27 marzo 2021, c'è aria di riapertura... la parola agli artisti

C'è aria di primavera, di rinascita e di riapertura proprio il giorno della festa più importante per noi, quella dedicata al Teatro, il 27 marzo 2021. Il Dpcm (articolo 15), prevede il ritorno degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto i quali saranno svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e distanziati. Ho raccolto alcune riflessioni di amici attori, registi, autori, direttori di teatri che sono stati ospitati su Pennadoro attraverso interviste e recensioni di spettacoli indimenticabili e che vivono in diverse regioni contraddistinte da colori bianco, giallo, arancione, rosso.       

"Il teatro è sacro, cura e migliora. Fate servire messa anche a noi. Serviamo".  
Pino Quartullo (attore, regista, sceneggiatore, direttore artistico e insegnante di Civitavecchia - Lazio)

 

"Penso che la data del 27 marzo sia assolutamente irrealistica per la situazione epidemiologica che il Paese sta ancora vivendo. La Toscana sta lottando per restare in arancione e se il colore dovesse cambiare purtroppo è più facile passare al rosso che al giallo. Inoltre le condizioni per la riapertura (25% della capienza) risultano impraticabili da un punto di vista economico. Abbiamo già fatto barchette coi materiali stampati a ottobre. Non vorremmo ripetere". 
Giancarlo Mordini (direttore del teatro di Rifredi Pupi e Fresedde di Firenze - Toscana)


"Credo che la proposta di riaprire i teatri il 27 marzo sia semplicemente la volontà di far ripartire il settore. Perché nei fatti non è così semplice. Chi ha spettacoli pronti? a parte forse con grandi produzioni con i nomi da cartellone. I piccoli teatri poi non ce la farebbero comunque a sostenere spese a causa dei posti ridotti. Infine la stagione teatrale volge al suo termine. Mi auguro che ci possano essere tutte le garanzie e sicurezze per la stagione 2021/2022". 
Rita Pasqualoni (attrice e autrice di Orvieto, vive a Roma)



"Riaprire i teatri ora non ha senso, rischierebbe seriamente di distruggere molte piccole/medie realtà teatrali che sono l'humus della nostra cultura, agevolando ancora di più i teatri stabili e le grandi produzioni private che hanno già ricevuto notevoli sostegni pubblici in questo triste periodo. Forse bisognerebbe pensare ad una riapertura dopo l'estate e dopo una campagna vaccinale adeguata, solo allora si potrebbe tornare nei teatri in sicurezza per poterne godere appieno e portare bellezza al nostro spirito. Approfitterei di questo periodo per cominciare a pensare a delle serie riforme per lo spettacolo dal vivo. Mi auguro che la politica abbia questa visione lungimirante, del contentino non ce ne facciamo nulla". 
Romano Talevi (attore di teatro, cinema e tv di Roma)



"A fare le spese della cattiva gestione sono sempre i luoghi di cultura. Le metropolitane traboccano di gente. Se lì non c'è bisogno di tenere più di 20 cm di distanza, perché un teatro può essere riempito solo per un quarto? Ci si ammala solo al teatro, al cinema, nei musei e nelle università? Certo, meglio riaprire con le limitazioni che non riaprire, ma a che prezzo? I costi di gestione della maggior parte delle strutture non possono essere coperti da un'affluenza massima del 25% di pubblico, il che significa - come sempre - che a farne le spese sarà la nostra categoria aumentando la selezione ed abbassando i compensi di chi potrà lavorare". 
Roberta Russo (attrice, autrice di Salerno, vive a Roma)

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2 commenti:

  1. A cosa serve riaprire ora in piena Pandemia??risposte giuste e correte da chi e fa il Teatro a 360*!!

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