Buen Camino su Netflix


Che l'età adulta inizi con un dito nel culo e aggiungerei prima dei 50 anni come è mostrato nel film, non c'è alcun dubbio.

 Nel nuovo film di Gennaro Nunziante apprezziamo  Luca Medici in versione Checco Zalone nababbo, un tamarro (cozzalone) che somiglia  tanto soprattutto nel linguaggio, al personaggio  nel film del 2000 "Il grande botto", diretto da Leone Pompucci, interpretato dallo stesso Nunziante al fianco di Solfrizzi, Buccirosso, Amendola. 

Ovviamente la demenzialità è il mezzo usato sapientemente da Nunziante per raccontare i vizi dell'uomo, ricco o povero che sia ma in ogni caso limitato e mortale. 

Lo Zalone straricco in "Buen  Camino", è presentato attraverso un'intervista esclusiva nella villa lussuosissima in Sardegna dove quest'uomo tatuato e pieno di sé, sta organizzando una festa esagerata per il suo cinquantesimo, ma si trova in una delle numerose residenze perché è uno dei nuovi paperoni italiani come viene definito dalla giornalista che cerca di mostrare  attraverso domande mirate, il tenore di vita del suo intervistato, che esprime la differenza abbissale tra lui e i poveri: "è sempre bello mostrare ricchezza a chi non può permetterselo". 

Ha sei Ferrari e una figlia che vive con la mamma Linda Restelli (Martina Colombari), una modella meno bella o forse meno giovane del nuovo modello di modella con cui Zalone vive.  

Cristal  (Letizia Arnò) sua figlia è scomparsa e lui crede sia un gioco da ragazzi ritrovarla. 

A Saint Jean Pied de Port in Francia, Cristal sta per iniziare il Cammino di Santiago dove viene raggiunta dal padre in Ferrari con la convinzione anzi la presunzione che la ricchezza basti a riportare sua figlia a casa dai genitori con cui vive. 

Non sarà semplice convincere un'adolescente idealista a tornare a casa e soprattutto non attraverso i soldi anche sé questa società ci fa credere l'esatto contrario. 

"Questo cammino è un capriccio che non porterai a termine  come tutte le tue cose".

Così anche gli dei cadono dalle nuvole e persino i ricchi si confondono tra la folla dei pellegrini per seguire un figlio. 

Zalone nababbo non ce avrebbe mai fatta senza una guida spirituale sulla quarantina come Alma soprattutto a dormire in un ostello che gli pare un campo di concentramento e a mangiare nella mensa e non in un ristorante stellato. 

Lascia gli abiti da ricco eccetto le scarpe lussuosissime e qualche pigiama di seta, per conquistare Cristal mentre il suo entourage e la giovane modella con cui è fidanzato, prosegue la vita di sempre. 

Il cammino è lungo e spesso da scemo e pieno di difficoltà. 

"Tutto questo in discoteca non accade" dice Checco a sua figlia che è caduta in un dirupo ferendosi alla caviglia ma purtroppo accade anche di peggio in discoteca, ricordiamo i tragici fatti accaduti al Costellation in Svizzera alla fine dello scorso anno e a pochi giorni dall'uscita al cinema di questo film. 

Zalone fissa sua figlia al pronto soccorso. Deve stare a riposo per quindici giorni e dovrà interrompere il suo cammino in Spagna. 

Così il cammino prosegue sulla sedia  a rotelle. 

I timbri del Cammino sono ormai molti e Checco per lasciare il letto a Cristal e Alma, si sacrifica a dormire sulla panchina sotto una pioggia battente, accanto a un pellegrino o più probabilmente un barbone. 

A metà del Cammino, Cristal è esausta e vuole mollare l'impresa ma Checco le dà la forza per continuare portandola in braccio! 

Ormai Checco è un pellegrino a tutti gli effetti. 

I soldi, tanti soldi aiutano anche i poveri, anzi, soprattutto loro ma non bastano se non c'è la salute e l'amore. 

