The Testaments


 Sono usciti tra aprile e maggio  2026 gli ultimi episodi della prima stagione The Testaments, sequel de Il racconto dell'Ancella, romanzo della scrittrice e ambientalista Margaret Atwood, ambientato in un regime totalitario e teocratico che priva le donne di qualsiasi potere e volontà.

Il romanzo preveggente della Atwood, ha ispirato la fortunata serie tv The Handmaid's Tale sul racconto dell'Ancella in un tempo futuro ma che interpella fortemente il presente.

Il seguito de Il racconto dell'Ancella, è rappresentato da The Testaments (2019), di cui non ho letto il libro uscito dopo una trentina d'anni rispetto a The Handmaid's Tale e che racconta i sedici anni successivi alla ribellione dell'Ancella.

 Ho visto la prima stagione in dieci episodi che, a mente fredda, cercherò di raccontarvi.

L'ambientazione è più calda rispetto all'altra serie, la temperatura è mite, i colori accesi, è tutto in fiore come le fanciulle in età da marito e prossime al matrimonio di cui si narra.

Si fa accenno alle ancelle che non si vedono mai, si torna invece a salutare Zia Lydia, di cui è possibile conoscere la vita precedente a quella da istitutrice inflessibile a Gilead.

Lydia era un'insegnate di 58 anni. 

In questa dimensione prettamente femminile, una vera e propria scuola di formazione per debuttanti in società, ho pensato al Tiaso greco studiato al Liceo.

Il Tiaso come la scuola di Gilead, era un'associazione religiosa legata al culto di Dioniso, il Tiaso guidato dalla poetessa Saffo, a Lesbo, era proprio una comunità educativa e religiosa dell'antica Grecia che accoglieva giovani donne dell'aristocrazia prima del matrimonio con l'intento di preparare le giovani alla vita matrimoniale adulta.

A Gilead tutto è ispirato e sacrificato a Dio.

Così come Saffo in veste di guida spirituale, insegnasse il valore della grazia, della seduzione e della bellezza, le Zie di Gilead, con la comparsa del menarca (ciclo mestruale), un evento sacro e raro a causa dell'infertilità globale causata da inquinamento e radiazioni, accompagnano le giovani negli svariati riti preparatori,  impartendo lezioni sulla sessualità e preparando la cura del proprio corpo come l'igiene dentale e l'abito consono per lo status conquistato.

Al centro della scena c'è Agnes, che indossa un abito color prugna, fino all'arrivo del menarca, dovendo cambiare il colore del suo abito in verde.

Nel resto del mondo la pubertà e il ciclo mestruale sono quasi assenti a causa dell'esposizione prolungata agli agenti tossici.

Agnes è una ragazza bellissima e dolcissima cresciuta a Gilead ma nata in Canada da June e Luke, ma lei  non ricorda quali furono i veri genitori.

June (Elisabeth Moss) compare in alcuni episodi ed è luce pura, commozione e speranza che quel regime totalitario crolli finalmente. 

Sono intensi i dialoghi tra June e Daisy, l'altra sua figlia, quella avuta con Nick, che lotta come ha fatto sua madre, per liberare e salvare le donne sottomesse di Gilead.

Agnes (Chase Infiniti) e Daisy (Lucy Halliday) sono meravigliosi esempi di coraggio e determinazione, nuovi esempi di femminismo e lotta contro la libertà delle donne.

La Stagione uscita a sette anni di distanza dalla pubblicazione del libro The Testaments, è in programmazione su Hulu (Disney+).

La visione è consigliatissima!

The Handmaid's Tale la serie


 La serie televisiva The Handmaid's Tale in streaming su Netflix, Hulu e Prime Video, ha come protagonista June, una trentenne strappata alla sua famiglia, al marito Luke e alla piccola Annah per diventare l'ancella Difred, ossia letteralmente del comandante Fred, sposato con Serena: Difred è in età ancora fertile e usata per concepire attraverso la violenza un figlio per la coppia, ma questa non è solo la storia di June Osborne, ma è la storia profetica della fine di una società civilizzata, democratica e libera, quella che la sua autrice Margaret Atwood, descrive nel 1985.

