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Francesco, il Cantico


 Il giullare  del cinema italiano, racconta  anzi  omaggia,  ricorda  con ammirazione  colui che  il 4  ottobre  di  800 anni  fa ci lasciò  per  restarci  sempre  accanto. 

San Francesco  era carismatico  e amava la natura e gli uomini  nello stesso modo . 

Era laico,  era speciale  ed è realmente esistito.  Frati ossia suoi fratelli,  ricorda Roberto Benigni, è una delle tante parole  che ha inventato lui.  Un predicatore  carismatico  che  scrisse  negli  ultimi anni della sua esistenza  il più  toccante  tributo  alla  natura  che ci ospita:  "Il Cantico  delle Creature". 

In molti  hanno scritto  su  San Francesco  quando era  ancora in vita  e nei secoli. 

Nacque ad Assisi con il nome di  Giovanni  e soprannominato  Francesco  per via dei suoi  viaggi  in Francia con suo padre. 

Amava  i viaggi  in Francia dove imparava  tutto  sulle arti,  sui Cavalieri  della  tavola rotonda.  

Era benestante  e  amava la musica e il canto.  Era colto, raffinato,  era eccentrico  ed elegante,  è  stato  il primo  influencer della storia. 

Dopo feste  e banchetti  e un sogno,  Francesco  sente di  dover  cambiare   e si avvicina  a tutto ciò che è dolore  e povertà.  Dona tutti i suoi averi ai poveri e ai lebbrosi.  Francesco  restituisce  tutti i denari al padre e si spoglia  di tutti i suoi abiti restando  nudo,  sposando  la povertà.

 Ma Francesco  si sente libero  ed è felice ed è alla  guida di una  rivolta  umanitaria  e sociale,  tutti i  nobili  lo seguono. 

Francesco  propone  un mondo  alla rivolta:  chi vince perde.  Ha una sola paura quella di diventare  disumano. Definito  pazzo  perché prometteva  una  felicità  fatta di privazioni  e fame.   "Dovete  essere dei giullari,  i giullari di Dio". 

Inizia a camminare per le strade del mondo, un cammino di laici e lo conquisterà.  

Si va a Roma da Papa Innocenzo III. 

Francesco lo riesce a incontrare il  papa.  Francesco  ebbe l'approvazione  del  papa  per predicare  per le strade di Roma ma nessuno lo ascoltava e si mise a predicare agli uccelli.  È l'immagine  più nota di Francesco.  Quando predicava  faceva spettacolo.  Amava il canto  delle allodole. 

Una bella e ricca giovane di nome  Chiara  incantata dalle parole di Francesco,  lo incontrò  spogliandosi  dei suoi abiti  eleganti ,  rinunciando  a tutte le ricchezze  per diventare  Santa Chiara  per poter  stare con Francesco in povertà. Chiara fu la prima  donna a cui si unirono  altre donne anche se la Chiesa impose la clausura.  

In pochi anni i frati diventano  centinaia e migliaia  e Francesco  si  imbarca per fermare  una crociata.  

Era un pacifista vero. 

Si ritrova a Greccio e nell'eremo reatino  crea il primo presepe.  

È debole,  in crisi,  dubita e cerca un segno e ottiene le stigmati.

  È confortato da quell'apparizione ma il suo fisico crolla e martoriato  dal dolore  scrive sotto dettatura  perché non  ha vista,  parole  bellissime,  è l'inizio  del Cantico delle creature,  una poesia scritta in italiano  di cui compose anche la musica. 

Loda il creato,  è un canto  rivoluzionario  perché nessuno lo aveva fatto prima. 

Non si sa catalogare  il Cantico.  

Benigni lo legge e lo spiega il Cantico  e si emoziona  ed emoziona. 

  E parla  a perdifiato  il giullare Roberto   rapito esso  stesso dalla lettura, dall'evento,  dall'omaggio  che sente  essere personale  e collettivo.  

Incantato dal Cantico,  Benigni  ha  omaggiato  umilmente  e con  empatia  San Francesco  ed è stato  commovente  assistere a questo  spettacolo  entusiasmante. 

Se non lo avete visto recuperatelo su Raiplay. 

PennadorodiTania CroceDesign byIole