VENERE E ADONE al Globe Theatre di Roma

Dal 29 Luglio al 2 Agosto 21.15

 

VENERE E ADONE

di

William Shakespeare

 

Regia Daniele Salvo

Traduzione e adattamento Daniele Salvo

 

Prodotto da Politeama s.r.l.

 

Venere e Adone di Shakespeare, fu composto nel 1593. E’ uno dei poemi più lunghi di William Shakespeare, costituito da 1194 versi e dedicato a Henry Wriothesly, terzo conte di Southampton, in cui il poeta descrive la poesia come "il primo erede della mia invenzione". La città è infestata dalla peste e deve chiudere i battenti di tutti i suoi teatri per evitare il diffondersi dell’epidemia. Shakespeare si ispira al decimo libro delle Metamorfosi di Ovidio e definisce Venere e Adone “il primo parto della mia fantasia”.

Quando l’amico di scuola di Shakespeare, Richard Field, pubblica “Venere e Adone” è, da subito, un grande successo. Si può affermare che sia stato il poema più popolare dell’età elisabettiana.  Tutti lo leggono. Tutti lo citano. Troviamo citazioni anche in altri poemi. Ci sono riferimenti ad esso anche in lavori di prosa. Ci sono scene, in alcune opere, in cui i personaggi parlano della lettura di “Venere e Adone”, dicono di averne una copia sotto il cuscino e di usarne le parole per sedurre le giovani donne.

Apprezzatissimo fra gentiluomini e cortigiani, in breve divenne una sorta di vademecum dell’amatore, ugualmente popolare nella biblioteca, nel boudoir e nel bordello.

Viene ristampato più e più volte. Field sembra abbia stampato 1000 copie della prima edizione.

Il poema è in egual misura comico, erotico e commovente: la Venere di Shakespeare è passionale, una dea innamorata e pazza di desiderio. Adone è un giovane bellissimo che le sfugge e preferisce i piaceri della caccia a quelli dell’amore, sia pur divino.

Nonostante gli abbracci, le carezze e gli avvertimenti della dea, il giovane parte per una battuta di caccia al cinghiale che lo azzanna provocandogli una mortale ferita all’inguine.  Venere accorre, ma è troppo tardi: non le resta che trasformare il sangue dell’amato esanime nei rossi fiori dell’anemone…

Ma da quel momento la Dea giura su quanto vi è di più sacro che mai più per i mortali l’amore sarà privo di ogni sorta di tormento e sofferenza.

L’esercizio della Poesia è una prova di resistenza alle difficoltà quotidiane e all’indifferenza degli uomini. Chi parla in Poesia spesso deve fare i conti con una società che non comprende un pensiero puro, sganciato dalle logiche commerciali o produttive ritenute così importanti ai nostri giorni. Le vicende dei giorni presenti paiono sottolineare l’inutilità della Poesia perché essa, di fronte alle epidemie, alle guerre, alle decapitazioni, al terrorismo, alle violenze inaudite, nulla può lenire e a troppi non dice nulla.  “La poesia è magnificamente superflua, come il dolore e troppo fragile in tempi di sopraffazione.” Ci sono uomini come William Shakespeare che hanno combattuto la superficialità, la stupidità, l’arbitrio e la violenza quotidiana, con la forza della Parola.    E di questa parola “luminosa” vogliamo godere, attraverso questo privilegio unico, sonoro e poetico, tentando di superare le assurdità della vita contemporanea.

Questo mondo di versi è distillato prezioso di poesia e altissima letteratura.

Il tentativo è quello di entrare direttamente nelle menti e nei cuori dei personaggi, nei loro desideri, nei loro affanni, nelle loro ansie e speranze disattese o soddisfatte.

L’equilibrio delicatissimo in cui si muovono tutte le figure del poema, compone un affresco di una potenza espressiva straordinaria.

La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo fittizio in cui l’emozione è bandita, al servizio di un intellettualismo sterile e desolante. I nostri occhi sono quotidianamente accecati da immagini provenienti dai media. La legge del mercato non perdona: si vendono cadaveri, posizioni sociali, incarichi pubblici, armi, sesso, infanzia, organi. Restiamo indifferenti. La dimensione borghese soffoca i nostri migliori istinti, la nostra sensibilità (che brutta parola oggi, considerata quasi scandalosa), la nostra sincerità e si porta via ogni forma di creatività, ogni volo, ogni fede.  La nostra dimensione irrazionale viene completamente annientata.

