Distorted

 Il film thriller Distorted, è adatto a questo 17 aprile, in prima visione e in prima serata su Sky cinema.

Di cosa parla il film con Christina Ricci, Brendan Fletcher e John Cusack quest'ultimo apprezzato nella commedia romantica Quando l'amore è magia - Serendipity?

E' la storia di una coppia, Lauren e Russell che dopo la perdita del loro bambino, decide di trasferirsi in un moderno complesso residenziale. Lauren soffre di disturbo bipolare ma gli ultrasuoni che avverte e le immagini sconcertanti che appaiono a intermittenza sullo schermo della tv e del pc, celano un segreto, si tratta di esperimenti sul lavaggio del cervello, informazione ricevuta da un tecnico esperto della cospirazione come Vernon, che la giovane moglie e mamma mancata, conosce casualmente sul web.

Il regista Rob W. King, crea per tutto il tempo del film, un senso di stordimento, rendendo tutto assordante dallo squillo del cellulare, alla macchina del caffè.

Si parla di psicotecnologia, persino di sacrificio umano. Il passato e il presente convivono tra allucinazioni che mettono in dubbio ogni certezza.

Sono riuscita a vedere il film abbassando il volume, per evitare il lavaggio del cervello.

A parte ciò, la storia è piena di colpi di scena, incuriosisce.


 

Boston - Caccia all'uomo, 8 anno dopo il ricordo su Sky


Il cinema è una finestra sul mondo e un modo per conoscere pagine di storia come la maratona di Boston del 15 aprile 2013 tragicamente stravolta dall'attentato in cui persero la vita due giovani atlete e un bambino di otto anni più le centinaia di persone ferite gravemente.

Il film Boston - Caccia all'uomo diretto da Peter Berger, tratto dal libro Boston Strong di Casey Sherman e Dawe Wedge, ricostruisce la giornata del 15 aprile 2013, ossia il giorno della 117 edizione della maratona in occasione del Patriot's Day, la festa che commemora l'inizio della Guerra d'Indipendenza Americana e che contava 20.000 atleti  e i giorni successivi all'attentato.

Non avevo ancora visto il film uscito nel 2016 e ho approfittato del ricordo su Sky stasera, per conoscere questa storia di cui ho letto articoli su diversi giornali.

Le scene del film sono piene di dolore e solidarietà, come la partecipazione della popolazione alla ricerca degli attentatori.

Tra inseguimenti, sparatorie, immagini di soccorsi e d'interventi chirurgici alle vittime, di pura disperazione e speranza, il finale è una tregua pacifica, un inno d' amore, come lo sport che unisce ed eleva gli animi.

Sono stati straordinari gli attori Mark Wahlberg nei panni del sergente Tommy Saunders, Kevin Bacon/Richard DesLauriers, John Goodman il commissario Ed Davis, J.K. Simmons il sergente Jeffrey Pugliese, Michelle Monaghan è Carol Saunders e Alex Wolff nei panni di Tsarnaev.

 Mi ha colpito molto la frase pronunciata da Mark Wahlberg nei panni del sergente Tommy Saunders e che vorrei riportare: "Il demonio ti colpisce e tu hai solo un'arma per difenderti: l'amore che ci fortifica, ci nutre".

Il ricordo su Sky che ho seguito questa sera attraverso il film di Berger, è un gesto d'amore. 



Cercasi Chitarrista donna, Cantanti, Attrici, Attori, Danzatrici e Danzatori per resort in Sardegna

 La All Crazy Art & Show, leader nel campo dell’entertainment per famiglie, per stagione estiva in prestigioso resort in Sardegna, seleziona

 

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Inoltre è richiesto l’invio di un video selftape tramite WeTransfer (rinominando il video con NOME e COGNOME) all’indirizzo mail risorseumane@allcrazy.it con

-     esibizione di un brano rock per le/i cantanti;

-     esecuzione con chitarra elettrica di un brano rock per le candidate chitarriste;

-     assolo per le/i ballerine/i che metta in evidenza il proprio stile

 

I candidati ritenuti idonei verranno contattati direttamente dalla direzione artistica.

E’ possibile inviare le candidature entro e non oltre venerdì 30 aprile 2021.

Per info e contatti:

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Tel. 039 9635150

Divorzio a Las Vegas

 Il road movie scritto e diretto da Umberto Carteni in prima visione su Sky, parla d'amore e non solo, ci conduce in un viaggio reale tra Roma e Las Vegas, come se questa pandemia fosse ormai un vago ricordo.

Divorzio a Las Vegas è la storia di Lorenzo ed Elena che si ritrovano dopo 20 anni in Nevada, per sciogliere il contratto di matrimonio, celebrato sotto l'effetto del peyote, in una wedding chapel, quando avevano solo 18 anni.

Accanto a quella di Lorenzo ed Elena, si consuma la storia d'amore tra Lucio, l'amico di Lorenzo e Sara, l'avvocato che ricorda ad Elena che non può sposarsi con Giannandrea prima di aver sciolto il suo precedente matrimonio. 

Oltre a Giampaolo Morelli nei panni del ghost-writer Lorenzo e Andrea Delogu la futura sposa, ci sono nel cast Ricky Memphis (Lucio), Gian Marco Tognazzi nei panni del futuro sposo e Grazia Schiavo è Sara, l'avvocato affascinante e in cerca del vero amore. Da non dimenticare la presenza di Vincent Riotta, il giudice italo-americano.

Da abile ghost-writer, Lorenzo stupisce Elena con le sue frasi a effetto che in realtà appartengono a film di successo come Harry ti presento Sally, Balla coi lupi o Ritorno al futuro.

Tra giochi di prestigio, notti al Casinò, furti, il ritorno di Lorenzo ed Elena a Las Vegas per divorziare, li fa innamorare per la prima volta.

Il lieto fine è un po' scontato, ma tutto sommato piacevole come il pezzo di Elvis Presley Viva Las Vegas che ci accompagna nel viaggio delle due coppie sposate. 

Andrea Delogu, bellissima e sensuale, appare senza veli in alcune scene del film, con molta disinvoltura.

Giampaolo Morelli è brillante, diverte e commuove. Ricky Memphis ha una simpatia irresistibile e mi è piaciuta molto anche la statuaria Grazia Schiavo.

Daddy cool - Non rompere papà

Daniel Auteil mi conquista definitivamente nella deliziosa commedia Daddy Cool - Non rompere papà (15 ans et demi - il titolo originale) sulle imcomprensioni generazionali, che ho visto questa sera su Sky Family. Apprezzato in Remi e ne La Belle Epoque, in questo film diretto da Thomas Sorriaux e Francois Desagnat, Auteil è un papà che ha trascorso in America i primi quindici anni di vita della figlia Eglantine (Juliette Lamboley), con la quale tenta d'instaurare un rapporto di stima reciproca ma... con qualche difficoltà. Lo scenario è quello di una Parigi effervescente, siamo nel 2008, dove le adolescenti restano attratte dalle storie lette su blog proibiti, alla ricerca di forti emozioni tra feste, piercing e primi baci. Philippe è uno stimato biochimico che tenta di confrontarsi con una figlia scontrosa e ribelle, ma in fondo desiderosa di ritrovare l'amore paterno, dopo anni di lontananza. E' stupefacente il dialogo immaginario tra il biochimico in cerca dell'amore di sua figlia e Einstein, il quale a volte rassicura altre demoralizza l'inesperto papà che tenta di seguire un corso per padri in crisi con i figli, tenuto da Jean -Maxence (Francois Damiens). Sono sognanti le visioni di Philippe, il quale si sente protagonista di scene di film in bianco e nero. Ho letto recensioni negative sul film che ho trovato molto carino sia per il tema trattato che per l'interpretazione di Auteil, affatto deludente, anzi, il padre che ogni figlia vorrebbe avere.