"Buen  Camino" è traversato da una vena esistenzialista ben distante dall' individualismo alienante incarnato da Zalone ed è la prima volta che finisco di vedere un film di Nunziante/Medici con le lacrime agli occhi.

Il film è su Netflix dal 29 aprile.

La visione è consigliata.


Maledetto tempo




 Non è affatto tempo perso quello trascorso a guardare questo film su Prime Video con un Maurizio Battista inedito, che non ci priva della sua ironia ma che sa essere nostalgico, poetico e romantico quanto basta per essere irresistibile in questa commedia sull'amicizia scritta e diretta insieme al regista e sceneggiatore Gianni Quinto con  cui Maurizio ha già lavorato in Tu Quoque in programmazione su Prime.

È una vecchia foto, una foto cartacea scattata durante un incontro tra amici e inviata a tutti sul web da Gianni Ferreri, lo spunto del film.

L'idea viene proprio a Gianni, forse il più grande del gruppo di amici che ha una voglia matta di fare un viaggio insieme, alle porte di Roma, in un posto tranquillo e malinconico come il lago di Piediluco per mangiare bene e stare tutti insieme come un tempo, nonostante la vita li abbia allontanati tutti. 

Così si parte in camper, un camper base di quelli per cui bisogna adattarsi, soprattutto Sergio (Sergio Di Pinto) deve metterci impegno data la sua mole ingombrante ad adattarsi ma lui ama mangiare e sta bene con le sue rotondità. 

Si riunisce il gruppo formato da un attore talentuoso e sottovalutato come Giorgio (Giorgio Gobbi), una coppia in crisi e innamorata come Anna e Massimo (Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller), Gianni Ferreri, Maurizio Battista, Francesca Antonelli, Antonio Fiorillo nel cast principale.

Il road movie girato tra Roma e Piediluco parla di amori persi e ritrovati, di perdite tragiche e persino di matrimoni, quello di Anna e Massimo inossidabile nella finzione e anche nella loro vita e quello tra Maurizio e Francesca, reduci da storie finite male ed entrambi con figli che diventano fratelli. Ma le famiglie allargate sono tipiche dei nostri tempi e l'amicizia quella vera resiste al tempo che è benedetto se trascorso insieme. 

Il cast è ben assortito e gli attori sono uno più bravo dell'altro da Ferreri a Wertmuller e Ferruzzo che ho amato tanto a teatro in numerose commedie apprezzate nei vari teatri romani e in tanti altri film. 

Che Maledetto tempo sia la frase pronunciata da Francesco Totti nel discorso d'addio all'Olimpico, non lo sapevo ma il fatto che forse sia stata d'ispirazione e scelta per il titolo di questo film, è davvero una bella cosa perché il titolo è adatto anzi ideale alla storia narrata per cui direi che si tratta di una commedia dolce amara come la vita e il tempo che passa inesorabile. 

Non perdertelo su Prime video mi raccomando. 

Mangia prega abbaia

 


Mangia prega abbaia è disponibile su Netflix dal 1° aprile 2026

La commedia canina diretta da Marco Petry, con la sceneggiatura di Petry, Ainscough e Hortense Ullrich, prodotto da Olga Film — società di Constantin Film — girato a Seefeld nel Tirolo austriaco, con la fotografia di Marc Achenbach, narra di un gruppo di turisti che si ritrova su di un carretto di legno trainato dai cavalli per giungere in un rifugio immerso nelle suggestive Alpi, luogo ideale per prendere preziose lezioni di addestramento da un ragazzo biondo e palestrato che si presenta come un antico celtico schivo e rude isolato sul cucuzzolo della montagna, pronto a catapultare gli uomini e i loro cani in un viaggio naturalistico ai confini della realtà.

 I componenti del gruppo a cui viene privato per prima cosa il cellulare, appartengono a diverse categorie sociali e all'inizio faticano ad entrare in sintonia. 

