Gioia mia


 Quando il cellulare non ha più niente da dire a un bambino che trae un apparente beneficio dall'isolamento sociale, ecco che giunge in un'estate come tante, un deus ex machina come Gela, una donna che potrebbe avere l'età di sua nonna per Nico, bambino dei nostri tempi catapultato in un contesto arcaico e primordiale, dai sapori decisi e semplici di un'arancina al burro e dei cannoli siciliani  e scosso dalla presenza degli spiriti in casa a destare la curiosità di un giovane anestetizzato dai tempi del wi-fi. 

Gela non ha figli, forse un tempo è stata bella e innamorata non  nella maniera tradizionale  ma di un'altra  donna anche se adesso è sola e trascorre serenamente l'esistenza tra faccende domestiche e piacevoli svaghi con le vicine di casa, compagne di chiacchiere e giochi di carte. 

Gela è il prototipo di nonna di paese, legata alle sue tradizioni che crede sia opportuno trasmettere a un bambino sveglio e smarrito come Nico, cresciuto da Violetta,  la sua  baby sitter che gli manca  ma è pronto a spiccare il volo.

 Impara da Gela tutti i segreti della vita da adulto e dopo un'iniziale ritrosia, Nico si lascia guidare dall'anziana e saggia donna siciliana assai premurosa nonostante il suo rigore morale e la severità mostrata. 

Nico  scopre il  bello dei giochi semplici  con la sua nuova  amichetta con cui corre sul terrazzo e impara ad aprire le porte servendosi di una lastra. 

Le sue nuove e speciali amiche,  la coetanea Rosa  (Martina Ziami) e  la  speciale nonna acquisita Gela,  mostrano a Nico  nuovi aspetti dell'esistenza  conosciuta  finora e anche  piccoli segreti di cucina, anzi  "piatti fondamentali "  utili alla sopravvivenza  e   sofferenze  curabili con  i dolci del maldamore.  

Da bambino  viziato  Nico  diventa un piccolo uomo nel breve tempo  di un'estate, capace di prendersi  cura di  un'anziana signora  che ha tanto bisogno  d'affetto   e  conosce   anche  l'amore attraverso  la piccola e  bellissima Rosa. 

Aurora Quattrocchi, Gela nel  film , fu indimenticabile  durante  il ritiro  del suo  meritatissimo  David di Donatello  come miglior attrice protagonista e con il cuore colmo di gioia, lo dedicò a tutti quel premio, anche al piccolo e bravissimo  Marco  Fiore  nel ruolo di Nico. 

Il film  scritto e diretto da Margherita  Spampinato  è un bell'esempio di come  dovrebbe  essere oggi il cinema italiano,  genuino e profondo, commovente e realistico. 

Se non lo avete ancora fatto, non perdetevi  la visione  del  film  su Netflix. 




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