Letture d'estate

Letture d’Estate Aspettando l’estate... Incontri d’autore in diretta dal cuore della città 25 marzo - 31 maggio 2021 Eventi in streaming alle 19 Dopo i primi eventi partiti dal 25 marzo, continua Letture d’Estate fino al 31 maggio 2021 con una rassegna di interviste in streaming ai più interessanti autori italiani dal cuore della città, per aspettare l’Estate insieme. Due incontri a settimana pensati per il pubblico on line seguibili in diretta streaming alle 19. Interviste realizzate dal vivo agli autori che si siederanno all’ombra di Castel S. Angelo, presso il Bibliobar, e racconteranno le loro ultime opere, con un calendario di eventi che spazierà dai romanzi alla saggistica, dalla piccola alla grande editoria, fino alle attività pensate per i bambini da Stefania Cane. Una serie di letture tematiche da seguire in streaming su facebook e youtube alle ore 11, accompagnate da esercizi che terranno compagnia ai piccoli lettori… saranno Letture da bambini! Aspettando l’estate il cielo di Roma e uno dei più importanti monumenti al mondo faranno da cornice agli incontri che saranno condivisi in diretta video sui canali facebook e youtube di Letture d’Estate, dando la possibilità al pubblico di tutta Italia di intervenire… nell’attesa di poter tornare a incontrarci dal vivo. Il programma di Aprile: 14 aprile ore 19 Lezioni di Fantastica, Vanessa Roghi. La storia di Gianni Rodari Gianni Rodari non ha soltanto inventato favole e filastrocche, ha fatto molto di più: ha inventato un nuovo modo di guardare il mondo. Vanessa Roghi ricostruisce e racconta la vita di un grande intellettuale a partire dai grandi ‘insiemi‘ che l’hanno riempita – la politica, il giornalismo, la passione educativa, la scrittura e la letteratura – con lambizione di raccontare un Gianni Rodari tutto intero, di sottrarlo allo stereotipo dello scrittore facile. Tutto questo in Lezioni di Fantastica, Vanessa Roghi, edito da Laterza, in un’intervista a cura di Margherita Schirmacher. 16 aprile ore 19 Dire Libri con Antonella Lattanzi L’appuntamento culturale dell’Agenzia Dire si tiene all’ombra di Castel S. Angelo! Alessandro Melia intervisterà un’ospite speciale: Antonella Lattanzi che ci racconterà il suo ultimo romanzo “Questo giorno che incombe” ed. Harper Collins. Liberamente ispirato a un episodio di cronaca avvenuto a Bari nel palazzo dove l’autrice è cresciuta, Questo giorno che incombe è un romanzo unico, bellissimo e prismatico, capace di accogliere suggestioni che vanno da Kafka a King, da Polanski a Dostoevskij, di attraversare più generi, dal thriller alla storia d’amore, di riflettere sulla maternità e le sue angosce, di parlare del male e del dubbio, e capace di riscrivere, tra realtà e finzione, una storia vera. 21 aprile ore 19 The Jackal, Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone Un’intervista ai videomaker più cliccati d’Italia in occasione dell’uscita del loro libro Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone, ed. Rizzoli. Una storia di amicizia, di fallimenti e di vittorie, di strade prese e di strade perse, cominciata molto prima che spuntasse YouTube. L’unica regola dei The Jackal è divertirsi a raccontare storie. E ascolteremo le loro voci grazie a un’intervista a cura di Margherita Schirmacher a partire dalle pagine di Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone, ed. Rizzoli. THE JACKAL hanno aperto il loro canale su YouTube nel 2006, ma hanno iniziato a fare video insieme dalle scuole medie. Hanno raggiunto il successo con Lost in Google, la prima web-serie interattiva della rete, e da allora hanno rivoluzionato il concetto di “video su YouTube”. Il loro canale conta attualmente oltre 230 milioni di visualizzazioni e quasi un milione di iscritti. Nel 2017 hanno esordito al cinema con Addio fottuti musi verdi. 28 aprile ore 19 Kento e le “barre” dietro le sbarre Kento è un rapper che insegna come si scrivono strofe, ritornelli e punchline a giovani detenuti. Nei suoi laboratori stimola a incanalare nella creatività la rabbia, la frustrazione e la tentazione di fare del male agli altri e, più spesso, a se stessi. La sua esperienza è confluita nel suo ultimo libro Barre, edito da Minimum Fax. Barre racconta queste esperienze – con gli strumenti della narrativa, perché la legge impone di non rivelare nulla che possa collegare le vicende narrate ai protagonisti reali – e insieme riflette sul classismo insito nel sistema della giustizia minorile italiana, in cui a finire dentro spesso non sono i più colpevoli ma semplicemente gli ultimi per condizione economica, culturale e sociale. Ne parlerà in un’intervista a cura di Margherita Schirmacher. 23 aprile ore 19 Amelia Rossellli - reading In occasione della riedizione del libro di poesie Variazioni Belliche (ed. Garzanti) , un reading dedicato ad Amelia Rosselli. Uscito per la prima volta nel 1964, Variazioni belliche si articola in tre sezioni: Poesie (1959), Variazioni (1960-1961) e il saggio Spazi metrici (1962). Il titolo della raccolta rimanda alle variazioni, in senso musicale, di una guerra intesa come violenza tanto fisica (con riferimento all’uccisione del padre Carlo) quanto interiore (il tormento amoroso). 30 aprile ore 19 Gaja Lombardi Cenciarelli Dalla sua attività di scrittrice – il suo ultimo romanzo è intitolato La nuda verità, edito da Marsilio – a quella di traduttrice – Margaret Atwood, Flannery O’Connor, Robert Nathan solo per citarne alcuni -, passando per quella di insegnante di liceo. Un’intervista a una delle personalità più irriverenti dell’editoria italiana. E non solo per il colore. Un dialogo speciale con la traduttrice e scrittrice romana a cura di Margherita Schirmacher. Il programma per i più piccoli 12 aprile ore 11 Letture e laboratorio a partire da... Abbracciadabra di Francesca Marchegiano Continua la serie di letture tematiche da seguire in streaming su facebook e youtube alle ore 11 accompagnate da esercizi che terranno compagnia ai piccoli lettori… saranno Letture da bambini! Il 12 aprile sarà la volta di Abbracciadabra di Francesca Marchegiano, Il Ciliegio 19 aprile ore 11: Beatriz Martin Vidal, Cara Zia Agatha, Orecchio acerbo La manifestazione – completamente autofinanziata e gratuita– è organizzata dalla Federazione Italiana Invito alla Lettura. Letture d'Estate è un progetto, promosso da Roma Culture, è vincitore dell’avviso pubblico Estate Romana triennio 2020-2021-2022 curato dal Dipartimento Attività Culturali. La programmazione degli eventi pensati per ogni utente è frutto della creatività della speaker radiofonica Margherita Schirmacher curatrice di Letture d’Estate. Come sempre, Letture d’Estate si onora di avere accanto partner selezionati accuratamente per unire la qualità all’etica, l’amore per la lettura all’impegno per promuoverla. Quest’anno la manifestazione ha il piacere di accogliere, tra le altre, la nuova realtà di Bookdealer, la prima piattaforma di e-commerce in Italia a sostenere attivamente le librerie indipendenti. L’idea di cinque amici che, dall’ aprile 2020, sono diventati soci della stessa impresa. La visione da cui tutto è partito è quella di permettere alle singole librerie indipendenti, di quartiere, di fare massa critica e provare a competere con i grandi store on line. Bookdealer è un servizio che raccoglie uno dei valori per cui, da oltre trent’anni, esiste Letture d’Estate. Qui è possibile scaricare il Comunicato stampa Qui è possibile scaricare la grafica promozionale della manifestazione Qui è possibile scaricare il programma di Letture d'Estate Qui è possibile scaricare il programma di "Letture da bambini" Qui è possibile scaricare una foto promozionale di Letture d'Estate di Laura Sbarbori Qui è possibile scaricare le foto degli autori in calendario Vedi tutti i nostri incontri sul nostro canale fb urly.it/3c4wd e su youtube urly.it/3c4wr Letture d’Estate Facebook https://www.facebook.com/LetturedEstate Youtube https://bit.ly/3s4PcSU Sito ufficiale www.letturedestate.it Info info@letturedestate.it // 06 6873676 – 327 9348413

