Per grazia ricevuta. Tanti auguri Nino


 Avresti compiuto 100 anni oggi. 

Ho visto il tuo film, quello che hai diretto e interpretato nel ‘71 e attraverso il quale hai ottenuto riconoscimenti a Cannes e in Italia e che trovo attualissimo ed estremamente significativo oggi.

Benedetto Parisi è il bambino che cresce tra paure e cadute miracolosamente scampate, tra i tabù di un mondo da cui vuole fuggire, costruendosene uno interiore e visionario tra santi, Santini e la devozione verso persone da cui spera di essere salvato. Il giorno trascorre ma è la notte il momento più drammatico, laddove risiede la paura. 

È splendida l’espressività dell’attore, quegli sguardi magnetici per cui non servono le parole, quel sorriso solare nonostante la nostalgia contenuta nel film drammatico che dimostra le pirandelliane maschere che incontriamo durante il nostro cammino e l’impossibilità di avere certezze e risposte. 

Il film del ‘70 è attualissimo e reca i segni di quel che oggi viviamo, la crisi dei valori  che ci isola rendendoci estranei l’un l’altro. 

Tanti auguri Nino! 

In arte Nino, una storia d’amore

 È una storia d’amore per l’arte e per la vita quella su Saturnino Manfredi in arte Nino, uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana che il figlio Luca ha raccontato splendidamente in questo film omaggio a 100 anni dalla sua nascita in prima serata su Raiuno. Gli anni di Nino Manfredi che abbiamo ripercorso questa sera, partono dall’esperienza da malato al sanatorio Forlanini con le cure del premuroso infermiere, il fenomenale Giorgio Tirabassi (in foto)  fino al matrimonio con Erminia e al successo televisivo di Canzonissima. Gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza dove Nino consegue la laurea per volere del padre severissimo, il bravo Duccio Camerini e l’esperienza all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica S.d’Amico, formano l’uomo e l’attore che cade e si rialza, fino a conquistare il meritato successo che lo ha reso immortale. Magnifica prova per Elio Germano che ho trovato straordinario nei panni di Manfredi, nel suo carisma e nella sua incredibile ironia. Toccante anche la figura della mamma, per cui è stata scelta la brava Anna Ferruzzo e quella del fraterno amico di Accademia Tino Buazzelli interpretato da Stefano Fresi. Intenso Massimo Wertmuller nella parte del regista di Cinecittà e bellissima Miriam Leone in quelli di Erminia. Perfetta è la regia di Luca Manfredi, il figlio che ha raccontato suo padre anche nell’ultimo libro Un friccico ner core, che non vedo l’ora di leggere e di regalare a mia madre. Mi è piaciuto perdermi nelle emozioni suscitate da questo film che ho amato tantissimo. Grazie Luca e grazie Nino per tutta la bellezza che avete saputo trasmettermi.


 

L’ isola delle sorprese




 È stata una puntata sobria quella di stasera e Ilary dopo il tapiro simpaticamente donato da Staffelli, ha mostrato disinvoltura al timone del reality che alleggerisce un po’ gli animi in questo periodo. Prima d’iniziare c’è stato un minuto di silenzio per ricordare le vittime del COVID.

Tra gare d’immunità e l’arrivo di altri quattro naufraghi: Valentina Persia, Beppe Braida, Brando Giorgi e Miryea Stabile lanciati dall’elicottero nel mare dell’Honduras, è stato possibile da casa ammirare come trascorrono le giornate assolate  dei due gruppi di naufraghi a piedi nudi e agguerriti. Si è subito saputo che Roberto Ciufoli sta bene e che presto tornerà sull’isola. Il primo eliminato: Ferdinando, è stato portato a sua insaputa a Parasite Island dove ha scelto di restare dopo l’affettuosa richiesta di Ilary e dell’amico in studio. 

I nominati di questa sera sono Angela e Akash.

 C’è stata la lettura della pagella K di Zorzi e l’anticipazione della Zanicchi di una sua pagella per la prossima puntata.

Tra i favoriti c’è  Elisa Isoardi ma è ancora presto per poter fare delle previsioni. 

