Gli spettacoli più belli del 2019

Il 2019 è stato un anno intenso, complesso, pieno di ostacoli e di teatro, che ha allietato le nostre ore.
E' difficile dare un voto agli spettacoli visti e amati ma vorrei elencare quelli che ho amato di più e perché.

1) Il miglior spettacolo omaggio all'omonimo film di Pupi Avati, è sicuramente REGALO DI NATALE con Giovanni Esposito, Filippo Dini, Valerio Santoro, Gigio Alberti e Gennaro Di Biase per la regia di Marcello Cotugno, visto al Quirino. 
Mi è piaciuto perché...
"Oltre all'impeccabile regia di Cotugno e alla maestria del cast, è degno di nota il lavoro magnifico sulle luci affidato a Pasquale Mari, le scenografie suggestive di Ferrigno e l'adattamento di Pierattini che ha proiettato una storia degli anni '80 ai giorni nostri, frenetici e telematici, dove forse valori come l'amicizia, hanno un peso inferiore nella nostra vita rispetto all'imperante individualismo.
Un ottimo lavoro teatrale da vedere ed applaudire".
La recensione:



2) Il musical più emozionante è sicuramente A CHRISTMAS CAROL dall'opera sul Natale forse più bella che sia stata mai scritta da Dickens, con uno Scrooge Ciufoli di rara bravura e Fabrizio Angelini nei panni di Mr. Fezziwig, danzando con un cast straordinario. Visto al Quirino.
Mi è piaciuto perché...
"In questo musical il viaggio è corale e spirituale, verso un distacco dalle cose materiali che rendono gli uomini meschini e orribili. Siamo tutti un po' Scrooge e il teatro rende possibile questa catarsi, ossia una purificazione che ci illumina, indicandoci la giusta strada da percorrere per diventare uomini migliori".


3) Tra gli omaggi alla letteratura straniera più toccanti del 2019 c'è senza alcun dubbio LE NOTTI BIANCHE di Dostoevskij con la regia di Francesco Giuffrè visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché...
"Il regista Francesco Giuffrè ha saputo ricreare la Pietroburgo descritta dall'autore russo e la dimensione utopistica del sognatore attraverso i giochi di luci di Luca Palmieri, le suggestive musiche classiche, i costumi in scena come a suggerire presenze fisiche, l'ultima quella dell'amato di Nasten'ka con il quale scomparirà dalla scena lasciando solo il povero e innamorato sognatore.
Tra giochi di pioggia e un ombrello che s'illumina e dal quale cadono le gocce da cui l'eroe si ripara, luci fioche nelle quattro notti in cui i due sconosciuti s'incontrano, si consuma la meravigliosa storia che racchiude un'ideologia etica di protesta".
La recensione:


4) Come posso non elencare in questa mia appassionata classifica, l'altro omaggio letterario a Dostoevskij interpretato da Mauri e Sturno all'Eliseo I FRATELLI KARAMAZOV?
 La sofferta performance di Glauco Mauri, interrotta a causa di un malore, è stata ripresa con successo nella serata indimenticabile a cui ho assistito.
Mi è piaciuto perché... 
"Glauco Mauri e il regista Matteo Tarasco hanno scelto i capitoli più emblematici del romanzo, la cui summa è sicuramente rappresentata dal monologo di Roberto Sturno che è Ivàn, uno dei tre figli di Fëdor Karamazov e conduce il pubblico nel suo viaggio iniziatico attraverso Il racconto del Grande Inquisitore".
La recensione:


5) Tra gli spettacoli di autori teatrali contemporanei stranieri apprezzati nel 2019, cito con immenso piacere ed emozioni: IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE adattato dal regista Angelo Savelli vincitore del Premio Ubu Speciale 2019 e prodotto da Pupi e Fresedde. Ho visto la prima allo Spazio Diamante, seduta al fianco del suo autore: il catalano Josep Maria Miro.
Mi è piaciuto perché...
"Il teatro degli interrogativi dell'autore catalano originario di Vic (Barcellona), mette insieme le domande che si susseguono nel copione, nel tentativo di comprendere gli altri e noi stessi. Il dialogo è pieno di battute interrotte di colpo e di punti interrogativi, la scena è animata da déjà-vu e flashback come fosse la fotografia dei nostri pensieri più che delle azioni compiute, dei ricordi che si agitano nella nostra mente, nel tentativo di restare a galla come il corpo immerso in un liquido teorizzato da Archimede.
E' stata un'esperienza forte, assordante come il rumore dei vetri in frantumi che paralizza, inquieta, sconcerta".
La recensione:

6) Tra i tributi alla drammaturgia pirandelliana, mi ha emozionato immensamente I GIGANTI DELLA MONTAGNA con Gabriele Lavia ammirato al Teatro Eliseo.
 Mi è piaciuto perché...
"La vita e la morte s'incontrano tra mezzi teatrali e visioni, verità e finzione, in questo dramma testamento dell'autore di Girgenti, che conclude la trilogia pirandelliana di Gabriele Lavia, un attore e regista immenso ed eccezionale, che ha mostrato in questa pièce il talento prodigioso dei bambini, capaci d' inventare storie a cui credono, una magia che l'umanità ha smarrito".
7) LA GENTE DI CERAMI è un altro spettacolo omaggio tra i miei preferiti visti nel 2019 con una straordinaria Anna Ferruzzo e un impeccabile Massimo Wertmuller, visto al Vittoria. Mi è piaciuto perché...
"In questo splendido atto unico, cambiano tempi e costume, abitudini, cappelli e stati d'animo Massimo e Anna, incontrandosi, corteggiandosi, ridendo, piangendo, sussurrando, declamando e cantando come solo due grandi interpreti sanno fare e regalando agli spettatori, immagini splendide della Roma petroliniana e di quella del boom economico, e portando in scena belle anime, fragili oppure ridicole ma sempre e comunque straordinarie".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/03/la-gente-di-cerami.html