1918 - I giorni del coraggio

 Dal lavoro teatrale Journey's End di Robert Cedric Sheriff traggono ispirazione lo sceneggiatore Simon Reade e il regista Saud Didd per il film 1918 - I giorni del coraggio, sull'Offensiva di Primavera tedesca negli ultimi atti della Prima Guerra Mondiale, in prima visione su sky da questa sera.

Nella trincea sul fronte occidentale francese s'incrociano i destini del Capitano Stanhope che affoga la tensione nell'alcol, di Osborne, del soldato Mason dedito alla cucina e del giovane e coraggioso Raleigh.

All'interno della trincea, c'è il conforto dei pasti caldi, di zuppe, tè, alcolici e fogli dove poter scrivere lettere a parenti e a coloro che aspettano il loro ritorno.

I dialoghi tra gli adulti e i più giovani come Raleigh, sono pieni di angoscia e sconforto nonostante la missione da portare a termine. 

I tempi dell'attesa dell'Offensiva di Primavera sono dilatati dai pasti consolatori, gli unici momenti di pausa dall'orrore delle bombe mortali.

Il ristoro dei guerrieri è ben rappresentato da Toby Jones, il paziente soldato Mason e all'occorrenza cuoco, da Sam Claflin il capitano Stanhope, apparentemente algido eppure sensibile e umano, dal coraggioso Osborne Paul Bettany che lascerà i compagni, colpito a morte e dal più coraggioso di tutti: Raleigh Asa Butterfield, anch'esso morto dopo essere stato trascinato all'interno della trincea e soccorso da Stanhope il quale saluta per l'ultima volta il valoroso militare.

E pensare che la pièce teatrale da cui è tratto questo film, debuttò all'Apollo Theatre il 9 dicembre 1928.

Il film mi è piaciuto molto e mi ha ispirato a vedere gli altri adattamenti ispirati a questo lavoro teatrale.

Miss Marx

 Questa sera ho conosciuto la storia di Eleanor, la figlia più piccola di Karl Marx, attraverso Miss Marx, il biopic scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli in prima visione su Sky.

Eleanor o Tully, che il padre amava chiamare "la sua adorata bambolina" proseguì la lotta paterna a favore dei lavoratori, fu inoltre una delle prime femministe, pensando fermamente che la monogamia avrebbe preso il sopravvento e che si sarebbe basata sull'amore, il rispetto, l'affinità intellettiva e soprattutto sull'autonomia. Si prese cura dei genitori e nel 1883 incontrò Edward Aveling, interpretato da Patrick Kennedy, accettando il fatto che frequentasse altre donne oltre lei. Morì suicida a 43 anni.

Eleanor, come avevano fatto Marx ed Engels, analizzò la storia come lotta di classe, sempre esistita e combattuta tra oppressi e oppressori; fu anche una traduttrice, scrittrice e fumatrice. 

Romola Garai è Eleanor, rappresentata come un'eroina rock che si consuma in un ballo scatenato alla Janis Joplin mentre il suo amato Edward, giace malato.

La lettura di questa entusiasmante storia, è scandita dalla musica dei Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo e Downtown Boys che accende i momenti salienti di una vita da conoscere e restarne affascinati.

Una delle scene più belle e drammatiche del film è quella in cui Eleanor fa visita al morente Engels divorato da un tumore alle corde vocali nel 1895 e che costretto a scrivere servendosi di una lavagnetta, rivela all'affezionata Tully la paternità del bambino che ha cresciuto amorevolmente, scrivendo Karl, la quale rilevazione scaturisce il grido disperato della figlia di Karl, dissolvendosi nella magnifica e solenne Polonaise No 6 op. 53 Heroic di Jorge Bolet.

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Karl Marx scrisse Il Capitale. Vediamo di approfondire il significato di quest'opera, dando la parola a chi lo ha letto: Guido Del Cornò 

Prima di definire cosa è il “Capitale” di Marx, occorre sfatare dei miti assurdi e definire ciò che non è (o non è stato).

 1) non è un' ideologia

  le ideologie sono sempre state una forzatura mentale da sovrapporre alla realtà, sempre opinabili seppure giuste, o leggibili da diversi punti di vista.

  Ma purtroppo il marxismo, soprattutto nelle sue accezioni più pure, troppo spesso ha minimizzato a  pura ideologia ogni valenza sociale.

 2) non è un dogma

  ogni dogma è legge fine a se stessa, è la fine della migliore ideologia, e di ogni lettura della storia (ed è una malattia infantile dei movimenti comunisti, portando come conseguenza l’estremismo – e non solo).

 3) non è una filosofia

  se per filosofia si intende la sovrapposizione del pensiero sulla realtà, anche nell’annullamento dei dogmi.

 4) non è teologia – teosofia – religione

  soprattutto nella sua accezione del “materialismo storico”, agnostico in quanto non crede nell’esistenza del sovrannaturale, ma altrettanto lontano dal credere nella non esistenza dello stesso (il sovrannaturale)

 5)  6)  7) …..tendente all’infinito

   L’elenco sarebbe ridondante, e mai esaustivo, ed ogni punto ivi trattato potrebbe essere il titolo di recensioni mirate, o di temi senza limiti.

   Ma allora cosa è “il Capitale”:

  è semplicemente un metodo, di lettura della storia, dell’economia, delle strutture sociali, dei meccanismi di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, soprattutto in fase di capitalismo incipiente, quando il principale valore della vita è il plus-valore economico - a favore del privato - che si crea nella differenza tra costi e rendimento.

  E’ ovvio che ormai non siamo più in fase incipiente del capitalismo, e quindi il metodo si deve adeguare naturalmente alle nuove realtà di un capitalismo globale ben più deleterio, seppure camuffato da apparenze gentili.

 Grazie a Guido per la sua lettura attuale e utile per chi come me, non ha letto Il Capitale.

Genitori vs Influencer

 Questa sera ho visto Genitori vs Influencer il terzo film diretto da Michela Andreozzi  in prima visione su Sky. Mi è piaciuto moltissimo perché è un viaggio alla scoperta della generazione Z, rappresentata da Simone, la giovane e bella figlia del professore di filosofia Paolo Martinelli, il sobrio insegnante che diventa attraverso un video ripreso da Simone a sua insaputa, uno zimbello sul web, taggato come #PADRETROMBONE, ossia un anti influencer.