L'isola dei Burinos e dei Rafinados in Honduras, una novità all'Isola del famosi 2021

 La prima puntata dell'Isola dei famosi su Canale5 con tutti i suoi naufraghi, è partita in Italia e in collegamento con l'Honduras in tempo di pandemia ma in sicurezza. Lo ha ricordato al 92esimo minuto della trasmissione questa sera, la sua conduttrice Ilary Blasi, tra simpatiche papere, incidenti come quello che ha coinvolto l'attore Roberto Ciufoli, uscito in seguito al voto per controlli alla spalla dolorante e per questo non passerà la notte nell'isola con tutti gli altri. L'inviato dall'isola quest'anno è il campione olimpico Massimiliano Rosolino.

Le novità sono molte, a partire dai naufraghi suddivisi in Burinos (Paul Gascoigne, Gilles Rocca, Awed, Vera Gemma, Daniela Martani e Francesca Lodo) e Rafinados (Elisa Isoardi, Angela Melillo, Ferdinando Guglielmotti, Drusilla Gucci, Akash Kumar e Roberto Ciufoli), divisi e con precise regole da rispettare: non parlarsi, non scambiarsi oggetti. Possono solo spiarsi.

A Parasite Island ci sono altri due naufraghi: Fariba Tehrani e Ubaldo Lanzo, per niente pratici e adatti alla sopravvivenza ma sono lì per superare le loro reciproche incapacità all'adattamento.

I due nominati di questa sera sono Drusilla e Ferdinando. Sono stati i due gruppi dei Rafinados e dei Burinos rispettivamente a nominarli per il dispiacere della mamma di Drusilla e dell'amico di Ferdinando l'attore e doppiatore Pino Quartullo, in studio.

I due opinionisti Iva Zanicchi e Tommaso Zorzi, hanno sostenuto la conduttrice tesissima comprensibilmente.

Simpatico il collegamento da casa con Elettra Lamborghini, positiva al covid e che è attesa in trasmissione non appena sarà possibile.

Ho seguito l'edizione dell'Isola nel 2006, quella presentata da Simona Ventura e nella quale vinse Luca Calvani. All'epoca c'erano personaggi come Leone di Lernia e Massimo Ceccherini. 

La conduzione della Ventura era davvero impeccabile.

Spero che nelle prossime puntate ci saranno meno papere e maggior chiarezza.

Le foto dei nominati

A proposito di talento con la drammaturga e scrittrice Alma Daddario

Ho il piacere di avere un'amica drammaturga e scrittrice come Alma Daddario che ha dato luce al libro Uccise dal talento edito da Porto Seguro in collaborazione con la psicologa Paola Dei,  con storie di donne famose la cui esistenza è stata condizionata inevitabilmente dal successo e dalla propria arte.
Prima di parlare di questo libro, riporto un suo pensiero sul teatro. 

 In questo momento mi sembra molto inerente ai tempi che stiamo vivendo questa dichiarazione di Paolo GrassiIl teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Noi vorremmo che autorità e giurie comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro, considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco.

Alma compose un'opera straordinaria come Pancrazio, la libertà di avere paura un testo originale: una sorta di riscrittura contemporanea del mito di Pan, il semidio metà capra metà uomo, abbandonato dalla madre per la sua spaventosa bruttezza, inventore del flauto. Un testo “straordinario per originalità e impatto emotivo”, come è stato definito da alcuni critici. Pancrazio cresce con un’inevitabile e insaziabile fame d’affetto, che cerca soprattutto nelle donne. Maldestri tentativi di seduzione ai limiti della violenza, situazioni paradossali e anche comiche, si alternano ad alterchi con il genitore, a farneticazioni oniriche con figure femminili portanti, in quello che ci è apparso un vero e proprio viaggio nell’inconscio attraverso dubbi e paure che in fondo appartengono a tutti noi. Non si risparmia in questa non facile prova d’attore Simone Migliorini, che dando voce a tutti i personaggi, dimostra un virtuosismo e una sensibilità singolare. Ma altri virtuosi contribuiscono alla magia della messa in scena: il maestro David Dainelli, che ha firmato le musiche originali, al piano, la talentuosa violinista Angela Zapolla e l’ispirata danzatrice Carlotta Bruni, che evoca i fantasmi di un femminino onnipresente seppur sfuggente.