8) Tra gli spettacoli pedagogici ispirati alla scienza, ho visto e adorato al Sala Umberto LA SCUOLA DELLE SCIMMIE.
Mi è piaciuto perché...
"E' una lezione di teatro e scienze, psicologia, pedagogia e religione. 
Come studenti maturi e consapevoli, entriamo nella scuola delle scimmie, tra professori illuminati e condannati, presidi severe, genitori atei e cattolici, allieve innamorate e zii eloquenti e smarriti.
Bruno Fornasari, l'autore e regista dello spettacolo sull'evoluzionismo e il creazionismo, ispirandosi a tre fatti realmente accaduti, ha scritto una pièce entusiasmante, che induce a pensare a ciò in cui crediamo o abbiamo creduto, influenzati dall'educazione ricevuta in famiglia, dagli studi compiuti e dal credo religioso".
La recensione: 
9) Merita un posto privilegiato il meraviglioso spettacolo WALKING ON THE MOON dedicato alla missione Apollo 11, la cui data ha coinciso con l'anniversario dell'allunaggio avvenuto 50 anni fa. Ha vestito splendidamente i panni dell'astronauta Michael Collins l'attore e regista Graziano Piazza al Teatro Romano di Ostia Antica.
Mi è piaciuto perché...
"Lo spettacolo scritto da Fabio Morgan e diretto da Leonardo Ferrari Carissimi è un atto unico di rara bellezza con scene di teatro nel teatro, citazioni letterarie, luci stroboscopiche e Moon River come colonna sonora perché l'amore (come nel film Colazione da Tiffany) è il dono che Collins consegna al giovane e inesperto Elia (Matteo Cirillo), come fosse un carburante speciale per poter mettere in moto il suo sogno. La gradinata del Teatro Romano immerso nell'area archeologica di Ostia Antica come palcoscenico per gli attori, ha consentito una visione suggestiva e coinvolgente".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/07/viaggio-sulla-luna-con-mike-collins.html


10) L'One man show di Enrico Montesano, il mio attore romano preferito, dotato di una vis comica fuori dal comune, apprezzato nella splendida cornice di Santa Severa, mi ha rincuorato, rallegrato e divertito immensamente.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"Nel meraviglioso viaggio teatrale di circa due ore, l'immenso attore, imitatore, barzellettiere, rumorista e cantante, con la leggiadria di un cavallo di razza ha attraversato epoche, ideologie, tradizioni popolari, lingue e dialetti italiani e stranieri per raccontarsi e mostrare l'uomo condizionato dalla politica e dalla comunicazione sui social, priva di pathos ed emozioni autentiche".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/08/enrico-montesano-in-one-man-show.html


11) Il secondo omaggio al cinema che ho apprezzato quest'anno, è stato lo spettacolo pedagogico L'ATTIMO FUGGENTE, la prima versione teatrale dell'omonimo film cult del 1989, reso famoso dalla straordinaria e indimenticabile performance di Robin Williams visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché: 
"E' stato un magnifico viaggio letterario e umano al fianco di Ettore Bassi e vorrei dire che questa pièce è necessaria perché sottolinea l'insostituibile valore dello studio e dell'educazione indispensabile all'orientamento degli adolescenti".
La recensione: 
https://www.pennadoroteatro.com/2019/10/ettore-bassi-insegna-lamore-per-la.html


12) Lo spettacolo musicale di Romano Talevi, una vera e propria opera rock dove la prosa s'insinua per raccontare storie di periferia drammatiche e vicine a ognuno di noi, è stato TANGENZIALE visto al teatro Lo Spazio.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"E' uno spettacolo rock, uno show teatrale originale e seducente, con citazioni letterarie: Shakespeare in primis e richiami cinematografici di grande impatto. Le meravigliose melodie eseguite dal vivo, catturano il pubblico animandolo di speranze e il canto si trasforma in una preghiera collettiva e salvifica, come il teatro, il luogo dove le emozioni sono condivise e tangibili.
Ogni attore in scena è un musicista pieno di fantasie, angosce, ricordi e sogni.
In fondo "... noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra vita è circondata dal sogno" (William Shakespeare)".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/11/tangenziale-invocando-gli-dei-speranza.html



13) L'OPERAZIONE al Piccolo Eliseo, è un ottimo esempio di drammaturgia contemporanea italiana, scritto, diretto e interpretato da Rosario Lisma.
Mi è piaciuto perché...
"Le figure dell'autore teatrale, dell'attore, del critico autorevole e dello scribacchino sul web, un furbetto incompetente che pubblica online per entrare gratis a teatro, sono analizzate dall'ispirata e brillante penna d'oro di Rosario Lisma che interpreta Saverio, un autore motivato ed erudito, ridotto dalla noncuranza della critica ad essere un precario come i colleghi attori".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/12/loperazione-di-rosario-lisma-al-piccolo.html

Trionfo esagerato per Salemme in tv

Trionfo esagerato per Salemme in diretta con le sue commedie teatrali in tv. Il terzo dei tre spettacoli intitolato Una festa esagerata, di cui vidi e apprezzai il film con Francesco Paolantoni, Iaia Forte, Nando Paone e Massimiliano Gallo, ha tenuto incollati ben 2 milioni di spettatori su rai2 la notte di Natale.
La storia è ironica e per certi versi tragica: una coppia unita dalle apparenze, è impegnata nei preparativi per la festa della figlia (Mirea Flavia Stellato) la quale sta per compiere 18 anni. I festeggiamenti però sono interrotti da un lutto o presunto tale, dell'anziano inquilino del piano di sotto.
In un terrazzo con vista sul Vesuvio, Vincenzo Salemme omaggia egregiamente Eduardo, fingendo sia il suo dirimpettaio immaginario, citando in quella scena Questi fantasmi del Maestro a cui deve tanto. Il secondo omaggio a Eduardo è nei saluti finali quando si ode una battuta di Natale in casa Cupiello.
Salemme con il suo teatro in tv ha saputo dimostrare con ascolti da record che il teatro è necessario e vitale.
Grazie Vincenzo per la bellezza che hai saputo donarci attraverso il tuo immenso talento e la tua semplicità.

di Tania Croce

                   Il film)

Branchetti propone Un grande grido d'amore di J. Balasko. L'intervista

Un grande grido d’amore di Josiane Balasko (traduzione David Norisco) con Barbara De Rossi e Francesco Branchetti e con Isabella Giannone e Simone Lambertini, le musiche originali di Pino Cangialosi, le scene di Alessandra Ricci la regia di Francesco Branchetti, è un'opera che ha l'urgenza di essere illustrata e l'intervista concessami da Francesco, è necessaria. 

