"Eleonora, signori Eleonora Duse, il migliore dei presagi, la divina creatura che il destino ha scelto per riscattare l'Italia".
In quella che D'Annunzio definisce una rivoluzione di poesia, di bellezza, la Duse è vista come la massima espressione, il punto più alto della poetica che l'Italia degli anni della prima guerra mondiale, conosca.
Un vanto italiano, una garanzia di autentica bellezza, un diamante in grado di brillare di luce propria.
Un tempo forse Gabriele ed Eleonora si sono amati intensamente. Ma ora lei è ormai vecchia e l'insuccesso l'ha condotta da lui.
L'insuccesso dell'ultimo spettacolo in cui ha recitato e per cui è stata fischiata, non la sconfigge e la rassicurazione di D'Annunzio (Fausto Russo Alesi) la porta a credere che forse i fischi non erano rivolti a lei ma alla scrittura probabilmente mediocre affidata a un giovane e inesperto autore alle prime armi come Giacomo (Edoardo Sorgente) che reclama di tornare in scena ma non si può perché il motivo dell'insuccesso dello spettacolo è l'assenza di talento dell'autore della pièce Ecuba.
L'attrice è pronta per riportare in scena Anna ne La città morta di D'Annunzio perché sente di essere cieca come Anna ed è certa che questo personaggio femminile sia più affine che mai al suo stato d'animo.
La Duse, pur essendo madre, l'unica cosa che sapeva essere era un'attrice.
L'incontro con Mussolini, la premessa di un vitalizio per meriti artistici e la possibilità di proporre al Duce un progetto: un tempio per il teatro dedicato agli orfani di quella guerra sembra una risoluzione per lei.
"Volete seppellirmi mentre sono ancora viva" è il grido dell'artista dopo l'invito a dire addio alle scene per colpa di un male incurabile ai polmoni.
Lei si sente viva, si vede per sempre sulla scena di qualsiasi teatro a recitare la parte che è stata scritta per lei ancor prima della sua nascita e Valeria Bruni Tedeschi coi suoi magnifici occhi chiari e quella pelle bellissima, con la sua impeccabile capacità di entrare nel personaggio che interpreta e renderlo vivo e autentico, così vibrante e non solo una parte da recitare, è davvero magnifica nel rendere omaggio a una diva del teatro italiano e mondiale, essendo lei stessa una grandissima attrice.
"Se quel finto Cesare ti ha sepolto sotto un'elemosina non è a me che devi dire grazie" rivela un D'Annunzio ferito e devoto alla Duse, corsa in visita dal Vate per rivolgergli un sentito ringraziamento per quel vitalizio, ritenendolo opera sua.
Le promesse tra Duse e D'Annunzio proiettano sogni artistici, utopie lontane anni luce dalla realtà.
Il tempo della bellezza è ormai lontano ma quel sogno chiamato teatro che ha alimentato le sue ore, giorni e anni terreni, brillerà perennemente nella storia del nostro teatro italiano dove la consideriamo una regina incontrastata.
Tra i canali veneziani la Duse rivede la figlia Enrichetta (Noemie Merlant) coi suoi nipoti.
L'invito a vivere con l'amore della sua vita a Londra, è esaltante per l'attrice anche se di breve durata.
Il ritratto di questa donna e artista magnetica, diretto da Pietro Marcello che ne ha curato la sceneggiatura con Letizia Russo e Guido Silei, è anche una ricostruzione storica di un periodo difficile per l'Italia.
Il cast poi è davvero ottimo da Vincenzo Nemolato, Mimmo Borrelli agli altri.
Una visione meravigliosa questa su Netflix.
Tuffatevi nella bellezza!








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