Il mito è qualcosa che non è mai accaduto, ma che in realtà accade sempre



Uccise dal talento. La sinossi

Dodici donne. Dodici artiste. Dalla brillante Frances Farmer a Maria Callas e il suo carisma, da Edith Piaf, passerotto dalla voce potente che ne sovrastava il corpo, alle bambine prodigio Judy Garland e Natalie Wood per continuare con Veronica Lake, sfruttata dal marito. E ancora: la bellissima e fragile Vivien Leigh, l'appassionata e ingenua Annamaria Pierangeli, unico grande amore di James Dean, la candida e scandalosa Linda Lovelace, la sfortunata Laura Antonelli, l'irruenta e ribelle Lupe Velez, la venere nera Dorothy Dandridge, prima attrice afroamericana a ottenere una nomination agli Oscar. Dodici persone dotate di talento che hanno lottato per trovare il loro posto in un ambiente difficile, sfruttate dalla società, dalla famiglia, da chi sosteneva di amarle. Differenti le loro storie, differenti i periodi storici ma uguali nelle fragilità, nei desideri, nella costante ricerca dell'amore, nelle fini tragiche e violente. Dodici artiste che hanno lasciato il segno e fatto la differenza nel magico e spaventoso mondo dello spettacolo.


Alma Daddario, autrice teatrale, giornalista e scrittrice, laureata in “Lingue e letterature straniere”, vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con le testate giornalistiche: Elle, Sipario, Il Messaggero di Sant’Antonio, Orizzonti, La Nuova Ecologia, Global Press, Free Lance International Press, Noi Donne, Tiscali ambiente. Come autrice teatrale nel 1997 per “Siamo tutti…libertini”, regia di Walter Manfrè, ha ricevuto il premio “Stanze Segrete”, e nel 2002 il  premio Fondi la Pastora per il testo “Io…Ero”.
Ha inoltre rappresentato:  “Albertine o della gelosia”, “L’anima e la voce”, “Le confessioni”, “Ritmo spezzato”, “Mare Nostrum”, “Le attese: moods for love”, “Come nebbia sottile o lieve sogno”, “Matilde di Canossa: la legge, il cuore, la fede”, “Ero e Leandro: ask me no more”, “Pancrazio, la libertà di avere paura”, “Clitennestra”.
Ha pubblicato saggi sulla scrittura creativa, tra i libri: “Notti e giorni”, “Se scrivere potesse dire” , “La nebulosa del Caso Moro” , “Strani frutti e altri racconti” e “Oltre la quarta parete”, raccolta di testi teatrali edito da ChipiùneArt. Con la scrittrice Dacia Maraini ha collaborato, presso il Centro Internazionale Alberto Moravia, alla realizzazione di seminari di drammaturgia. Dal 2003 fa parte della giuria del premio teatrale: “Ombra della Sera” per il Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra. E’ membro del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea CENDIC e fa parte della giuria del concorso internazionale di drammaturgia contemporanea: L’Artigogolo, organizzato dall’editrice ChiPiùneArt.
Si occupa di eventi culturali e uffici stampa per la D&C Communication.

Gli indifferenti


 Quando un libro ispira, il film che ne deriva è bello a prescindere. È il caso della versione di Seràgnoli del romanzo di Moravia a cui il regista d’ispira, adattandolo ai giorni nostri. Un’operazione affatto semplice eppure significativa perché la protagonista indiscussa de Gli indifferenti è la borghesia arida e inetta che teme d’impoverirsi. Il tipo di povertà temuto è quella economica. Il denaro pare colmare ogni carenza e mettere a tacere qualsiasi meschinità come gli abusi sessuali di Leo (Edoardo Pesce) sulla giovane figlia Carla (Beatrice Grannò appena diciottenne) della vedova romana Mariagrazia Ardengo (Valeria Bruni Tedeschi). Michele (Vincenzo Crea) e Carla appaiono indifferenti ma non lo sono affatto. Eppure tacciono nella prima parte del film. Il finale sarà rivoluzionato e non trovo sbagliato il fatto che il regista abbia cambiato qualcosa rispetto al romanzo di Moravia, anzi. Chissà cosa avrebbe detto lo scrittore che creò questa storia appena diciottenne. Mi piacerebbe tanto saperlo. A voi è piaciuto il film?

Dimenticavo di scrivere che è in prima visione su Sky


Da William Shakespeare ai giorni nostri, riflessioni sul teatro in tempo di pandemia

Ci si prepara ad un'Italia rossa, poiché quasi tutte le regioni lo sono, i divieti aumentano, le chiusure anche e quella che si stava avvicinando come la nostra data di festa e di apertura, quella del 27 marzo, pare debba essere rimandata. La storia è stata piena di pandemie e di crisi teatrali. Come azionista e a volte attore della sua compagnia teatrale, nonché drammaturgo principale per esempio, Shakespeare ha dovuto affrontare per tutta la sua carriera queste ripetute ed economicamente devastanti chiusure. Particolarmente gravi furono le epidemie di peste del 1582, 1592-93, 1603-04, 1606 e 1608-09.