L’intervista di Tania Croce

Tania Croce) I protagonisti interpretano due ruoli di cui hanno fatto esperienza nella vita: quello di attore e di coniuge. Sembra scontato ma entrare nella parte di cui si conoscono le caratteristiche può aiutare l’attore ad essere credibile in scena. Josiane Balasko, l’autrice e attrice apprezzata in diversi adattamenti teatrali come Notte di Follia al Parioli con Anna Galiena e Corrado Tedeschi e nel film Il Riccio, tratto dal romanzo L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, in Un grande grido d’amore concepisce un’opera illuminante dove l’interiorità dei personaggi irrompe sulla scena per comunicare il non detto e dove le azioni contano più delle parole? 

Francesco Branchetti) Verissimo… UN GRANDE GRIDO D’AMORE è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro, comico ma non solo. E’ indubbiamente una comicità che nasce dalla costruzione perfetta dei caratteri dei nostri protagonisti e dalla ricostruzione altrettanto impeccabile del mondo di cui fanno parte ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di cliché. 
Il messaggio implicito è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza. 

Tania Croce) Parlami del personaggio che interpreti... 

Francesco Branchetti) Il mio personaggio Hugo Martial è un attore ed è un personaggio estremamente divertente che sicuramente farà molto divertire il pubblico si tratta di un attore dalla carriera in fase calante che ritrova sulla scena una sua vecchia fiamma che è stata la donna della sua vita anche lei attrice dalla vita burrascosa e il rapporto tra i due è scenicamente denso di gag ed infiniti momenti di divertimento puro per il pubblico, per cui davvero mi diverto molto ad interpretare il personaggio di Hugo Martial anche perché rappresenta in tutto e per tutto anche nei difetti e tic la figura dell'attore e del commediante. 

Tania Croce) Perché hai scelto la commedia della Balasko? 

Francesco Branchetti) Ho scelto questa commedia perché L’estro e la genialità drammaturgica dell’autrice, in questo testo, ha caratteristiche molto precise drammaturgicamente parlando e il testo non ha solo l’ambizione di “seguire”, teatralmente parlando, i suoi personaggi, la loro costruzione e la loro strada, ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, dall’ atmosfera da commedia, che vive sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante e teatralmente perfetto, si passa a qualcosa di molto profondo che ci regala anche momenti di grande poesia e umanità; I personaggi caratterizzati in maniera straordinaria, non sono solo pedine dell’azione scenica, ma si trasformano in personaggi identificabili e riconoscibili di un ambiente, come quello del teatro e dello spettacolo, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate o comunque bizzarre della loro esistenza. 

Tania Croce) Il teatro è? 

Francesco Branchetti) Quel magico mondo in cui si ha la straordinaria possibilità d'indagare l'animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini. Il tutto protetti dal mondo del palcoscenico e in questo caso della comicità che ci libera forse dalla paura delle conseguenze della nostra avventurosa ricerca. Un viaggio dentro noi stessi e nei cuori di chi ci guarda. 

Ecco le date dello spettacolo in continuo aggiornamento

TOUR


Venerdì 10 gennaio - TREJA (MC)Sabato 11 gennaio  - VASTO (CH)
Da Martedì 21 a domenica 26 Gennaio - TEATRO SAN BABILA MILANO
Sabato 8 e Domenica 9 Febbraio -TEATRO CARDINAL MASSAIA TORINO
Mercoledì 12 Febbraio - GALATONE (LE)Venerdì  14 Febbraio - LIMBIATE (MI)
Sabato  15 Febbraio - OSOPPO  (UD)
Venerdì 28 Febbraio - MOGLIANO (MC)Sabato  29 Febbraio e Domenica  1 Marzo -  TEATRO DEL CESTELLO FIRENZE
Venerdì 6 Marzo - MACERATA FELTRIA (PU)
Sabato  7 Marzo - SAN MARCO IN LAMIS (FG)Domenica  8  Marzo - TEATRO CAESAR SAN VITO ROMANO (RM)
Venerdì  20 Marzo - TEATRO PALAPARTENOPE NAPOLIVenerdì 26 e Sabato  27 Marzo - OPERA (MI)
Venerdì  3 Aprile - BORGIO VEREZZI (SV)
Sabato  4 Aprile - CICAGNA (GE)Venerdì  17 Aprile - GORGONZOLA (MI)Sabato  18 Aprile - SANTENA (TO)
Domenica 10 e Lunedì  11 Maggio - TEATRO DEL LOTO FERRAZZANO (CB)Sabato  16 Maggio - RONCIGLIONE (VT)

Sogni e bisogni di e con Salemme il bello della diretta

Come in un'apparizione fantasmagorica e visionaria, irrompe nella vita di Rocco Pellecchia un bizzarro personaggio vestito di bianco, che scompare quando indossa la maschera e ricompare come per magia. E' l'inquilino del piano di sotto come ama definirsi, o meglio il tronchetto della felicità. Sarà vero che un uomo va dove lo porta il tronchetto? Forse un tronchetto non fa la felicità, però non averne più uno per l'uomo potrebbe essere un problema enorme, anzi una vera e propria tragedia.

 C'è un susseguirsi di equivoci nella splendida pièce scritta e interpretata da Vincenzo Salemme dove l'artista napoletano indaga con ironia nell' abisso dell'animo umano, sperando di fare luce o di capire quanto sia complicata la nostra natura e per certi versi incomprensibile. Come un attore della commedia dell'arte, Salemme dialoga con gli altri attori attraverso un linguaggio verbale e non verbale, neutralizzando la quarta parete, fin quando il pubblico è parte integrante dello spettacolo. 
Tra battute astute, lazzi, assurdità e riflessioni, la diretta televisiva conduce il pubblico in sala e quello a casa, all'inaspettato finale. Destata dalla verità, penso che Salemme sia il degno erede della drammaturgia eduardiana, sia per l'attenzione al linguaggio nel quale s'insinua il dialetto napoletano per accendere i dialoghi che alle tematiche, prediligendo come il Maestro napoletano, il sogno e la follia umana.


