Mentre siamo ansiosi di vedere i prossimi episodi sui casi dell'avvocato Guido Guerrieri, interpretato da Alessandro Gassmann, vorrei ricordare quello che fu il primo Guerrieri, primo in tutti i sensi, perché il film del 2007 di cui sto per parlarvi, uscì per celebrare il primo libro di Gianrico Carofiglio, intitolato "Testimone inconsapevole", dove Emilio Solfrizzi, un bravissimo attore e barese come l'avvocato Guerrieri, anche coetaneo rispetto a Gassmann che è parecchio più grande, lo ha interpretato in stato di grazia, facendomene innamorare.
Ho scoperto questo film che non avevo avuto il piacere di vedere prima, su Mediaset Infinity, così l'ho visto, successivamente ho letto su Amazon l'estratto del libro e ne ho ordinato una copia cartacea per rileggerlo, ma torniamo al film che è meraviglioso, non poteva essere altrimenti con la regia del compianto Alberto Sironi, ricordato per Il Commissario Montalbano ma che in questo caso, trasformò le pagine scritte dall'ex magistrato Carofiglio, in un film di rara bellezza, un eccellente esempio di legal thriller, anzi il primo veramente italiano come illustri scrittori e giornalisti del calibro di Corrado Augias, amano definire.
L'avvocato Guerrieri, appena separatosi dalla moglie Sara, come abbiamo appreso nel primo episodio visto su Raiuno e su Raiplay, si trova in un momento critico, di panico allo stato puro come racconta lungamente e simpaticamente nel libro il suo autore, ed è in questo momento che gli viene proposta la difesa di Abdou, un venditore ambulante senegalese, accusato di aver ucciso un bambino di nove anni, il cui corpo è stato trovato senza vita, in un pozzo.
Ci troviamo a Trani, località meravigliosa e l'aria spensierata di mare che dà inizio al film, si scontra con la cupezza dell'atroce delitto.
L'afflizione che attanaglia l'avvocato Guerrieri, dopo la separazione dall'amata moglie, è uno stato d'animo che non riesce ad ammettere nemmeno con se stesso, tuttavia c'è un caso che ha l'urgenza di essere risolto e Abdou, arrestato dopo rapide indagini, di essere liberato.
Abdou lavorava nella spiaggia vicino la casa dei nonni del bambino ucciso e basta una foto scattata insieme e la testimonianza di un barista, per inchiodare il senegalese, ambulante in Italia e maestro elementare nel suo Paese; il senegalese è affranto per l'accaduto e incredulo per l'ingiustizia subita.
Guerrieri nonostante un periodo difficile della sua vita, riesce a demolire la montagna accusatoria attraverso una magnifica arringa che lascia a bocca aperta tutti nell'aula di tribunale e che in qualche modo lo aiuta a riprendersi la sua vita di prima, quella in cui era sereno e concentrato nel lavoro che amava tanto e che svolgeva con dedizione.
La giustizia liberatoria vince in questo film bellissimo che invito a vedere su Mediaset Infinity e anche a leggere il libro interessante e a tratti spassoso, suscitando in me il riso quando il protagonista mostrandosi superstizioso, racconta di una catena di Sant'Antonio sottoforma di lettera, che ha strappato davanti ai suoi amici, credendo di essere punito per questo, dopo diciotto anni dall'accaduto sentendosi responsabile per questo sortilegio.
Solfrizzi è a suo agio nei panni dell'avvocato conterraneo pur esprimendosi in un corretto italiano, il cui eloquio incanta davvero durante l'arringa in tribunale tutti i presenti. Inoltre, per scaricare la tensione, l'avvocato Guerrieri, pratica il pugilato in una piccola palestra dove si sente al riparo dalle insidie del mondo esterno. Questo sport, glielo ha fatto conoscere suo nonno da bambino.
Al secondo libro di Carofoglio, segue un secondo film sempre diretto da Sironi e con Solfrizzi e Flavio Bucci e un cast davvero straordinario, ma di questo, vi parlerò più avanti.








Nessun commento:
Posta un commento