Nel blog Lampi di Riccardo De Palo de Il Messaggero, a proposito di pandemia e di teatro, apprendo che ai tempi di Shakespeare, non si conosceva il veicolo del bacillo yersinia pestis, ovvero le pulci dei topi; e si credeva che fossero i contatti umani a propagare il morbo; così, spesso e volentieri, i teatri erano i primi ad essere chiusi (e nessuno si preoccupava dei roditori). Non solo. Al tempo del Bardo, gli attori e le loro compagnie avevano una pessima fama e i predicatori usavano dire che «la causa della peste è il peccato, e la causa del peccato le commedie». Tra il 1603 e il 1613, il Globe di Shakespeare e gli altri spazi londinesi dedicati al teatro subirono chiusure durate 78 mesi, vale a dire il sessanta per cento del totale. In questi casi, succedeva che intere compagnie fossero obbligate a partire, alla ricerca di città risparmiate dal contagio: dei tour obbligati con il terrore che il morbo continuasse a perseguitare gli attori.

Dopo questo affascinante salto nel passato, mi piace tornare al presente e prima che tutto sia chiuso, vietato, mi piace riportare qualche altra considerazione dalla viva voce degli artisti che hanno gentilmente risposto alle mie domande sul teatro in tempo di pandemia.

"Il 27 avrebbero dovuto riaprire i teatri. Sono forse tra i più antichi luoghi di cultura che ci arrivano dal passato. Luoghi dove si pensa, si piange, si ride, si curano l'anima e il cervello, insomma il luogo dove si cresce e si diventa migliori. Questo virus li ha chiusi, complice anche una considerazione di essi sbagliata. Questo virus poteva essere, invece, l'occasione per cambiare in meglio le cose, Anzi, se il cinema con lo streaming credo subirà un ennesimo colpo, il teatro rischia di estinguersi. non è mai accaduto in 2000 anni,,, per questo la preoccupazione di chi ci lavora dovrebbe accompagnarsi a quella di tutta la comunità. Il teatro resta ancora il miglior specchio dei tempi, come diceva Shakespeare".

Massimo Wertmuller (attore di teatro e cinema di Roma)


"Il nostro lavoro vive di programmazione, devi convincere il pubblico che sarà giusto spendere dei soldi, che non ha. E poi non siamo statali, non avendo un bonifico accreditato a fine mese. Cosa penso del teatro in tempi di pandemia? E' tutto in ritardo: vaccini, ristori, pianificazioni. Ma sono certo che vinceremo perché la cultura, anche in Italia, rimarrà alla base di tutto".

Antonio Conte (attore di teatro e cinema vive a Roma)


"La riapertura dei teatri dovrebbe essere festa nazionale! Non credo sarà possibile tornare ad una "normalità " se si dovessero riaprire il 27 marzo, men che meno in questa terza ondata di pandemia. Ma quale "normalità poi? Da molti anni ormai fare teatro ha significato per la maggior parte di noi attori, registi, autori e non ultime le maestranze, una missione da portare avanti dentro una realtà sorda e ignorante che ha penalizzato soprattutto le produzioni minori, dove spesso nascono le situazioni più interessanti artisticamente. La cultura dal vivo serve a tenerci vivi, a capire, perché rappresentare tante realtà diverse fanno di noi una comunità che respira insieme, una realtà fisica che non può essere sostituita dalla tecnologia. Il teatro dovrebbe diventare materia scolastica, perché attraverso questa esperienza si entra dentro la vita come in una storia d'amore".  
Barbara Scoppa (attrice, autrice di Roma)

Manca il diritto al teatro... Valentina Chico e gli altri artisti ce lo raccontano al tempo della pandemia