Vincenzo Salemme il 18 dicembre 2019 è andato in scena su Rai2 con una favola divertente che parte da un presupposto surreale: il distacco di un… attributo dal corpo del proprio “padrone”, rappresentata per la prima volta nel 1995, una vera commedia dell’arte.
Nel cast, oltre a Salemme,  vorrei ricordare l'eccezionale Andrea Di Maria apprezzato nella parte del figlio nella prima commedia recitata in tv, Massimo Andrei, la strepitosa Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria, Adele Pandolfi, Biancamaria Lelli e Luana Pantaleo.
Il prossimo appuntamento con il teatro in tv, è per Natale. Il 25 dicembre 2019 vedremo con piacere Una festa esagerata, la terza commedia scelta per questo inedito appuntamento televisivo con il teatro d'autore.

di Tania Croce


Il cielo sopra il letto visto da Guido

Il cielo sopra il letto
Skylight
di David Hare
Produzione del Teatro Eliseo


  In scena tre protagonisti:
LUI (Luca Barbareschi), un marito borghese arrogante, becero e maschilista sia con la moglie ormai defunta, che con l’amante;
LEI (Lucrezia Lante della Roverel’amante clandestina (ma non troppo) per lontani sei anni, ricercata e ritrovata speciale in una notte assurda ma senza possibilità di replica;
IL FIGLIO DI LUI (Paolo Marconi), il trait d’union che inizia e finisce la pièce, con una presenza cortese ed ironica, ma concreta.
Questi tre personaggi, danno voce ad altre figure di rilievo, volutamente assenti:
LA MOGLIE DI LUI, morta un anno prima, anche a seguito della scoperta annunciata della tresca del marito con la baby-sitter di casa, che scompare dalla loro vita appena dopo il ritrovamento delle lettere d’amore lasciate sub-consciamente in cucina, ma che dovevano stare in soffitta;
L’AUTISTA DI LUI, che aspetta il capo/padrone, oggetto di una disputa ideologica, se non sindacale, tra il borghese auto dichiaratosi arricchito, ma forse nullatenente e non certo intellettuale, e la più progressista amante, professoressa introdotta nel sociale di due complesse periferie romane, la famigerata Magliana ove vive, ed il mai risolto Corviale ove insegna;
IL TASSISTA, che aspetta a sua volta il cliente indeciso, che però non ha alcuna voglia di scendere, sebbene sia stato invitato cordialmente ad andarsene.
E poi un quarto protagonista che fa da sfondo ed aleggia sulla scena, ma al di fuori di questa e del palcoscenico, un' improbabile neve a Roma, che fa gelare l’ambiente, non certo coadiuvato da una stufa elettrica che fa tanta luce rossa, ma nessun calore.

Un finale oltre il finale: Barbareschi annuncia la probabile chiusura dell’Eliseo, qualora non intervenga per l’ennesima volta lo Stato o il Comune, dichiarando giustamente che “la Cultura è ben più in alto della Politica”.

  Roma, 17/12/2019


 di  GUIDO DEL CORNO’

L'operazione di Rosario Lisma al Piccolo Eliseo

Le figure dell'autore teatrale, dell'attore, del critico autorevole e dello scribacchino sul web, un furbetto incompetente che pubblica online per entrare gratis a teatro, sono analizzate dall'ispirata e brillante penna d'oro di Rosario Lisma che interpreta Saverio, un autore motivato ed erudito, ridotto dalla noncuranza della critica ad essere un precario come i colleghi attori.
La messa in scena di uno spettacolo sui terroristi clandestini degli anni '70 è il contesto ideale per i quattro attori d'interpretare una commedia umoristica dove il sorriso è amaro e nervoso al tempo stesso perché i temi illustrati sono veri e dolorosi, come la condizione dei quarantenni costretti a recitare il ruolo dei precari. Idealisti e frustrati, buffi e solidali, Andrea Narsi, Fabrizio Lombardo, Alessio Piazza, Gianni Quillico (nella parte del critico) e Rosario Lisma, come la vita che si ripete ogni giorno rinnovandosi, emozionano e divertono, coinvolgono fino all'ultima battuta, fino al buio sull'autore deluso che scompare tra gli applausi di un pubblico entusiasta.
E' uno spettacolo da vedere per forza!

di Tania Croce
                                               (La locandina)

(Gli applausi)

Premio Ubu Speciale 2019 a Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi e Angelo Savelli


PREMIO UBU SPECIALE 2019 a PUPI E FRESEDDE - TEATRO DI RIFREDI e ANGELO SAVELLI

Si è svolta ieri sera al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano la celebrazione della 42ª edizione del Premio Ubu per il Teatro, curata dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, con il contributo del MiBACT. Il Premio Ubu – realizzato in forma di referendum – è, storicamente, un riconoscimento dallo sguardo lungo, che cerca di individuare non solo il meglio che c’è, ma quello che verrà, aprendosi a nuove prospettive. Applauditi da una platea di artisti, critici, operatori e appassionati del teatro, i vincitori per la stagione 2018/19 sono stati decretati da un referendum composto da 64 votanti, tra critici e studiosi teatrali.

Il Premio Ubu Speciale 2019 è andato a Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi e Angelo Savelli con la seguente motivazione: “Per l'intenso lavoro di traduzione, allestimento e promozione della nuova drammaturgia internazionale”

Il Centro di Produzione Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi porta avanti da molti anni un progetto di promozione della nuova drammaturgia contemporanea mettendo in scena testi di autori largamente affermati all'estero ma poco conosciuti in Italia. Grazie a questo impegnativo lavoro di  ricerca e scoperta sono arrivati sui palcoscenici italiani autori come il franco-uruguaiano Sergio Blanco (“Tebas Land”), il catalano Josep Maria Miró (“Il Principio di Archimede”), il francese Rémi De Vos (“Alpenstock”, “Occidente”, “Per  tutta la mia vita ho fatto solo cose che non sapevo fare”, “Tre Rotture”), delle cui opere Angelo Savelli ha curato traduzione e regia. Ricordiamo inoltre “Walking Thérapie” di Nicolas Buysse, Fabrice Murgia e Fabio Zenoni tradotto Angelo Savelli  e diretto dai tre estrosi teatranti belgi.
I prossimi appuntamenti del progetto vedranno in scena al Teatro di Rifredi “Tre Rotture” (dall’11 al 15 febbraio) e “Il Principio di Archimede” (dal 19 marzo al 5 aprile). Inoltre lo Spazio Diamante di Roma ospiterà “Tebas Land” (dal 20 febbraio al 1° marzo).



