Il film diretto da Scott Cooper, uscito al cinema a ottobre e su Disney+ il 23 gennaio, ruota attorno all'album Nebraska pubblicato nel 1982 e inciso quasi tutto in camera da letto nella sua casa in New Jersey, utilizzando un registratore e quattro piste.
In questo album intimo e cruciale per la carriera e la vita dell'artista, riaffiora il difficile rapporto con il padre (Stephen Graham), un uomo rude con il quale riesce a trovare un equilibrio solo in età adulta.
E' anche con se stesso che Bruce lotta, cercando di convivere con la depressione e di conservare l'autenticità dei suoi testi senza contaminazioni di nessun tipo e all'uscita dell'album, non vuole fare nessun tour o avere rapporti con la stampa.
Questa parte della vita di Springsteen di cui veste i panni con grande credibilità Jeremy Allen White, è narrata nell'omonimo libro di Warren Zanes ed è stato un bene farla conoscere a chi ama l'artista e a chi, come me, ama conoscere le storie.
Il film è un bell'omaggio all'artista e ho particolarmente apprezzato la traduzione di tutti i testi delle canzoni e l'interpretazione di Jeremy Allen White, in molte espressioni e soprattutto nell'incedere, molto somigliante al trentenne Springsteen che ora ha 76 anni.
Mentre guardavo in streaming questo biopic, immaginavo lo stesse guardando anche The Boss, penso con uno sguardo carico di malinconia e orgoglio per ciò che nella sua vita è riuscito a trasmettere e a condividere con il suo pubblico, cosa non scontata e semplice.
Un percorso e un artista di grande ispirazione per le nuove generazioni a cui è rivolto il mio invito a vedere il film.

.jpg)






Nessun commento:
Posta un commento