Su Pennadoro si parla di teatro e spettacolo, di sogno e realtà.
Si avvicina una data amatissima da chi come me il teatro lo ha studiato e lo segue attraverso la scrittura e da chi lo vive in prima persona come lavoratore dello spettacolo, il 27 marzo 2021, la Festa del Teatro.
Proprio il 27 marzo prossimo è prevista una riapertura dei luoghi dove il teatro vive, il palcoscenico, il cinema e i luoghi dove si svolgono i concerti.
Ho incontrato in questo marzo diverso, pieno di colori delle regioni, bianche, gialle, arancioni oppure rosse in base al tasso di positività al Covid-19, artisti che hanno lasciato la loro opinione sul teatro al tempo della pandemia.
"Esiste un'idea forte di bene pubblico? Il teatro dovrebbe essere un bene pubblico. Il teatro e i suoi diritti erano già calpestati prima del Covid. Qui da noi manca il diritto al teatro. Certo che si spera in una riapertura... ma aprire un teatro non è come riaprire un bar. Adesso lo scenario è diverso. 
Servono i vaccini.
Da lì si riparte.
E i vaccini non ci sono per tutti.
Perché nemmeno la salute purtroppo è un bene pubblico.
E' il bancomat delle lobby farmaceutiche".  
Valentina Chico (attrice, insegnante, regista di Roma)

“Riaprire i teatri non ha senso, per motivi artistici/imprenditoriali, ormai ne hanno parlato in tanti. Ora direi teatri chiusi... ma vaccini aperti a tutti”.
Maurizio D'Agostino (attore, si sente un napoletano nato a Roma)
 
"Voglio essere ottimista. Sono contenta della riapertura dei teatri anche perché senza teatro non posso vivere. Evviva il teatro!"  
Elisabetta Arosio (attrice nata a Genova, vive a Roma)

"Il 27 marzo più che una certezza è una speranza, la speranza di tornare a sognare grazie alla magia del teatro, del cinema, di un concerto. In questi tempi così difficili siamo costretti a navigare a vista e, più realisticamente, mi sto occupando di progetti teatrali da proporre per la stagione estiva. Colgo l'occasione per riabbracciare virtualmente tutti i teatranti e tutto il pubblico, speriamo di ritrovarci presto". 
Eugenio Tassitano (compositore, autore di Reggio Calabria, vive a Roma)

27 marzo 2021, c'è aria di riapertura... la parola agli artisti

C'è aria di primavera, di rinascita e di riapertura proprio il giorno della festa più importante per noi, quella dedicata al Teatro, il 27 marzo 2021. Il Dpcm (articolo 15), prevede il ritorno degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto i quali saranno svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e distanziati. Ho raccolto alcune riflessioni di amici attori, registi, autori, direttori di teatri che sono stati ospitati su Pennadoro attraverso interviste e recensioni di spettacoli indimenticabili e che vivono in diverse regioni contraddistinte da colori bianco, giallo, arancione, rosso.       

"Il teatro è sacro, cura e migliora. Fate servire messa anche a noi. Serviamo".  
Pino Quartullo (attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico e insegnante di Civitavecchia - Lazio)

 

"Penso che la data del 27 marzo sia assolutamente irrealistica per la situazione epidemiologica che il Paese sta ancora vivendo. La Toscana sta lottando per restare in arancione e se il colore dovesse cambiare purtroppo è più facile passare al rosso che al giallo. Inoltre le condizioni per la riapertura (25% della capienza) risultano impraticabili da un punto di vista economico. Abbiamo già fatto barchette coi materiali stampati a ottobre. Non vorremmo ripetere". 
Giancarlo Mordini (direttore del teatro di Rifredi Pupi e Fresedde di Firenze - Toscana)


"Credo che la proposta di riaprire i teatri il 27 marzo sia semplicemente la volontà di far ripartire il settore. Perché nei fatti non è così semplice. Chi ha spettacoli pronti? a parte forse con grandi produzioni con i nomi da cartellone. I piccoli teatri poi non ce la farebbero comunque a sostenere spese a causa dei posti ridotti. Infine la stagione teatrale volge al suo termine. Mi auguro che ci possano essere tutte le garanzie e sicurezze per la stagione 2021/2022". 
Rita Pasqualoni (attrice e autrice di Orvieto, vive a Roma)



"Riaprire i teatri ora non ha senso, rischierebbe seriamente di distruggere molte piccole/medie realtà teatrali che sono l'humus della nostra cultura, agevolando ancora di più i teatri stabili e le grandi produzioni private che hanno già ricevuto notevoli sostegni pubblici in questo triste periodo. Forse bisognerebbe pensare ad una riapertura dopo l'estate e dopo una campagna vaccinale adeguata, solo allora si potrebbe tornare nei teatri in sicurezza per poterne godere appieno e portare bellezza al nostro spirito. Approfitterei di questo periodo per cominciare a pensare a delle serie riforme per lo spettacolo dal vivo. Mi auguro che la politica abbia questa visione lungimirante, del contentino non ce ne facciamo nulla". 
Romano Talevi (attore di teatro, cinema e tv di Roma)