Teatro di Rifredi via Vittorio Emanuele II, 303 - 50134 Firenze tel. 055/422.03.61
Cristina Banchetti ufficiostampa@toscanateatro.it

(In foto Giancarlo Mordini, Angelo Savelli, Tommaso Sacchi e Francesco De Biasi)

La bellezza del fare teatro per Francesco Giuffrè. L'intervista

Mi ha colpito l’abilità nelle regie di Francesco Giuffrè, di coniugare testo e immagine, con il sorprendente risultato di proiettare letteralmente gli animi dei personaggi descritti dagli autori rappresentati, sottolineandone le verità e l’attualità, come ho apprezzato al Ghione prima ne Le notti bianche di Dostoevskij poi in Così è (se vi pare) di Pirandello, in scena fino all’8 dicembre 2019 al Teatro Ghione di Roma.
Quest'intervista mi ha illuminato. V'invito a leggerla e a emozionarvi

Tania Croce) Fedele al testo e alla filosofia pirandelliana, hai mostrato la fragilità dei personaggi vinti dalle umani passioni. Me ne vuoi parlare?

Francesco Giuffrè) Quando mi è stato proposto dalla Produzione del Teatro Ghione di affrontare Pirandello, ho letto e riletto quasi tutti i più importanti copioni dell’autore siciliano. Fra tutti “Così è se vi pare”, che conoscevo e avevo visto in scena qualche anno fa, mi ha suscitato le sensazioni che ho bisogno per innamorarmi di un testo e cioè quello di poter raccontare, oltre le parole, i fili narrativi. Sono partito da un’immagine, come spesso mi accade: una casa immobile nel tempo con il lampadario bloccato in oscillazione. Volevo così rappresentare lo stato delle cose, dove ci troviamo in questo momento storico e cioè in un Paese “immobile”, culturalmente, artisticamente, umanamente. Non credo siamo in un Paese in crisi, perché una crisi prevede un adoperarsi per superarla, mi sembra invece che si stia sopravvivendo senza fare assolutamente nulla per migliorarsi. Una preoccupante staticità insomma. In questo contesto ho voluto far vivere l’azione scenica. Personaggi impregnati di una cattiveria subdola, cinica ed egoistica il cui unico motore per attivarsi è l’indagine delle vite altrui, per non dover guardare il proprio fallimento. Pirandello poi ha fatto il resto, avendo scritto un meccanismo narrativo accattivante e pieno di una filosofia sempre attuale e viva.

Tania Croce) Come Shakespeare ed Eduardo, Pirandello ebbe il pregio di raccontare l’uomo con pregi e difetti in modo chiaro e poetico, per cui scrisse opere senza tempo. Quanto ci somigliano i suoi personaggi e perché hanno calamitato la tua attenzione il signor Ponza e la signora Frola? 

Francesco Giuffrè) I grandi autori hanno il dono di raccontare non solo il proprio tempo, ma di saper cogliere le tematiche universali che sono legate all’animo umano e per questo, quindi, sempre attuali. Pirandello è uno di questi. Le sue tematiche sono da oltre cento anni di un’attualità sconvolgente. I suoi personaggi sono fragili, grotteschi e incredibilmente sempre veri. Uno specchio di una società non solo nella quale è vissuto Pirandello, ma quanto mai ancora attuale. Rileggendo "Così è se vi pare” questa volta poi mi è arrivato chiaro come i due personaggi che muovono l’azione, Il Signor Ponza e la Signora Frola, sono due immigrati a tutti gli effetti. Persone che devono lasciare il proprio paese d’origine a causa di una tragedia e ricominciare la propria vita in un altro posto. Il loro modo di vivere però, non consono e incomprensibile per la comunità, farà si che siano additati e messi al centro di un processo delle loro vite. La società ha il bisogno feroce di capire, perché ciò che non si comprende fa paura e quindi ecco che violenterà l’intimità dei due personaggi pur di arrivare ad una effimera verità. Un tema purtroppo terribilmente ancora attuale.

Tania Croce) Pensi sia un’operazione necessaria oggi considerare il teatro come il luogo privilegiato e ideale per ‘educare’ il pubblico e sensibilizzarlo verso autori così idealizzati ed elevati eppure vicini ad ognuno di noi? 

Francesco Giuffrè) Quello di ascoltare e di raccontare è un desiderio atavico che nasce con l’uomo. Credo che il teatro sia il luogo perfetto per farlo. Perché, a differenza del cinema, c’è lo scambio tra chi racconta e chi ascolta. Una sinergia imprescindibile per far arrivare con forza la potenza del racconto. Il teatro, se ci si pensa, è il solo “luogo” che non è mai cambiato in moltissimi anni, anche ora che tutto si evolve e cambia ad una velocità incredibile. In teatro si usano ancora le corde, i teli, il legno: materiali antichi e tutto funziona perfettamente. Non ha dunque avuto bisogno di modificarsi e di evolvere e non evolve solo chi è perfetto, dunque credo sinceramente che il teatro sia il luogo perfetto dove far proliferare le emozioni, ed è fondamentale portare il pubblico di domani, i ragazzi a teatro e fargli conoscere la bellezza che può crearsi su un palcoscenico. Quando vengono le scuole ad assistere ai miei spettacoli, avverto una grande responsabilità perché bisogna conquistare i giovani ragazzi, per poter sperare che il teatro un domani possa continuare ad essere luogo vivo ed educativo alla vita.

Tania Croce) Cosa vorresti dire ai giovani? 

