Morì dopo quattro anni da quel processo da cui venne assolto e che lo provo' nel fisico e nell'anima anche se non riuscì a farlo scendere dal trono che aveva conquistato nella vita, quella di re incontrastato del pop.
La docuserie in tre episodi sul processo a Michael Jackson diretta da Nick Green esce su Netflix in questi giorni, dopo il successo del recente biopic "Michael" (2026), diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Jaafar Jackson (nipote del cantante). Il film esplora la vita e l'eredità del Re del Pop ripercorrendo l'intera carriera: dagli inizi con i Jackson 5 fino a diventare l'artista di fama mondiale.
Lo amo da quando sono bambina per cui ho visto la docuserie perché quel processo cambiò un po' il mio punto di vista sull'artista da cui mi allontanai perché quando si toccano i bambini che vanno sempre e comunque protetti in primis dai propri genitori ecco, quando si toccano i bambini, ogni forma d'amore si trasforma in diffidenza, in sfiducia e in alcuni casi persino in odio.
Un conto è ospitare i bambini a Neverland nella meravigliosa residenza californiana con lo zoo, il parco giochi e ogni forma d'intrattenimento per i più piccoli, altro è dormirci a letto insieme.
Ho visto in questa docuserie un uomo fragile, accompagnato dai genitori al processo, una volta persino in pigiama e pantofole e non con quel lock iconico come ha abituato tutto il mondo ad ammirarlo e nonostante le testimonianze dei bambini di cui pare si sia approfittato, accusato di molestie sessuali, di materiale pornografico usato con ogni probabilità per far cadere nella ragnatela i bambini ospitati nella sua casa delle favole, il caso continua a restare aperto e il confine tra verità e finzione è davvero sottile.
Martin Bashir, il giornalista noto per la controversa intervista a Lady Diana, amatissima da Michael Jackson che probabilmente per questo aveva rilasciato l'intervista che si era trasformata in un atto d'accusa al cantante, mostra un personaggio assai diverso nel docufilm che precede quello appena uscito su Netflix e citato in questa docuserie, da quello che eravamo abituati a conoscere.
Il tredicenne Arvizo che viveva con la sua famiglia a Neverland e che dormiva con Michael nel suo scintillante lettone, era il ragazzo di cui Michael si era preso cura e che aveva aiutato a sconfiggere la malattia.
Nel documentario di Bashir "Living With Michael Jackson" è mostrato questo rapporto amichevole tra Gavin e Michael e il ragazzo dichiara che tra i due c'è solo un profondo legame di amicizia. Tuttavia il ragazzo e la sua famiglia dopo qualche tempo cambiano versione e denunciano Michael per aver offerto alcolici al ragazzo, mostrato materiale pornografico e per aver abusato sessualmente di lui.
Così nel 2003 le autorità aprono un'indagine formale e porta alla incriminazione della popstar e al processo. Nel documentario è sottolineato come gli esperti puntino il dito contro il Re del Pop e solo i fedelissimi dell'artista e la famiglia, siano i suoi difensori.
Invito i curiosi e gli appassionati di Michael Jackson a guardare la docuserie su Netflix.







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