"A fare le spese della cattiva gestione sono sempre i luoghi di cultura. Le metropolitane traboccano di gente. Se lì non c'è bisogno di tenere più di 20 cm di distanza, perché un teatro può essere riempito solo per un quarto? Ci si ammala solo al teatro, al cinema, nei musei e nelle università? Certo, meglio riaprire con le limitazioni che non riaprire, ma a che prezzo? I costi di gestione della maggior parte delle strutture non possono essere coperti da un'affluenza massima del 25% di pubblico, il che significa - come sempre - che a farne le spese sarà la nostra categoria aumentando la selezione ed abbassando i compensi di chi potrà lavorare". 
Roberta Russo (attrice, autrice di Salerno, vive a Roma)

Sei anni di Pennadoro

 Oggi nascevi tu dopo anni di collaborazioni giornalistiche cartacee e online.

Sei stato ispirato dall'amore per il teatro e per lo spettacolo, il cinema, la musica, l'arte, ossia quegli amori che mi sono sempre stati fedeli e che mi hanno accompagnato senza deludermi mai.

Il tuo nome è stato scelto da Annunziata, una donna capace di generare solo idee costruttive e luminose.

I contenuti li cura Tania con immensa dedizione e per la grafica è stato vitale l'aiuto di Iole che ha realizzato l'idea di un giornale in bianco e nero, ossia essenziale e dove avrebbero avuto un'importanza maggiore gli articoli scritti sotto forma di post.

Questo blog ha dato vita a due gruppi Amici del teatro e Leggo recensioni e interviste su Pennadoro che devono iscriversi al blog per continuare a pubblicare le info sui rispettivi gruppi.

Nel salutarvi tutti, vi aspetto su Pennadoro, Il teatro delle emozioni che ha un nuovo dominio.


Volevo nascondermi

Volevo nascondermi è stata un’immersione nell’arte e nell’animo dell’artista italiano forse più sensibile del secolo scorso: Antonio Ligabue che ricordo nella magistrale interpretazione di Flavio Bucci. 
Nel film diretto da Giorgio Diritti, è Elio Germano a vivere nei panni di questo personaggio così sensibile e pieno d’amore che visse totalmente per la sua arte. La sua travagliata esistenza è raccontata coi colori accesi delle sue tele e attraverso l’amore che emanava e che in parte gli è tornato indietro. Reso famoso dalla sua arte, visse in disparte la sua notorietà accompagnato da un fisico fragile e malato che non gli lasciò il tempo per proseguire a dipingere il mondo. Il film mi ha fatto pensare a Van Gogh, i cui quadri purtroppo non furono considerati opere d’arte quando era in vita. 
Accomuna i due artisti sia l’estro creativo che l’esperienza devastante del manicomio.


La mia banda suona il pop

    Un sacchetto di biglie

    Questa sera su Raiuno ho finalmente visto Un sacchetto di biglie, una pellicola che è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Joseph Joffo del 1973 e un remake dell'omonimo film diretto da Jacques Doillon nel 1975.
     Il film narra la storia della famiglia Joffo e dei due fratelli ebrei inseparabili cresciuti tra le amorevoli attenzioni dei genitori da cui devono allontanarsi perché Parigi non è più sicura per loro. Si avvicendano viaggi, scenari tremendi della seconda guerra mondiale dalla parte dei perseguitati e coraggiosi ebrei, alcuni dei quali riescono a sopravvivere ed a festeggiare la pace come i due fratelli Joseph e Maurice, altri come il meraviglioso papà Ramon interpretato da Patrick Bruel, non ce la fa. È stata una visione meravigliosa questa sera, una storia vera davvero coinvolgente e stupenda. 
    Il film del 2017 diretto da Christian Duguay, è davvero meraviglioso, spero lo abbiate visto in tanti e amato come l’ho amato io questa sera.

    Hotel Rwanda

     Su Atlantide, il giornalista Andrea Purgatori invita il pubblico a casa a vedere Hotel Rwanda. È del 2004 e non lo avevo mai visto.