Francesco Giuffrè) Ai giovani posso solo dire di trovare la loro passione. Solo coltivando una passione con serietà e onestà credo si possa trovare il proprio equilibrio e la propria identità. A me il teatro ha salvato, non avrei saputo cos’altro fare, ma non deve per forza essere il teatro, basta che ci si educhi al rispetto di sé stessi attraverso la bellezza del “fare”. Come diceva Dostoevskij ne “L’Idiota”, “La bellezza salverà il mondo". Credo che sia assolutamente così, bisogna trovare e coltivare ognuno di noi la propria “bellezza”, non omologarci, cercare la propria eccezionalità per essere poi di conseguenza aperti verso quella degli altri.

di Tania Croce


Di Mamma ce n'è una sola in tv con Salemme

Il teatro in tv, è un vero e proprio evento, soprattutto quando è dal vivo. Tutto ciò è accaduto grazie alla maestria e al talento di Vincenzo Salemme, che in prima serata su Rai2 l'11 dicembre 2019 ha rappresentato la sua commedia del '99 Di Mamma ce n'è una sola.
Eduardo ci aveva visto bene e lo avrebbe applaudito ieri sera se avesse potuto, perché lo spettacolo di Salemme, è stato delizioso. 
Nella commedia familiare dove Vincenzo veste i panni di mamma Chiara, i temi sono attualissimi e vicini a ognuno di noi: incomunicabilità, estraneità rispetto al parente di sangue e a quello acquisito, difficoltà nei rapporti genitore/figlio, anche se effettivamente di mamma ce n'è una sola.
Salemme ha la capacità di raccontare storie con sapienza e ironia, e nei tre tempi dello spettacolo, ha accompagnato il suo pubblico fino all'ultima battuta, come avviene in teatro, quando il testo e gli attori sono bravi e credibili.
A 20 anni di distanza, la commedia sulle finzioni e i paradossi, conserva la sua efficacia e originalità. Vorrei porre l'accento sui dialetti utilizzati, quello napoletano arcaico, quello dell'entroterra campano e della parlesia, ossia il linguaggio in codice dei musicisti napoletani.
Un lavoro straordinario accanto al collega e spalla comica Maurizio Casagrande.

La prossima settimana, il 18 dicembre 2019, sarà la volta di Sogni e Bisogni
Infine, il giorno di Natale – mercoledì 25 dicembre – ci sarà spazio per Una Festa Esagerata, presentata per la prima volta nel 2016. L’opera è il racconto in chiave realistica e divertente di un lato oscuro e grottesco dell’animo umano ed ha come obiettivo principale quello di invitare le persone al dialogo e al rispetto reciproco. Dallo spettacolo, nel 2018, è stato tratto anche l’omonimo film con protagonisti Salemme, Francesco Paolantoni e Tosca D’Aquino.

di Tania Croce

Vincenzo Salemme nasce a Bacoli in Provincia di Napoli il 24 luglio 1957. Frequenta il Liceo Classico Umberto I e in seguito si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II di Napoli. Nel 1976, mentre frequenta i corsi universitari, viene scritturato dalla Compagnia Teatrale di Tato Russo con la quale debutta nella commedia "Ballata e morte di un capitano del popolo". L'anno seguente si trasferisce a Roma e prende contatto con la compagnia di Eduardo De Filippo e con il quale inizia un sodalizio che dura fino al 1984, anno della morte del grande attore partenopeo. Nella compagnia di Eduardo, Salemme inizia dalla gavetta facendo la comparsa in "Quei figuri di tanti anni fa", "Il cilindro" e "Il sindaco del rione Sanità" in cui interpreta ruoli più importanti che verranno trasmessi anche in televisione.

Le sue capacità attoriali gli permettono di sperimentare diversi ruoli in molte commedie di Eduardo come ad esempio: "Pulcinella Va Cercanno la Fortuna pe' Napule", "La Donna è Mobile", "Tre Cazune Fortunati", "Ditegli Sempre di Sì" e "Chi è Cchiù Felice 'e me". Nel 1986 collabora anche con la compagnia di Carlo Cecchi interpretando alcuni ruoli tragici, come ad esempio Stefano nella "Tempesta" di Shakespeare. Alla fine degli anni '80 Vincenzo Salemme si misura con la scrittura, redigendo testi teatrali che interpreta come attore: "Golpe" e "Alla Memoria". La sua attività di autore culmina in un'opera tutta sua che recita e dirige: "Sogni, bisogni, incubi e risvegli". Dopo questa esperienza fonda, insieme ad altri attori, l'associazione E.T. che raccoglie un buon successo di pubblico e si trasforma in compagnia teatrale con il nome "Chi è di scena".


Ho lavorato con Eduardo, che scriveva delle commedie a volte drammaticissime, e in sala non volava una mosca. Ciò significava che stavano seguendo e lo spettacolo funzionava.


Ecco gli spettacoli che la compagnia mette in scena: "A Chi Figli, a Chi Figliastri" (1991, comprendente "L'Amico del Cuore", "Telefono Azzurro", "Passacantando"), "Lo Strano Caso di Felice C." (1992), "La Gente Vuole Ridere!" (1993, a cui partecipano Stefano Sarcinelli e Francesco Paolantoni), "Passerotti o Pipistrelli?" (1993), "Fatti Unici per Atti Comici" (1994), "...E Fuori Nevica!" (1995), "Io & Lui" (1996, interpretato da Francesco Paolantoni e Giobbe Covatta), "Fiori di Ictus" (1996, interpretato da Yvonne D'Abbraccio e Cetty Sommella con la regia di Maurizio Casagrande), "L'Amico del Cuore" (1997), "Premiata Pasticceria Bellavista" (1997), "Di Mamma ce n'è una Sola" (1999), "Sogni e Bisogni" (2001), "L'Amico del Cuore" (2002), "Cose da Pazzi!" (2003).


