Dall’inferno il coraggio della denuncia. Il dramma di Carlo Petrini

Debutto nazionale per Giuseppe Manfridi autore, interprete e regista dell’atto sesto di Diecipartite , “Il gesto di Pedro” in scena dal 26 gennaio al 5 febbraio 2017 al Teatro dell’Angelo, progetto nato da un’idea di Daniele Lo Monaco, che ne cura anche l’organizzazione. “Dopo quattro anni torna Diecipartite con il suo nuovo Atto VI – afferma Giuseppe Manfridi –  dedicato all’odissea umana, spirituale e sportiva del calciatore Carlo Petrini, detto Pedro, scomparso nel 2012. Petrini è stato autore di vari libri tra cui “Nel fango del Dio pallone” (pubblicato nel 2000 dalle edizioni Kaos), una violenta rapsodia autobiografica capace di suscitare un vero e proprio terremoto nel mondo del calcio.
In una partita giocata il 14 dicembre del ’75, Petrini, che vestiva allora la maglia giallorossa, si rese protagonista di un gesto tanto semplice quanto sconcertante al punto da essere rimasto inciso nella memoria di tutti coloro che erano presenti quel giorno allo stadio. Dopo essersi divorato nei primi minuti di gioco una serie di gol già fatti, Pedro, mortificato, conquistò il centro del campo, e alzando la mano destra come in segno di resa chiese scusa a tutto lo stadio. Pochi minuti dopo segnò il gol della vittoria.
di Tania Croce

Hertzko Haft, la storia di un pugile nei campi di sterminio

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1942
Giorno X
Località X
Polonia

Si ripetono in modo cadenzato e straziante i numeri impressi sulla pelle di Hertzko Haft, meglio noto come "La Belva Giudea", soprannome che dà il titolo al testo di Gianpiero Pumo, protagonista della pièce insieme a Filippo Panigazzi, con la regia di Gabriele Colferai nello spettacolo prodotto da Dogma Theatre Company e patrocinato dalla Comunità Ebraica di Roma, dal CONI e dalla Federazione Pugilistica Italiana, nonché vincitore del premio Miglior Regia al festival Shortlab 2018 e meritevole di menzione dal Teatro di Roma nella Giornata della Memoria 2019.
Colpire per salvarsi, colpire per uccidere 75 volte, è l'unico modo per sopravvivere. E questo il pugile polacco e mastodontico lo ha capito in tempo, il tempo giusto per combattere e per difendere il suo amore per Leah.
Cinque round di narrazione e battiti, flash back e coraggio. Il cuore e i guantoni colpiscono per ricordare e distruggere il passato, quello dei campi di concentramento, un luogo X in Polonia con un numero sul braccio e la boxe come salvezza.
Morire o vivere? Avere un sogno da difendere, un nome da recuperare, un destino scritto, quello da pugile che riesce a lasciare l'Europa per trasferirsi in America e farsi conoscere e riconoscere dal suo amore mai dimenticato.
Il regista Gabriele Colferai colloca sul ring ricostruito sul palcoscenico dell'Off Off Theatre, le azioni di Gianpiero Pumo e di Filippo Panigazzi, dapprima giornalista del Times e poi suo figlio, depositario di una storia che ha la necessità di essere raccontata, quella del pugile Haft, suo padre.
L'omaggio alla noble art e il ricordo delle vittime dell'Olocausto risuona in questo singolare spettacolo teatrale e fortemente cinematografico, in cui le immagini si susseguono emozionando e l'applauso del pubblico è caloroso per la pièce di forte impatto che sarà in scena fino al 2 febbraio 2020 all'Off Off Theatre.