Qualcuno è costretto a mentire, indossando una parrucca per non farsi riconoscere. Nell'ultima apparizione televisiva, Ursula ha attirato su di sé le antipatie della gente sparlando dei cani e per questo è costretta ad avere la compagnia di Brenda per ripulire e umanizzare la sua immagine ormai infangata. 

Pur essendo una donna di potere, Ursula (Alexandra Maria Lara) sente che la sua vita sta cambiando. Intanto sulle Alpi, il cambiamento inizia dal suo nome perché si fa chiamare Urschi.

Gli altri componenti del gruppo sono Helmut e Ziggy, una coppia bizzarra e litigiosa per colpa di Gaga, un delizioso Yorkshire che viene agghindato di tutto punto e trattato come un umano.

Poi c'è Hakan, un uomo solitario e taciturno che porta con se Roxy, un bellissimo pastore belga e Babs in compagnia del suo Rottweiler. 

Il guru che traina il gruppo, trascinandolo in una truffa bella e buona è Rurik Gislason, calciatore islandese che s'impone fisicamente apparendo maestoso e incantevole come il panorama alle sue spalle, rappresenta ormai quella convinzione assai diffusa, che per rimettere le cose a posto, basta un percorso motivazionale, un tutorial, un corso online.


In questo caso il corso ha una sua valenza umana ed è una cura per tutti, anche se sul finale, il finto guru truffatore, scoperto e non denunciato, proseguirà le sue truffe con altri visitatori.

Per chi crede che una cosa simile possa accadere solo in Italia, vedendo il film si ricrederà alla grande!

 


Scuola di seduzione




Nei tempi dell'intelligenza artificiale, degli influencer e dei tuttologi sul web, nella Scuola di seduzione di Carlo Verdone, vincono i valori e i sentimenti senza etichette e pregiudizi, come l'amore di un padre per sua figlia, anche se è frutto di una relazione extraconiugale, ma cos'è l'amore, si domanda l'attore, regista e sceneggiatore romano? 

L'amore è un atto di fede ci ricorda Verdone e amare lui anche è un atto di fede che mi ha fatto attendere la mezzanotte del 31 marzo per salutare il 1 aprile su Paramount plus e vedere il suo primo film in streaming. 


Scuola di seduzione racconta tutti i tipi d'amore, attraverso Lino Guanciale, Euridice Axen, Romano Reggiani, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Elisa Di Eusanio, quello ossessivo di una madre per suo figlio insegnante single che vive ancora con lei, quello di una donna lesbica che ha perso il suo grande amore, forse perché porta anche un po' sfiga, poi c'è l'amore frenato da un difetto di fabbrica, un pene piccolo, c'è chi consuma il sesso senza credere nell'amore come l'influencer che s'iscrive al corso proprio per denunciarne l'inutilità e condividere la sua vittoria sui social, c'è l'amore coniugale finito e che una giovane e bella donna non ha il coraggio di concludere, c'è l'amore extraconiugale da cui nasce una figlia e di questo parla appunto Verdone nei panni di Clemente e c'è l'amore sadomaso della vicina di casa di Clemente, con cui la simpatica vicina, racimola il denaro per campare. 

Tutti questi amori hanno bisogno di una direzione e di un orientamento, per essere riconosciuti e gestiti, a questo pensa Ortensia la love coach per cuori smarriti, perché lei il suo lo ha ritrovato e forte della sua esperienza, vuole essere d'aiuto agli altri, proponendo un percorso a ostacoli, per trovare la strada maestra.

Tra incontri bendati, fino alla scalata, passando per un cancello chiuso, quello del teatro Anfitrione, dove la scuola ha inizio, tutti i partecipanti, scopriranno cadendo varie volte, che non solo è possibile rialzarsi ma iniziare a credere in quella forma d'amore che magari non è riconoscibile o istituzionalizzata, ma che merita di essere vissuta.