Ancelle succubi di Comandanti e Mogli a cui vengono assegnate, Marte con camici verdi e grembiuli a pettorina per badare alle loro case e cucinare, Zie come educatrici spietate le quali "avevano dei pungoli elettrici di quelli che si usano per il bestiame agganciati a delle cinghie che pendevano dalle loro cinture di cuoio" di cui diventa il simbolo Lydia e Occhi, sono coloro che popolano Gilead, una repubblica totalitaria fondata da fanatici religiosi ispirati alla storia di Giacobbe della Genesi.

"Ora Rachele vide che non poteva partorire figli a Giacobbe, perciò Rachele divenne gelosa di sua sorella e disse a Giacobbe: Dammi dei figli altrimenti muoio. Giacobbe si adirò contro Rachele e rispose: Tengo io forse il posto di Dio che ti ha negato il frutto del grembo? Allora essa disse: Ecco la mia serva Bila. Entra da lei e lei partorirà sulle mie ginocchia così anch'io potrò avere figli per suo mezzo"

Tutto deriva da un calo improvviso delle fertilità che ha messo a repentaglio il pianeta e per cui si rischia l'estinzione della razza umana: nascono pochi bambini a causa dell'infertilità femminile.

Per questo motivo i Figli di Giacobbe creano un luogo in cui le donne fertili al servizio delle famiglie dei Comandanti, possano dare loro una progenie. 

La Ancelle indossano un abito lungo rosso con maniche larghe e un copricapo bianco con alette laterali. per impedire loro di vedere e di essere viste.

 Quelle disobbedienti come Janine, vengono accecate e mutilate, quelle non più fertili o ribelli  ritenute Nondonne e spedite nelle colonie dove respireranno fumi tossici nelle ore di lavoro e moriranno inevitabilmente ancora nel fiore degli anni.

Tra saluti religiosi e cerimonie rituali, si perpetrano stupri e violenze di ogni genere alle giovani ancelle cui viene negata oltre alla libertà, il diritto di esistere  mentre le  giovani  dodicenni  figlie dei  residenti sono preparate per diventare spose bambine.

Ogni ancella viene chiamata con il nome del Comandante a cui appartiene e ogni momento della giornata è scandito da regole ed obblighi a cui ognuna di loro deve sottostare.

La negazione della libertà non è solo frutto di un maschilismo tossico, ma contiene un delirio di onnipotenza, invocando costantemente quel Dio a cui i Comandanti, le Mogli e le Zie, sono devoti.

Nella serie è tutto grigio, il cielo è uggioso oppure il paesaggio è innevato e gelido come il clima che si respira, qualche spiraglio di sole  c'è a maggio ma non scalda  i cuori  delle ancelle congelati  nel ricordo di un passato ormai lontano.

Eppure in un'atmosfera tanto glaciale, ciò che scalda profondamente è il calore materno, molte Ancelle hanno avuto figli nella loro vita precedente barbaramente strappati e il ricordo di tali figli tiene loro in vita.

Poi ci sono i figli nati dagli stupri, sia per Janine che per June, la quale non ha ricevuto il seme da Fred, il suo Comandante, che si ipotizza sia sterile ma da Nick, l'autista del Comandante, per volere della moglie Serena.

Nick e June, s'innamorano e lei attraverso questo rapporto segreto, ruscirà ad andare avanti, riuscendo persino a scappare da quell'inferno per essere successivamente catturata e punita.

Nel cuore di June ci sono due uomini come capita spesso anche nella vita di una donna, questi due uomini sono Luke e Nick ma negli episodi delle sei Stagioni tratte dal libro della Atwood, succederanno molte cose sorprendenti e la storia proseguirà nella serie The Testaments da aprile 2026 su Disney+.

