, si seducono con grazia. Si danno appuntamento al telefono e non al cellulare come nella serie e questo rende la cosa più intima e intrigante. 

Steven è un politico, un uomo tutto d'un pezzo che a contatto con Anna si scioglie come neve al sole, facendosi condurre dalla passione in un vortice senza via d'uscita.

Anna/Binoche è irresistibile, è una giovane donna misteriosa, ammaliante, bellissima. 

Anna/Murphy è bella ma ombrosa, a tratti inquietante, meno passionale, turbata. Vive nel mistero e nella menzogna. Mente a tutti, persino a se stessa.

Il ministro Stephen nutre un sentimento di vero affetto nei confronti del figlio mentre William il chirurgo, è distaccato e freddo nei confronti di suo figlio soprattutto nel finale.

 Stephen s'innamora perdutamente di Anna e le propone un salto di qualità nel loro rapporto. Intende lasciare sua moglie, ma Anna lo fa riflettere su ciò che ha costruito nella vita e lo distoglie dal proposito di lasciare Ingrid, sua moglie, che ha amato fino all'arrivo di Anna e dalla quale è amatissimo.

Ne Il danno, Anna ha un migliore amico Peter (Peter Wetzler) mentre nella serie Ossessione, ha una migliore amica Peggy (Pippa Bennet-Warner), nella casa della quale si consuma la maggior parte dei suoi incontri a sfondo sessuale con William.

La serie che appare leggera e piena di trasgressione ed erotismo, si trasforma, come nel film, in un dramma agghiacciante.

Il destino si ripete in tutta la sua ferocia e ci sarà un secondo uomo nell'esistenza di Anna che morirà per amore suo.

Suggerisco la visione del film su Prime Video con un ottimo cast e la serie su Netflix.



Bob Marley One Love


 Arriva finalmente su Netflix Bob Marley One Love, che mi ha permesso di ballare agitando il capo come faceva Bob, i suoi amatissimi pezzi, dei veri e propri inni all’amore, preghiere in musica, i cui testi tradotti scorrevano dandomi modo di riflettere e di comprendere profondamente ciò che Bob insieme al suo gruppo in soli 36 anni di vita è riuscito a fare : una rivoluzione d’amore. 
Colui che a ragione è definito il re del reggae, Robert Nesta Marley (1945/1981) trasse ispirazione dalle tribolazioni della sua generazione come canta in una delle sue canzoni più emblematiche (Exodus) e dalla fede: il rastafarianesimo (anche rastafari, rasta) è una religione monoteista nata negli anni trenta del Novecento, che si presenta come erede del cristianesimo. (Il termine deriva da Ras Tafari, ossia il nome dato alla nascita all'imperatoreHailé Selassié, ossia "Potenza della Trinità" (poi salito al trono d'Etiopia nel 1930) con l'aggiunta In seguito alla sua incoronazione, i rastafariani riconobbero in lui Gesù Cristonella sua "seconda venuta in maestà, gloria e potenza", o in ogni caso come una manifestazione di Dio in terra come profeticamente annunciato dalle Sacre Scritture, essendo egli, secondo la mitologia etiope, diretto discendente della tribù di Giuda che affonda le sue radici nell'incontro tra re Salomone (figlio di Davide) e la regina di Saba, episodio narrato nella Bibbia e nell'antico libro chiamato Kebra Nagast, che riveste una certa importanza nella tradizione della Chiesa ortodossa etiope a cui tutti i rasta fanno riferimento (in accordo con l'esempio di Ras Tafari stesso). L'incoronazione di Hailé Selassié aveva anche una valenza politica, oltre che religiosa, essendo all'epoca l'Etiopia l'unico stato indipendente del continente africano. Le credenze rastafariane si basano su un'interpretazione della Bibbia. Centrale alla religione è la credenza monoteistica in un unico Dio, chiamato Jah, che risiede parzialmente in ogni individuo. Il Rastafarianesimo è afrocentrico e concentra l'attenzione sulla diaspora africana, che crede sia oppressa dalla società occidentale, o "Babilonia". Molti Rasta chiedono il reinsediamento di questa diaspora in Africa, un continente che considerano la Terra Promessa, o "Zion". I Rasta si riferiscono alle loro pratiche come "livity", che include l'adesione ai requisiti dietetici Ital, l'indossare i capelli in dreadlocks e seguire i ruoli di genere patriarcali. Gli incontri comunitari sono noti come "groundations" e sono caratterizzati da musica, canti, discussioni e il fumo di cannabis, quest'ultimo considerato un sacramento con proprietà benefiche).

La recensione 

Reinaldo Marcus Green, il regista e sceneggiatore, racconta la vita e la carriera musicale di Robert Nesta Marley, partendo dagli anni in cui s’imprime nel panorama mondiale grazie al tour che tocca svariati Paesi del globo terrestre, compiendo un vero e proprio Esodo, come il pezzo che dà il titolo al suo album rivoluzionario Exodus (1977).

Siamo nel 1976 e si consumano due rivoluzioni: una politica e l’altra musicale e grazie al carisma e alla tenacia di Bob, le due rivoluzioni s’intrecciano perché l’artista sceglie di mettere a repentaglio la sua stessa vita per cantare l’importanza della libertà individuale, rivolgendo lodi al suo Dio Jah. 

Kingsley Ben Adir interpreta Bob Marley con stile impeccabile e una voce intonata e verosimile. 