E per trovare la strada giusta serve coraggio, determinazione e anche un po' di sana incoscienza e leggerezza, perché la vita è un mare in tempesta ma su una nave da crociera dove i nostri personaggi si ritrovano, si ha meno paura delle turbolenze e forse ci si sente più forti accomunati dallo stesso destino, di cui siamo noi stessi artefici.

Ebbene sì, ci è riuscito anche stavolta a raccontare l'uomo e il mondo il nostro Verdone, con un occhio clinico più esperto e maturo, grazie alla sua età e all'esperienza della vita, lo dice lui stesso attraverso il personaggio di Clemente nel film, ma soprattutto ci invita a non limitarci ai giudizi superficiali e ai cliché perché la vita offre molte occasioni e incontri per metterci alla prova e per ricrederci. 

Più che un film comico, come ci si aspetta da Carlo, questo è un film psicologico e sociologico, anche divertente e soprattutto necessario, perché sono temi su cui serve riflettere e il cinema di Verdone da sempre offre un'adeguata lente d'ingrandimento per osservare le cose della vita. Carlo Verdone, considerato a torto o a ragione l'erede di  Alberto Sordi, ha il pregio di raccontare l'uomo con ironia e realismo da sempre ed è per questo che noi lo amiamo così tanto. 

Ho amato molto Karla Sofia Gascòn per essere stata così accogliente con gli allievi del suo corso, tanto da far sembrare tutto così autentico.

Sulla regia di Verdone, che dire: perfetta.

Spero in una serie tratta dal film.


Intanto vi invito a non perdere Scuola di seduzione su Paramount plus e a guardarlo senza paraocchi, mi raccomando.


53 Domeniche


 Il regista catalano Cesc Gay, offre attraverso il suo spassosissimo film uno spunto di riflessione importante su un argomento che in molti conoscono, alimentano o subiscono:  i litigi tra fratelli con le loro inevitabili conseguenze. 

Ho piacevolmente scoperto 53 Domeniche in streaming su Netflix dal 27 marzo ed ho amato oltre alla tematica a me familiare come i dissidi e le incomprensioni fraterne, anche la sceneggiatura che ha permesso agli attori di entrare perfettamente nella parte. 

53 Domeniche, il film diretto da Cesc Gay, ha come protagonisti tre fratelli Julian (Javier Camaran), Natalia (Carmen Machi) e Victor (Javier Gutierrez), che si ritrovano dopo tempo per affrontare una questione delicata. Il padre, ottantaseienne, ha iniziato a manifestare comportamenti sempre più strani e imprevedibili. 
L’incontro, nato con l’intenzione di prendere una decisione responsabile e condivisa sul suo futuro ruota attorno alla decisione di trasferirlo in una casa di cura o di scegliere uno di loro per occuparsi di lui. Quella che dovrebbe essere una civile riunione di famiglia si trasforma presto in un confronto acceso. Vecchie rivalità, tensioni mai risolte e fragili equilibri riemergono con forza quando una parola di troppo fa esplodere conflitti a lungo ignorati. Tra momenti di ironia e situazioni imprevedibili, la discussione prende una piega caotica e rivelatrice, mettendo a nudo dinamiche complesse e sentimenti contrastanti. Alexandra Jimenez, nei panni di Carol, la pacifica e solare moglie di Julian, avrà l'arduo compito di dare la notizia che nessuno dei tre fratelli si aspetta e lo fa interrompendo i litigi senza fine dei tre, per decidere chi dovrà cambiare la lampadina fulminata nella casa del padre. 
Una commedia drammatica che, con leggerezza e profondità, racconta quanto possa essere difficile prendersi cura di chi ci ha cresciuti e quanto, a volte, basti poco per far vacillare anche gli affetti più solidi.


40 secondi


Il film diretto da Vincenzo Alfieri sulla tragica sorte di Willy Monteiro Duarte, è uscito su Netflix il 25 marzo e mi ha consentito di cogliere il contesto in cui si è consumata una tragedia durata una manciata di secondi, alla periferia della Capitale.