Sia per l'attualità della narrazione, a distanza di quarant'anni dalla data di uscita del libro da cui la serie è tratta che per la molteplicità dei temi trattati tra cui la lotta contro il patriarcato  e per l'identità di genere, suggerisco la visione della serie che vanta di un cast meraviglioso dalla magnetica Elisabeth Moss nel ruolo di June Osborne (Difred) la protagonista che è divenuta  un 'icona femminista contemporanea a quello della bellissima Yvonne Strahvski (Serena Waterford), figura cruciale nella creazione delle se leggi di Gilead al carismatico Joseph Fiennes, il Comandante Fred Waterford, uno dei leader di Gilead e padrone di June nelle prime Stagioni. 

Impossibile dimenticare Ann Down nel ruolo dell'austera istruttrice Zia Lydia e il fascinoso Max Minghella in quello di Nick Blaine, l'autista del Comandante Waterford e Occhio del regime, che sviluppa un legame assai profondo con June e di cui noi tutte oltre a June ci siamo perdutamente innamorate.

𝔸𝕟 𝔸𝕞𝕖𝕣𝕚𝕔𝕒𝕟 ℙ𝕚𝕔𝕜𝕝𝕖




I viaggi nel tempo in streaming, hanno il lusso e il privilegio di farci sognare restando fermi davanti alla tv ed  è ciò che accade in questa meravigliosa commedia diretta da Brandon Trost e che potete trovare su Netflix, dove ci viene svelato IL SEGRETO per restare giovani dopo cento anni, finendo in salamoia.

Il polacco Herschel Greenbaum (Seth Rogen), ha un sogno nel cassetto, grandissimo: assaggiare l'acqua frizzante, lo rivela a Sarah (Sarah Snook), che presto diventera' sua moglie.

La pellicola è l'adattamento cinematografico del racconto breve del 2013 "Sell Out", scritto da Simon Rich, sceneggiatore del film.

E' il primo film originale distribuito da HBO Max.

Herschel e Sarah, sono lavoratori ebrei emigrati in Americam dopo che il loro villaggio è stato invaso dai cosacchi russi. Il lavoro nella fabbrica di sottaceti è per Herschel la chance  per realizzare il suo grande sogno.

Ma è durante il suo lavoro che cade in una gigantesca vasca di sottaceti in salamoia e nel momento in cui la fabbrica viene chiusa.

Cosí lo sventurato resta in salamoia per cent'anni, svegliandosi ancora giovane e alle prese con tempi nuovi, senza famiglia.

Herschel scopre a Brooklyn dove si ritrova nel 2019, un parente vivente, è il pronipote Ben, uno sviluppatore di app freelance.

Herschel vuole avviare un'attività di sottaceti il cui fine è nobile e diventa virale sui social. L'incontro con il parente, non è sempre idilliaco, però grazie a Ben realizza il suo grande sogno: bere l'acqua frizzante.

Se avete voglia di scoprire una storia molto bella, il mio invito è quello di vedere questo particolarissimo film su Netfkix.



Hello, my name is Doris



  Stasera volevo fare il pieno di meraviglia,   così mi sono goduta la visione di "Hello, my name is Doris", una deliziosa commedia diretta da Michael Showalter e interpretata dalla magnetica e irresistibile Sally Field.


Doris è una donna che ha vissuto con la madre fino a che l'anziana donna muore così la sua vita prosegue  in quella  casa nonostante  l'invito del fratello a venderla perché troppo grande per lei.  Lavora  in un ufficio amministrativo e s'imbatte in un affascinante ragazzo che scopre essere il suo nuovo art director.

Doris è una sognatrice ad occhi aperti, ingenua   e non sa nulla dell'amore ma si innamora perdutamente di John,  il  suo art director, così  cerca attraverso un profilo falso su facebook, di conoscere i gusti del ragazzo che ama e si ritrova a un concerto del suo gruppo preferito. 