Kingsley è forse più longilineo di Bob anche nei movimenti più morbidi e meno selvaggi e scatenati di quelli del cantante giamaicano ma riesce ad emozionare, mostrando quella fierezza tipica di Bob, anche nei momenti più bui e tormentati della sua esistenza, dall’infanzia poverissima in cui non conobbe mai suo padre, all’adolescenza fino alla maturità dei suoi trent’anni, padre di numerosi figli tra cui Ziggie, cantante e produttore del film, e marito della corista e affettuosissima Rita, di cui veste i panni egregiamente la bella Lashana Lynch.

Il film biografico, è pieno di riflessioni sul valore di un’artista e sulle sue potenzialità, prima fra tutte quella di contribuire attraverso i suoi messaggi e moniti, al cambiamento globale,  in un mondo in cui vince il male alimentato dalle guerre, sul bene e la pace. 

Sono di una bellezza unica le immagini del vero Bob sul finale. 

Consigliatissima la visione di Bob Marley One Love. 

Suspicious minds

Sono pensieri sospettosi quelli che s'insinuano nella mente di giovani amanti e di una coppia sposata e consumata dal tempo che è passato.

Sedotta dalla presenza di Francesco Colella, ho visto il film come seduta davanti ad un cocktail analcolico da consumare nel tempo di un rendez-vous e che invece mi sono ritrovata a bere tutto d'un fiato. 

 Suspicious minds mi è piaciuto moltissimo perché mi ha ricordato un articolo che scrissi, intitolato: Il tradimento come terapia per la coppia, il tema della conferenza di uno psicoterapeuta nella quale veniva spiegata l'utilità del tradimento, se confessato, per superare una crisi di coppia, oppure per lasciarsi definitivamente.

Nel film accade tutto ciò che lo psicoterapeuta chiarì nella sua conferenza sul tradimento: ci si tradisce e poi si resta insieme oppure ci si lascia.

E' suggestiva la location: Roma, la città eterna, un hotel e un ascensore che si blocca e imprigiona per quasi due ore due turisti italiani, due sconosciuti, Fabrizio (Francesco Colella) e Giulia (Amanda Campana), che per un po' si estraniano dalle proprie identità per essere altro da se e persino per riconnettersi con i mostri di un passato da cui non riescono a liberarsi.

Francesco Colella è un manager italiano sposato con l'olandese Emilie. 

Torna dunque l'Olanda, presente nel gioiellino Due piccoli italiani anche se qui Colella non compie un viaggio rocambolesco nell' Olanda delle speranze ma ci vive proprio, concedendosi vacanze romane con la moglie olandese Emilie (Thekla Reuten), conosciuta proprio nella Capitale. 

Nella favola scritta e diretta con acume e sensibilità da Emiliano Corapi e apprezzata su Paramount +, vince la mentalità aperta e mitteleuropea di Fabrizio ed Emilie, coppia consolidata e annoiata ma complice ed evoluta, rispetto a quella moralista dei ventenni Daniele (Matteo Oscar Giuggioli) e Giulia, che iniziano con il prendersi gioco di una coppia incontrata sull'aereo e che non sembrava innamorata come loro e che finisce col farsi soggiogare e sconfiggere dalla gelosia per un flirt passeggero e senza alcun valore.

Consiglio di vedere il film che è davvero stupendo!

Titan Il disastro di OceanGate

 Tutto il mondo ne ha parlato ed era impossibile restare indifferenti di fronte a una tragedia simile. Vedendo ieri sera il documentario su Netflix della durata di 1.51 e diretto da Mark Monroe, si scopre che si è trattato di una tragedia annunciata e attraverso le immagini di repertorio e le interviste a coloro che hanno lavorato per realizzare, mettere a punto e testare il sommergibile turistico Titan destinato con certezza matematica al cedimento, si possono comprendere le motivazioni della tragedia in mare che due anni fa, ha scosso ognuno di noi.

Avvenne il 18 giugno del 2023 l'implosione catastrofica del sottomarino Titan, gestito da OceanGate, causando la morte istantanea dei cinque passeggeri a bordo durante una spedizione turistica al relitto del Titanic. L'implosione è avvenuta a una profondità di oltre 3.300 metri nell'Oceano Atlantico.

Dalle dichiarazioni di ingegneri ed esperti che hanno lavorato alla realizzazione del sommergibile,  emerge che l'incidente del batiscafo Titan sia dovuto a problemi strutturali e carenze di sicurezza del sommergibile sprovvisto di certificazioni ufficiali. Tutti coloro che hanno tentato di fermare l'impresa, sono stati ignorati dall'ingegnere Stockton Rush, Ceo di OceanGate, accecato dall'ambizione di rivoluzionare l'esplorazione subacquea, tramutando l'entusiasmo dei passeggeri in tragedia.

E' vero che Stockton voleva creare qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario senza badare alle avvisaglie riscontrate nelle immersioni di prova che hanno preceduto quella definitiva.

Rush credeva nell'infallibilità del suo sottomarino realizzato in fibra di carbonio e titanio. Lo scafo di Titan è stato progettato in modo che un guscio di fibra di carbonio fosse incollato agli anelli in titanio su entrambe le estremità. 

Nei video mostrati nel documentario, Stockton sottovalutò i rumori verificatisi nelle immersioni di prova, prendendo le distanze dagli esperti che lo avevano seguito fino a quel momento e che sono stati licenziati alcuni, altri se ne sono andati volontariamente, rifiutandosi di prendere parte a un progetto pericoloso come l'immersione verso il relitto del Titanic, costato la vita allo stesso Stockton.

Parlano anche i parenti delle vittime e c'è molta amarezza nelle loro parole.

Invito a vedere l'interessantissimo documentario su Netflix.