Tratto da "40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza" il libro scritto dalla giornalista Federica Angeli, cronista di cronaca nera e giudiziaria per il quotidiano La Repubblica, il film illustra il tessuto sociale nel quale Willy, ventenne italiano figlio di capoverdiani, ha vissuto con l'amata madre e la sorella, lavorato nel ristorante gourmet dello chef Tocai (Maurizio Lombardi) e ha trovato la morte, vittima di omicidio a seguito di un pestaggio compiuto dai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, condannati rispettivamente all'ergastolo e a ventotto, ventuno e ventiquattro anni di reclusione.

Willy e la sua medaglia d'oro al valore civile alla memoria consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, continua a brillare con il suo sorriso solare, la sua generosità e quel profondo sentimento d'amicizia provato per i coetanei di Colleferro a cui ha offerto il suo aiuto, in una notte come tante, fuori dalla discoteca Futura.

Era la notte del 6 settembre 2020. 

Sono passati sei anni da quella data tremenda, e questo film mi ha dato la possibilità di conoscere la bellezza umana di Willy, attraverso il bravissimo Justin De Vivo e agli altri strepitosi attori del cast che hanno meritato alla Festa del cinema di Roma 2025 il Premio speciale della Giuria al miglior cast attoriale.

Il film ricostruisce le ventiquattrore precedenti all'accaduto, mettendo a fuoco tutti coloro che sono stati coinvolti nei tragici fatti accaduti a Colleferro.

La macchina da presa è in continuo movimento sui personaggi coinvolti nella vicenda spesso in formato 4/3, sui loro volto smarriti e sulle loro vite al limite, vite perse in alcuni casi, vite nell'attesa di un cambiamento fuori da quel luogo senza prospettive magari a Parigi, dove vuole partire Michelle (Beatrice Puccilli) l'amica di Willy che stretta nella morsa di un rapporto malato, vuole lasciare definitivamente Christian ma lui non ci sta e chiede aiuto all'amico capoverdiano in quella sera che gli sarà fatale, vite in dolce attesa per Rossella (Chiara Celotto), fidanzata con Lorenzo, uno dei due gemelli spacciatori e figlia del professore, un illuminante Sergio Rubini, impotente e disperato dopo aver saputo da Ludovico (Francesco Di Leva) che il fidanzato di sua figlia è una persona di malaffare e i due fratelli artefici del pestaggio a morte di Willy interpretati da Giordano Giansanti e Luca Petrini rappresentano l'assurdità del male, esercitato come un orgasmico sfogo a conclusione dell'atto sessuale consumato da entrambi con una sconosciuta incontrata per caso, prima di essere chiamati a intervenire nella rissa per futili motivi e conclusa nel sangue di un ragazzo innocente.

La tragica vicenda del dolce Willy, ha ispirato una misura di prevenzione chiamata 'Daspo Willy' , introdotta dopo l'omicidio di Willy durante il governo Conte II che vieta l'accesso a bar, ristoranti, discoteche e alle loro vicinanze a persone pericolose, spesso coinvolte in risse o spaccio. 

Visione suggerita, per riflettere sulla banalità del male e per ricordare Willy. 

Esprimi un desiderio

È in streaming da oggi 27 marzo su Prime Video, la commedia Esprimi un desiderio, il remake di Maison de Retraite, conosciuto in Italia come Il peggior lavoro della mia vita, film francese del 2022 diretto da Thomas Gilou; ambientata anch'essa in una casa di riposo apparentemente idilliaca dove un gruppo di anziani e senza figli, sono costretti a restare chiusi senza poter mai uscire, nella commedia francese, Milann è il giovane giunto nella comunità dove deve lavorare 300 ore per evitare la prigione.

E' una splendida residenza dove gli anziani soli e dimenticati, offrono utili lezioni di vita a un ragazzo orfano e di buoni sentimenti.

