Intervista a Maximilian Nisi

Al Festival di Tindari il 28 agosto alle 20.30 va in scena "Il cielo e il sangue".


Questo intenso reading teatrale in prima nazionale, è una produzione del Teatro della città di Catania e si svolge in uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia: un sito archeologico immerso nel fascino della storia antica.

Me ne parla Maximilian Nisi che dirige la pièce e presta la sua intensa voce a Galileo Galilei, uno dei due protagonisti del testo nato dalla penna dello scrittore e drammaturgo francese René de Ceccatty nella traduzione di Francesco Bergamasco.

Quella che parte come un'intervista classica, si è rivelata un dialogo incessante dove le parole di Nisi hanno dato forma alle immagini, evocando lo spirito di questi due personaggi illuminati e fonte d'ispirazione per le generazioni future.

Il dialogo che illuminerà il sito archeologico il 28 agosto, è tra Galileo Galilei e Artemisia Gentileschi, interpretata da Viola Graziosi, un'attrice anch'essa dotata di una splendida voce, capace di una forte carica emotiva, apprezzata in numerosi spettacoli in magnifici siti antichi e nei teatri della Capitale. 


Maximilian Nisi, attore raffinato, sensibile e rigoroso, cura con maestria la messa in scena che è stata già accolta con successo come anteprima al Centro Italiano di Cultura di Parigi e ora arricchito dalle musiche originali di Stefano De Meo.

"Ho sempre amato il teatro - afferma Nisi - perché è una porta socchiusa sul tempo: una crepa nell'ombra dove a chi non c'è più viene finalmente restituita la voce. Tra le pietre millenarie del Gymnasium di Patti, sospese tra il soffio del mare e la memoria della terra, Artemisia e Galileo torneranno a respirare, a cercarsi, a scambiarsi sguardi incisi nel buio. E' come attraversare uno specchio. La musica di Stefano De Meo sfiora la scena, non accompagna il testo: lo traduce, lo spoglia, rivelandone l'essenza segreta. Nelle sue note trovo la chiave d'ombra e di luce per comprendere davvero il significato profondo di quelle parole che la storia credeva di aver zittito. 


E poi c'è Viola Graziosi. La sua presenza è un atto di devozione pura, un ponte di carne e sentimento tra il nostro presente e il fantasma della memoria.
Con lei l'etica del teatro diventa un rituale rigoroso, un'attesa sacra che prepara il prodigio prima ancora che si spengano le luci.
La sua Artemisia, unita all'impronta rigorosa e alla poesia sonora di Stefano, rendono questo bellissimo dialogo scritto da René de Ceccatty, qualcosa di più di una rappresentazione, è un'evocazione, un sogno intessuto di cielo e di sangue che sperò farà vibrare le pietre antiche in un'eco immortale".

Nisi dopo aver espresso la sua emozione e il senso dello spettacolo, me lo racconta a ruota libera.

"E' un dialogo immaginario tra Artemisia Gentileschi e Galileo Galilei, in una serata unica che mette in scena l'incontro tra arte e scienza, genio e ribellione, luce e verità.
Sul palcoscenico del Festival di Tindari, due figure straordinarie della storia italiana: Artemisia Gentileschi, la pittrice che ha saputo affermarsi in un mondo dominato dagli uomini e Galileo Galilei, lo scienziato che ha sfidato l'ordine cosmico per rilevare i segreti dell'universo". 


Artemisia, è una donna coraggiosa, segnata dalla violenza e dalla determinazione, mentre Galileo fu l'uomo che col suo telescopio ha cambiato per sempre il nostro sguardo sul cielo.
Viola/Artemisia e Maximilian/Galileo saranno davvero straordinari ne ho la certezza del testo edito da Gallimard, scritto da un autore di grande raffinatezza come René de Ceccatty e proposto in lingua italiana da Archinto.
Il dialogo intenso e poetico, nasce da una profonda ricerca storica che immagina l'amicizia tra due spiriti liberi e rivoluzionari realmente incontratisi all'Accademia del Disegno di Firenze nel 1618.


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