Doris rinasce ma presto si accorge che il ragazzo che ama è fidanzato con una  dolcissima e bellissima  coetanea . 

La casa di Doris è piena di cose accumulate negli anni e la psicoterapeuta  che irrompe nella sua casa, vuole aiutarla a fare ordine tentando di  convincerla a gettare   tanta  roba accumulata  a cui tiene tanto. 

Per occuparsi di sua madre, Doris sente di aver perso tutte le occasioni della sua vita. 

Senza volerlo, Doris scrive dal suo falso profilo frasi d'amore a quello che immagina sia il suo ragazzo, ma la bionda fidanzata scopre quella chat, così lo lascia. 

Così  Doris si illude  di  potersi fidanzare con  il suo  giovane collega  ma tutti i suoi sogni  vanno in  fumo.  Non tutti... 

 La   dolcissima  Doris, interpretata  da Sally Field,   consente all'attrice  due volte Premio Oscar ,  di mostrare il suo smisurato  talento , trasformando il libro  da cui questo  film è tratto, in  una favola  metropolitana  che  ha   punti in comune  con  alcune commedie  newyorkesi di Woody Allen,   esistenziali, umoristiche, divertenti, amate dal grande pubblico  e considerati dalla critica,   dei veri e propri film cult.   

Suggerisco la visione di questo delizioso diario   sentimentale  su Netflix. 


Creature luminose (Remarkably Bright Creatures)


Sembra essere un segno distintivo della specie umana: deficit delle capacità comunicative. Perché gli umani non riescono a  usare il loro sterminato vocabolario per comunicarsi semplicemente i loro desideri? 

Marcellus il polpo gigante e meraviglioso, si pone da un'intera esistenza questo e altri quesiti ad alta voce (Alfred Molina), meditando all'interno dell'acquario di Sowell Bay vicino a Seattle, visitato da tanti bambini con i loro genitori e i cui vetri sono lucidati da Tova, una saggia e dolcissima donna delle pulizie che instaura con Marcellus un dialogo costante e gli resta accanto in tutti i suoi giorni di lavoro.

Tova vive sola in una splendida casa di legno sul lago e ora è in solitudine  da quando il marito non c'è più e il giovane figlio è annegato ma della sua fine la madre sa poco e niente e lascia chiusa quella che era la camera dell'amatissimo ragazzo. 

L'arrivo di Cameron (Lewis Pullman), musicista senza fissa dimora, orfano e alla disperata ricerca di suo padre, apre il cuore di Tova che si affeziona al giovane e smarrito ragazzo, finito a lavorare nell'acquario di cui si è occupata per tanto tempo lei e che deve lasciare per colpa di un incidente.


L'acquario è il crocevia di destini, misteri, incontri sorprendenti e unioni empatiche tra creature luminose come Tova, Cameron e Marcellus.

Sally Field con i suoi grandi occhi pieni d'amore e un cuore spezzato dal dolore, domina la scena e commuove fino alle lacrime, lacrime depositate in fondo al cuore che riaprono ferite dimenticate, cicatrici che non rimarginano.

La bellezza del film diretto da Olivia Newman tratto dal romanzo omonimo di Shelby Van Pelt, risiede nella dicotomia tra l'evocazione di esperienze, dolori e amori profondi e disperati e la speranza che nulla è perduto anche se il ricordo è sbiadito e lontano;

 Nel buio delle disperate solitudini, c'è una luce tenuta nascosta e chi si somiglia riesce a coglierla, sia che si tratti di umani che di creature acquatiche di una Baia.

Questa luminosa storia è dall'8 maggio su Netflix.

Visione consigliata.


Tale padre


 Ieri sera ho scoperto su Netflix  una commedia deliziosa  sull'amore tra un padre  che abbandona sua figlia per più di vent'anni e la viene a cercare il giorno del suo matrimonio, quando il giovane marito la lascia sull'altare. 