The Lady in the van


“Scrivere è parlare a se stessi” e di riflesso, raccontare storie come quella vissuta dall’attore, commediografo, sceneggiatore e scrittore inglese Alain Bennett, divenuto amico speciale  della signora nel pulmino per ben 15 anni, dal 1974 al 1989 ossia il tempo nel quale la misteriosa anziana Miss Shepherd, visse barricata nella sua abitazione a quattro ruote parcheggiata nel giardino del comprensivo ed empatico scrittore. 

La pièce teatrale di successo “The Lady in the Van” ha meritato di diventare l’ adattamento cinematografico diretto da Nicholas Hitner e nel quale ho ammirato l’iconica attrice britannica  Maggie Smith, vestita di stracci come la vecchia barbona interpretata e incantevole come non mai nei panni di una donna talentuosa e in lotta contro un destino avverso  sul quale ha la meglio, nonostante le ingiustizie subite e gli imprevisti incidenti che hanno finito col travolgerla.

Alex Jennigs è Alain, lo scrittore single e omosessuale con una madre anziana e malata che vive per conto suo fino a che il suo stato la condurrà all’ospizio; Alain si sdoppia e il suo alter ego è necessario per raccontare a se stesso la storia vissuta e le strane contraddizioni che detesta e che tuttavia lo affascinano al punto da accettare come una specie di convivente, l’anziana donna che vive nel suo giardino incurante delle conseguenze. È strano perché la madre è al centro anziani e quando va a trovarla non lo riconosce più mentre l’anziana donna vive lucidamente sotto casa sua.

Miss Shepherd mostra una cultura raffinata e lo fa nei pochi dialoghi che è costretta ad avere con Alain, con i vicini che la disturbano o con i servizi sociali efficientissimi in Inghilterra e pronti ad assistere i senzatetto come lei ed a offrire abiti, cibo e un centro sociale dove potersi lavare e dove dormire in un letto.

È come se Alain stesse raccontando  a se stesso attraverso il suo doppio e con crescente incredulità la storia della sua bizzarra convivenza con Miss Shepherd  e il tempo del racconto s’interrompe nel momento in cui l’anziana e malata sale in cielo accolta da un Dio benevolo e il suo posto sicuramente è in paradiso tra gli altri angeli, ma alla fine decide di narrarla in un libro l’esistenza della signora nel pulmino, ritenendola materia assai più interessante che parlare della sua stessa vita probabilmente. 

I misteri di Miss Shepherd vengono a galla con  stupore da parte di Alain il quale scopre di aver vissuto a stretto contatto con una ex suora, con una musicista dotata di un talento innato e molto altro che vi consiglio di scoprire guardando lo splendido film su Netflix.

 

 


Maschi Veri/Machos Alfa su Netflix


Ho seguito le tre stagioni (2022/2025) della straordinaria serie spagnola Machos Alfa, sui quattro amici quarantenni costretti dagli eventi a decostruire la loro mascolinità. 


Pedro, Santi, Luis e Raul nel primo episodio intitolato In decostruzione, devono ammettere di essere dei veri e propri maschilisti e di seguire un corso di decostruzione della loro mascolinità per ricominciare a vivere dopo che il primo ha perso il lavoro, il secondo ha sua figlia diciassettenne in casa a vivere con lui, il terzo deve gestire l’insoddisfazione sessuale della moglie Ester e madre dei suoi adorabili figli e il quarto tenta di fare una proposta di matrimonio alla compagna ma non va come previsto. 

Gli episodi della serie spagnola diretta da Laura Gaballero con Gorka Otxoa, Fele Martinez, Fernando Gil, Raul Tejòn, Kira Mirò, Maria Hervas, Paula Gallego e Raquel Guerrero, sono scorrevoli e appassionanti perché attualissimi, con storie di fallimenti sentimentali ai tempi dei social in questa società dove conta può l'apparire che l'essere.

Approda su Netflix, Maschi Veri che già dal titolo ricorda la serie spagnola.

 Nell'adattamento italiano di Machos Alfa, la regia è di Letizia Lamartire e di Matteo Oleotto e sviluppa in otto episodi le avventure e disavventure di quattro amici over 40. 

C'è Francesco Montanari nei panni dell'eterno seduttore anche se fidanzatissimo con Ilenia, avvocato di successo affascinante e aperta di mentalità come Sarah Felberbaum, che propone di vivere il rapporto come una coppia aperta, con incontri occasionali al di fuori della coppia appunto per fuggire da una routine che rischia di mettere a repentaglio la relazione.

L'unico uomo ancora sposato è Pietro Sermonti/Luigi, come il Luis spagnolo, somigliante sia nel carattere che nell'aspetto a Fele Martinez, che svolge la professione di poliziotto e inizia a fare i conti con l'andropausa, rendendo la moglie Tiziana, la bellissima e bravissima (Thony) insoddisfatta e che si invaghisce del suo personal trainer immaturo, il quale finisce col chiamarla mamma.

Nei panni del Santi spagnolo, il fragile Mattia, c'è Maurizio Lastrico, separato dalla bella sia pure iena Nicole Grimaudo, ma consolato e sostenuto dalla figlia adolescente bisex Alice Lupparelli, che cercherà di curare le ferite paterne attraverso una decina di incontri online su Tinder.  

Dulcis in fundo c'è Pedro, anzi Massimo (Matteo Martani) un comunicatore scaltro e senza peli sulla lingua, non ancora padre e purtroppo licenziato nel primo episodio per colpa di uno spot sessista, cosa che comprometterà il suo tenore di vita altissimo, Vive in una megavilla con piscina con la compagna Daniela (Laura Adriani) in ascesa sui social (instagram) e con una collaboratrice domestica indispensabile e premurosa come Maria, la bravissima Yamila Suarez (in foto).