Appartenendo alla generazione X ed essendo laureata in Lettere e Filosofia, sono stata sedotta dalle lezioni del prof. Martinelli/Fabio Volo, un papà single che ha cresciuto sua figlia con affetto e dedizione ma lei è intenzionata a diventare influencer a tutti i costi e contro il volere paterno.  

Simone, la bravissima Ginevra Francesconi, vorrebbe essere come Eleonora (Giulia De Lellis) che interpreta se stessa e la aiuta a lottare contro un padre intollerante, pubblicando video provocatori dove emerge il conflitto tra le due generazioni a confronto.

Fabio Volo, azzeccatissimo nel ruolo di Paolo, un padre premuroso e uomo carismatico, si ritrova ad avere un profilo da @nti_influencer con milioni di followers e questo lo condurrà a tenere lezioni di filosofia sul web.

La filosofia del cogito ergo sum, nel mondo dei social è "verba volant, social manent", pronunciata dal preside della scuola, Massimiliano Bruno.

Commoventi sono le scene sull'autobus dove padre e figlia ritrovano momenti felici di un passato dove bastava parlare senza taggarsi o condividere per poter comunicare.

Bella la fotografia e il percorso stupendo nella Roma di notte, bella la musica, tra le note di Edoardo Bennato e quelle di Samuele Bersani.

Mi sono piaciuti oltre a Fabio Volo e a Ginevra Francesconi, anche Paola Letizia Cruciani, Nino Frassica, Paola Minaccioni e la stessa Michela Andreozzi.

"Esistere è cambiare" è il bellissimo aforisma del filosofo francese Henri Bergson, pronunciato dal prof. Martinelli su YouTube sul finale. E pensare che studiai il saggio Il riso sul significato del comico di Bergson e ciò mi riporta agli anni '90, quelli in cui si studiava solo sui libri di carta. I tempi sono cambiati. Ed è normale che sia così. 

L'Odissea del Teatro Patologico

 Il docufilm trasmesso questa sera su Rai3, nella Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, ripercorre la storia del Teatro Patologico, fortemente voluto dall’attore Dario D'Ambrosi, il suo fondatore, il quale si racconta attraverso l'intervista di Domenico Iannacone.

 Dario nel magazzino di questo speciale teatro, ricorda la sua esperienza americana con emozione e nostalgia e tira fuori una camicia di forza, che Iannacone indossa per sapere cosa si prova, sentendosi soffocare. 

In questo docufilm c'è tutto il dolore e l'amore del mondo.

Sono toccanti le interviste del giornalista ad alcuni dei 21 personaggi del racconto epico, diretti dal regista Francesco Giuffrè, con garbo e nel rispetto delle fragilità individuali, essendo un lavoro dilatato e rallentato ma dovuto in questa comunità che è ormai una famiglia.

Paolo è Ulisse, un ragazzo depresso, curato dal teatro perché come spiega, i farmaci non curano "mi fanno venire tanto sonno", poi c'è Marina che sarà Penelope, la quale "si sente libera nella follia e nell'acqua" raccontando la sua esperienza dolorosa in reparti psichiatrici sia in Germania che in Italia, dove è stata ricoverata e in cui veniva sedata. "Chiunque può uscire pazzo" dice e ama il personaggio che deve interpretare perché ama la fedeltà verso l'uomo amato di cui attende il ritorno.

Carlo è il capo dei Proci, impara sia la sua parte che quella degli altri, è un'enciclopedia umana, basta chiedergli una data e lui ricorda tutti gli avvenimenti più importanti che sono accaduti. E' un prematuro e attraverso la recitazione riesce ad esprimere le più svariate emozioni che vanno dalla dolcezza alla rabbia.

Poi c'è Andrea, romantico e sempre felice, impegnato nella progettazione di un teatro dove poter realizzare un musical e inizia a leggere l'inizio della canzone che ha scritto intitolata Fuori dal mondo. Svela di essere innamorato di due cose: una ragazza e il teatro.

Intanto le prove dell'Odissea proseguono da quando a maggio 2020, tutti hanno potuto finalmente rincontrarsi perché il lockdown è cessato.

Andrea interpreta la parte di Calipso, lui che ama gli abiti e gli accessori femminili, oltre ad amare le foto che ricoprono le pareti della sua camera e che porta sempre con se e che mette sotto al cuscino per dormire, perché quelle foto sono dei parenti che ama e che gli danno serenità come sua madre, che ora non c'è più e che era l'unica a capirlo.

Claudia è la Maga Circe. ama le chiese, i luoghi misteriosi e bui, non ha paura di niente ed è molto determinata a imparare bene la sua parte.

Fabio, è uno dei Proci

E' tutto pronto ma Dario ha un'illuminazione: lo spettacolo deve essere all'aperto.

Quale location migliore per mettere in scena l'Odissea di una spiaggia con gli scogli?

Ostia è perfetta.

Mancano oggetti scenici costosi, i soldi, i sostegni, non mancano le idee e il desiderio di realizzarle.

Per le scene di Ulisse in mare, è stata trovata persino una zattera.

Lo spettacolo sta per iniziare, è il 15 luglio 2020, la costumista Annamaria Porcelli controlla che tutti gli attori siano comodi nei loro costumi.

Merda, merda, merda. Si va in scena!

 La disabilità è una forza non un handicap, e questo docufilm lo mostra chiaramente.

Il Teatro Patologico è una comunità meravigliosa dove si lavora a progetti ambiziosi, si condividono emozioni e momenti indimenticabili. Paolo, Marina, Andrea, Carlo, Claudia e tutti gli altri senza questo teatro perderebbero un luogo pieno di serenità, sia per loro che per le rispettive famiglie.

Sosteniamo questo teatro per il bene di tutti!

Buona Pasqua a Dario, Francesco e a tutti gli attori del Teatro Patologico che questa sera mi hanno commosso ed entusiasmato.



Il capitale umano Human Capital


 Questa sera su Sky Cinema è andato in onda Il capitale umano, film del 2019 diretto da Marc Meyers. Ispirato al romanzo di Stephen Amidon da cui ha tratto un adattamento anche il regista Paolo Virzì nel 2013, intreccia i destini di due famiglie distinte per estrazione sociale e coinvolte nella ricostruzione di un incidente dove un ciclista perde la vita, dopo essere stato urtato violentemente da una jeep. Una delle famiglie è composta dall’affascinante Marisa Tomei, sposata con un multimilionario (Peter Sarsgaard) senza scrupoli da cui ha avuto Jamie (Fred Hechinger) e animata dal desiderio di ristrutturare il Garden Theatre, un cinema con palcoscenico enorme dove poter fare spettacoli. Desidera creare un centro culturale, uno spazio per i giovani. L’altra famiglia è composta da Drew (Liev Schreiber) il padre di Shannon (Maya Thurman) che stringe un legame d’affari con il multimilionario. I rispettivi figli si frequentano ma Fred è gay e Shannon s’innamora perdutamente di Ian (Alex Wolff), un ragazzo smarrito e senza una famiglia che ha vissuto l’esperienza traumatica del carcere, descrivendosi attraverso i suoi “tatuaggi sbiaditi da carcerato”, anche se ci ha passato una sola notte e non intende tornarci. Splendida Maya Thurman che apprezzo per la prima volta in un film e la trovo bella e talentuosa come sua madre. Il film a tratti è lento e lo accendono le scene girate nel teatro fatiscente interpretate da Marisa Tomei e quelle della devastante storia d’amore vissuta da Shannon che frequenta un ragazzo turbato, il quale in una corsa notturna, è stato proprio lui a uccidere lo sciagurato ciclista incontrato per strada. 