Esprimi un desiderio, il film diretto da Volfango De Biasi, ispirato alla deliziosa commedia francese, ha come messaggio quello di trasformare i lavori socialmente utili in uno strumenti per realizzare i desideri di chi è chiuso nella gabbia dorata di un centro anziani.

Girato in Friuli Venezia Giulia, il film connette due generazioni, quella dei trentenni rappresentata da Simone (Max Angioni) e quella degli anziani rappresentata da Ettore (Diego Abatantuono), costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente stradale, nella residenza dove va a lavorare Simone, orfano e senza un soldo; ci sono anche la giovane e carina Neva Leoni, coetanea di Simone e un bel gruppo di anziani come Nunzia Schiano, Elisabetta De Vito, Ninì Salerno, Marco Messeri, Elisabetta De Palo, Giorgio Colangeli, Hal Yamanouchi.

Simone condivide la casa dove vive con Michele, suo amico e anche suo avvocato al momento del bisogno.

Quella che sembra una guerra generazione senza fine, si trasforma in un'alleanza pacifica e costruttiva dove vince l'amore e gli anziani rinascono e sentono di avere come Ettore, ancora un desiderio da realizzare, quello di amare Elena (Maria Grazia Cucinotta) che raggiunge in Salento con la complicità di tre giovani generosi come Simone, Michele e Neva.

Il film è divertente e molto toccante.

Ne suggerisco la visione su Prime Video.

The Madison la serie Prima Stagione



I Clyburn lasciano la vita confortevole di New York per la bellezza selvaggia della valle del fiume Madison, in Montana. Distrutti da un evento impensabile, scoprono che a volte andare in pezzi può essere l'unico modo per andare avanti.

La serie  ideata e scritta da Taylor Sheridan e diretta da Christina Alexandra Voros, vede come protagonisti Michelle Pfeiffer e Kurt Russell, doppiati da Emanuela Rossi e Francesco  Pannofino  e ha debuttato il 14 marzo 2026 su Paramount+. 

Stacy e Preston  sono  una coppia  felice,  la loro vita sembra una favola,  stanno insieme da quasi quarant'anni, vivono nel benessere e hanno  due bellissime figlie Adigail (Beau Garrett)  e Paige (Elle Chapman).  
Preston  ama solo  sua  moglie e il suo è l'ultimo  nome che pronuncia  prima  di morire tragicamente  su un  velivolo  nel Montana, insieme al fratello Paul (Matthew Fox).
Preston amava trascorrere il suo tempo libero nel Montana a pescare e a fare compagnia al fratello,  in un luogo di pace  incontaminato e bellissimo  dove sperava di convincere  Stacy e la sua famiglia  a passare  una vacanza insieme anche se in quella baita, vicina a quella di suo fratello Paul, non c'erano tutte le comodità  e il bagno era all'esterno.

L'evento tragico conduce tutta la famiglia  nel Montana dove un 'intera comunità  aiuta la famiglia  Clyburn a gestire il lutto,  dal  cowboy  che  li accoglie per primo al sexy  sceriffo di cui Abigail separata con due figlie, s'invaghisce. 
Nella baita  sul fiume  dove  Stacy cerca di  comprendere come gestire  la tragedia che ha  stravolto  la sua  esistenza,  trova un diario scritto da suo marito  che le permette di conoscere  dei lati  dell'uomo nuovi e inaspettati così si convince  di non aver  mai conosciuto profondamente l'uomo che ha amato per tutta la sua vita.
 Per tutta la serie,  irrompe nel presente,  il passato con le scene di pesca  di Preston con l'amato fratello  Paul,  anch'egli  vedovo   per colpa di un incidente  che  lo aveva privato  dell'amore  per la  moglie  e quelle scene appaiono  con la stessa forza e la bellezza  dei ricordi  belli,  quelli a cui ci si aggrappa per andare avanti. 



