Buen Camino su Netflix


Che l'età adulta inizi con un dito nel culo e aggiungerei prima dei 50 anni come è mostrato nel film, non c'è alcun dubbio.

 Nel nuovo film di Gennaro Nunziante apprezziamo  Luca Medici in versione Checco Zalone nababbo, un tamarro (cozzalone) che somiglia  tanto soprattutto nel linguaggio, al personaggio  nel film del 2000 "Il grande botto", diretto da Leone Pompucci, interpretato dallo stesso Nunziante al fianco di Solfrizzi, Buccirosso, Amendola. 

Ovviamente la demenzialità è il mezzo usato sapientemente da Nunziante per raccontare i vizi dell'uomo, ricco o povero che sia ma in ogni caso limitato e mortale. 

Lo Zalone straricco in "Buen  Camino", è presentato attraverso un'intervista esclusiva nella villa lussuosissima in Sardegna dove quest'uomo tatuato e pieno di sé, sta organizzando una festa esagerata per il suo cinquantesimo, ma si trova in una delle numerose residenze perché è uno dei nuovi paperoni italiani come viene definito dalla giornalista che cerca di mostrare  attraverso domande mirate, il tenore di vita del suo intervistato, che esprime la differenza abbissale tra lui e i poveri: "è sempre bello mostrare ricchezza a chi non può permetterselo". 

Ha sei Ferrari e una figlia che vive con la mamma Linda Restelli (Martina Colombari), una modella meno bella o forse meno giovane del nuovo modello di modella con cui Zalone vive.  

Cristal  (Letizia Arnò) sua figlia è scomparsa e lui crede sia un gioco da ragazzi ritrovarla. 

A Saint Jean Pied de Port in Francia, Cristal sta per iniziare il Cammino di Santiago dove viene raggiunta dal padre in Ferrari con la convinzione anzi la presunzione che la ricchezza basti a riportare sua figlia a casa dai genitori con cui vive. 

Non sarà semplice convincere un'adolescente idealista a tornare a casa e soprattutto non attraverso i soldi anche sé questa società ci fa credere l'esatto contrario. 

"Questo cammino è un capriccio che non porterai a termine  come tutte le tue cose".

Così anche gli dei cadono dalle nuvole e persino i ricchi si confondono tra la folla dei pellegrini per seguire un figlio. 

Zalone nababbo non ce avrebbe mai fatta senza una guida spirituale sulla quarantina come Alma soprattutto a dormire in un ostello che gli pare un campo di concentramento e a mangiare nella mensa e non in un ristorante stellato. 

Lascia gli abiti da ricco eccetto le scarpe lussuosissime e qualche pigiama di seta, per conquistare Cristal mentre il suo entourage e la giovane modella con cui è fidanzato, prosegue la vita di sempre. 

Il cammino è lungo e spesso da scemo e pieno di difficoltà. 

"Tutto questo in discoteca non accade" dice Checco a sua figlia che è caduta in un dirupo ferendosi alla caviglia ma purtroppo accade anche di peggio in discoteca, ricordiamo i tragici fatti accaduti al Costellation in Svizzera alla fine dello scorso anno e a pochi giorni dall'uscita al cinema di questo film. 

Zalone fissa sua figlia al pronto soccorso. Deve stare a riposo per quindici giorni e dovrà interrompere il suo cammino in Spagna. 

Così il cammino prosegue sulla sedia  a rotelle. 

I timbri del Cammino sono ormai molti e Checco per lasciare il letto a Cristal e Alma, si sacrifica a dormire sulla panchina sotto una pioggia battente, accanto a un pellegrino o più probabilmente un barbone. 

A metà del Cammino, Cristal è esausta e vuole mollare l'impresa ma Checco le dà la forza per continuare portandola in braccio! 

Ormai Checco è un pellegrino a tutti gli effetti. 

I soldi, tanti soldi aiutano anche i poveri, anzi, soprattutto loro ma non bastano se non c'è la salute e l'amore. 

"Buen  Camino" è traversato da una vena esistenzialista ben distante dall' individualismo alienante incarnato da Zalone ed è la prima volta che finisco di vedere un film di Nunziante/Medici con le lacrime agli occhi.

Il film è su Netflix dal 29 aprile.

La visione è consigliata.


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