Amici fin dai tempi dell'università, i quattro inseparabili compagni di viaggio, su consiglio di un amico gay, decidono di seguire un corso sulla decostruzione della mascolinità, per mettere da parte la loro mascolinità tossica nel tentativo di costruire rapporti sani e vincenti.

Splendido il cast, la regia e la fotografia in questa serie nostrana, dove ho particolarmente apprezzato la verità sui volti degli attori, non solo bellissimi e perfetti ma con le loro rughe d'espressione senza filtri e le lentiggini che di solito vengono coperte dal trucco e ho amato la cura per la psicologia dei personaggi.

L'unica cosa che non mi è piaciuta: la rubrica di Selvaggia Lucarelli. Perché? Ha reso monotono e lento l'episodio che stavo seguendo con interesse.

 Consiglio di seguire la serie su Netflix, evitando di fare sterili paragoni con la serie spagnola di riferimento.

The Lesson


 Liam è un giovane scrittore di talento a cui viene proposto di lavorare come precettore del figlio del suo idolo, il romanziere J.M. Sinclair. Giunto nella sperduta magione, Liam si trova invischiato in una ragnatela di risentimenti e bugie.

C’è una palude, l’acqua è torbida come la mente del signor Sinclair, un impeccabile Richard E. Grant, impegnato nella stesura del suo ultimo romanzo, destinato ad essere un capolavoro. Mr Sinclair, è immerso nel suo lavoro di scrittore e nel tempo che rimane, si limita ad essere un marito presente e all’occorrenza passionale, un padre severo e inflessibile dell’unico figlio rimasto: Bertie (Stephen Mcmillan), al quale desidera dare l’educazione che è mancata all’altro, morto annegato nella palude e lo fa seguendo  il consiglio della moglie, di assumere un educatore per garantire a Bertie l’ammissione al college.

Nel corso della vicenda, i contorni della storia si delineano e ne emerge una figura più meschina di quella che all’inizio appare, questo grazie all’abilità di Liam, l’educatore di Bertie, di scovare la verità con la complicità di sua moglie Helene (Julie Delpy).

Oltre all’eccezionale prova da attore di Richard  E. Grant, ho apprezzato anche il talento di Daryl McCormack e di Julie Delpy nel film diretto da Alice Troughton e in programmazione su Netflix.

Consigliato! 

Nonnas


Brindiamo a vivere bene la vita

Rimpiangerai le occasioni che non hai saputo cogliere


Sono due delle frasi pronunciate dalle protagoniste di questa vicenda stupenda tratta da una storia vera.

Nonnas è disponibile su Netflix dal 9 maggio 2025, il giorno successivo all'elezione del Papa Leone XIV di origine americana. Questo film è italoamericano e mi fa pensare ci sia un filo sottile e impercettibile tra i due eventi.


La recensione


Nella commedia del 2025 diretta da Stephen Chbosky, scritta da Liz Maccia e interpretata da Vince Vaugh, sembra si senta per tutto il tempo, il profumo del ragù italiano, dei soffritti misti, dei cannoli siciliani con la ricotta, della cassata e anche della capuzzella, un piatto tipico della cucina siciliana che è ancora nel menù del vero ristorante a cui il film s'ispira e che festeggia il suo quindicesimo anno di apertura, grazie all'incrollabile lavoro delle nonne di tutto il mondo, che cucinano per tutti coloro che hanno il piacere di fermarsi a mangiare all'Enoteca Maria, aperta da Joe Scaravella a Staten Island.


Joe Scaravella è interpretato da Vince Vaughn, affranto e smarrito al funerale dell'amatissima mamma Maria, morta per un tumore. 

I suoi ricordi da bambino sono legati al pranzo della domenica e al cibo cucinato con amore dalla mamma e dalla nonna, le donne della sua vita; questo pensiero accompagna il quarantenne single occupato in un lavoro poco gratificante, tra le strade di little italy,  dove  passeggia, ricordando le parole di sua madre e della nonna, soprattutto questa: "a tavola non si invecchia". 

Così scorge l'insegna di un ristorante in vendita e decide d'istinto di dargli nuova vita, per cucinare i piatti familiari della sua esistenza.

Tuttavia Joe non è né imprenditore né cuoco. 

Neanche l'amico Bruno (Joe Manganello) crede sia una buona idea. E' più entusiasta la moglie di Bruno, Stella (Drea De Matteo) ma ormai la frittata è fatta, il quarantenne pervaso dalla voglia di ricreare i perfetti sapori della sua infanzia, ha speso tutti i suoi risparmi per comprarlo e dargli nuova vita.

La prima cosa da fare è ristrutturarlo e poi cercare delle donne anziane e italiane per poter cucinare i piatti della sua infanzia, semplici e pieni d'amore.

Al suo annuncio di lavoro rispondono Roberta (Lorraine Bracco), una vecchia e cara amica di sua mamma Maria, di origini siciliane che vive in un centro anziani, è irruenta e vuole sempre cucinare la capuzzella, ossia una testa di agnello ripiena dall'odore forte, Gia (Susan Sarandon), una seducente parrucchiera e ottima pasticcera specializzata nella preparazione del cannoli. A loro si aggiunge l'ex suora Teresa, per tutti l'Adriana di Rocky, l'irresistibile Talia Shire e Antonella (Brenda Vaccaro), una vedova di origini bolognesi e vicina di casa di Olivia (Linda Cardellini) la ex del liceo di Joe e che rincontra con stupore.