Stacy ricorre al supporto di uno psicoterapeuta empatico come il Dr Stankey Steele (Michael Otis) per restare a galla nel mare della disperazione provata, nonostante una famiglia presente e un'amica adorabile che la segue in Montana e che una volta a New York organizza una cerimonia per gli amici, per ricordare Preston: Sul finale si sente il Clair de lune di Debussy ed è inevitabile l'accostamento con il finale di Paura d'amare dove la Pfeiffer ed Al Pacino, dopo varie esitazioni, si promettono amore eterno.
Qui il Clair de lune sigilla la fine di un grande amore anche se il finale sospeso, fa sperare in una seconda stagione.
La visione è consigliata!

Vita da Carlo Stagione 4


 In attesa di vedere "Scuola di seduzione" il film in esclusiva streaming su Paramount+ a partire dal 1 aprile 2026, ho recuperato la quarta stagione di "Vita da Carlo" dopo aver amato immensamente le altre tre. 

Nei dieci episodi che compongono questo ultimo capitolo della serie semi-biografica  in streaming "Vita da  Carlo"  l'attore autore e regista interpreta se stesso.

 Si parte  da Nizza per arrivare  a Cannes  e in questo  viaggio  malinconico  e  ironico, il cinema  è omaggiato  con  parodie  horror  come Catacumba  e  notti  dai contorni  noir e misteriosi in  una baita di  montagna  con  Carlo nei panni dell'investigatore  Poirot;  è raccontato con  tenerezza e  autenticità  l'amore per la sua famiglia, per l'ex moglie  Sandra interpretata da Monica Guerritore e per i  figli   Maddalena  (Caterina  De Angelis) e Giovanni (Filippo Contri),  Chicco (Antonio  Bannò) il fidanzato e futuro  marito  di Maddalena , Annamaria  (Maria Paiato),  la storica  governante, Maccio Capatonda che interpreta se stesso .  E 'omaggiato  il cinema sia attraverso  il sogno  che il ricordo di suo padre che lo  sprona e lo  rassicura come il passato  che pare  così lontano dal presente  nel quale  tuttavia riecheggiano  all'aeroporto, le battute dei  suoi personaggi  più emblematici, nel momento in cui Carlo  teme di  non aver lasciato alcuna eredità  come attore e invece si  accorge di quanto il suo lavoro nel  mondo  del cinema  sia stato  utile e apprezzato. Il  suo  incarico come insegnante di regia  nell'Istituto di cinematografia, dove Verdone  ha  studiato  veramente,  è  un  modo  efficace per raccontare la società attuale  un po'  come ha fatto  Verdone  attraverso  i personaggi dei suoi film e in questo arduo compito è sostenuto  dall'amico e collega Sergio Rubini che interpreta se stesso  e che è insegnante di recitazione. I preparativi per il matrimonio  di  Maddalena  madre del piccolo e  vivacissimo  Lallo che si diverte a nascondere le chiavi delle porte,  sono una delle preoccupazioni  a cui  Carlo  deve  pensare  ma  da quando  tiene i corsi di regia  è ansioso di vedere il film realizzato  dai suoi ragazzi  e sceglie come protagonista  un Alvaro Vitali in stato di grazia  che si è congedato dal cinema in modo poetico  e struggente.  Nel film ho ascoltato con  immenso piacere  il pezzo degli  Stadio  Acqua e  sapone, che riporta a film come Borotalco e Acqua e Sapone (due  cult che associo sempre)   ed è inevitabile  il ricordo  di Eleonora Giorgi.   La serie  mi ha commosso e divertito molto e questo  a Carlo Verdone è riuscito  benissimo: arrivare al cuore delle persone. 

In attesa del suo nuovo film in  streaming  su Paramount +  è stato davvero bello  vedere  l'ultimo capitolo  di "Vita da Carlo" . 

Ne suggerisco la visione! 