    È la storia di Paul Rusesabagina il quale gestisce l'Hotel des Mille Collines e vive una vita felice con la propria famiglia. Tutto cambia quando le forze militari hutu avviano una campagna di pulizia etnica contro la minoranza tutsi e l'uomo permette a diverse persone che tentano di scappare al genocidio di rifugiarsi nell'albergo.
    Un salvatore come ce ne sono stati altri e ai quali sono stati dedicati film emblematici e suggestivi.
    Nel mondo, qualche volta il bene vince sul male.

    Sei minuti a mezzanotte

     Questa sera in prima visione su Sky ho visto un film pieno d’azione. Il regista Andy Goddard, racconta una storia vera ambientata in un college inglese dove vengono educate ragazze tedesche. Siamo in Inghilterra, nell’estate del 1939. Mentre la Seconda Guerra Mondiale è in pieno svolgimento, Thomas Miller accetta di insegnare in una elitaria scuola frequentata dalle figlie dei nazisti.

    Prima data di uscita: 15 ottobre 2020 (Russia)
    Regista: Andy Goddard
    Scritto da: Eddie Izzard
    Sceneggiatura: Eddie Izzard, Andy Goddard, Celyn Jones
    Produttori: Andy Evans, Sean Marley, Ade Shannon, Sarah Townsend. Il film è in programmazione su Sky e ne consiglio la visione

    Lei mi parla ancora

     È un film intenso, toccante e nostalgico quello scritto e diretto magistralmente da Pupi Avati e ispirato al libro di Giuseppe Sgarbi “Lei mi parla ancora”. Farmacista, collezionista d’arte, rimasto nella sua casa a Ro ferrarese, Nino Sgarbi è impersonato teneramente da un Renato Pozzetto che racconta con lucidità e sulla scia dei ricordi la storia più bella della sua vita, quella con Caterina, l’adorata moglie che per 65 anni gli è stata accanto ed è la mamma di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Estremamente bella la figura di Amicangelo (Fabrizio Gifuni) lo scrittore con il quale Nino ormai solo, ripercorre le memorie di un farmacista e di un uomo innamorato. La giovane Caterina è interpretata da Isabella Ragonese, e la Caterina matura è Stefania Sandrelli. Ho atteso con ansia di vedere il film di cui ho apprezzato tutto, dalla storia, al cast, alla regia. Rivedrò diverse volte questo film in programmazione da questa sera su Sky Cinema

    Gli sci di Primo Levi

     Sono stati 62 minuti di pura bellezza quelli dedicati al ricordo di un grande appassionato della montagna, della materia, del dialogo e della scrittura, un surrogato stesso del dialogo. Un torinese che scrisse partendo dalla sua esperienza nei campi di concentramento per giungere all’astronomia e alla fantascienza. Un ritratto di Primo Levi su Rai5 dalle molteplici sfaccettature: testimone, scrittore, poeta, chimico, appassionato della montagna, curioso di astronomia. Ha cambiato la prospettiva storica del racconto della Shoah con una profonda riflessione sull'etica della memoria e della testimonianza.


    Questo è un uomo

    Ieri sera ho assistito alla visione di una docufiction straordinaria: Questo è un uomo dove Thomas Trabacchi è Primo Levi. 1986. A causa di un incidente accaduto durante un'escursione in montagna, Primo Levi viene soccorso da un uomo che ignora la sua storia e che, addirittura, non comprende il significato del numero tatuato sul suo braccio. Davanti a questo, Levi sente la necessità, ancora una volta nella vita, di raccontare la sua vicenda e, con essa, la tragedia della Shoah. Se questo è un uomo, è il suo libro memorialistico da me amatissimo, tradotto in tutto il mondo e a cui ne seguirono altri che trasformarono il dottore in chimica in uno stimato scrittore che illuminò il mondo su cosa accadde nei campi di concentramento. Mi è piaciuta molto sia l’interpretazione di Thomas, sobria e lucida che la regia 🎬 con la perfetta integrazione delle immagini di repertorio come le interviste a Primo Levi, i premi letterari conferiti allo scrittore sopravvissuto al campo di concentramento polacco dove fu rinchiuso perché ebreo. La docufiction ripercorre i momenti essenziali della vita del chimico-scrittore torinese anche padre e marito di una donna comprensiva e coraggiosa che seppe stargli accanto. Ottimo lavoro su Raiuno, in seconda serata.