Non tutti i mali vengono per nuocere. 

È così  che  inizia una  nuova storia d'amore  tra una figlia  stacanovista e dedita all'alcol nei  momenti di  svago e un padre  insicuro e fragile  che  vuole ritrovare  quel rapporto  di cui sente la mancanza  da quando ha perso  l'amico di una vita  a cui era legatissimo. 

I  due si ritrovano  sulla nave da crociera  destinazione Caraibi,  quella del viaggio di nozze sfumato per intenderci. 

La decisione di partire  insieme avviene in una notte  di  sbronze.

Like Father, questo è il titolo originale del film scritto e diretto da Lauren Miller con Kristen Bell, Kelsey Grammer e Seth Roger,  parla del valore dell'amore e dell'amicizia  perché  forse senza  le coppie  conosciute  sulla nave e con cui padre e figlia  condividono  il viaggio, i due non si sarebbero mai  legati così tanto.  

La deliziosa commedia del 2018  è da vedere  per le tematiche trattate e per  la fotografia  che consente  di  fare un viaggio mentale  in luoghi davvero meravigliosi. 


Come ti muovi, sbagli



 In un autunno romano tra alberi spogli e foglie gialle  sparse sulle strade, metafora di una vita giunta alla sua stagione più riflessiva, ci accoglie  nella sua casa del tempo, un Gianni Di Gregorio in stato di grazia nei panni di un prof in pensione, vedovo e solitario ma  pronto a mostrare  le incognite dell'esistenza e nonostante delusioni e dispiaceri, la possibilità di seconde occasioni, di convivenza pacifica e riappacificazioni, in una  coppia in bilico tra verità e finzione. 

Gianni Di Gregorio nel suo ultimo film è un nonno che rivede i nipoti andati a vivere in Germania, e che piombano nella sua casa romana per colpa di un tradimento. 

Ebbene il film si apre sulle affascinanti lezioni di letteratura tenute da Helmut suo genero, intento a spiegare alla classe, le figure di Paolo e Francesco dal canto V dell'Inferno dantesco. 

Sedotto da Ursula, una sua allieva, Helmut (Tom Wlaschiha) tradisce l'amata moglie italiana Sofia (Greta Scarano), che torna a casa da suo padre, intenzionata a lasciare il marito. 

Così il professore abituato a vivere in una grande casa da solo con l'aiuto di Rishad  Noorani, un maggiordomo che cura le faccende domestiche, si ritrova a dividere le sue giornate silenziose con le  imprevedibili scorribande di  Tommaso (Pietro Serpi) mentre Olga (Anna Losano), è più tranquilla ed è costretto a tralasciare il saggio che sta scrivendo sulla popolazione germanica dei Longobardi per cui ha ricevuto in regalo dall'amica Giovanna (Iaia Forte) un libro d'approfondimento. 

Gli amici del bar, quelli con cui passa il tempo, lo aiutano come possono con la gestione dei nipotini ma più di tutti lo aiuta Giovanna ospitando tutti nella sua grande casa in campagna mentre la figlia Sofia, è tornata sui libri per riprendere gli studi e cambiare vita. 

Mentre il professore si adopera per accompagnare i nipoti a scuola e per prendersi cura di loro, cerca di distogliere Helmut dall'impresa pericolosa  che sta per compiere: arrivare fino a Roma a piedi dalla Germania per espiare la sua colpa e dimostrare il suo amore a Sofia, sperando nel suo perdono. 

Intanto Sofia ignara di tutto, fa un salto a Livorno per rivedere una vecchia fiamma e un altro ragazzo, sperando di trovare un nuovo amore.  Ciò che trova a Livorno è ben diverso da quel che si aspettava Sofia così torna affranta nella casa del padre che la ospita con tutto il cuore.

Ho amato molto in quest'ultimo gioiellino che ci regala Di Gregorio, il suo modo di raccontare i sentimenti che non invecchiano mai con l'età. 

