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Shakespeare Re di Napoli

La dominazione spagnola del '600 è lo scenario di Shakespeare Re di Napoli di Ruggero Cappuccio, il fortunato testo in napoletano antico che, come in una favola, racconta laddove la comprensione giunge, l'entusiasmo carnevalesco di Zoroastro (Ciro Damiano), l'amico alchimista di Desiderio (Claudio Di Palma) dotato di una solarità e un ottimismo fuori dal comune.
Si narra di un viaggio in Inghilterra, di un certo Wuacca (W. H), ossia Willie Huges, di un forziere contenente versi sbiaditi e seducenti.
Siamo nella Napoli dominata dagli spagnoli in un altro copione che vorrei prendere in esame, dove il capopopolo Masaniello (interpretato da Domenico Modugno) osò sfidare i Viceré approfittando di un giorno di festa come scrisse Eduardo nel suo dramma storico Tommaso d'Amalfi (Cantata dei giorni dispari, Einaudi, 1966), per ribellarsi alle gabelle (tasse) imposte al popolo. Nel 1994 Cappuccio narra le prodezze di Zoroastro per introdursi nel castello del Viceré travestito da donna, perché a carnevale il travestimento è d'uopo.
Mentre quella di Masaniello fu una rivoluzione durata dieci giorni, per ricostruire la quale Eduardo attinse a testi francesi del '600 come L'Histoire de la rèvolution du Royaume de Naples dans les années 1647/1648 di M. De Lussan edita a Parigi e ad altri testi storici, che ho citato perché A. Barsotti scrisse nell'introduzione di quest'opera che nella stesura di questo copione "Riaffiora senza dubbio, dalla memoria scenica dell'autore la lezione appresa da Shakespeare: per l'uso del teatro nel teatro e per l'innesto del comico nel tragico", quello di Zoroastro e di Desiderio è un incontro poetico e indissolubile attraverso due linguaggi così diversi e musicali come il napoletano e l'inglese.
L'innesto del comico nel tragico è presente anche in questo atto unico di rara bellezza che compie venticinque anni accompagnato dagli applausi e dai successi meritatissimi anche fuori dall'Italia.
L'Inghilterra pestilenziale, la Napoli dominata dagli spagnoli s'incontrano ma quella è la vita reale, mentre il mondo visionario e fantastico dei due protagonisti, li conduce altrove.
La cornice senza tela è il quadro conclusivo in cui è inserita la magnifica fiaba teatrale dell'autore, la visione dell'altrove all'ennesima potenza.

di Tania Croce


                                      La tesi di laurea di cui ho citato alcuni passaggi

La commedia di Gaetanaccio

Era il 1978 quando Gigi Proietti con Luisa De Santis, Daria Nicolodi e gli allievi del Laboratorio di Esercitazioni Sceniche, per il Brancaccio ha prodotto e messo in scena il primo grande spettacolo per il quale scrive assieme a Piero Pintucci (autore degli arrangiamenti), le bellissime canzoni; i testi sono di Gigi Magni. È il 2019 e torna a teatro dopo più di quarant'anni, la storia di Gaetano Santangelo detto Gaetanaccio, un burattinaio ribelle che sopravvive nella Roma papalina di fine '800 tra le piazze e il carcere e sognando una vita migliore nel suo teatrino delle marionette con l'amata Nina. Questa volta è Giorgio Tirabassi a indossare gli abiti lisi del burattinaio romano che passa il tempo a lottare contro i morsi della fame e a sognare senza scendere mai a compromessi, cantando sotto la finestra della sua Nina, la seducente popolana, l'attrice e cantante Carlotta Proietti, la quale incanta attraverso la sua voce soave e la mimica paterna. Traversa i due tempi la figura della morte, interpretata dalla splendida Elisabetta De Vito, la quale indossa anch'essa un costume meraviglioso realizzato da Santuzza Calì.
Un personaggio emblematico è quello interpretato da Carlo Ragone, Fiorillo, giunto nella casa di Gaetano come una condanna o una benedizione. Ragone ha le movenze di una marionetta, è uno zanni abilissimo ossia un personaggio del teatro comico dell'antica Roma, divenuto in seguito maschera della commedia dell'arte. E' somigliante agli amati burattini di Gaetanaccio, per cui quando finge di essere colpito a morte dal burattinaio, s'irrigidisce come uno dei suoi burattini di legno, ingannando il sognatore e ingenuo uomo del popolo.
E così l'inventore di Rugantino, rivive sulle tavole del teatro Eliseo, con il volto e la voce di Tirabassi, il quale regala al pubblico della prima e ai tanti vip presenti, primo fra tutti Gigi Proietti, Pippo Baudo, Paola Gassman, Ugo Pagliai, Lina Sastri, Gennaro Cannavacciuolo, Francesco Pannofino ed Emanuela Rossi una bella commedia diretta abilmente da Giancarlo Fares.