Le nonne, dopo gli scontri iniziali, si rivelano essere delle cuoche eccezionali, capaci di ricreare quei sapori familiari che Joe desiderava.

Ma la passione e il cuore delle nonne, non basta. Sorgono numerosi problemi burocratici e l'assenza di clientela fa rischiare a Joe il fallimento.

Ma la tenacia e l'amore vincono su tutto ed Enoteca Maria resta aperta e sfama d'amore tutti i suoi clienti.

Il cast è eccezionale, hanno dato tutti un sapore speciale ad ogni scena del film.

La colonna sonora, da Rita Pavone alla tarantella napoletana, è un ottimo ingrediente accanto ai sapori dei piatti preparati dalle nonne le quali ricordano che cucinare è un atto d'amore.

Film consigliatissimo!!!


Eterno visionario



 Stoccolma 10 dicembre 1934

Premio Nobel per la letteratura all'illustre scrittore italiano Luigi Pirandello

"... Per riuscire nelle mie fatiche letterarie ho dovuto frequentare la scuola della vita. Questa scuola è l'unica che può aiutare una mente come la mia simile a quella di un bambino; ho sempre sentito il bisogno di credere alle apparenze della vita senza alcuna riserva, la sincerità con cui ho imparato questa lezione ha palesato un'umiltà, un amore e un rispetto della vita indispensabili per assorbire delusioni amare, esperienze dolorose, ferite terribili e tutti gli errori dell'innocenza che danno profondità e valore all'esistenza mi ha permesso di crescere e nel contempo di rimanere me stesso evolvendosi il talento mi ha reso incapace di vivere come si conviene a un vero artista capace soltanto di pensieri, di sentimenti. E così nell'illusione di creare me stesso ho creato solo quello che sentivo, in cui riuscivo a credere, provo gratitudine e orgoglio al pensiero che questa mia creazione sia stata ritenuta degna del prestigioso premio con il quale mi onorate, mi piacerebbe credere che esso sia stato conferito non tanto alla perizia dello scrittore che è sempre irrilevante quanto alla sincerità umana del mio lavoro". Luigi Pirandello

E' con queste parole che lo scrittore e drammaturgo di Girgenti, Luigi Pirandello, ringrazia l'Accademia reale di Svezia per l'ambito Premio che gli è stato conferito.

E' un viaggio inedito, appassionante e umanissimo quello dentro la vita e l'arte dello scrittore siciliano, l'eterno visionario a cui presta lo sguardo, la voce e le sembianze l'ineguagliabile Fabrizio Bentivoglio, con la magistrale regia di Michele Placido, che si riserva un cameo, quello del suo agente letterario, ossia di colui che lo accompagnerà nella carriera artistica.

Eppure Pirandello è artefice del proprio destino, non di quello che gli è stato riservato, ossia minatore nelle cave di zolfo paterne. Fugge in Germania a diciotto anni, imparando la lingua tedesca e dedicandosi a quelle parole destinate a illuminare il mondo.

Le tappe del viaggio in treno dello scrittore sono i momenti in famiglia con i figli, le prove teatrali, ma ce n'è uno che lo segnerà: l'incontro con i sei personaggi in cerca d'autore che lo perseguiteranno per sempre.

 Forse la tappa più emblematica del suo affascinante eppure tortuoso viaggio è quella in Svezia per il Nobel che Pirandello vuole compiere da solo, senza famiglia al seguito, solo col suo fedele agente Saul Colin e con Marta Abba, ossia colei che fu la sua ispiratrice e che rifiutò l'invito a partecipare alla consegna del premio.

L'incontro con la bellissima e talentuosa attrice Marta Abba (Federica Luna Vincenti), avviene a Roma nel 1925. Pirandello è in platea con Massimo Bontempelli.

"Voi donne avete un corpo certo ma come si fa a mettere in scena la vostra anima? Ecco io mi sono sempre chiesto come si fa a rappresentare il fascino oscuro della femminilità e ho scritto decine di figure femminili ma questo aspetto m'è sempre sfuggito ed ora invece arriva lei Marta ed è come se io la stessi aspettando da sempre; ma dov'è stata nascosta tutto questo tempo?"

Così Pirandello scopre la sua musa ed è un incontro destinato a cambiare il suo modo di scrivere, di descrivere le cose.

Ma non è stata sempre così luminosa la sua carriera, ci sono state incomprensioni e momenti difficili, bui, meno noti e sottolineati in questo straordinario film biografico, didascalico, letterario e acuto che mi ha emozionato e sorpreso. Vidi la casa di Pirandello a Girgenti, ho letto e studiato i suoi romanzi e la sua drammaturgia, ho visto diversi suoi lavori teatrali interpretati nel tempo ma questo road movie ha dato nuova luce a quelle che erano le mie conoscenze sulla carriera e la vicenda pirandelliana.

Roma, 1938

Luigi Pirandello ha una moglie e tre figli: Stefano (1895/1972), Rosalia "Lietta" Caterina (1897/1971) e Fausto Calogero (1899/1975) furono anch'essi spettatori del teatro paterno e solo Stefano ereditò la passione per il teatro mentre Fausto realizzò il suo sogno di diventare pittore.

Mentre si trova a cena con i colleghi scrittori a discutere sul duro attacco ricevuto da Benedetto Croce per "Il fu Mattia Pascal e sulla guerra, la moglie interpretata magnificamente dalla bravissima Valeria Bruni Tedeschi, ha un attacco isterico e caccia tutti da casa, alimentando la disperazione dei figli che assistono passivamente al peggioramento della precaria salute mentale della madre.