Un tema trattato con delicatezza ma a muso duro è quello del bullismo, nella scena in cui si scontra fisicamente con un genitore maleducato che sta tentando di ridicolizzare  suo nipote perché suo padre è lontano da lui,  lo stesso tema fu trattato  nel film del 2014 "Buoni a nulla" dove mostrò come  farsi rispettare da chi tentava  di bullizzarlo  in ambito lavorativo e di essere ingiusto con lui, persino la sua famiglia che voleva convincerlo ad andarsene da casa sua perché era troppo grande per un uomo solo. 

Ho visto e rivisto questo film su Prime video al di fuori dell'abbonamento con Amazon Prime ma sono davvero felice di aver acquistato il film di cui suggerisco la visione! 

Il caffè della pazza gioia


 Basato sul libro "Je m'appelle Agneta" di Emma Hamberg, questo meraviglioso affresco al femminile su Netflix dal 29 aprile, mi ha letteralmente conquistato, per la singolare figura della protagonista svedese. 

Agneta come me adora tutto della Francia, il formaggio, il vino, le persone, la baguette, i macarons, le lunghe passeggiate tra antichi borghi francesi ma non è mai stata in Francia. 

Sposata con un uomo salutista e con prole, non ha più molto da chiedere alla vita, se non le sue evasioni culinarie con il cibo francese. 

Il suo lavoro ordinario è ormai un ricordo perché all'età di quarantanove anni, viene  licenziata. 

Così senza speranze di trovare un nuovo lavoro, risponde all'annuncio di una nuova occupazione  in Provenza. 

Fa domanda per essere assunta e il miracolo accade, le danno il lavoro e lo comunica al marito che è scettico e negativo. 

Ad attenderla in Provenza c'è qualcuno che chiede assistenza. 

Il viaggio verso una nuova vita inizia in treno e Agneta è terrorizzata perché è una vera e propria avventura quella che ha deciso di vivere.

Giunge nel bar Chez Fabien e in un francese incerto, comprende di dover prendersi cura di un'anziana signora insomma deve fare la badante a questa gioviale signora. 

Fabien è molto cordiale e sorridente e conduce Agneta da Einar lo svedese di cui deve prendersi cura ma non si tratta di un ragazzo bensì di un anziano. 

Einar è un sognatore che chiede alla sua assistente di chiudere gli occhi per immergersi in un passato fatto di fughe romantiche con il suo giovane e affascinante compagno che prende il posto della moglie sposata per conformarsi, come capita spesso.

Tra fiumi di vino, sceneggiate, balli e musica operistica  e risate, Agneta si accorge che la sua vita non è finita come credeva da quando si era sposata con un uomo pieno di regole e anaffettivo che le aveva fatto credere che la sua esistenza  fosse piatta e sul viale del tramonto. 

Agneta come ricorda il suo nuovo amico, proveniva dal luogo dove si sentiva sempre sbagliata e senza amici. Qui trova nuovi e meravigliosi amici. 

"Io penso che tu debba mettere i vestiti più belli che hai, si va al bar".  Questa frase pronunciata da Einar è l'inizio del cambiamento e della vita che Agneta merita di vivere. 

Nel bar di Fabien si mangia tutti insieme e ci si racconta ma è venerdì e Agneta ha deciso di tornarsene a casa sabato con il primo mezzo disponibile. 

Agneta è affascinata dalla vita francese, ma vuole rifugiarsi nel suo nido svedese senza chiedere a se stessa di sentire la vita scorrere dentro di sé. 

Einar sogna vivendo di vedere suo figlio tutti i venerdì e si veste a festa per questo, sognando di vederlo, si veste di gioia per non sentire il dolore.  

La donna svedese si affeziona alla storia di quest'uomo solo per cui prova pena anzi tenerezza e profonda empatia. 

Così non parte più per la Svezia e lo comunica a suo marito  il quale la ritiene pazza. 