di Tania Croce




Produzione Teatro Eliseo
Personaggi e interpreti: 
Giorgio Tirabassi          Gaetanaccio
Carlotta Proietti           Nina
Carlo Ragone               Fiorillo
Elisabetta De Vito        Morte
Daniele Parisi               Governatore / Prologo
Marco Blanchi              Porporato
Enrico Ottaviano         Meo Patacca / Papa
Pietro Rebora               Carceriere / Gentiluomo / Guitto
Matteo Milani              Scaramuccia / Graduato / Guardia Svizzera
Martin Loberto            Gendarme / Guitto / Gentiluomo
Viviana Simone            Guitto / Passante

Musicisti in scena
Massimo Fedeli piano e fisarmonica
Diego Bettazzi clarinettista - flautista
Stefano Ratchev violoncellista
Claudio Scimia violinista - chitarrista
Alessandro Vece violinista – mandolinista - pianista

Costumi e burattini Santuzza Calì
Scene Fabiana Di Marco
Light designer Umile Vainieri
Sound designer Manuel Terralavoro
Vocal Coach Maestro Massimo Fedeli


Coreografie Ilaria Amaldi
Durata: 2 ore compreso intervallo


TEATRO ELISEO
Da martedì 19 febbraio a domenica 10 marzo 2019

Orario spettacoli:
martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Sabato 23 febbraio doppio spettacolo ore 16.00 e ore 20.00

Biglietteria tel. 06.83510216
Giorni e orari: lun. 13 – 19, da martedì a sab 10.00 – 19.00, dom 10 - 16
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234
Prezzi da 15 € a 35 € 


UFFICIO STAMPA TEATRO ELISEO
Maria Letizia Maffei

Antonella Mucciaccio




Marco Falaguasta e Lady burocrazia al Golden

In scena al teatro Golden dal 5 al 24 febbraio 2019, troviamo Lady burocrazia e il cittadino medio: Sara e Marco. Sarà possibile trasformare in futuro, attraverso il linguaggio evoluto delle nuove generazioni questo rapporto conflittuale in una convivenza onesta? E' il quesito emerso dallo spettacolo "Cotto e stracotto" con Marco Falaguasta e Sara Sartini, diretto da Tiziana Foschi e scritto con Alessandro Mancini. Ieri  pomeriggio ho riso e riflettuto parecchio con Marco, un ragazzo della mia generazione alle prese coi problemi di ieri e il nuovo linguaggio del web, aggregante per i figli e ancora lontano dalle nostre amate abitudini, Abituato anzi rassegnato a tutto, Marco si racconta, correndo come un runner allenato tra le disastrose file negli uffici della Capitale, per ottenere i permessi necessari per aprire una bella pizzeria, oppure per contestare la multa ricevuta dalla madre, per eccesso di velocità, il momento sicuramente più divertente e ironico dello spettacolo.
Forse la soluzione per i cittadini romani è affittare un cassonetto, dotandoli di una bottiglietta di #iodopovidone, un disinfettante antibatterico più efficace dell'acqua ossigenata, che pare nel tempo diventi acqua marcia e anziché disinfettare, infetta.
Scopritelo al Teatro Golden.
  