Parallelamente Salemme lavora anche con altre compagnie come quella di Glauco Mauri con la quale recita al Teatro Romano di Verona recitando ne "La Tempesta" di Shakespeare e inizia la sua collaborazione con Rai 2 che trasmette alcune sue commedie come "E…fuori nevica!". Essendo un artista eclettico che ama confrontarsi con generi diversi non poteva non mancare la sua partecipazione a progetti cinematografici di diverso valore e prestigio.
Nanni Moretti già negli anni '80 lo fa partecipare ad alcuni suoi film con ruoli minori come "Sogni d'oro", "Bianca" e "La messa è finita". Partecipa ancora a diversi film ma è nel 1998 che, grazie a Rita Rusic, dirige e interpreta un suo film raggiungendo, grazie al successo del botteghino, un pubblico più ampio. Il film si intitola "L'Amico del cuore" e incassa dieci miliardi di lire. Visto il successo dirige altri tre film: "Amore a Prima Vista" del 1999, "A Ruota Libera" del 2000 e "Volesse il Cielo!" del 2001 che si piazza al quarto posto fra i film più visti, un risultato migliore rispetto ai precedenti.


Vincenzo Salemme negli anni 2000

Nel frattempo la sua attività, grazie al successo dei film e delle sue compassate televisive, cresce e si ramifica: pubblica tre testi teatrali per Sellerio"...E Fuori Nevica!", "Premiata Pasticceria Bellavista" e "L'Amico del Cuore", e un romanzo per Mondadori "Sogni e Bisogni (..Incubi e Risvegli)".

Sperimenta il suo amato teatro che lo vede protagonista all'Eliseo di Roma nel 2004 con lo spettacolo "E Femmene" e con la tournee dello spettacolo "La Gente Vuole Ridere" del 2005. Nel 2006 inizia la sua partecipazione ai cinepanettoni che prosegue negli anni successivi alternandola all'attività teatrale, in particolare "Bello di papà" che prosegue negli anni con rinnovato successo. L'attività cinematografica continua con film suoi come "Baciato dalla fortuna" e con partecipazioni e camei in commedie di successo
Altri film diretti da Salemme in questi anni sono "SMS - Sotto mentite spoglie" (2007) e "No Problem" (2008). Famose sono molte sue commedie teatrali: "...e fuori nevica", "Passerotti o pipistrelli?", "Premiata pasticceria Bellavista", "Faccio a pezzi il teatro!", "Lo strano caso di Felice C.", "Bello di papà".
Gli anni 2010

Dopo un record di incassi in giro per l'Italia con il nuovo spettacolo "L'astice al veleno" (2010), l'anno successivo lo ripropone. Nel 2014 ritorna alla regia con "...e fuori nevica!" e nello stesso anno prende parte al film di Natale "Ma tu di che segno 6?" con Massimo Boldi e Gigi Proietti per la regia di Neri Parenti.

Nel 2016 dirige "Se mi lasci non vale" che lo vede protagonista con Paolo Calabresi, Carlo Buccirosso, Tosca D'Aquino e Serena Autieri. Sempre nel corso del 2016 Vincenzo Salemme è protagonista del film "Prima di lunedì", recitando accanto a Fabio Troiano e Martina Stella. Nel 2017 partecipa al film drammatico "Il contagio" ed è protagonista di "Caccia al tesoro", diretto da Carlo Vanzina e con,tra gli altri, Carlo Buccirosso e Max Tortora. Nel 2018 dirige ed interpreta "Una festa esagerata", tratto dalla sua omonima commedia teatrale di successo del 2016.


L'onore perduto di Katharina Blum all'Eliseo

Un incrocio di quattro grandi vetrate contengono le quattro giornate di Carnevale del febbraio '74 a Colonia in cui si consuma la vicenda di Katharina. Vetrate di una casa, quella dell'avvocato Hubert  e dell'architetto Trude Blorna in cui la bella governante lavora da anni, con meticolosità e precisione, vetrate della dimora della madrina Else dove viene rapita dal fascino dell'uomo che la porterà alla rovina, vetrate di un commissariato dove verrà interrogata senza pietà, vetrate dove un colpo di pistola metterà fine alla cronaca giornalistica rovinosa che ha macchiato il suo onore.
L'onore perduto di Katharina Blum, la pièce adattata da Letizia Russo e che il regista Franco Però vuole fortemente portare sul palcoscenico dopo aver letto il romanzo del premio Nobel Heinric Böll da cui è tratta la storia, è attualissima anche se il suo autore la scrisse ai tempi in cui una notizia letta sul giornale avrebbe potuto condizionare un'esistenza, tempi come ricorda la Russo nelle note sull'adattamento in cui "la psicosi del terrorismo politico spaccava la Germania ancora divisa da un muro e la stampa consegnava spesso capri espiatori a un pubblico in cerca di emozioni torbide".
Katharina è una donna misteriosa e inaccessibile come le luci proiettate sulla sua figura. Ottima prova per la sua interprete Elena Radonicich che appare sul palcoscenico come un'eroina portando con se la tragicità di una storia che ha l'urgenza di essere raccontata. Straordinario Peppino Mazzotta nei panni di Hubert il datore di lavoro della governante, puntuale nei pagamenti, rispettoso eppure sedotto dal fascino irresistibile della signorina Blum. Carismatico Riccardo Maranzana nei panni del giornalista Werner, abile Emanuele Fortunati che per un improvviso impedimento di Francesco Migliaccio la sera della prima ha interpretato oltre al ruolo di Alois, anche quello del commissario capo Erwin.
Perfetta la regia di Però, le scene di Domenico Franchi e le luci di Pasquale Mari in grado di catturare l'animo dei personaggi ognuno a suo modo protagonista di questa storia senza tempo, dove non esistono vittime, né colpevoli, solo tutti vinti dal destino che avvolge le nostre esistenze.
Lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, dal Teatro Stabile di Napoli e dal Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Catania, dopo il debutto (22 ottobre 2019) Nazionale al Politeama Rossetti di Trieste, sarà all'Eliseo dal 3 al 15 dicembre 2019.

di Tania Croce

Quando c'erano Zuzzurro e Gaspare

Ho ritrovato la recensione de La cena dei cretini vista al Sala Umberto di Roma nella stagione teatrale 2012/2013 e la voglio ricordare qui su Pennadoro e dire che quello spettacolo fu bellissimo come tanti altri visti e apprezzati con questo duo comico eccezionale!