Il finale è da brividi. 

Un Tom Hanks straordinario


 “Qualche volta possiamo salvare un mondo in rovina con le nostre parole” afferma Lloyd Vogel, il giornalista che intervista Fred Rogers, l’amatissimo conduttore di programmi per bambini, una sorta di pedagogista che dedica la sua esistenza agli altri. Un amico straordinario il film in prima visione su Sky, racconta come un’intervista può toccare corde più profonde e far nascere una vera amicizia tra il nuotatore, vegano, idealista, creativo Fred e il disperato Lloyd (Matthew Rhys) che oltre ad essere un ottimo giornalista, è un adulto bambino orfano di madre, in conflitto con il padre egoista che sta per morire, e in lotta con se stesso, celando lo spavento attraverso la rabbia, fino ad annegarci dentro. L’ipnotico Fred mostra al suo nuovo amico Lloyd la luce in fondo al tunnel di quella paura, a partire dai pupazzi che come marionette usa nel suo programma per offrire ai bambini un modo alternativo di osservare il mondo. Tom Hanks ha ipnotizzato anche me, facendomi tornare alla mente i giochi con il mio orsacchiotto Gimmi, un elegante e giallo pelouche con una cravattina verde. Forse era di un altro colore non so però il messaggio del film in cui si omaggia Fred Rogers, noto a Pittsburgh per avere intrattenuto i bambini per anni in tv, arriva dritto al cuore e scuote le corde dei ricordi, l’affetto ricevuto o negato dai genitori, nel mio caso ricevuto ampiamente, il potere della parola e dei nostri compagni di gioco, di chi ci ha tenuto compagnia e di chi ci ha fatto del male. Una cosa è certa, i pelouches non possono nuocere in alcun modo. Meravigliosa la regia di Marielle Heller che ho adorato in Copia originale, il film sulla vera storia della scrittrice Lee Israel con Melissa McCarthy, perfetta l’interpretazione di Hanks, che è diventato anche il mio amico straordinario. 

 

Greenland di Ric Roman Waugh


 Come nell’indimenticabile 300, Gerard Butler con lo stesso coraggio del re spartano Leonida, non potendo salvare l’umanità, prova a mettere in salvo la sua famiglia dalla cometa Clarke, un meteorite più grande di quello che provocò l’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa e che raderà al suolo la terra. Gerard/John è un ingegnere edile sposato con Allison (Morena Baccarin). In crisi con la moglie, lo lega a lei il figlio Nathan (Roger Dale Floyd) affetto da una grave forma di diabete. John riceve sul cellulare un’allerta presidenziale, con precise indicazioni sulla destinazione verso un aeroporto militare che condurrà lui, la moglie e il figlio in un rifugio. Da questo momento si susseguono incidenti di ogni tipo. Purtroppo la famiglia riunita non riesce a prendere quell’aereo e i tre si smarriscono travolti da nefasti eventi nel panico generale dove tutti corrono senza una logica. Il dramma dell’umanità si trasforma in un dramma familiare e la famiglia si riunisce dopo ogni tipo di catastrofe possibile, nel bunker in Groenlandia nel quale saranno chiusi un numero limitatissimo di esseri umani per nove mesi mentre tutto all’esterno va in pezzi. Vedere un disaster movie in piena pandemia è davvero strano perché alla fine del film penso a quanti saranno i positivi domani, a quelli che si salveranno e a chi invece non ce la farà. 


Cosa sarà vince un premio speciale nel mio cuore


Kim Rossi Stuart ha dato il meglio di se nel film di Francesco Bruni, un racconto biografico sulla malattia, sull’ironia della sorte e sui rapporti familiari. Tutto ha inizio dalla scoperta di una forma di leucemia da parte del protagonista, turbato dalla fragilità legata al rapporto conflittuale con il padre interpretato magistralmente da Giuseppe Pambieri, dal quale si sente trattato da debole a partire dal Ciccio Bello ricevuto in dono in un Natale di tanti anni fa. Lo attende una vita da degente in un ospedale romano dove instaura un legame forte con la primaria del reparto, Francesca Lebboroni che gli indica il percorso da seguire per affrontare nel modo più corretto, la malattia. È affettuoso il rapporto con i figli e mite la separazione dalla moglie, la stupenda Lorenza Indovina quella da cui riceve il maggiore conforto. Il dramma convive con la commedia del vivere, dove tutto può succedere anche la scoperta di una sorella che può donare le cellule staminali necessarie per la sua sopravvivenza. A tutto c’è rimedio e il protagonista di questa storia, un regista sottovalutato e semi sconosciuto, non vuole morire. Per cui si convince ad andare a cercare Fiorella, la sorella che decide di aiutarlo. Intensa Barbara Ronchi nei panni della sorella, da cui il regista scopre, subito dopo il suo intervento, che il Ciccio Bello ricevuto in regalo dal padre, era destinato proprio a lei. Molto tenero è anche Nicola Nocella nella parte dell’infermiere Nicola, che deve monitorare i suoi movimenti e proteggerlo dall’aria esterna piena di virus e pericolosa per lui. Un Kim Rossi Stuart senza capelli per colpa della chemio, è un’immagine inedita, necessaria e significativa che mostra la fragilità umana di fronte all’ineluttabilità del destino che è stato scritto per noi e contro cui non possiamo lottare ma semplicemente sopravvivere. Il tema è forte e particolarmente adatto a questo periodo in cui l’umanità si sente fragile e senza difese dove nessuno è salvo finché non lo saremo tutti, anche se in tanti scelgono di non portare la mascherina. Ho tirato un sospiro di sollievo prima d’iniziare a vedere il film che ho atteso tanto e candidato ai David di Donatello, ha vinto un Premio speciale nel mio cuore.

Il teatro di Paolantoni e Paone


“Oggi è la giornata mondiale del teatro chiuso” ho letto sulla pagina Instagram di Francesco Paolantoni, è purtroppo cosi però oggi si festeggia il teatro per cui vorrei pubblicare la storica recensione di Miseria e Nobiltà, vista al Brancaccio e rappresentata da Paolantoni, Paone e un cast di attori bravissimi. Non per niente la regia era di Armando Pugliese.