di Tania Croce

Jannuzzo, un siciliano errante in viaggio verso casa

Un radicato siciliano errante, quasi un BARABBA, parte - per poi restare - da un bollente BAR ALBA, dai 40 gradi all’ombra e che mi importa, io mi metto al sole di una Saponara Marittima senza alcun mare, con una carrellata lungo le tante regioni dello stivale, ognuna con i suoi gusti, i suoi dialetti, le sue debolezze, le sue forze, per tornare infine nella propria regione, ricca di una natura invidiata anche dagli Dei.
Le povertà più recondite (il pranzo di nozze fatto con il riso gettato sugli sposi, il viaggio fatto dalla chiesa alla casa), ma con ideologie chiare e profonde ma sempre fuori tempo massimo (l’anarchia sotto il fascismo, il mito monarchico a Repubblica subentrata), rendono il nostro eroe un mitico minotauro, “metà uomo e metà sedia”, che non vorrebbe lasciare la strada vecchia per la nuova, perché fa i gattini ciechi.
La nonna Galatina, novella Gengis Khan - con tre capelli con la treccina, due capelli con la riga in mezzo, un capello che è bene “lasciamoli sciolti” - Madonna nera tra quaranta Erinni, ed un cinematografo al primo tempo con “Gianni e Pinotto detectives” ed il secondo con “il settimo sigillo” (quasi come la fantozziana Corazzata Potemkin), ma anche al primo tempo con “l’esorcista” e al secondo con “alle dame del castello piace fare proprio quello”.
 Le giornate fuori porta al mare, con i bagni proibiti e per questo interminabili, e l’unico modo per giacere con una femmina è... crearsela di sabbia. Ma il tour attraverso le regioni italiane ha inizio per l’ennesimo fatto di corna con la moglie del sindaco, che non spara con la lupara perché – facendosi bene i conti – perderebbe 15 dei 22 voti in più che ha ricevuto alle elezioni.
Per tale motivo parte da Cariddi per arrivare a Scilla, dove i traghetti arrivano ma non ripartono, con il fatalismo calabro di chi, ferito ad un occhio da un ramo da lui stesso calpestato, e che prega: “ti ringrazio ‘o cippo era da solo, e non una forcella”, fino a cercare di buttarsi giù dal ponte di Catanzaro, il più alto di Europa.
Ma lo salva un macho che lo irretisce con un volantino pieno di mistero, portandolo ad arrivare a casa sua “prevedo che tu trasi” e poi prevede che tu te ne vai a fa i glutei.
Poi la solita Napoli, fiera dell’intelligenza a cielo aperto, con le sue Fiat Regata (o meglio rigate, ma su tutt’e late, ed il suo cantante napulitane docche, che ha inciso o dische d’uranie impoverite.
Il tutto con uno stretto grammelot stretto e veloce in tutti i dialetti, passando in veloce carrellata dalla trattoria dar morì mmazzato di Roma, dal fiore all’occhiello degli Uffizi di arte Moderna a Firenze, fino al panettun di un ultraleghista bergamasco  che parla quasi con un nipponico ciappa qui, ciappa là, con l’ansia di una metropoli non condivisa.
Siciliano per caso? lo spettacolo di D'Alessandro-Lolli con un Gianfranco Jannuzzo in gran forma, sarà fino al 2 febbraio al Golden e poi al Teatro 7 di Michele La Ginestra con Recital per la gioia degli innamorati del teatro d'autore!

  Roma, 31/01/2020
                                                                                             LAMATITASPUNTATA  
  GUIDO DEL CORNO’

La commedia di Bettanini-Ruiz compie 20 anni al Ghione

Compie vent'anni la commedia scritta e interpretata dalla formidabile coppia Bettanini-Ruiz i quali recitano per tutto il tempo con ironia e sapienza tra le lenzuola rosse del letto di un motel. 
Il testo sbeffeggia e demolisce letteralmente qualsiasi pregiudizio sessuale, trasformandolo in una piacevolissima chiacchierata tra amici, il sedotto Diego e l' amica buffa e tentatrice profondamente delusa e insoddisfatta dalla relazione che si trascina stancamente ma alla quale non sa dare un taglio.
A letto non si finisce mai in questa pièce, perché a letto tutto accade, la confessione, le debolezze maschili e femminili, il gioco delle parti, lo svelamento di verità presunte e le paure che fungono da freno inibitorio, nonostante l'imbarazzo di ritrovarsi in slip e reggiseno sia il minore tra tutte le vergogne possibili.
Persino un ingenuo gioco di seduzione si trasforma in un ridicolo balletto da Nove settimane e mezzo in cui lei si ritrova ad essere bendata con un calzino tutt'altro che sensuale.
Riconosco ad Orgasmo e pregiudizio un merito importante, quello di saper mettere a nudo preconcetti e luoghi comuni sul sesso e l'amicizia tra uomo e donna con battute spiritose e deliziose.
I due autori attori Diego Ruiz e Fiona Bettanini diretti da Pino Ammendola e Nicola Pistoia, sanno far ridere e riflettere un pubblico che li ammira da vent'anni e che potrà divertirsi in loro compagnia fino al 2 febbraio 2020 al Teatro Ghione.

di Tania Croce

Loredana De Paola vince L' Oscar del comico a Forano

Col suo tormentone “è peccato”, il lamentoso stillicìdio pronunciato dalle vecchiette in chiesa, Loredana De Paola, già amata dal pubblico e dalla giuria dell’Oscar del Comico per Cappuccetto Rosso, ha vinto la 4°Edizione del fortunato festival a Forano.
Marina Vitolo, la presentatrice e madrina dello straordinario evento ideato da Germano Basile, vinse nel’98 l’ambito premio come miglior attrice comica. Marina ha avuto in queste serate il prezioso sostegno del comico Mauro Bellisario (vincitore della scorsa edizione), di Leonardo Donati (suo marito) e delle ‘apette’, sue collaboratrici ed amiche nonché attrici nella sua scuola di recitazione della Foranoinmusica, l’Associazione che ha organizzato in collaborazione con il comune di Forano questo singolare Oscar in cui sono stati premiati quest’anno anche Enzo Ribera per la migliore interpretazione ed ex equo Marco Cavallaro ed il duo composto da Bruno e Laura Benedetti, per il miglior testo.
I 13 artisti provenienti da tutt’Italia che si sono esibiti in queste tre serate (2,3,4, settembre), hanno ricevuto oltre agli applausi ed ai consensi del pubblico, un vero e proprio voto dalla giuria popolare che si è sommato a quello della giuria competente formata da autori televisivi, giornalisti, attori ed organizzatori d’eventi. E’ bello poter dire c’ero anch’io ad un festival emozionante come questo dove ha vinto il buonumore e dulcis in fundo non poteva mancare una cena offerta dagli organizzatori a base di pennette all’arrabbiata e vino. Perché mangiare e ridere, sono elisir di lunga vita.