Il figlio Stefano è al fronte ma la prima guerra mondiale è finita e può finalmente tornare a casa.

Stefano assiste alle prove teatrali del padre e il collega Bontempelli teme che il pubblico non sia pronto per un tipo di teatro rivoluzionario come quello pirandelliano e infatti anche se ciò oggi potrebbe sembrare assurdo, non è effettivamente pronto a cogliere l'essenza della drammaturgia di Luigi Pirandello e al Teatro Valle di Roma viene fischiato nel bel mezzo dello spettacolo senza dare al drammaturgo modo di spiegare agli spettatori irati, il senso della pièce.

Pirandello, conduce nel meraviglioso Palazzo Braschi la sua compagnia per scegliere gli abiti di scena realizzati da un abile sarto e con stoffe pregiatissime.

Lavora alle sue opere curando tutti i dettagli, senza trascurarne nessuno.

E' per i suoi attori come un padre in quella che considera una famiglia ideale, come non è riuscito a creare nella vita reale, ci prova e sicuramente riesce, sulla scena.

Con la famiglia riunita, annuncia la sua grande impresa. "Ho deciso di chiedere a Mussolini di sostenere la nostra idea di un teatro nazionale finanziato dallo stato e dopo il successo di Marta nostra dea non ho motivo di dubitare che otterremo la sua approvazione".

Lietta, la figlia con la quale ha più empatia, è interpretata da Aurora Giovinazzo. Stefano è interpretato da Giancarlo Comare e Fausto è Michelangelo Placido.

Tra le scene più intense del film c'è quella in cui Pirandello guardandosi allo specchio mostra a Marta Abba il dramma della vecchiaia che si legge sul suo volto mentre brucia nel suo cuore l'ardore della giovinezza.

Ci sono progetti mai realizzati come il film sui Sei personaggi in Germania, sogni infranti e grandi soddisfazioni per Pirandello, prima fra tutte essere tutti i suoi personaggi o forse solo Mattia Pascal.

La cura dei dialoghi e la fotografia stupefacente, oltre all'impeccabile regia di Placido e alla superba interpretazione di Fabrizio Bentivoglio, rendono questo film un capolavoro.

V'invito a vederlo su Amazon Prime!

The Irishman





Questo non è solo un film ma una lezione di cinema e di mafia, di come quest’ultima influenzi e cambi la vita dei protagonisti capaci di mostrare un talento senza tempo, in primis il semi Dio Pacino carismatico e magnetico anche nei panni di Jimmy Hoffa, il capo dei sindacalisti americani fino a Frank Sheeran impersonato dall’ irresistibile De Niro, che attraverso la voce fuori campo dall’ospizio, luogo dove da vecchi si va a morire, racconta la vita dura e spietata di chi fa a patti con i duri per andare avanti. 
Frank è un autista di camion, trasporta carne e l’incontro con Russell Bufalino (Joe Pesci), boss della mafia a Filadelfia, cambierà per sempre il corso della sua esistenza. Martin Scorsese dirige un capolavoro dove c’è tanta America e un po’ d’Italia. Splendide le scene che si ripetono come una piacevole abitudine tra Russel e Frank che pasteggiano spezzando un filone di pane italiano che intingono a bel buon vino rosso anche quando si ritrovano in carcere. La vita e la morte s’incontrano e scontrano sempre. Alla fine persino i potenti se ne vanno, muoiono e non ci sarà più nessuno da cui farsi proteggere o per cui lavorare.  
La vera storia di Frank Sheeran, l'irlandese che uccise il sindacalista Jimmi Hoffa. Tratto dal libro "I Heard You Paint Housesdel" di Charles Brandt. Il film ha ottenuto 9 candidature a Premi Oscar, 4 candidature a Golden Globes, 9 candidature a BAFTA, 13 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 3 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, 1 candidatura a ADG Awards, 2 candidature a NSFC Awards, In Italia al Box Office The Irishman ha incassato 37,7 mila euro .
Gli splendidi attori ringiovaniti con impeccabili trucchi cinematografici, sono giovani e coraggiosi, senza paura, si sposano, fanno famiglia, invecchiano e vivono le fragilità, i  dolori e le paure di chiunque. Si sentono invincibili fin quando tornano a galla ricordi e buoni sentimenti come l’amicizia tra Jimmy e Frank. 
Da non dimenticare Harvey Keitel altro gigante in questo film immensamente bello e da vedere assolutamente su Netflix! 

Le nostre anime di notte


 Cercando un bel film su Netflix, mi ha colpito il titolo di questo, poi ho letto i nomi dei protagonisti e così mi sono immersa in un’esperienza quasi ipnotica, “il cinema lo fa” come direbbe il maestro interpretato da Antonio Albanese in “Un mondo a parte”, gioiellino di Riccardo Milani. 

La recensione  

Quando si è bambini e anziani, la notte è più buia e insopportabile e si fa fatica a dormire soli. È questo il motivo che spinge la deliziosa Addie (Jane Fonda) vedova e con un solo figlio e un nipote, avendo perso tragicamente la figlia che era piccola, a chiedere a Louis (Robert Redford) anch’esso vedovo con una figlia, se ha voglia di dormire insieme.

Dormire nello stesso letto insomma. Non è affatto una proposta indecente anche perché sono passati 50 anni precisi da quando lo hanno fatto la prima volta nell’indimenticabile film cult “A piedi nudi nel parco”.

