40 secondi

Il film diretto da Vincenzo Alfieri sulla tragica sorte di Willy Monteiro Duarte, è uscito su Netflix il 25 marzo e mi ha consentito di cogliere il contesto in cui si è consumata una tragedia durata una manciata di secondi, alla periferia della Capitale.

Tratto da "40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza" il libro scritto dalla giornalista Federica Angeli, cronista di cronaca nera e giudiziaria per il quotidiano La Repubblica, il film illustra il tessuto sociale nel quale Willy, ventenne italiano figlio di capoverdiani, ha vissuto con l'amata madre e la sorella, lavorato nel ristorante gourmet dello chef Tocai (Maurizio Lombardi) e ha trovato la morte, vittima di omicidio a seguito di un pestaggio compiuto dai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, condannati rispettivamente all'ergastolo e a ventotto, ventuno e ventiquattro anni di reclusione.

Willy e la sua medaglia d'oro al valore civile alla memoria consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, continua a brillare con il suo sorriso solare, la sua generosità e quel profondo sentimento d'amicizia provato per i coetanei di Colleferro a cui ha offerto il suo aiuto, in una notte come tante, fuori dalla discoteca Futura.

Era la notte del 6 settembre 2020. 

Sono passati sei anni da quella data tremenda, e questo film mi ha dato la possibilità di conoscere la bellezza umana di Willy, attraverso il bravissimo Justin De Vivo e agli altri strepitosi attori del cast che hanno meritato alla Festa del cinema di Roma 2025 il Premio speciale della Giuria al miglior cast attoriale.

Il film ricostruisce le ventiquattrore precedenti all'accaduto, mettendo a fuoco tutti coloro che sono stati coinvolti nei tragici fatti accaduti a Colleferro.

La macchina da presa è in continuo movimento sui personaggi coinvolti nella vicenda spesso in formato 4/3, sui loro volto smarriti e sulle loro vite al limite, vite perse in alcuni casi, vite nell'attesa di un cambiamento fuori da quel luogo senza prospettive magari a Parigi, dove vuole partire Michelle (Beatrice Puccilli) l'amica di Willy che stretta nella morsa di un rapporto malato, vuole lasciare definitivamente Christian ma lui non ci sta e chiede aiuto all'amico capoverdiano in quella sera che gli sarà fatale, vite in dolce attesa per Rossella (Chiara Celotto), fidanzata con Lorenzo, uno dei due gemelli spacciatori e figlia del professore, un illuminante Sergio Rubini, impotente e disperato dopo aver saputo da Ludovico (Francesco Di Leva) che il fidanzato di sua figlia è una persona di malaffare e i due fratelli artefici del pestaggio a morte di Willy interpretati da Giordano Giansanti e Luca Petrini rappresentano l'assurdità del male, esercitato come un orgasmico sfogo a conclusione dell'atto sessuale consumato da entrambi con una sconosciuta incontrata per caso, prima di essere chiamati a intervenire nella rissa per futili motivi e conclusa nel sangue di un ragazzo innocente.

La tragica vicenda del dolce Willy, ha ispirato una misura di prevenzione chiamata 'Daspo Willy' , introdotta dopo l'omicidio di Willy durante il governo Conte II che vieta l'accesso a bar, ristoranti, discoteche e alle loro vicinanze a persone pericolose, spesso coinvolte in risse o spaccio. 

Visione suggerita, per riflettere sulla banalità del male e per ricordare Willy. 

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