settembre 2010

di Tania Croce

Intervista al Padreterno

Chi siamo, da dove veniamo, chi ci ha creato? Sono quesiti che ci poniamo da secoli e per i Cristiani la risposta è Dio. Indovinate quale altro scherzetto ci ha combinato l’Onnipotente? E’ sceso sulla Terra in carne ed ossa per farsi conoscere dagli uomini che gli rivolgono preghiere da un’eternità. E’ un Signore distinto Guido del Cornò, parla in napoletano ed è pronto ad ascoltare le lamentele ed i guai di Cesare (Alessandro Tozzi) e Giuditta (Michela Trombini), i primi due uomini incontrati dal Dio “ganzo”, che saranno il frutto di una sua distrazione al momento della creazione o sono dei veri e propri errori di progettazione?
Questo illuminante creatore di mari e monti, di anime e ‘cicli’, potrà essere cristiano o buddista, ma non sopporta la corruzione dei politici e si rende conto dopo il confronto con gli uomini, che effettivamente ci sono parecchie cose che non vanno in questo mondo. Presentato dalla Compagnia amatoriale delle Giuggiole, l'atto unico scritto da Guido del Cornò affronta tematiche sociali e dubbi esistenziali che si alternano con ironia e leggerezza tra fanfare dei Kiss e canzoni napoletane in questo inno di pace e fratellanza “e no e guerre, e guerre no”.

aprile 2011

di Tania Croce

Foto dello spettacolo in scena alla libreria di Montopoli e al New Egon di Roma


Trote con Pistoia e Triestino al Sala Umberto

Il sapore della vita, condito di trasgressioni e sorprese, assume un retrogusto amaro quando si teme di perderla. C’è chi come l’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, conosce già il suo destino e vive gli attimi che gli restano con immensa curiosità e gioia e chi invece come Luigi (Nicola Pistoia), si immerge nella pace solitaria dell’Aniene, l’affluente del fiume Tevere dove vibra alla vista di una trota mentre il destino, ha già segnato il giorno della sua dipartita.
Luigi è operaio in una fabbrica ed è stufo di respirare diossina, saranno quarant’anni ormai e l’unico suo momento lieto è quello in cui si diletta a pescare, pensando al suo imminente matrimonio con una donna assai più giovane di lui e che non piace per niente a sua madre.
Sul pontile dove Luigi è intento a pescare, giunge un tale con una busta in mano. Il suo nome è Maurizio (Paolo Triestino) e il triste compito di questo meccanico, calvo, sposato, infedele ed ipocondriaco, è quello di consegnare le analisi al suo effettivo proprietario. Dopo la diffidenza iniziale, Luigi entra in confidenza con l’uomo che diventerà il suo migliore amico.
Il pescatore racconta con entusiasmo e tenerezza la sua misera esistenza impreziosita dall’ immensa passione per la pesca, di cui svela i piccoli segreti al nuovo amico.
Una pièce comica e struggente, magistralmente interpretata da Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito, nel ruolo della moglie di Maurizio. Suggestive le scene di Alessandra Ricci ed emozionante in chiusura “Meraviglioso” , il noto pezzo di Domenico Modugno interpretato dai Negramaro.
Uno spettacolo di qualità e bellezza come “Trote”, scritto da Edoardo Erba per i due attori romani d’immensa bravura, chiude la stagione teatrale del Sala Umberto.
L’appuntamento è per il prossimo anno con una varietà di spettacoli d’autore, da non perdere.

settembre 2011

Di Tania Croce


Des lettres à Yves toujours dans son cœur

La lecture théâtrale Lettres à Yves dans le théâtre suggestif de la Villa Torlonia, était une véritable chanson d'amour et de mort, apportant une réflexion profonde sur la fugacité des choses matérielles et sur la valeur des sentiments qui traversent les frontières de l'existence en se plaçant dans le pour toujours du cœur. Pino Ammendola habillé de mélancolie et d'amour, il lit avec des lettres pathos, élégance et tendresse, les lettres que Pierre Bergé a écrites à ses Yves, après avoir fermé les yeux pour toujours. Sous la direction habile de Roberto Piana, Pierre / Pino retrace cinquante ans d'amour pour partager idéalement le temps passé avec l'homme qu'il a aimé toute sa vie et qu'une maladie a emporté pour toujours en 2008. Grâce à la Les mots de Pierre tirés des lettres écrites entre 2008 et 2009, le tailleur, le créateur français innovant capable de changer le visage de la mode au même titre que Chanel, revit. Saint Laurent a créé un style unique, pendant des décennies, il a été le symbole de l'élégance la plus raffinée, moderne et innovante. Tout d'abord, dans les années 60, il a compris que la haute couture pouvait s'inspirer de la rue et ne pas être seulement une réalité autoréférentielle, un monde refermé sur lui-même sans relation avec la réalité. Cependant, tout cela n'a pas rendu Yves heureux, constamment agité et à la recherche de la solitude redoutée et désespérée, malgré l'amour inconditionnel reçu par Bergé qui l'a soutenu, dirigé, compris et accepté tout, les sautes d'humeur soudaines et surtout parti que ses vices le consumaient tristement. Les notes qui viennent du piano de Giovanni Monti diluent le temps de la narration, marqué par la voix belle et profonde d'Ammendola qui est Pierre Bergé, l'homme compréhensif et amoureux, malgré l'absence physique de ses Yves. La voix extraordinaire de Maria Letizia Gorga conclut le spectacle extrêmement beau et cultivé vu cet après-midi à la Villa Torlonia.