Agneta grazie a Einar ha ritrovato se stessa e così aiuta Einar  a tornare in contatto con suo figlio  da cui si è allontanato per essere se stesso. 

Ma Paul  si presenta al cospetto di suo padre per vederlo,  ma le cose non vanno come Einar avrebbe voluto.  

Non tutto è perduto. Paul è sotto casa ed è rimasto per essere amato. 

Irrompe il marito nella nuova vita di  Agneta,  la giudica  e la vuole riportare a casa. 

Lei lo ama è il padre dei suoi figli. 

Crede di trovare  un  marito cambiato  senza  le regole che si è imposto per  una vita ma non è così . 

Eva Melander  è straordinaria e tutto il cast  lo è  da Claes Mansson a Jeremie Covillault.  La regia è di  Johanna Runevad.  

Il film  è meraviglioso! 

Visione  consigliatissima 

Buen Camino su Netflix


Che l'età adulta inizi con un dito nel culo e aggiungerei prima dei 50 anni come è mostrato nel film, non c'è alcun dubbio.

 Nel nuovo film di Gennaro Nunziante apprezziamo  Luca Medici in versione Checco Zalone nababbo, un tamarro (cozzalone) che somiglia  tanto soprattutto nel linguaggio, al personaggio  nel film del 2000 "Il grande botto", diretto da Leone Pompucci, interpretato dallo stesso Nunziante al fianco di Solfrizzi, Buccirosso, Amendola. 

Ovviamente la demenzialità è il mezzo usato sapientemente da Nunziante per raccontare i vizi dell'uomo, ricco o povero che sia ma in ogni caso limitato e mortale. 

Lo Zalone straricco in "Buen  Camino", è presentato attraverso un'intervista esclusiva nella villa lussuosissima in Sardegna dove quest'uomo tatuato e pieno di sé, sta organizzando una festa esagerata per il suo cinquantesimo, ma si trova in una delle numerose residenze perché è uno dei nuovi paperoni italiani come viene definito dalla giornalista che cerca di mostrare  attraverso domande mirate, il tenore di vita del suo intervistato, che esprime la differenza abbissale tra lui e i poveri: "è sempre bello mostrare ricchezza a chi non può permetterselo". 

Ha sei Ferrari e una figlia che vive con la mamma Linda Restelli (Martina Colombari), una modella meno bella o forse meno giovane del nuovo modello di modella con cui Zalone vive.  

Cristal  (Letizia Arnò) sua figlia è scomparsa e lui crede sia un gioco da ragazzi ritrovarla. 

A Saint Jean Pied de Port in Francia, Cristal sta per iniziare il Cammino di Santiago dove viene raggiunta dal padre in Ferrari con la convinzione anzi la presunzione che la ricchezza basti a riportare sua figlia a casa dai genitori con cui vive. 

Non sarà semplice convincere un'adolescente idealista a tornare a casa e soprattutto non attraverso i soldi anche sé questa società ci fa credere l'esatto contrario. 

"Questo cammino è un capriccio che non porterai a termine  come tutte le tue cose".

Così anche gli dei cadono dalle nuvole e persino i ricchi si confondono tra la folla dei pellegrini per seguire un figlio. 

Zalone nababbo non ce avrebbe mai fatta senza una guida spirituale sulla quarantina come Alma soprattutto a dormire in un ostello che gli pare un campo di concentramento e a mangiare nella mensa e non in un ristorante stellato. 

Lascia gli abiti da ricco eccetto le scarpe lussuosissime e qualche pigiama di seta, per conquistare Cristal mentre il suo entourage e la giovane modella con cui è fidanzato, prosegue la vita di sempre. 

Il cammino è lungo e spesso da scemo e pieno di difficoltà. 

"Tutto questo in discoteca non accade" dice Checco a sua figlia che è caduta in un dirupo ferendosi alla caviglia ma purtroppo accade anche di peggio in discoteca, ricordiamo i tragici fatti accaduti al Costellation in Svizzera alla fine dello scorso anno e a pochi giorni dall'uscita al cinema di questo film. 