Louis con qualche perplessità accetta l’invito e si presenta tutte le sere a casa dell’amabile vedova con una busta di carta con dentro pantofole e pigiama.

Prima di dormire c’è la consueta chiacchierata durante la quale i due vicini scoprono la vita e le abitudini dell’altro, i dolori e le vicende che hanno forgiato i rispettivi caratteri.

Questa è l’età giusta per saper amare forse e nonostante gli impedimenti e le difficoltà, persino la distanza che separerà la coppia ormai inseparabile, Addie e Louis troveranno il modo per restare insieme.

Il film diretto da Ritesh Batra e tratto dall’omonimo romanzo di Kent Haruf, è un viaggio incantevole e commovente durante il quale si rimane increduli e piacevolmente colpiti dall’immutato fascino dei due protagonisti capaci di rendere irresistibile persino una storia ordinaria come questa. 

Ne consiglio la visione su Netflix 

Whitney - Una voce diventata leggenda



 Ascoltare Whitney Houston negli anni ‘80 e vederla danzare ed esibirsi nei suoi video e ai concerti era così inebriante per la leggerezza e la potenza trasmessa dalla sua voce sublime e in grado di spaziare attraverso tre ottave da mezzosoprano a soprano anche grazie alle lezioni apprese dalla mamma anch’essa cantante, furono il suo più grande regalo. Lei che tutto poteva, che aveva fatto innamorare chiunque del suo talento, cercava quell’amore unico e assoluto che forse non ricevette mai nella sua breve esistenza.

La recensione 

Rivedere questa sera in prima visione su Raiuno un film come questo diretto da Kasi Lemmons e con interpreti d’immensa bravura,  a partire dalla giovane Naomi Ackie nei panni di Whitney, al produttore Clive Davis interpretato da Stanley Tucci, alla madre Cissy (Tamara Tunie), la sua amata Robyn (Nafessa Williams), suo padre John (Clarke Peters)e il marito, il cantante Bobby Brown (Ashton Sanders), fa riflettere su quanto sia stato difficile sostenere il peso del suo successo, senza crollare irrimediabilmente. 

Non sapevo della relazione sentimentale di Whitney Houston con Robyn Crawford. A quel legame la cantante aveva dovuto rinunciare un po’ per necessità e un po’ per scelta. Tuttavia la volle come sua assistente.

Tutto ciò che Whitney interpretava, diventava seducente come il canto delle sirene.

È stupendo assistere al primo ascolto dei pezzi che avveniva nello studio del produttore attraverso delle musicassette. Che tempi indimenticabili!

Cosa resterà degli anni ‘80? Un’icona bellissima che è stata e resta la colonna sonora della nostra vita.

Grazie Whitney 🙏


Dove osano le cicogne



 Ho atteso il 16 aprile per l’uscita su Netflix dell’ultimo film di Fausto Brizzi curiosa di vedere l’amatissimo Andrea Perroni che è stato bravissimo come sempre e divertentissimo.

A mezzanotte e uno, ho deciso di vederlo con entusiasmo dopo averne sentito parlare per la prima volta, nel programma cocondotto da Perroni alla stazione Tiburtina, Binario 2, ogni mattina su rai2 e ingiustamente chiuso.

La recensione

Non in Italia ma a Barcellona si dirigono Angelo Pintus nel film maestro elementare e sua moglie Marta (Marta Zoboli) una psicoterapeuta davvero simpatica, invitati da Andrea a rivolgersi ad un medico che li aiuterà a concepire il desiderato figlio; viene loro suggerito dal medico di ricorrere alla maternità surrogata attraverso la ragazza catalana Luce (Beatrice Arnera) che lo farà senza alcuna forma di pagamento ma volontariamente. Questo è ciò che sembra essere la verità ma nel corso del film uscirà fuori il reale motivo per il quale Luce è andata in Italia e quello sulla sua presunta maternità surrogata.

Andrea s’innamora della giovane catalana, nonostante gli avvertimenti di Angelo e sarà un susseguirsi di equivoci fino al lieto fine, anch’esso imprevisto e originale.

Nel film c’è anche Tullio Solenghi nei panni del carabiniere integerrimo e impeccabile come sempre e Antonio Catania il preside della scuola di splendidi bambini dove insegna Angelo.

Il film ispirato all’omonimo spettacolo teatrale di Angelo Pintus, è autobiografico e davvero bellissimo, anche la fotografia incanta. Alle guglie del Duomo di Milano dove vivono i protagonisti di “Dove osano le cicogne” si alternano quelle delle Sagrada familia di Gaudi a Barcellona, maestosa Basilica incompiuta dell’architetto spagnolo devoto a un passo dall’essere proclamato santo. Mi piace pensare  che questa sia stata una precisa volontà del regista e sceneggiatori il riferimento  alla fede e alla provvidenza anche se chiaramente sia il Duomo che la Sagrada Familia sono i riferimenti di queste due città e offrono scenari suggestivi soprattutto l’ imponente basilica catalana. 

Il tema della maternità surrogata è affrontato con impegno e leggerezza, senza mai risultare banale perché quando si arriva a una simile scelta, il dolore è indescrivibile ma l’amore sostiene la coppia desiderosa di un figlio che dia un senso alla loro vita.

V’invito a vederlo su Netflix 

Un alieno chiamato Jules




Milton vive una tranquilla vita di routine in una piccola città della Pennsylvania occidentale, ma trova la sua giornata sconvolta quando un UFO e il suo passeggero extraterrestre si schiantano nel suo cortile.