La recensione di Tania Croce

Ha debuttato al Brancaccio “Miseria e Nobiltà”, uno dei capolavori di Eduardo Scarpetta, il padre di un personaggio ironico e divertente come Don Felice Sciosciammocca che nell’adattamento del regista Armando Pugliese, viene affidato a Francesco Paolantoni. Nella riduzione in forma attuale di un testo della tradizione napoletana come quello di Scarpetta, il regista, pur restando fedele all’originale nella renovatio ha dovuto riformulare la materia artistica per creare forme autonome e attuali. La riduzione a due tempi della commedia in tre atti, è una delle modifiche apportate al testo originale. Il linguaggio scenico è squallido, povero ed evoca la condizione di povertà in cui sono costretti a vivere Pasquale (Nando Paone), sua moglie Concetta (Patrizia Spinosi), Peppiniello (Riccardo Radice), Felice (Francesco Paolantoni), la convivente Luisella (Antonella Cioli) e Pupella (Paola Boccanfuso), la figlia di Pasquale. Questa è la Miseria, poi c’è la Nobiltà rappresentata da Gaetano Semmolone (Giuseppe De Rosa) il quale accoglie in casa sua la presunta famiglia di nobili Felice, Pasquale, Concetta e Pupella che si travestono da marchesi dietro il suggerimento di Eugenio (Lello Radice) il figlio del marchese Ottavio Favetti che si fa chiamare Bebè, per conquistare la figlia di Gaetano, la ballerina Gemma (Mercedes Martini). Lo stratagemma adottato da Eugenio è quello di presentare la finta famiglia di Eugenio al padre dell’amata Gemma. Ma c’è un fatto, anche Bebè suo padre, è segretamente innamorato della ballerina che segue tutte le sere al San Carlo di Napoli. I poveri vestiti da ricchi possono finalmente mangiare. Iniziano a farlo già alla fine del primo tempo quando per volere di Luigino (Francesco Procopio) il figlio di Gaetano che è follemente innamorato della chiatta Pupella, avanza uno sguattero con dei facchini che portano una grande stufa. «Senza parlare, si avvicinano alla tavola e posano a terra, ai piedi di Felice, la stufa. Il facchino va via poi torna con due fiaschi di vino. Lo sguattero scopre la stufa, tira fuori una grossa zuppiera di maccheroni, poi dei polli, del pesce, due grossi pezzi di pane, tovaglioli e posate». Questa scena ricorda quella dell’omonimo film in cui la parte di Felice venne interpretata da un famelico e straordinario Totò. Gli attori e le attrici della Komiko Production, è formata da attori notissimi e bravi che hanno fatto rivivere la commedia napoletana ottocentesca con i suoi eterni quanto infallibili meccanismi. Bellissimi i costumi di Raimonda Gaetani, le scene di Bruno Garofalo e le musiche di Paolo Coletta. Indiscusso il talento di Francesco Paolantoni, l’attore comico che ha messo nella sua interpretazione di Felice Sciocciammocca oltre all’innata ironia, la battuta del suo Ciairo “parlaim e ‘nce capaim” che oltre ad essere un leit motive del suo personaggio, descrive il dramma dell’incomunicabilità. Roma, Brancaccio, 13/11/07


Il teatro delle emozioni

Per festeggiare il teatro, ho copiato è incollato il primo capitolo (con le note) della mia tesi in Pedagogia interculturale dedicata al teatro come veicolo d'intercultura. La trovate in home page e se la leggeste mi farebbe davvero molto piacere.

Buon teatro a tutti e buona lettura! 

 Lo spazio scenico come veicolo d’intercultura 1.1 

Il Teatro e la Pedagogia 

 Le note di Chopin del pianoforte suonato da un ragazzo di nazionalità straniera, provenienti da un’aula del Centro Teatro Ateneo di Roma e che faceva da accompagnamento agli esercizi di un seminario tenuto dal professor Ferruccio Di Cori2 di Psicodramma e teatro della spontaneità, utile per poter sostenere l’esame di Storia del Teatro di Marotti, determinò il mio ingresso ufficiale nel mondo dell’invisibile. Ferruccio Di Cori era un uomo, uno psichiatra e insegnante all’Actor Studio, le cui lezioni erano sul teatro delle emozioni, un vero e proprio percorso di drammatizzazione teatrale che consentiva ai partecipanti di relazionarsi con sé stessi, con le proprie paure e i tabù, rafforzando così una ricostruzione del proprio io e migliorando o riscoprendo le relazioni con i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro, la società in generale. Iniziò così il mio viaggio su quel treno affollato, per scoprire paesaggi inesplorati fino a quel momento, colori, odori inebrianti e orizzonti nuovi e mi portò a conoscenza di questo luogo di educazione e crescita che è il teatro, completando la preparazione umanistica iniziata al Liceo Classico.« Una delle tappe più significative di questo mio viaggio, fu il Centro Teatro Ateneo3, nato come organismo 2 Di Cori Ferruccio, partito dall'Italia nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali, ha costruito negli U.S.A. la sua fortuna. Docente di psichiatria all'Harvard University di Boston e alla State University di New York, direttore di ricerche e training in psicodramma al Kings County Hospital di Brooklyn, ha frequentato, e talvolta curato, importanti uomini di teatro e cinema, da Tennessee Williams ad Arthur Miller, Rex Harrison, Melvin Douglas, Jason Robards ed altri. A metà degli anni '50 i suoi testi teatrali venivano usati come test all'Actor's Studio. Rientrato in Italia negli anni Novanta, nel 1993 è divenuto per sei anni professore a contratto della cattedra di Discipline dello spettacolo di Ferruccio Marotti - dopo Eduardo De Filippo, Jerzy Grotowski, Dario Fo, Peter Stein - e per altri nove docente del Laboratorio di Teatro terapeutico del Centro Teatro Ateneo, il così detto teatro spontaneo delle emozioni: una forma di teatro terapia, variante dello psicodramma, uno strumento semplice di immediato e facile intervento, che consente alle persone coinvolte una visione delle proprie capacità e la possibilità di potenziarle superando inibizioni, paure, insicurezze, conflitti. Ferruccio Di Cori si è spento all'età di 95 anni nel 2007, mentre ancora continuava a insegnare nel laboratorio di teatro spontaneo delle emozioni. 3 http://www.teatroateneoalcentro.it/index.php/teatro-atene-e-il-centro/ 7 interfacoltà nel 1981 per gestire le attività del Teatro Ateneo, con finalità di ricerca e di promozione della cultura dello spettacolo. E’ l’unico teatro esistente in un’università italiana ed è stato costruito nel 1935 come Teatro dell’Università di Roma e Teatro dei Gruppi Universitari Fascisti o Teatro della Gioventù Italiana del Littorio. 

 Nel 1954 fu fondato l’istituto del Teatro, con il compito primario di programmare l’attività del Teatro Ateneo, e ad esso si appoggiò, dal 1961, e l’insegnamento di Storia del teatro e dello spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia, tenuto prima da Giovanni Macchia e poi da Ferruccio Marotti, il mio docente di Storia del teatro, quello che mi incantò quando entrai per la prima volta nell’aula al primo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza. Rimasi sedotta dalle sue indimenticabili lezioni e i suoi libri di studio e ricerche sul teatro balinese e sul teatro povero di Grotowski o sul teatro della crudeltà di Artaud, saranno da me analizzati nei capitoli successivi. Alcuni degli studiosi che ho citato, sono stati docenti e sono stati periodicamente chiamati a tenere corsi, laboratori al Centro Teatro Ateneo. Sono stati professori a contratto, di drammaturgia Eduardo De Filippo, di tecniche originarie dell’attore Jerzy Grotowski, di tecniche di scrittura scenica Dario Fo, di regia Peter Stein, di psicodramma e teatro della spontaneità Ferruccio Di Cori. Ho seguito molti spettacoli al tempo dei miei studi universitari. 