di Tania Croce


LA CENA DEI CRETINI AL TEATRO CIAK DI ROMA REGIA DI NINO FORMICOLA

La cena dei cretini, affronta l’eterna storia di un bullismo becero contro il presunto 'soggettone' di turno, da parte di un variegato “branco” che si è andato a crearsi in tempo reale lungo l’azione stessa della pièce teatrale.
Il branco si va formando aggregando tre portatori sani - ed inconsapevoli - di perfetta ed assoluta cretineria. 
Il capobranco vorrebbe essere un eccezionale Gaspare (Nino Formicola), affatto orfano dell’anima gemella Zuzzurro (Andrea Brambilla), che potrebbe mostrarsi insostituibile, ma viene validamente surrogato da un caleidoscopico Max Pisu, la vittima sacrificale, che via via e strada facendo diviene in finale un benevolo carnefice. 
Interessanti anche le figure non certo minori di un improbabile rivale d’amore, Andrea Zanacchi (il vero rivale, il trucida femmine di turno, viene solo menzionato ed ascoltato in viva voce al telefono) e di un ispettore dell’Agenzia delle Entrate, Marco Manzini, lui il vero carnefice... ma cornuto. 
Ed altrettanto interessanti le due donne, la moglie bionda e sobria di Gaspare e l’amante dai capelli neri ed ubriaca, impersonate da un’unica attrice polimorfa ed irriconoscibile nelle due parti, Alessandra Schiavoni. 
Il battibecco diventa sempre più corale ed armonico, in un crescendo di battute ripetute ed ossessive che, nonostante in prima analisi potrebbero apparire prevedibili, risultano nella realtà armoniche ed irresistibili al riso, nell’attesa di una cena di cretini che non avverrà mai, anzi non avverrà più. 

Roma, 26/01/2020 


GUIDO DEL CORNO’ 

LAMATITASPUNTATA 

Lettere a Yves per sempre nel suo cuore

Il reading teatrale Lettere a Yves nel suggestivo teatro di Villa Torlonia, è stato un vero e proprio canto d'amore e morte, recando una profonda riflessione sulla fugacità delle cose materiali e sul valore dei sentimenti che valicano i confini dell'esistenza collocandosi nel 'per sempre' del cuore.
Pino Ammendola vestito di malinconia e d'amore, legge con pathos, eleganza e tenerezza, le lettere che Pierre Bergé scrisse al suo Yves, dopo avergli chiuso gli occhi per sempre. 
Pierre/Pino avvalendosi dell'abile regia di Roberto Piana, ripercorre cinquant'anni d'amore per condividere idealmente il tempo trascorso insieme all'uomo che ha amato per tutta la vita e che una malattia ha portato via per sempre nel 2008. Attraverso le parole di Pierre tratte dalle lettere scritte tra il 2008 e il 2009, rivive il sarto, lo stilista francese innovativo capace di cambiare il volto della moda alla pari di Chanel. Saint Laurent ha creato uno stile unico, è stato per decenni simbolo dell'eleganza più raffinata, moderna, innovativa. Per primo, negli anni '60, ha capito che l'alta moda poteva trarre ispirazione dalla strada e non essere soltanto una realtà autoreferenziale, un mondo chiuso in se stesso senza rapporti con la realtà. Però tutto ciò, non rese felice Yves, costantemente irrequieto e alla ricerca della temuta e disperata solitudine, nonostante l'amore incondizionato ricevuto da Bergé che lo sostenne, orientò, comprese e di cui accettò tutto, gli sbalzi d'umore improvvisi e soprattutto lasciò che i suoi vizi lo consumassero tristemente. Le note che provengono dal pianoforte di Giovanni Monti, diluiscono il tempo della narrazione, scandito dalla bella e profonda voce di Ammendola che è Pierre Bergé, l'uomo comprensivo e innamorato, nonostante l'assenza fisica del suo Yves.
La voce straordinaria di Maria Letizia Gorga, conclude lo spettacolo estremamente bello e colto visto questo pomeriggio a Villa Torlonia.


di Tania Croce


Ironica, educativa e molto green Emanuela Grimalda al Golden. L'intervista

“Se Dio fosse una donna il mondo sarebbe più divertente o quantomeno con più buonsenso. Un Dio come noi, con qualche chilo di troppo, perché anche lei come l’universo tende ad espandersi, con le rughe, che inciampa nei Buchi neri nella corsa incessante a fare cento cose alla volta sul tacco 12 per giunta! Ubiqua, come solo una donna sa essere. Un Dio insicuro perché una donna anche se è Dio fa fatica a crederci”. Emanuela Grimalda.