di Tania Croce


Le memorie di un sognatore al Ghione

Le notti bianche è un racconto sentimentale dove l'eroe solitario come l'anima bella schilleriana che vive nel regno dell'ideale e dell'utopia estetica astratta, è un sognatore romantico afflitto dalla squallida realtà, il quale si rifugia nella dimensione onirica e nelle illusioni in cui il tempo è sospeso. In una notte bianca, passeggiando solitario l'eroe del racconto incontra sul lungofiume una ragazza che risveglia in lui il sentimento dell'amore, simbolo della temuta vita reale attraverso il quale fugge dal regno dei sogni per aprirsi finalmente alla vita. Ma la rivelazione della ragazza, innamorata di un altro, di cui attende il ritorno a Pietroburgo, lo farà sprofondare nelle illusioni e nella sofferenza causata dal dolore reale.
Sognavo di vedere l'adattamento teatrale di uno dei racconti che ho amato di più, scritto dalla giovane penna di Dostoevskij e ieri sera al teatro Ghione ho ammirato Giorgio Marchesi nei panni dell'eroe solitario sognatore e Camilla Diana in quelli di Nasten'ka, la giovane condannata a vivere legata alla nonna cieca eppure desiderosa di amore vero.
Il regista Francesco Giuffrè ha saputo ricreare la Pietroburgo descritta dall'autore russo e la dimensione utopistica del sognatore attraverso i giochi di luci di Luca Palmieri, le suggestive musiche classiche, i costumi in scena come a suggerire presenze fisiche, l'ultima quella dell'amato di Nasten'ka con il quale scomparirà dalla scena lasciando solo il povero e innamorato sognatore.
Tra giochi di pioggia e un ombrello che s'illumina e dal quale cadono le gocce da cui l'eroe si ripara, luci fioche nelle quattro notti in cui i due sconosciuti s'incontrano, si consuma la meravigliosa storia che racchiude un'ideologia etica di protesta.
A proposito degli attori posso dire che Giorgio Marchesi è stato impeccabile nei panni del sognatore e ho trovato in Camilla Diana la stessa grazia, bellezza ed eleganza dell'altro spettacolo nel quale l'ho ammirata dove era lo spirito dei Natali passati nel Racconto di Natale diretto da Riccardo Diana e in scena a Villa Torlonia (Racconto di Natale omaggio a Charles Dickens).

di Tania Croce

Mauri e Sturno raccontano Dostoevskij all'Eliseo

Per la terza volta la Compagnia Mauri Sturno si misura con Dostoevskij, mettendo in scena "I fratelli Karamazov", l'ultimo e fortunato romanzo dello scrittore russo che contiene un monito all'umanità intera ferita e smarrita, la quale deve cercare la propria felicità nel dolore.
Il malore che il 5 febbraio 2019 ha colpito Glauco Mauri, ha interrotto la prima all'Eliseo senza intaccare la sua voglia di mostrare sulle tavole del palcoscenico il talento che dal 1954 lo impone come uno dei grandi maestri del teatro italiano.
Venerdì 8 febbraio si è aperto il sipario sulla Compagnia che ha vestito i panni dei personaggi nati dalla penna di Fëdor Dostoevskij, i quali ruotano intorno al più grande mistero dell'uomo: l'esistenza di Dio e le conseguenze di una vita dissoluta e senz' amore.
Glauco Mauri e il regista Matteo Tarasco hanno scelto i capitoli più emblematici del romanzo, la cui summa è sicuramente rappresentata dal monologo di Roberto Sturno che è Ivàn, uno dei tre figli di Fëdor Karamazov e conduce il pubblico nel suo viaggio iniziatico attraverso Il racconto del Grande Inquisitore.
Fëdor, è un padre immerso nella menzogna e nel marciume fino al collo, vagando senza fede e pietà nel mare dell'insensatezza umana.
Il monaco Zosima (Paolo Lorimer) che apre il primo atto, invita gli uomini ad amarsi  con tutti i loro difetti ed a ricongiungersi attraverso il perdono e la fratellanza, ma il buio vince sulla luce.
Il padre avido, artefice e colpevole della sciagura che metterà fine al suo desiderio sordido e libidinoso, nel secondo tempo appare bonario e amabile grazie all'innata bontà di Mauri, uomo sorridente e solare che quasi trasforma il malvagio Fëdor in un delizioso padre da coccolare, anziché condannare.
La pièce prodotta dalla Compagnia Mauri Sturno e dalla Fondazione Teatro della Toscana, tratta un tema complesso ma i due tempi scorrono veloci e tra emozioni e gli applausi di un pubblico coinvolto e commosso.
Lo spettacolo sarà in scena al teatro Eliseo fino al 17 febbraio per proseguire la tournée in giro per l'Italia.