Zalone fissa sua figlia al pronto soccorso. Deve stare a riposo per quindici giorni e dovrà interrompere il suo cammino in Spagna. 

Così il cammino prosegue sulla sedia  a rotelle. 

I timbri del Cammino sono ormai molti e Checco per lasciare il letto a Cristal e Alma, si sacrifica a dormire sulla panchina sotto una pioggia battente, accanto a un pellegrino o più probabilmente un barbone. 

A metà del Cammino, Cristal è esausta e vuole mollare l'impresa ma Checco le dà la forza per continuare portandola in braccio! 

Ormai Checco è un pellegrino a tutti gli effetti. 

I soldi, tanti soldi aiutano anche i poveri, anzi, soprattutto loro ma non bastano se non c'è la salute e l'amore. 

"Buen  Camino" è traversato da una vena esistenzialista ben distante dall' individualismo alienante incarnato da Zalone ed è la prima volta che finisco di vedere un film di Nunziante/Medici con le lacrime agli occhi.

Il film è su Netflix dal 29 aprile.

La visione è consigliata.


Maledetto tempo




 Non è affatto tempo perso quello trascorso a guardare questo film su Prime Video con un Maurizio Battista inedito, che non ci priva della sua ironia ma che sa essere nostalgico, poetico e romantico quanto basta per essere irresistibile in questa commedia sull'amicizia scritta e diretta insieme al regista e sceneggiatore Gianni Quinto con  cui Maurizio ha già lavorato in Tu Quoque in programmazione su Prime.

È una vecchia foto, una foto cartacea scattata durante un incontro tra amici e inviata a tutti sul web da Gianni Ferreri, lo spunto del film.

L'idea viene proprio a Gianni, forse il più grande del gruppo di amici che ha una voglia matta di fare un viaggio insieme, alle porte di Roma, in un posto tranquillo e malinconico come il lago di Piediluco per mangiare bene e stare tutti insieme come un tempo, nonostante la vita li abbia allontanati tutti. 

Così si parte in camper, un camper base di quelli per cui bisogna adattarsi, soprattutto Sergio (Sergio Di Pinto) deve metterci impegno data la sua mole ingombrante ad adattarsi ma lui ama mangiare e sta bene con le sue rotondità. 

Si riunisce il gruppo formato da un attore talentuoso e sottovalutato come Giorgio (Giorgio Gobbi), una coppia in crisi e innamorata come Anna e Massimo (Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller), Gianni Ferreri, Maurizio Battista, Francesca Antonelli, Antonio Fiorillo nel cast principale.

Il road movie girato tra Roma e Piediluco parla di amori persi e ritrovati, di perdite tragiche e persino di matrimoni, quello di Anna e Massimo inossidabile nella finzione e anche nella loro vita e quello tra Maurizio e Francesca, reduci da storie finite male ed entrambi con figli che diventano fratelli. Ma le famiglie allargate sono tipiche dei nostri tempi e l'amicizia quella vera resiste al tempo che è benedetto se trascorso insieme. 

Il cast è ben assortito e gli attori sono uno più bravo dell'altro da Ferreri a Wertmuller e Ferruzzo che ho amato tanto a teatro in numerose commedie apprezzate nei vari teatri romani e in tanti altri film. 

Che Maledetto tempo sia la frase pronunciata da Francesco Totti nel discorso d'addio all'Olimpico, non lo sapevo ma il fatto che forse sia stata d'ispirazione e scelta per il titolo di questo film, è davvero una bella cosa perché il titolo è adatto anzi ideale alla storia narrata per cui direi che si tratta di una commedia dolce amara come la vita e il tempo che passa inesorabile. 

Non perdertelo su Prime video mi raccomando. 

PennadorodiTania CroceDesign byIole