L'attrice mi ha rilasciato un'intervista che pubblico prima della replica di domani lunedì 20 gennaio 2020 al Teatro Golden.

L'intervista di Tania Croce

Sarà in scena il 20 gennaio 2020, il tuo monologo intitolato Dio è una signora di mezza età, è uno spettacolo indubbiamente ironico anche sul ruolo della donna oggi? 

E' uno spettacolo dove mi diverto a mettere insieme l'alto e il basso immaginando questo dio donna che crea i pianeti ma che fa anche ottimi tiramisù. Mi diverto a immaginare un mondo spostando il punto di vista. Siamo abituati a pensare che la creazione sia maschile, io dico bé se lì sopra ci fosse una donna quali sarebbero i suoi miracoli, come funzionerebbe il mondo che tipo di dio sarebbe lontano della narrazione che ne abbiamo avuto. Mi servo di questa metafora per parlare degli essere umani non degli dei.

Per gli Indiani d'America, alla base della creazione c'è una dea madre. Il discorso cambia per i Cristiani. Dio padre creò il cielo e la terra, l'uomo e dalla sua costola, la donna. Nel tuo monologo ipotizzi simpaticamente che Dio sia una donna. Perché?

In moltissimi miti della creazione c'è la dea madre, facendo una naturale correlazione tra la procreazione e la grande creazione. Nel corso del tempo le cose sono cambiate. Immaginando un Dio donna dico che non avrebbe fatto l'essere umano dal fango con lo sputo ma l'avrebbe fatto con acqua e farina. 

Se fossi un uomo, quali cambiamenti apporteresti? Non so, sceglieresti una donna come presidente della Repubblica e come papessa?

Gli uomini il potere se lo tengono stretto. Mi diverto a fare il capo supremo in questo spettacolo, lancio il cuore più in alto attraverso la fantasia. E' un invito a vedere il mondo da un altro punto di vista, volgendo lo sguardo là dove non siamo abituati a guardare. L'artista ha il compito di fornire sorridendo (nel mio caso) una visuale diversa e alternativa delle cose.

Se fossi Dio come indurresti l'uomo a salvare il mondo?

Nello spettacolo mi diverto a minacciare l'uomo in questo grande giudizio universale utilizzando un grammelot veneto per rendere questo Dio divertente. Se non abbiamo la paura di un castigo non riusciamo ad avere una consapevolezza. Dico: "Non capite che se avvelenate questa terra ai vostri figli lascerete questa terra avvelenata?) Ci muoviamo senza pensare al domani. E' anche molto green questo spettacolo.

Cosa aggiungere a quanto detto dall'attrice e autrice Emanuela Grimalda.
Non ci resta che andare a immaginare se Dio fosse una signora di mezza età al Teatro Golden!

Patrizia Saccà, tra sport e yoga sulla via del benessere. L'intervista

Patrizia Saccà, campionessa paralimpica e insegnante di yoga e di vita, è la terza autrice di Un Tris di Cuori, il libro edito da Il Rio che ci condurrà attraverso le sue parole, sulla via del benessere.

Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Sei d'accordo?

Patrizia Saccà) Credo che le ansie non arrivino dal cuore ma dalla mente come mi insegna lo yoga. 



Il cuore è sempre quieto se lo si ascolta dal cuore; è sempre la mente che inquina è solo lei che parla e proietta. Ogni volta mi sono mossa con il cuore non ho mai preso un abbaglio. IL CUORE SA SEMPRE, solo che molte volte si ascolta la mente, confondendola con il cuore.
Mooji un grande maestro spirituale ci dice: "sappiate che il vero Cuore e la mente illuminata sono uno, l'amore è il profumo dell'essenza".
Penso che quando ami lo senti perché il tuo cuore vibra di gioia, te ne accorgi quando sei in estasi davanti ad un cielo ricco di nuvole da leggere o un tramonto o l'aurora boreale o negli occhi di un neonato, l'amore è dove non c'è attaccamento, e quando non c'è attaccamento e senti PER DAVVERO le farfalle nella pancia e sei felice senza motivo, sei felice e basta, quello secondo me è l'amore!



Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Patrizia Saccà) La sopravvivenza può sembrare terribile se lo fai con tutto ciò che possiedi e non ne sei consapevole e vivi stagnante...
Se invece sei in India e sei in un campo e mangi solo piccole banane, quella sopravvivenza è meravigliosa!
Tutto dipende da dove si è e come si guardano le cose, il mio motto è guardare oltre... quindi sì alla sopravvivenza se devo morire di fame, no alla sopravvivenza se mi cibo come un parassita di vittimismo e vivo stagnante.