 Il Centro Teatro Ateneo ha organizzato per ogni stagione teatrale tra il 1987 ed il 1995, un programma di spettacoli selezionati tra quelli delle compagnie di ricerca professionali italiane e straniere – per un totale di oltre 1.000 spettacolo e 120.000 spettatori – offrendo agli studenti universitari abbonamenti e biglietti singoli a prezzi particolarmente ridotti.»* Il seminario del professor Di Cori, che ha introdotto il mio discorso sul teatro, fatto di dialoghi, esercizi corporei, suggestioni ed evocazioni come la simulazione che ogni studente fu invitato a compiere attraverso la rappresentazione del momento successivo alla nascita e gli occhi coi quali avrebbe percepito il mondo; Fu un seminario iniziatico, che mi ha dato le basi per intraprendere un percorso di studi umano e sociale, il quale mi ha fatto attraccare nel delizioso porto della pedagogia interculturale.

 Così come il porto è il luogo degli arrivi e delle partenze, la mia sosta 8 è solo l’ultima tappa del viaggio, costellata di storie che porto con me, come quella di Sad, un uomo triste che per campare deve vendere rose in un paese straniero e lo fa da clandestino, come vuole il suo autore Robert Schneider, oppure la storia raccontata a sua figlia da Tahar Ben Jelloun, e non si tratta di una storia qualunque, ma di razzismo, rifiuto dello straniero e della diversità, una cosa che bisogna insegnare ai bambini per tenere lontani sentimenti nocivi all’integrazione e affinché il bambino possa diventare l’ uomo consapevole di domani. Merièm pone delle domande eloquenti a suo padre, pensando il razzismo sia una malattia dalla quale bisogna guarire e l’unica guarigione o la cura preventiva è proprio l’educazione alla diversità. A questo delicato argomento, ha dedicato un libro anche la docente del corso, le cui lezioni mi hanno ispirato al punto di scegliere la sua materia come tesi di laurea, la prof.ssa Angela Perucca, autrice del libro L’educazione dell’infanzia e il futuro del mondo, che ho citato. Nel libro scritto dalla Perucca sull’educazione dell’infanzia, in collaborazione con Barbara De Canale, è posto l’accento sull’importanza della persona e la sua capacità di comprensione integrale della realtà e del mondo. Questa comprensione è l'istanza a cui l'educazione per il futuro è chiamata a rispondere, tenendo conto delle leggi che regolano lo sviluppo infantile. Di qui nasce una proposta di educazione a misura di bambino, capace di recuperare i tesori della migliore tradizione pedagogica e di rimodularli in vista delle emergenze educative e valoriali del presente e delle istanze del futuro. I temi di studio di Angela Perucca delineano i parametri di un agire didattico attento alle interdipendenze sistemiche e capace di gestire la complessità. 

 Un’altra tappa essenziale del mio percorso verso l’intercultura, è il testo di Paulo Freire Pedagogia degli oppressi, che figura tra i testi più significativi del pensiero pedagogico del Novecento, tradotto in 17 lingue e in cui l’autore affronta le problematiche dell’umanizzazione/disumanizzazione degli uomini e delle donne, esaminando i rapporti tra oppressi e oppressori. Eppure la condizione degli oppressi e la storia delle minoranze etniche, in particolare quella degli indiani, ha sempre esercitato un certo interesse e un immenso fascino sulle popolazioni occidentali, a tal punto che un fotografo 9 americano ispirato dal modo in cui queste popolazioni vivevano, ha deciso di fare un’esperienza singolare e unica: vivere in mezzo a loro, ricostruendo attraverso degli scatti fotografici, una civiltà in via d’ estinzione. Sto parlando del lavoro di Edward S. Curtis, esploratore, etnologo e fotografo, che è stato definito il "cantore" degli Indiani d'America, popolo che ha amato e studiato per tutta la sua vita. 

La sua opera si colloca agli inizi del Novecento. Curtis viaggiò nel Nord America, con l'intenzione d’immortalare gli affascinanti usi e costumi (purtroppo già all'epoca in via d’ estinzione) di più di 80 tribù di nativi americani. I suoi scatti sono raccolti con il nome di The North American Indian e a questa singolare esperienza s’ispirò il regista Massimo Natale che mise in scena lo spettacolo Ascolta il canto del vento. Il destino degli indiani d’America con musiche di Matteo Cremolini e la splendida voce di Maria Laura Baccarini. Il sogno di libertà di un popolo affascinante e sfortunato come quello degli Indiani d’America, ridotti in schiavitù e annientati dallo spietato potere dell’uomo bianco, ha preso forma al Sistina attraverso le immagini, anzi le preziose foto scattate da Edward Sheriff Curtis, esploratore americano visionario e idealista dell’800 che tentò di avvicinarsi agli usi e costumi dei Nativi americani, dedicando la sua vita a coloro che tentarono invano di esternare la propria spiritualità e il profondo amore per la natura, il cielo, la terra, ascoltando il canto del vento. Accanto alla voce narrante dello ‘spirito’ di Edward (Gabriele Sabatini), c’è quella celestiale di Maria Laura Baccarini che incarna il popolo indiano, massacrato senza pietà e senza alcuna colpa da un altro popolo, quello dell’uomo bianco che ha saputo soltanto ‘prendere e mentire’ promettendo una libertà ed un’identità sociale e culturale che è stata loro sempre negata, anche dopo il 1924, la data del Congresso USA, dove fu riconosciuta ai Nativi, la piena cittadinanza americana. 

Oltre all’affascinante realtà delle tribù indiane, c’è la danza preghiera dei dervisci rotanti che ho avuto la fortuna di ammirare al Teatro Eliseo durante la scorsa stagione teatrale e che considero un esemplare dimostrazione di evento teatrale come veicolo d’intercultura. Il rituale di ormai 700 anni fa a cui ho assistito, è stato guidato dal maestro Sheik Nail Kesova ed è proprio lui a dare i tempi per la musica e le danze mentre i dervisci, 10 indossando una tunica bianca come un sudario, un copricapo che richiama le pietre tombali dei paesi musulmani, hanno aperto le braccia verso il cielo e il capo chino verso il cuore, piroettando e girando intorno al maestro, per raggiungere l'estasi mistica. E' la tradizione mistica Sufi, di cui sono custodi i Dervisci Rotanti del Galata Mevlevi Ensemble dichiarati dall'Unesco "Patrimonio culturale dell'umanità". Tra seminari di teatro, spettacoli come Schifo, sulla storia di Sad, interpretato da Graziano Piazza, oppure Akropolis, diretto da Jerzy Grotowski, testi importanti come quello di Freire e della Kristeva, oppure i libri sull’educazione alla diversità a partire dall’infanzia come Il razzismo spiegato a mia figlia di Ben Jelloun e quello scritto dalla Perucca, mi barcameno nel porto chiassoso dove mi attende una signora discreta e sapiente chiamata messinscena che mi riporta al teatro nella parte conclusiva della tesi, con lo spettacolo di Vannuccini che non è uno spettacolo vero e proprio ma un evento e s’intitola Respiro e gli attori sono dei rifugiati, approdati sulla spiaggia del palcoscenico e i Percorsi Migranti di un gruppo di giovani immigrati di seconda generazione che pur vivendo in Italia, attraverso la musica, il ballo e il canto, mantengono la propria identità, la lingua, le tradizioni e soprattutto l’immutabile amore per la terra natia. 