di Tania Croce



Il comunicato stampa



Glauco Mauri e Roberto Sturno
in
I fratelli Karamazov
di Fëdor Dostoevskij

con (in ordine di entrata)

 Paolo Lorimer, Pavel Zelinskiy, Glauco Mauri, Roberto Sturno,
Laurence Mazzoni, Luca Terracciano, Giulia Galiani, Alice Giroldini

scene Francesco Ghisu
costumi Chiara Aversano
musiche Giovanni Zappalorto
luci Alberto Biondi

Regia Matteo Tarasco

Produzione Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno – Fondazione Teatro della Toscana


Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà
per quell’essere meraviglioso e a volte orrendo che è l’essere umano

Per ben due volte la nostra compagnia ha raccontato Dostoevskij. Due assoluti capolavori: ‘L’idiota’ e ‘Delitto e castigo’. Dostoevskij, Shakespeare e Beckett sono stati i tre grandi autori che mi hanno aiutato a tentare di capire la vita: la immensa tavolozza dei colori dell’animo umano di Shakespeare, la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia di Beckett e Dostoevskij che mi ha fatto capire la magnifica responsabilità che ha l’uomo di comprendere l’uomo.
Dostoevskij non giudica mai: racconta la vita anche nei suoi aspetti più negativi con sempre una grande pietà per quell’essere meraviglioso e a volte orrendo che è l’essere umano.
La famiglia Karamazov devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto, oggi come oggi appare, purtroppo, un esempio di questa nostra società così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi. Anche il sentimento dell’amore spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza.
Così sono i Karamazov - Così siamo noi?
Ma Dostoevskij è un grande poeta dell’animo umano e anche da una terribile storia riesce a donarci bellezza e poesia. 
Glauco Mauri

La Compagnia Glauco Mauri-Roberto Sturno in collaborazione con il Teatro della Toscana-Teatro Nazionale mette in scena I Fratelli Karamazov, l’ultimo grandioso romanzo scritto da Fëdor Dostoevskij. Di questo allestimento, versione teatrale di Glauco Mauri e Matteo Tarasco, frutto di un grande lavoro di smontaggio e rimontaggio dei capitoli fondamentali del romanzo, la regia è di Matteo Tarasco.
Glauco Mauri, che da giovanissimo (22 anni) ottenne un grande successo personale nel ruolo del fratellastro-servo Smerdjakov diretto da Andrè Barsacq, accanto a Memo Benassi, Lilla Brignone, Gianni Santuccio, Enrico Maria Salerno, è oggi il dissoluto e senza scrupoli Fëdor Pavlovič Karamazov. Roberto Sturno dà voce e corpo a Ivàn Karamazov, il più intellettuale e tormentato dei fratelli. Accanto a loro: Paolo Lorimer, Laurence Mazzoni, Pavel Zelinskiy, Luca Terracciano, Giulia Galiani, Alice Giroldini.
Le scene sono di Francesco Ghisu, i costumi di Chiara Aversano, le musiche di Giovanni Zappalorto, le luci di Alberto Biondi.