Nessuno gli crede a partire dalla figlia che vive e lavora in città. Sarà perché ha 78 anni e inizia a dimenticare le cose.


Milton è interpretato da un gigante come Ben Kingsley che conferisce al suo personaggio tutta l’intensità e la tenerezza di un uomo che sta affrontando l’ultima fase del suo cammino sulla terra e dove l’incontro con l’extraterrestre lo colloca in una dimensione mentale speciale, tra cielo e terra che gli consente di estraniarsi dalla sua realtà di uomo  solo e non più lucido come un tempo e di vivere un’esperienza unica che desidera preservare, quasi consolato dal fatto che nessuno gli creda per proteggere il suo amico proveniente da un altro mondo.


 Il suo nuovo amico viene ospitato nella sua casa, nutrito e anche vestito. Accanto a Milton ci sarà la dolcissima Sandy (Harriet Sansom Harris) e Joyce (Jane Curtis) che a contatto con l’alieno, faranno cadere tutte le loro barriere mostrandosi di una sconcertante umanità. Il film commuove e incanta. 
Consigliatissima la visione su Netflix! 


Storia di mia moglie

 Su raiplay sedotta dal titolo, ho iniziato a vedere "Storia di mia moglie" film del 2021 scritto e diretto da Ildiko Enyedi della durata di 2, 42 minuti. Lungo eppure scorrevole e meraviglioso.

Ve ne voglio parlare per invitarvi a vederlo. Enyedi esordisce in un lungometraggio in lingua inglese e prodotto in Ungheria, Germania, Francia e Italia. Tratto dal romanzo "La storia di mia moglie" (1942) di Milàn Fust.

La recensione

Jakob (Gijs Naber) è un affascinante capitano di fregata olandese onesto e dedito al suo lavoro che lo tiene lontano dalla terraferma per mesi.

Il mare è il suo alter ego. La solitudine si traduce in un costante mal di stomaco che tenta di acquietare attraverso il matrimonio.

Durante un incontro con l'amico Kodor (Sergio Rubini), in un caffè negli anni '20, scommette di sposare la prima donna che entra.

Nota sulla sedia di un tavolino, una bellissima bionda francese con il cappello; è Lizzi (Léa Seydoux).

Sarà da lì a poco sua moglie.

Lei a terra, lui in mare per mesi.

L'esperimento di matrimonio a distanza pare abbia un esito positivo.

Jakob è innamorato ma turbato dai capricci della sua bellissima bionda che esce, va alle feste e torna tardi.

Lizzy è molto aperta e socievole con tutti, in particolar modo con Dedin (Louis Garrel), che suscita la gelosia di Jakob.

Lo incontra pacificamente, per sapere chi ha di fronte.

Tenta di scoprire di più attraverso un investigatore e sceglie di fare un lavoro che gli consenta di starle accanto.

A una festa, scopre sua moglie con Dedin e appena li sorprende insieme in treno, con le sue azioni nascoste nella valigetta di Lizzy, decide di separarsi.

Sette anni dopo, su un filobus, Jakob scorge la sua bellissima moglie ma viene a sapere che lei è morta sei anni prima e quello che ha visto, è solo il suo fantasma.

Il film induce a una riflessione essenziale sulla fugacità dell'esistenza e sul come sia tutto relativo: il tempo che scorre, i sentimenti provati e di quanto sia difficile mettere insieme tutto per tentare di trascorrere una vita possibilmente tranquilla.

Il cast è meraviglioso, la regia e la fotografia molto suggestivi. Voto dieci.

Consigliatissimo!


Il mio grosso grasso matrimonio greco 3


Questo film stasera è stato una carezza; mi ha ricordato l’indimenticabile gita in Grecia del terzo Liceo, scelta in qualità di capoclasse al posto di Parigi. A questo proposito l’altro giorno ho ritrovato con immenso piacere una cassettina registrata con le voci di noi diciottenni incantate di fronte alla vista di Itaca, nel viaggio in nave partite da Bari e in arrivo al porto di Atene. 
In effetti esiste un filo tra la nostra vita e quelle raccontate nei film.
Inutile esclamare: "E' solo un film". 
I film ricordano e raccontano spesso il nostro passato oppure il nostro presente.
Ho adorato per questo motivo, scoprire su Netflix l’ultimo film di Nia Vardalos, ispirata sceneggiatrice, regista e attrice in questa trilogia della famiglia greca immigrata in America. 
Ricordo che la Vardalos è canadese, ma i genitori sono greco-canadesi quindi dalle sue origini, ha preso ispirazione per il suo film di successo "Il mio grosso grasso matrimonio greco".

La recensione 

In questo terzo rendez-vous con la famiglia Portokalos, si assiste a una pagina nuova dell’esistenza di Toula, orfana di padre e decisa a realizzare l’ultimo desiderio paterno: fare ritorno nel paesino greco dov’era cresciuto Gus per tentare una vera e propria rimpatriata con i suoi tre cari amici d’infanzia.
Gus, il patriarca, sarebbe stato davvero felice di tornare nel suo paesino dove sono rimasti a vivere solo 6 abitanti, delle persone davvero speciali.
In fondo come ricordava Gus, ogni parola deriva, dal greco, sia essa 'filosofia', oppure 'ricordo'.


Il film è meraviglioso, psicologico, pieno di tradizioni popolari, di sorprese inaspettate, di valori e di riflessioni sul senso della vita e sulla bellezza dell’amore e il rispetto verso la propria famiglia d’origine.
Nia Vardalos incanta come sempre.

Film consigliato su Netflix.

PennadorodiTania CroceDesign byIole