Oltre al teatro come spazio dove rappresentare le umane vicende e veicolo d’intercultura, c’è il teatro del sud del mondo, di cui noi europei siamo spettatori e i custodi privilegiati di tante storie come quelle d’amore raccontate da una cantastorie meticcia di Guantànamo, Mimì, la quale solo per una notte incontrò e amò il rivoluzionario Che Guevara. E anche attraverso quest’affascinante figura che era solita sedersi ai bordi delle strade per raccontare i suoi incontri amorosi, l’educazione all’ascolto diventa un modo per trasformare l’altro, il diverso, in un nuovo cittadino del mondo. E così nord e sud del mondo diventano le due facce di un’unica medaglia, con comuni intenti d’incontro e condivisione. Les lieux communs ne sont pas des idées recues, ce sont littéralement des lieux òu une pensée du monde rencontre une pensée du monde… C’est-à-dire, les lieux òu une pensée du monde confirme une pensée du monde. Édouard Glissant

Miss Potter scrittrice e ambientalista


 Rivedere Miss Potter questa sera su Sky mi ha commosso ed emozionato perché oltre a essere l’autrice di libri e illustrazioni per bambini più conosciuta al mondo, Potter fu anche un’ambientalista che si impegnò nella salvaguardia dell'ambiente naturale attraverso dei terreni di sua proprietà, che alla sua morte lasciò in eredità al National Trust; questi terreni costituiscono gran parte dell'odierna area naturale protetta del Lake District National Park.

È la migliore prova per Renée Zellweger me ne convinco ogni volta, perché amo il mondo interiore della scrittrice che riesce a tratteggiare magnificamente, i suoi costanti dialoghi con gli animaletti come Peter Coniglio, l’anatra e gli altri coniglietti  i quali prendono vita dai suoi fogli di carta e soprattutto mi piace l’idea della donna autonoma anche economicamente dall’uomo che lei rappresentò. Ama  gli animali che occupano le pagine dei libri per bambini, ama sopra ogni cosa la natura e ama l’editore che la accompagna verso il suo successo letterario e che muore prematuramente per colpa della leucemia, mentre nel film si sceglie un congedo diverso tra i due innamorati che educatamente si danno del lei. Il film diretto da Chris Noonan, è un affresco delizioso dove i colori pastello incantano tanto quanto la storia di Beatrix, del suo difficile rapporto con la madre e la sua natura di donna caparbia e affascinante a cui ognuna dovrebbe ispirarsi. 



Mia e il leone bianco

 Mia è una quattordicenne dai capelli biondo ramato che si ritrova a vivere in Sudafrica con il fratellino sensibile e turbato dalla barbara uccisione di un Leone, la causa dei suoi attacchi di panico, la mamma e il papà che alleva leoni. Mia perde la testa per un leone bianco che da cucciolo si trasforma in un raro esemplare da vendere.

Ciò che Mia sa è che questi leoni sono destinati ai circhi un ambito ugualmente crudele, invece saranno venduti ai cacciatori. 

Il leone bianco sta per essere venduto così lei tenta in tutti i modi di salvarlo, portandolo sul furgone e piena di coraggio e paura si mette al volante per portarlo in una riserva dove nessuno potrà fargli del male. L’unico che la accompagna e la sostiene nel viaggio è il fratellino, che mostra una forza d’animo incredibile. Però lo fa al telefono. La mette in guardia contro i pericoli che incontra durante il cammino. 

Nel centro abitato, tutti sono spaventati dalla presenza del leone bianco che è inseparabile da Mia, anche se i genitori che la cercano disperatamente temono che  potrebbe essere aggredita dal leone affamato. Alla fine il padre comprende la brutalità degli uomini e salva il leone bianco da una morte certa per mano dei cacciatori. 

Il film francese diretto da Gilles de Maistre nel 2018 in prima visione su Raiuno questa sera, parla del difficile rapporto tra uomo e natura e nella natura solo i bambini e gli animali possono salvare la terra che ci ospita.

Non credevo esistesse una realtà simile in Sudafrica.

Il male che è capace di fare l’uomo bianco è senza fine ma ciò che non riesce ancora a comprendere è che ferendo gli animali e la natura, ferisce se stesso. 




Uno, nessuno, cento Nino


 Ero concentratissima cercando di ricordare date, nomi, titoli di film, mentre assistevo al documentario Rai diretto da Luca Manfredi “Uno, nessuno, cento Nino” in prima serata su Raidue proprio oggi nel giorno in cui è nato e avrebbe compiuto 100 anni Nino Manfredi. Però l’emozione ha preso il sopravvento così sono stata spettatrice della vita e delle opere di un artista dotato di un talento fuori dal comune, preparato, pignolo, ispirato al punto da  interpretare un racconto di Italo Calvino: “L’avventura di un soldato” nel film “L’amore difficile” in cui recita traendo ispirazione da Chaplin con un linguaggio non verbale, muto. L’esperienza con Totò, con Gassman, oppure coi grandi registi che lo hanno trovato ideale per parti come il Geppetto di Collodi, appena cinquantenne nell’indimenticabile Pinocchio di Comencini, ha reso Manfredi un Maestro indiscusso di cinema e teatro. Il primo e più autentico Rugantino, l’ultimo Geppetto che abbia saputo farmi emozionare come è accaduto stasera, è stato raccontato sia dai critici cinematografici e dagli attori e registi come Dino Risi, Ettore Scola e Luigi Magni con cui ha lavorato e dalla sua famiglia, dalla moglie, dai figli e dai nipoti che lo ricordano col sorriso. Come un personaggio pirandelliano Saturnino Manfredi, di origini ciociare, è stato uno e centomila e credo Luca, il figlio e regista di questo documentario dove Massimo Ghini oppure Massimo Wertmuller lo celebrano, sia stato davvero riuscito ad omaggiare suo padre  e a far conoscere alcuni aspetti o dettagli privati  poco noti o del tutto sconosciuti per cui reputo questo documentario una lezione di cinema e umanità che solo i grandi sono in grado di dare.



Straziami, ma di baci saziami



 Oggi si festeggia Nino Manfredi in tv con alcuni tra i suoi film più belli, uno di questi è proprio Straziami, ma di baci saziami, che ho avuto il piacere di vedere questo pomeriggio su Cine34. Marino ama follemente Marisa dalla prima volta che l’ha vista a un raduno folkloristico a Roma. Lui è ciociaro, lei marchigiana ma questo non lo spaventa perché la raggiunge in treno traversando le montagne innevate e inizia un corteggiamento appassionato che la fa innamorare. Il padre di lei si oppone alla loro unione e loro tentano di mettere fine alla loro vita sdraiandosi abbracciati sui binari di un treno in arrivo. Tra viaggi, la fuga di lei e le esperienze vissute, il tentativo di Marino di suicidarsi gettandosi nel Tevere e il suo ricovero, l’uomo disperato e senza un soldo che vaga a Piazza Navona, quando a Piazza Navona c’erano le bancarelle natalizie,  ritrova Marisa ma sposata con il sarto sordomuto Ciceri. Splendida commedia di Dino Risi del ‘68 con musiche di Armando Trovaioli e un cast pazzesco in cui spiccano Nino Manfredi, Pamela Tiffin e Ugo Tognazzi. 

Nino Manfredi è ironico ed estremamente commovente in questo film, attraverso il personaggio del Ciociaro, una vera e propria fonte d’ispirazione per attori come Martufello, che devono tanto a lui. Anche in questo film è accennato il tema religioso, la fede, anche se in maniera goliardica soprattutto nel finale quando Ugo Tognazzi nei panni del povero sarto sordomuto, una volta riacquistata la parola e l’udito, realizza il suo voto ossia quello di farsi frate, dando la sua benedizione alla moglie e a Marino affinché siano felici insieme, dato che lui non può più.


PennadorodiTania CroceDesign byIole