Dostoevskij per i suoi romanzi traeva spunto dalle cronache e dai casi giudiziari del suo tempo, ma anche dalle traumatiche esperienze personali, la morte violenta del padre, la propria condanna a morte, poi commutata ai lavori forzati in Siberia, il suo stesso tormento religioso: “Il tema principale de I Fratelli Karamazov è lo stesso di cui ho sofferto consciamente o inconsciamente per tutta la vita: l’esistenza di Dio”.
La storia de I Fratelli Karamazov ruota attorno ai complessi rapporti della famiglia Karamazov, sotto l’apparenza da canovaccio di un romanzo giallo cela il dramma spirituale che scaturisce dal conflitto tra la fede e un mondo senza Dio.
L’ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij – scrive Matteo Tarasco nelle sue note – ha la grandezza e la forza di un inferno dantesco, è una comédie humaine alla russa, dove bestie umane si agitano sulla scena del mondo, dove il denaro, il fango e il sangue scorrono insieme. Una storia assoluta, spietata, estrema, senza margini di riscatto”.
Le vicende della famiglia Karamazov, i loro feroci conflitti nel cui contesto matura l’assassinio di Fëdor, il capofamiglia, e il conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato del parricidio, appassionarono i lettori del “Messaggero Russo”, il giornale dove, da gennaio 1879 alla fine del 1880 (pochi mesi prima della morte dello scrittore), il romanzo fu pubblicato a puntate. L’ansiosa attesa dei numerosi lettori dell’uscita sulla rivista dei nuovi capitoli del romanzo, per conoscere lo sviluppo dei complotti, intrighi e amori libertini che ruotano attorno alla famiglia Karamazov, si può paragonare all’attesa e al successo delle serie televisive più amate dei nostri giorni.
Ultimo lavoro di Dostoevskij I Fratelli Karamazov è senza dubbio il romanzo più complesso della narrativa dostoevskiana, uno straordinario viaggio nei massimi problemi etici. Il capitolo Il racconto del Grande Inquisitore è uno dei vertici della letteratura universale.
Fortunate in tutto il mondo le trasposizioni teatrali, cinematografiche e televisive. In Italia non si è mai spenta l’eco del successo dello sceneggiato I fratelli Karamazov diretto da Sandro Bolchi trasmesso dalla Rai nel 1969.

Note di regia

I fratelli Karamazov è un romanzo cupo e disperato, che oscilla pericolosamente nell’incerto territorio in cui danzano avvinghiati Eros Thanatos; è una storia assoluta, spietata, estrema, senza margini di riscatto, senza limiti, un duello tra uomini completamente sopraffatti dai nervi e avvinghiati in un ineludibile legame economico.
Con il rigore di un giudice istruttore, lo scrupolo di uno scienziato e l’insistenza di un investigatore, Fëdor Dostoevskij ci conduce in un viaggio negli abissi oscuri dell’animo umano, descrivendo un mondo che perde i suoi referenti culturali e svilisce i valori etici più profondi, un mondo ove l’interesse personale diviene la mozione primaria d’ogni atto, ove trionfa il soddisfacimento sfrenato del desiderio.
L’ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij ha la grandezza e la forza di un inferno dantesco, è una comédie humaine alla russa, dove bestie umane si agitano sulla scena del mondo, dove il denaro, il fango e il sangue scorrono insieme.
Dostoevskij sembra scagliare un monito all’umanità ferita e spaesata: “conoscerai un grande dolore e nel tuo dolore sarai felice. Cerca la felicità nel tuo dolore”.
Oggi la lingua non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente. La parola sembra soccombere nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, stritolata da un’angoscia semantica.
Proprio per questo ci sembra necessario rileggere e mettere in scena il capolavoro di Dostoevskij che ci restituisce il coraggio di essere nuovamente eloquenti e profondamente umani.
Matteo Tarasco


Durata: 2 ore e 30 intervallo compreso

Personaggi e interpreti
Fëdor Pavlovič Karamazov Glauco Mauri
Ivàn Karamazov Roberto Sturno
Starec Zosima Paolo Lorimer
Dmitrij Karamazov Laurence Mazzoni
Alekséj Karamazov Pavel Zelinskiy
Smerdjakov Luca Terracciano
Katerina Ivanova Giulia Galiani
Grušen’ka Alice Giroldini