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Patrizia Saccà) Il dolore è certamente il nemico finché non lo comprendi e accetti, poi diventa il tuo insegnante ed anche la scrittura lo è! Scrivo da quando ero bambina dalla terza elementare, con diario e lucchetto degli anni '70-'80  quaderni a righe, a quadretti, senza righe, moleskine fino al tablet. Vagonate di scritti, adoro scrivere, poi amo il profumo della carta, la scrittura, guardare la grafia... ho scritto per molto tempo anche con la penna stilografica, affinché fosse quasi una meditazione, aiuta ad essere analitici, a leggersi dentro in solitudine e infine a darsi agli altri, per dire si può! 
Ci vuole coraggio a farlo per davvero!
Per me è stato sempre terapeutico, da puerili poesie a racconti, a puro diario giornaliero o dei viaggi che ho fatto. Qualcosa che rimane un po' come la fotografia ma ha un altro sapore. E' arte la scrittura!!!
Che meraviglia!!! ci sono i talenti, gli scrittori che ti incantano, che non smetti di leggere o non vedi l'ora di riaprire quel testo... Quando gareggiavo scrivevo sui match importanti: le mie insicurezze, le strategie usate e non usate, mi è servito tanto, lo insegno anche ai miei allievi. Perché quando poi incontri di nuovo l'avversaria, parti da qualcosa di conosciuto di te e di lei, nel caso di una gara. Insomma scrivere è amore!

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro?

Patrizia Saccà) Il nostro è un libro che parla di vita vera, siamo come una matrioska uno dentro l'altro con forme diverse, per trasmettere la bellezza ed anche raccontarsi senza paure, la paura è il contrario dell'amore il nostro libro vuole essere proprio tre cuori. I miei tre cuori sono il mio amato zio Luigi che per me è stato mio papà, Federico mio giovane amico e Roberto mio meraviglioso ex marito che anche se ex, rimarrà sempre la mia anima gemella... e poi a tutti quelli che come me, guardano oltre il possibile, come noi Tris di Cuori Paolo e Sara

Tania Croce) Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro?

Patrizia Saccà) Magari, uno spettacolo wow!
Cuoricina-Sara (come la chiamo io) un po' scherzando un po' no,  parlava di un film. Perché no? sì certo... solo se il regista è Almodovar o Özpetek le ho risposto, perché loro parlano di vita vera... e quindi dissi "chiami tu Paolo? "
A parte le battute, abbiamo in mente di farne un audio-libro in modo che possa essere letto da persone cieche o ipovedenti.
Poi, in questi ultimi anni ascoltare i libri è diventato più abituale rispetto ad un tempo, nei lunghi viaggi in macchina, a casa ed anche in una degenza in Ospedale può essere simpatico. Ultimamente piace, Per cui sì, oltre alle presentazioni che abbiamo in giro, ecc. ecc... questo è certamente il prossimo nostro obiettivo. Ho suggerito di leggere ad ognuno di noi la nostra parte, vita vera voce vera...

                                In foto Sara Rubatto, Paolo Fresi, Patrizia Saccà

Cuore, amico cuore. La coautrice di Un Tris di Cuori Sara Rubatto. L'intervista

Oggi con immenso piacere pubblico la seconda intervista dedicata al libro Un Tris di Cuori di Patrizia Saccà, Paolo Fresi e Sara Rubatto che oggi mi ha concesso un'intervista che sarà difficile dimenticare e che desidero condividere per invitarvi a leggere questo libro, a scoprire la storia di questi tre meravigliosi cuori che hanno battuto all'unisono nelle pagine del libro edito da Il Rio.


Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Sei l'autrice femminile accanto a Patrizia Saccà, a raccontarmi la preziosa storia contenuta in questo libro del cuore. Me ne vuoi parlare?

Sara Rubatto) Cuore, amico cuore!
Sono circa 22 anni che lotto con lui per continuare a vivere. Una battaglia che, solo oggi dopo lunghi anni, ho trasformato in una strada di vita a 360°.
Cura verso me stessa, rispetto del mio corpo, delle mie emozioni e dei pensieri e il tutto riportato verso le altre persone che si trovano ad avere un cuore mal-funzionante. 
Sì perché il mio cuore non è più un organo normale come quando avevo 19 anni e oggi GRAZIE ai suoi difetti che mi hanno fatto soffrire ma mi hanno dato anche la possibilità di cambiare interiormente e cambiare lo stile di vita, posso veramente testimoniare che questo organo non è solo un generatore di battiti elettrici ma è la centralina della vita.
Il cuore sa parlare ed in questi anni ho imparato a fermarmi qualche istante dalla frenesia di questo mondo e mettermi in suo ascolto.
Ecco che da nemico che lo consideravo perché mi ha tolto una carriera sportiva, perché mi ha privato di sogni che avevo nel cassetto, ho sentito che era invece un grande alleato; il mio grande alleato.
E la vita è iniziata a cambiare. 
Io sono iniziata a cambiare.
Quel "non aver più paura della paura" che c'è nel nostro cuore ha lasciato spazio al prendermi cura di me stessa e dell'altro senza paura ma con tanta gioia e serenità.
Credo che l'amore sia anche questo.

Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Sara Rubatto) Per quanto mi riguarda, il vero limite è la paura.
Sopravvivo quando mi lascio dirigere da quest'emozione capace di soffocarmi.
Quella paura che non mi rende libera di essere quello che sono: in cammino per apprendere, per crescere interiormente, per mettermi in gioco e conoscermi sempre meglio.
Sopravvivo quando non mi ascolto dentro, quando non ascolto questo cuore che parla e mi lancio nella vita seguendo preconcetti e modi di fare che ho imparato nel tempo.
Imparare a "correre più lentamente" per ascoltare quel limite che c'è dentro di me, poiché nulla è mai fuori ma sempre in me, costruito da me stessa e con tutta la consapevolezza che posso avere cercare di fare un passo avanti.

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Sara Rubatto) La scrittura è quella terapia, senza effetti collaterali, capace di fare stare meglio dentro e chissà anche di iniziare un lento processo di guarigione. Senz'altro emozionale.
Dalla scrittura ho imparato a mettermi in gioco, a fermarmi, sentirmi, a riflettere, e far riemergere sofferenze e gioie e a lavorarci su.
Scrivere è un farmaco salvavita. 
Dopo l'autobiografia scritta dal titolo Non ancora (il mio ritorno alla vita) e il libro scritto con Patrizia Saccà e Paolo Fresi dal titolo Un Tris di Cuori, tanto dentro di me è cambiato.
Perché come dice sempre: "Cambiare si può... solo se si vuole e se si è pronti".

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro? Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro?

Sara Rubatto) Dedico Un Tris di Cuori a mio fratello Lorenzo con tanto affetto come gratitudine infinita per Esserci sempre nella mia vita.
Di altri progetti chissà...

In foto Paolo Fresi, Patrizia Saccà e Sara Rubatto

Il racconto del cuore di Paolo Fresi. L'intervista

Al Circolo dei lettori di Torino, il 19 dicembre 2019, è stato presentato Un Tris di Cuori, un diario in cui sono contenute tre storie, tre destini da conoscere, comprendere e amare.
Parlai con Paolo al telefono e mi colpì la sua sensibilità, il suo amore per la vita, la letteratura e le parole, il suo coraggio.
La voglia di raccontarsi ha dato luogo a questo libro. Ne vorrei parlare con Paolo Fresi che ci ha rilasciato un'interessante intervista, attraverso la quale viaggeremo dentro il libro edito da Il Rio.

Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Il libro a tre voci nel quale s'insinua la tua, l'unica maschile, accanto a quelle da usignolo di Sara Rubatto e Patrizia Saccà, è il tuo canto del cigno. Me ne vuoi parlare?

Paolo Fresi) Ho sempre pensato che la vera disabilità sia non aver cuore e non avere empatia... perché puoi avere tutto ma se non sai amare non sei niente! 
La mia visione maschile è stata contemperata da quella femminile di Patrizia e Sara votata all’ascolto... il cuore in fondo è la sede fisica delle emozioni e dei sentimenti... il mio è stato messo a dura a prova ma ha capito che ciascuno di noi ha uno scopo... un servizio in cui cimentarsi in questa vita... e raccontare come reagire non significa indurirsi... più ti apri alla vita... più essa ricambia!

Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Paolo Fresi) Il vero limite è non vivere appieno il senso di se, è rinunciare a cercarlo... la vita ci chiede questo 

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Paolo Fresi) Il fato... quella quota imponderabile rispetto alle nostre azioni, può essere cinica e devastante ma raccontare e testimoniare è essenziale per se e per gli altri... sfoghi la parte interiore e fai immedesimare chi soffre nel tuo e nel suo dolore e puoi aiutare a far trovare una nuova via per continuare 

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro? Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro oppure?

Paolo Fresi) Dedico il mio libro a tutti gli amici... il taglio sociale di tutte le nostre iniziative è preminente e siamo aperti a nuove prospettive... certamente!
                                             
                                        In foto Sara Rubatto, Patrizia Saccà e Paolo Fresi

Domani è un altro giorno su Sky

Il 28 febbraio 2019 esce al cinema un film diretto da Simone Spada Domani è un altro giorno, il remake dell'argentino Truman - un vero amico è per sempre. La bellissima storia d'amicizia e solidarietà tra Giuliano e Tommaso, due splendidi Marco Giallini e Valerio Mastandrea, la vedo oggi su Sky e mi commuovo senza piangere perché i due attori sanno trattare una tematica tragica come la malattia e la morte, in modo realistico e ironico.
Gli sguardi dei due attori spesso, dicono più delle parole, in fondo tra amici ci si capisce con lo sguardo e le parole a volte sono superflue. E il regista questo lo ha sottolineato. Sguardi eloquenti, mani che si stringono, lacrime nel silenzio della rassegnazione per un destino che è stato scritto.
Quando non c'è più nulla da decidere e tutto è attesa e angoscia, s'insinua il profondo e infinito legame dell'amicizia tra le vite di chi si è voluto sinceramente bene e da cui ci si deve congedare prima del tempo. 
Tommaso e Giuliano vivono i loro ultimi quattro giorni insieme a Roma. Tommaso vive all'estero e pur avendo paura di volare, si presenta a casa dell'amico per passare del tempo insieme semplicemente. 
Giuliano si sente la vita scorrere addosso e il veleno della malattia che lo sta divorando anche se è lucido, consapevole e sceglie di sfuggire all'agonia prendendo una decisione coraggiosa che comunicherà agli amici, anziché lasciare una fredda lettera. C'è anche l'amatissimo cane a cui Giuliano dovrà dire addio per sempre.
Accanto a Valerio Mastandrea e Marco Giallini, ci sono Anna Ferzetti, Andrea Arcangeli, Jessica Cressy, Barbara Ronchi, Marta Bulgherini, Massimo De Santisi e Stefano Fregni.
Le musiche di Maurizio Filardo, riempiono i silenzi ed emozionano.
Voto del film 10