    Jojo Rabbit e Lezioni di persiano

    Jojo Rabbit e Lezioni di persiano, sono i film che ho visto su Sky il Giorno della memoria.

    Il primo è diretto e interpretato da Taika Waititi nei panni di Hitler, l’amico segreto del piccolo protagonista Johannes Betzler. Il bambino di dieci anni è detto Jojo essendo poco coraggioso e vive solo con la madre Rosie, avendo perso prima il padre in guerra e poi, di recente, anche la sorella per influenza. Trascorre le proprie giornate in compagnia del suo amico immaginario, una versione infantile e buffonesca di Adolf Hitler, frutto della sua cieca ammirazione per il regime in cui è nato e cresciuto. Si troverà a nascondere una giovane ebrea di nome Elsa, il rapporto con la quale inizia in modo conflittuale e di cui poi s’innamorerà, rimasto orfano di entrambi i genitori, quando la guerra è finalmente finita. Il film ha conquistato un Oscar e mi è piaciuto. Altrettanto interessante il secondo film che ho visto. Lezioni di persiano è ambientato anch’esso durante la seconda Guerra Mondiale in un campo di smistamento francese dove un ispirato ebreo per salvarsi, finge di essere persiano per impartire lezioni di farsi a un gerarca nazista di animo sensibile, il quale si lascia sedurre dal fascino della lingua persiana con il desiderio di aprire un ristorante a Teheran dove raggiungerà l’unico parente rimasto: suo fratello. È un film sul potere della parola, sul valore della comunicazione e lo scenario dei campi di sterminino, rende il peso della parola, un veicolo di libertà e pace. Vadim Perelman ha diretto con maestria il film Lezioni di persiano e sono stati magnifici i due attori Lars Eidinger e Nahuel Pérez Biscayart.



    Il nostro Eduardo, un racconto inedito sul calore e il gelo nella vita del Maestro

    In seconda serata su Raiuno e oltre l'orario previsto, slittando dalle 22:50 alla mezzanotte, è stato presentato da Rai Documentari, Il nostro Eduardo, un documentario inedito familiare, culturale e sociale sul Maestro del '900 che ha ispirato il Neorealismo con opere come Napoli Milionaria e che ha scritto ruoli femminili di rilievo come Filumena Marturano, che a suo dire rappresenta il popolo e che furono rappresentati in tutte le lingue in tutto il mondo sia dalla sua compagnia che da prestigiosi attori stranieri.

    Il calore e il gelo della vita di Eduardo De Filippo, passa dai racconti dei nipoti Matteo, Tommaso e Luisella, i figli dell'amato Luca De Filippo, all'attrice Marisa Laurito che ricorda con commozione il provino con Eduardo e la magnifica esperienza vissuta.

    Sono molti i video e le testimonianze di amici, parenti e critici teatrali come le mie insegnanti dell'università la Sapienza da Antonella Ottai, alla relatrice della mia tesi di laurea su Eduardo, Paola Quarenghi.

    Si ricorda in questo straordinario documentario diretto da Didi Gnocchi e Michele Mally, il peso della drammaturgia eduardiana in Italia e nel mondo, le difficoltà della vita di un artista del suo calibro che scrisse per tutti i ceti sociali, il difficile rapporto con Peppino, l'amore per Titina e per le sue tre mogli, la sua poesia e l'incontro e la successiva collaborazione con Pirandello con cui scrisse l'Abito nuovo e con Pasolini, da cui dovette congedarsi troppo presto.

    Sia le sue opere racchiuse ne La cantata dei giorni pari che ne La cantata dei giorni dispari che il suo rapporto con la tv, che usò e dalla quale non si fece usare, la difficile ricostruzione del teatro San Ferdinando di Napoli e il suo rapporto e la devozione per il padre Eduardo Scarpetta, scorrono velocissime nel documentario, così come si conclude la vita di questo immenso e amatissimo drammaturgo, attore e regista, a 120 anni dalla sua nascita e che è indispensabile conoscere, studiare e ricordare.

    Augurandomi che questo documentario passi in prima serata, sarebbe una vera conquista, ringrazio la Fondazione Eduardo De Filippo, Sky Arte, il MIBACT, i registi e tutti coloro che lo hanno realizzato.

    L'amato teatro di Eduardo non morirà mai. 

    PennadorodiTania CroceDesign byIole