Tournée
Debutto nazionale Firenze Teatro della Pergola 29 gennaio 2019

TEATRO ELISEO
Da martedì 5 a domenica 17 febbraio 2019

Orario spettacoli:
martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00


Biglietteria tel. 06.83510216
Giorni e orari: lun. 13 – 19, da martedì a sab 10.00 – 19.00, dom 10 - 16
Via Nazionale 183 – 00184 Roma
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234

Prezzo da 15 € a 35 €  



UFFICIO STAMPA TEATRO ELISEO
Maria Letizia Maffei

Antonella Mucciaccio
347 4862164 a.mucciaccio@teatroeliseo.com



L’IDEA DI UCCIDERTI

La recensione 
Fabio Sartor e Caterina Murino, sono i protagonisti della storia scritta da Giancarlo Marinelli, in scena al teatro Ghione dal 22 al 27 gennaio 2019.
Il confine tra fantasia e realtà è labile quando in ballo ci sono le passioni al centro dei cosiddetti femminicidi, termine usato dalla cronaca nera per descrivere la fragilità delle donne, definite semplicemente 'femmine'.
Ebbene Marinelli si dissocia da tutto ciò e racconta l'amore di un uomo disperato (Fabio Sartor), servendosi del grigiore che sottende le pagine di cronaca.
L'amore è come un contagio e una cura al tempo stesso e non è possibile delineare i contorni di un amore e prevedere quali possano essere le sue conseguenze.
La Murino nei duplici panni dell'agente di polizia e della donna amata, conduce un'indagine sul presunto omicidio compiuto da un marito e padre impossessato dal delirio amoroso.

Sembra di essere in un film di Hitchcock coi riflettori puntati su ognuno dei narratori. L'idea si tramuta in realtà e gli spettatori sono contagiati e non sarà dato a nessuno di conoscere la verità di cui l'unico depositario è l'incriminato marito.
Ottima prova per Fabio Sartor accolto dal calore di un pubblico entusiasta alla prima dello spettacolo che torna con successo al Ghione.
Incantevole Caterina Murino, misteriosa e bellissima la quale si è commossa al termine dello spettacolo dove ho apprezzato anche Antonio Rampino, Mauro Racanati, Francesca Annunziata e Paila Pavese.

di Tania Croce

Le note di regia di Giancarlo Marinelli
Mi sono ispirato a una storia vera. Vera non nella tragedia qui scritta. Ma nei presupposti che avrebbero potuto condurre a quella tragedia. Nella realtà nessuno ha ucciso nessuno. Almeno non fisicamente. E però, fuori da ogni ipocrisia, lo devo ammettere: ascoltando chi me l’ha raccontata, per un attimo, mi è balenato lo spettro. Che è il titolo di questo lavoro. L’idea di uccidere. Sono un uomo “femminista” dalla nascita: adoro le donne; mi sveglio la mattina per incontrare una donna; scrivo e dirigo pensando sempre alle donne. Non ho mai alzato un dito contro una donna. E mai lo farò. Eppure, immedesimandomi nel protagonista di questa storia, quello spettro è affiorato. Capiterà anche al pubblico che assisterà allo spettacolo. E mi odierà, e si odierà per questo. In verità, non intendevo scrivere un testo sul “femminicidio” al contrario, o, peggio, sul “maschicidio”. Volevo raccontare una storia sull’amore come arma di distruzione di massa. Sull’amore come trappola mortale. Sull’amore che dovrebbe essere la negazione di ogni luogo comune. E che invece diventa il più comunemente letale dei luoghi comuni.Volevo mettere in scena una storia capace di spaventare il pubblico come quando si legge in un giornale di una possibile epidemia, di un virus che potrebbe colpire tutti: “E se capitasse anche a me?”. La risposta non c’è. Non può esserci. Che il Teatro non si occupa mai del vaccino. Ma solo del contagio”.(Giancarlo Marinelli)