Stupido è chi lo stupido fa?
E allora perché non invitarlo alla cena dei cretini?
L’ottima trovata, forse un po’ maligna ma senza pensarci, proviene dall’editore francese interpretato da Nino Formicola, (noto al grande pubblico col nome d’arte di Gaspare), che nella pièce interpreta la parte di un editore impegnato nel mercato dei libri che ha perso di vista il valore dei sentimenti e probabilmente dell’onestà. Un fastidioso colpo della strega non impedirà al ricco editore Pierre d’incontrare la vittima - cretino di turno, nella cena organizzata dal gruppo di amici ricchi ogni mercoledì. François (Andrea Brambilla/Zuzzurro), citofona al campanello della ricca casa di Pierre dove succederà il finimondo, sua moglie Christine (Alessandra Schiavoni) è uscita per impiegare il tempo in cui il marito la trascura, trastullandosi a sua insaputa, con l’amante Marlene e le cene dei cretini.
L’abilissimo Andrea Brambilla, ingarbuglia inconsapevolmente la vita del suo nuovo amico e lo farà con la sua formidabile dialettica e quell’espressione ingenua e tonta eppure così efficace.
Tornano in scena due fantastici artisti, coinvolgenti e autentici, di quelli bravi veramente: Zuzzurro&Gaspare.

di Tania Croce

Tangenziale, invocando gli dei speranza e amore

Tangenziale attraversa un po' tutte le metropoli e intorno a questa lunga via ci sono milioni di storie da raccontare - spiega Romano Talevi - il suo autore, regista e attore nello spettacolo che torna al Teatro Lo Spazio fino a domenica 1 dicembre 2019. Romano interpreta un personaggio misterioso: Krapp, il quale percepisce tutte le anime che vagano in quest'universo e che gli ispirano delle canzoni che compone e che canta all'angolo di questa strada periferica, nel cuore della notte. La pièce si svolge in una notte dove Yasko Fujii, Rita Pasqualoni, Deborah Lozzo, Sabrina Floccari, Pierfrancesco Ceccanei, Cosmo Pastorello, Claudio Sgreccia, Paolo Bax e Romano Talevi, dialogano con se stessi attraverso il canto e gli strumenti musicali, rivolgendo la loro attenzione alla coscienza di cui veste i panni Franco Pistoni, comparendo attraverso delle proiezioni video, lontano eppure immerso in questo mondo notturno di anime e uomini vissuti e vivi.
E' uno spettacolo rock, uno show teatrale originale e seducente, con citazioni letterarie: Shakespeare in primis e richiami cinematografici di grande impatto. Le meravigliose melodie eseguite dal vivo, catturano il pubblico animandolo di speranze e il canto si trasforma in una preghiera collettiva e salvifica, come il teatro, il luogo dove le emozioni sono condivise e tangibili.
Ogni attore in scena è un musicista pieno di fantasie, angosce, ricordi e sogni.
In fondo "... noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra vita è circondata dal sogno" (William Shakespeare).

di Tania Croce
                                                       L'intervista a Romano Talevi



Così è se vi pare, regia di Francesco Giuffrè

A circa un secolo dalla sua stesura (1917) e dalla sua prima rappresentazione a Milano (Teatro Olimpia con la Compagnia di Virgilio Talli - 18 giugno 1918), torna al Teatro Ghione quella che il suo autore Luigi Pirandello definì "Parabola in tre atti" e in cui l'argomento è la verità cercata invano da tutti i personaggi, dall'inizio alla fine. La visione del regista Francesco Giuffrè è in due tempi e la verità s'insinua tra i personaggi della pièce attraverso un lampadario che ondeggia proiettando la sua luce sul tribunale che è venuto a crearsi nella casa di Lamberto Laudisi e della Signora Amalia, sua moglie e sorella di Laudisi, i quali si logorano nel tentativo di comprendere le dinamiche familiari dei nuovi arrivati: la Signora Frola e il Signor Ponza suo genero, che  ha sposato da sette anni la figlia di Frola, Giulia, segregata all'ultimo piano di un antico palazzo e di cui non si è mai visto il volto. Tra musiche seducenti e la scenografia curata nei minimi particolari, si svolge l'azione in cui tutti, nessuno escluso si arrovellano alla ricerca di una verità che non è solo la conoscenza dei fatti privati di una famiglia ma un assillo proprio dell'uomo. L'umorismo insito nella drammaturgia pirandelliana è affidato a Laudisi che emerge dalla corale insipienza. 
Il terremoto ha condotto il Signor Ponza e la Signora Frola nel paese dove il pettegolezzo è alimentato dalla presunta gelosia di Ponza, che costringe la Frola ad avere contatti con la figlia mediante un cestino che lei cala dalla finestra, con qualche bigliettino dentro. 
Fedele al testo e alla filosofia pirandelliana, Giuffrè mostra la fragilità dei personaggi vinti dalle umane passioni, siano esse la gelosia o la morbosità, una cosa è certa: l'unica verità di cui si ha la certezza, è quella che appare e il cast scelto per questo spettacolo ha sottolineato la bellezza della commedia tratta dalla novella "La Signora Frola e il Signor Ponza" che ha conquistato il pubblico da oltre un secolo.

Il cast:
RICCARDO POLIZZY CARBONELLI…………IL SIGNOR PONZA
MARINA LORENZI……………………………. LA SIGNORA FROLA
MARTINO DUANE……………………………..LAMBERTO LAUDISI
CATERINA GRAMAGLIA……………………..LA SIGNORA SIRELLI
RICCARDO BALLERINI……………………....IL CONSIGLIERE AGAZZI
ALESSANDRA SCIRDI………………………..AMALIA
MARIAL BAJMA RIVA………………………..DINA
MARCO USAI………………………………….IL PREFETTO
SCENE: FABIANA DE MARCO
COSTUMI: ANNA PORCELLI
MUSICHE: RAPHAEL BEAU
LUCI: LUCA PALMIERI
AIUTO REGIA: ILARIA SERRATO

Al Teatro Ghione di Roma da giovedì 28 novembre a domenica 8 dicembre 2019

di Tania Croce



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