di Tania Croce











30 giorni da Leone, ricordando Sergio con Maurizio Graziosi. L'intervista

30 giorni da Leone, ricordando Sergio è un titolo semplice eppure seducente nel segno del ricordo, un vero e proprio omaggio al regista e all'uomo che nacque il 3 gennaio di 91 anni fa e che ci ha lasciato da 30 anni: il regista e autore Sergio Leone
Il regista Rai Maurizio Graziosi, è tra coloro che hanno voluto fortemente questa mostra, in cui Roma lo ricorda con l'affetto e la riconoscenza che merita. 
Lo abbiamo incontrato per saperne di più sul cuore e l'anima di questo progetto senza tempo. 

L'intervista di Tania Croce

Tania Croce) Il cinema italiano e mondiale, devono tanto al regista ispirato e innamorato del west e della sua città a cui è dedicata la mostra in cui ricorre il numero 30, come la durata della mostra, come gli anni senza di lui. Come è nata l'idea di realizzare una mostra tanto bella e perché

Maurizio Graziosi) Per l'amore platonicamente "omosessuale" per Leone. Scherzi a parte, per l'enorme ammirazione nei confronti di questo grande regista anzi, autore cinematografico. Con un rammarico: non aver potuto realizzare il backstage di "l'assedio di Leningrado", l'opera incompiuta di Leone, per il quale mi aveva dato l'autorizzazione. Mi dispiace solo di non essere in possesso delle finanze per poter realizzare una mostra commisurata alla grandezza di Leone 

Tania Croce) Lo hai conosciuto personalmente? 

Maurizio Graziosi) Personalmente per telefono nel 1987. Personalmente "de visu" soltanto a dicembre del 1988, quando presenziò ad un incontro presso la Discoteca di Stato in Via Caetani, incontro con Ennio Morricone e Sergio Miceli sulla musica del Maestro Morricone, con presentazione in anteprima delle musiche per "Il segreto del Sahara"

Tania Croce) Quale ricordo hai di lui? 

Maurizio Graziosi) Un uomo apparentemente burbero ma molto buono, un professionista esemplare, preparatissimo (con tanta gavetta formativa alle spalle) che non amava i dilettanti, uno attento ai particolari, un perfezionista fino alla paranoia, un Maestro che ha lasciato un vuoto incolmabile. 

Tania Croce) Qual è il messaggio di 30 giorni da Leone, ricordando Sergio

Maurizio Graziosi) Non dimenticarsi di chi ha lasciato un segno nella storia del cinema, da vero Leone, da vero e proprio Re della foresta di celluloide. 

La mostra sarà visitabile fino al 5 gennaio.

Sergio Leone “da mangiare” è l'appuntamento del 4 e 5 gennaio 2020, un originale percorso enogastronomico nel segno degli Spaghetti Western a chiusura dell’iniziativa 30 giorni da Leone, ricordando Sergio “Città dell’Altra Economia - Sala Convegni”
Dopo la “video-maratona” di 16 ore di filmati di Sergio Leone, il quale il 3 gennaio avrebbe compiuto 91 anni, le iniziative in ricordo del regista proseguono a Roma con due appuntamenti che ne faranno scoprire un inedito lato “enogastronomico”, con cene e degustazioni di piatti della tradizione italiana - e non solo - da lui amati, insieme a ricette divenute vere e proprie protagoniste dei suoi film. Il tutto accompagnato da racconti e aneddoti narrati da colleghi e compagni d’avventura del grande regista romano.
I due appuntamenti che chiudono la mostra “30 giorni da Leone, ricordando Sergio” si svolgeranno il 4 e 5 gennaio 2020 con “Un pranzo da Leone” presso il ristorante “Checco er carettiere” (Via Benedetta 10-13 - Trastevere), dove andava a mangiare Sergio Leone, accompagnati dagli aneddoti raccontati dalle proprietarie; “Una cena da Leone” presso “La botticella” Via di Monte Testaccio 25, dove si cenerà con proiezione di tre filmati su Sergio Leone, inframezzati da canzoni romane che amava ascoltare il grande regista romano; “Spaghettata western”, presso il Bar “Boario” adiacente alla mostra su Sergio Leone presso la Sala Convegni della “Città dell’Altra Economia” (ex Mattatoio di Testaccio, Largo Dino Frisullo).

Ufficio Stampa a cura di Marta Volterra

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