Orario spettacoli ore 21,00
Domenica ore 17,00
biglietti a partire da 23 euro
Teatro Ghione,via delle Fornaci,37,Roma
Info:06 6372294
Relazioni con la stampa Teatro Ghione: Maurizio Quattrini:
Cell. 338/8485333 - e-mail: maurizioquattrini@yahoo.it

Goya, la Quinta del Sordo

Lo scrissi  dopo aver visto lo spettacolo al teatro Patologico al quale m'invitò il mio amico Paolo, un grandissimo! Era il marzo 2011. Sarà in scena sia a ESSENZATEATRO fino al 27 gennaio che il 2 e 3 febbraio a Fiumicino. Andate a emozionarvi.

 La recensione di Tania Croce a "Goya, la Quinta del Sordo"

E’ avvolto nell’oblio onirico il suo corpo, eppure l’animo è vigile, infuocato, vivo. 
Il suo nome, la sua arte è macchiata dal sigillo dell’inquisizione, il suo animo bucato da indicibili dolori, i suoi sensi si sono arresi al rumore del mondo.

          Lui è ormai sordo.

Nella sua mente si agitano ricordi confusi, visi di donne amate, odori e sensazioni incancellabili.
Francisco Goya è giunto alla fine dei suoi anni e si trascina in un mondo che ha perso definitivamente l’orientamento ed è cieco all’amore, sordo al grido di dolore del pittore spagnolo che si riduce a dialogare con se stesso, raccontandosi attraverso le sue visioni celestiali oppure mostruose. Ma quelle immagini non sono altro che la proiezione del suo animo colmo di sentimento e delusione, depressione ed ira. Goya è un pittore di enorme talento ma nell’animo lui è come ognuno di noi.
La “Quinta del Sordo” sarà lo spazio privilegiato, il luogo dove potrà dipingere in libertà, lontano dalla Corte ed è lì che lascerà le sue “pitture nere”, cariche di angoscia e turbamento.
Le sue donne, la madre e l’arte si uniscono in un’unica magnifica tela, quella dipinta da un impeccabile attore e regista come Paolo Perelli, che in scena soffre la fame, la sordità e la cecità del pittore spagnolo interpretandolo magistralmente accanto alle graziose ballerine Lorena Coppola, Daniela Sannino, Enza D’Auria e Paola Di Tello.
La pièce nasce da un adattamento dei testi di Gennaro Francione e le incantevoli musiche sono di Yann Tiersen e Giacomo Zumpano.
Un’opera teatrale viva, grandiosa, come l’ha saggiamente definita Gennaro, un colossal.

 Grandi tutti! Questa è arte.

 Un’emozione da vivere, una cecità da vedere, una sordità che merita di essere ascoltata.

Baciami James al Ghione

La recensione
Robert Farquhar scrive una storia dove una coppia s’incontra per provare a stare insieme, portando nella camera di un bed&breakfast, gli strascichi di una vita infelice che ha reso Eddie e Crystal single e insicuri. Lei reduce da un matrimonio senz’amore, lui vittima del complesso d’Edipo tutto sommato sereno per la sua esistenza condivisa con una mamma onnipresente. Questa storia è rappresentata per la prima volta in Italia nella traduzione di Adriana Matone e a vestire i panni di Eddie e Crystal sono il magnetico Franco Castellano e la bellissima Nathaly Caldonazzo, diretti da Guglielmo Guidi.
La vicenda è senza sentimentalismi e lieto fine, dove il dialogo tra i due individui è ansioso, tenero ed estremamente realistico, carico di quelle problematiche che rendono il rapporto uomo donna improbabile.
La coppia non scoppia, in questo caso non si congiunge affatto dopo il debole tentativo di unirsi in matrimonio. Eddie chiede la mano di Crystal senza romanticismo e strategia, scegliendo come oggetto del 'per sempre', l'anello materno, indubbiamente il meno adatto a raggiungere l'obiettivo.
La commedia Baciami James presentata da Francesco Dianotti (Gekon productions) è delicata, intensa, autentica. Castellano è ironico e delizioso, la Caldonazzo sensualissima e brava.
Consiglio questo spettacolo per passare una bella serata in teatro.