L' avvocato Guerrieri: testimone inconsapevole


 Mentre siamo ansiosi di vedere i prossimi episodi sui casi dell'avvocato Guido Guerrieri, interpretato da Alessandro Gassmann, vorrei ricordare quello che fu il primo Guerrieri, primo in tutti i sensi, perché il film del 2007 di cui sto per parlarvi, uscì per celebrare il primo libro di Gianrico Carofiglio, intitolato "Testimone inconsapevole", dove Emilio Solfrizzi, un bravissimo attore e barese come l'avvocato Guerrieri, anche coetaneo rispetto a Gassmann che è parecchio più grande, lo ha interpretato in stato di grazia, facendomene innamorare.

Ho scoperto questo film che non avevo avuto il piacere di vedere prima, su Mediaset Infinity, così l'ho visto, successivamente ho letto su Amazon l'estratto del libro e ne ho ordinato una copia cartacea per rileggerlo, ma torniamo al film che è meraviglioso, non poteva essere altrimenti con la regia del compianto Alberto Sironi, ricordato per Il Commissario Montalbano ma che in questo caso, trasformò le appassionanti pagine scritte dall'ex magistrato Carofiglio, in un film di rara bellezza, un eccellente esempio di legal thriller, anzi il primo veramente italiano come illustri scrittori e giornalisti del calibro di Corrado Augias, amano definire. 

L'avvocato Guerrieri, appena separatosi dalla moglie Sara, come abbiamo appreso nel primo episodio visto su Raiuno e su Raiplay, si trova in un momento critico, di panico allo stato puro come racconta lungamente e simpaticamente nel libro il suo autore, ed è in questo momento che gli viene proposta la difesa di Abdou, un venditore ambulante senegalese, accusato di aver ucciso un bambino di nove anni, il cui corpo è stato trovato senza vita, in un pozzo.

Ci troviamo a Trani, località meravigliosa e l'aria spensierata di mare che dà inizio al film, si scontra con la cupezza dell'atroce delitto.

L'afflizione che attanaglia l'avvocato Guerrieri, dopo la separazione dall'amata moglie, è uno stato d'animo che non riesce ad ammettere nemmeno con se stesso, tuttavia c'è un caso che ha l'urgenza di essere risolto e Abdou, arrestato dopo rapide indagini, di essere liberato.

Abdou lavorava nella spiaggia vicino la casa dei nonni del bambino ucciso e basta una foto scattata insieme e la testimonianza di un barista, per inchiodare il senegalese, ambulante in Italia e maestro elementare nel suo Paese;  il senegalese è affranto per l'accaduto e incredulo per l'ingiustizia subita.

Guerrieri nonostante un periodo difficile della sua vita, riesce a demolire la montagna accusatoria attraverso una magnifica arringa che lascia a bocca aperta tutti nell'aula di tribunale e che in qualche modo lo aiuta a riprendersi la sua vita di prima, quella in cui era sereno e concentrato nel lavoro che amava tanto e che svolgeva con dedizione.

La giustizia liberatoria vince in questo film bellissimo che invito a vedere su Mediaset Infinity e anche a leggere il libro interessante e a tratti spassoso, suscitando in me il riso quando il protagonista mostrandosi superstizioso, racconta di una catena di Sant'Antonio sottoforma di lettera, che ha strappato davanti ai suoi amici, credendo di essere punito per questo, dopo diciotto anni dall'accaduto sentendosi responsabile per questo sortilegio.

Solfrizzi è a suo agio nei panni dell'avvocato conterraneo pur esprimendosi in un corretto italiano, il cui eloquio incanta davvero durante l'arringa in tribunale tutti i presenti. Inoltre, per scaricare la tensione, l'avvocato Guerrieri, pratica il pugilato in una piccola palestra dove si sente al riparo dalle insidie del mondo esterno. Questo sport, glielo ha fatto conoscere suo nonno da bambino.

Al secondo libro di Carofoglio, segue un secondo film sempre diretto da Sironi e con Solfrizzi e Flavio Bucci e un cast davvero straordinario, ma di questo, vi parlerò più avanti.

PennadorodiTania CroceDesign byIole