di Tania Croce



D.O.C. Donne d’Origine Controllata con Francesca Reggiani al Sala Umberto

La recensione
D.O.C. Donne d'Origine controllata, mi ricongiunge con lo spettacolo visto nel 2009 al Sala Umberto intitolato proprio Tutto quello che le donne non dicono, interpretato dall'attrice romana Francesca Reggiani che è tornata per divertire e far riflettere attraverso la sua satira dissacrante al femminile, per spiazzare ogni luogo comune e salvare (forse) la donna che ha superato i quaranta, dalla dimenticanza e l'abbandono.
Le donne citate, le famose, quelle al potere, le sindache e le ministre, contestate e in parte comprese, accompagnano attraverso citazioni, imitazioni e jinjle pubblicitari l'attrice che cerca di descrivere i tempi in cui tentiamo di vivere dignitosamente.
Accanto alle famose ci sono le donne normali, che fanno i conti con i propri mariti, mediocri ma nonostante tutto buoni ed affidabili e quelle che i mariti li perdono perché sedotti da abilissime donne dell'est, fino a quando l'idillio finisce e i mariti tornano a casa e le mogli se li riprendono sempre.  
Dalla televisione alla vita di tutti i giorni per le strade, piene di rifiuti ingestibili, Francesca Reggiani fotografa Roma e i romani, con la lente d'ingrandimento dell'ironia, sdrammatizzando tutto dalla A alla Z, valorizzando le donne con la D maiuscola alla ricerca disperata dell'uomo ideale.
Un monologo condiviso con il pubblico che ride a crepapelle e riflette, domandandosi il perché sia così importante oggi usare lo zenzero e la curcuma in cucina, oppure perché sia sempre la donna quella che finisce nelle pubblicità sull'incontinenza oppure su altri spot imbarazzanti.
Lo spettacolo di Francesca Reggiani | Valter Lupo | Gianluca Giuliarelli e con Linda Brunetta in scena dall'8 al 13 gennaio 2019, prodotto da Parmaconcerti - Pierfrancesco Pisani – Argot Produzione, ha portato una ventata d'allegria in teatro.



Il comunicato stampa
Un nuovo show, anzi uno dei pochi ‘oneman show al femminile’.
Francesca Reggiani, da anni, assicura comicità ed ironia.
La Reggiani vuole offrirci un manuale di sopravvivenza al caos, una bussola per orientarsi in un mondo sempre più smagnetizzato.
Non esiste più la strada sicura, il posto fisso, il porto franco, la via retta.
Oggi si procede per sbandamenti. Rimbalziamo tra vero e falso, tra realtà e reality, tra innovazione e tradizione. Con la sensazione di essere le palline di una partita a flipper giocata da altri. Non doveva andare cosi! E dunque non ci restano che due opzioni.
Piangersi addosso.
Farci sopra della satira.
La Reggiani, naturalmente, sceglie la seconda.
Affila le armi che le sono proprie per costruire uno spettacolo che procede per frammenti.
Monologhi sull’attualità, parodie di personaggi famosi, contributi video che fanno il verso a programmi televisivi e jingle pubblicitari. Un procedere sincopato, a strappi, per comporre un puzzle dove tutto si tiene, dove mondi apparentemente inconciliabili finiscono per parlare tra loro.



SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Dal martedì al sabato ore 21, domenica 13 gennaio ore 17 e ore 21
Prezzi da 19 a 34 euro – www.salaumberto.com tel.06.6794753 prenotazioni@salaumberto.com


Ufficio stampa teatro Silvia Signorelli signorellisilvia@libero.it Mob. +39 338 9918303
Facebook: SiSicommunication - Twitter: @silviasignore
PennadorodiTania CroceDesign byIole