Il senso dell’affermazione dell’ Io divora i nostri giorni. L’arte è svuotata della sua dimensione spirituale: siamo in un momento di emergenza assoluta. Il vero virus è dentro le nostre anime. La cultura attraversa una crisi epocale : mancano la necessità, la fede, la fiducia in qualcosa di superiore, la luce di un angelo che possa elevare i nostri destini. Santa Teresa d’Avila scriveva “Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo”. Ma oggi il nostro corpo è divenuto merce, moneta di scambio, non più sede inviolabile della bellezza e dell’estasi. I media, persuasori occulti, agiscono sui nostri cuori e sulle nostre menti addomesticando anche gli spiriti più ribelli, sigillando gli occhi più attenti. La dimensione spirituale è irrimediabilmente perduta. Il senso del sacro è ormai sconosciuto. Siamo ormai definitivamente trasformati in consumatori e, nel medesimo istante, prodotti, sconvolti da una guerra mediatica senza precedenti nella storia. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, diciamo le stesse parole, abbiamo tutti le stesse esigenze, le stesse speranze, le stesse ansie, la stessa quotidianità fabbricata in serie.

Ci illudiamo di essere liberi.

I personaggi di Venere e Adone divengono testimonianze di un mondo perduto e dimenticato, un mondo cristallino, sospeso sul filo dell’orizzonte.

Il ‘900 ha razionalizzato irrimediabilmente le pulsioni dell’animo umano, le ha ingabbiate, catalogate ed educate. Shakespeare riesce ancora a comunicare in modo diretto, ”puro”; ci fa entrare nel vivo della disperazione, della rabbia, dell’amore, della dolcezza, della sensualità. Non descrive, non applica filtri letterari. Semplicemente “è”.

Shakespeare nostro contemporaneo. 

Quando i teatri riaprirono, Shakespeare fece tesoro di questo suo spericolato tuffo nelle insidie dell’amore e compose Romeo e Giulietta, simbolo di gioia e tormento per tutti gli innamorati dei secoli a venire.

                                                                                                                       Daniele Salvo


Interpreti

(in ordine alfabetico)

 

 

William Shakespeare                                  GIANLUIGI  FOGACCI

Venere                                                          MELANIA  GIGLIO

Adone                                                           RICCARDO  PARRAVICINI

 

Scene

FABIANA DI MARCO

 

Costumi

DANIELE GELSI

 

Musiche originali

PATRIZIO MARIA D’ARTISTA

 

Assistente alla Regia

ALESSANDRO GUERRA

 

Direzione tecnica

STEFANO CIANFICHI

 

Light Designer

UMILE VAINIERI

 

Sound Engineer

DANIELE PATRIARCA


Carlo Verdone al CINEVILLAGE


IL PRIMO WEEKEND DEL CINEVILLAGE TALENTI SI APRE CON CARLO VERDONE E UN OMAGGIO AL MAESTRO ENNIO MORRICONE.
 
Al via la II edizione del “Cinevillage Talenti”, progetto di Cinema, Cultura ed Intrattenimento organizzato da ANEC-AGIS, che torna a proporre anche quest’anno, nella cornice verde del Parco Talenti, una fitta programmazione di film, incontri letterari, eventi sportivi e sulla scienza, fino a fine Settembre. L’evento è organizzato da AGIS Lazio Srl, in collaborazione con ANEC Lazio, e patrocinato da Confcommercio, il Municipio Roma III, in collaborazione con CONI Lazio e con il supporto di CNB Comunicazione e Impreme Spa. Quest’anno il Progetto “CineVillage Talenti” si avvale della collaborazione dell’Accademia del Cinema italiano – Premi David di Donatello, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Moviement Village”, per il rilancio del Cinema. Il Progetto “CineVillage Talenti” è risultato vincitore dell'Avviso Pubblico ESTATE ROMANA 2020-2021-2022 e fa parte di ROMARAMA 2020, il palinsesto culturale promosso da Roma Capitale. Il primo Evento Speciale della rassegna estiva è stato l’atteso appuntamento con un regista simbolo della romanità, Carlo Verdone, che ha incontrato il pubblico venerdì 24 Luglio, in una serata inaugurale dedicata al grande Maestro Ennio Morricone, recentemente scomparso, pluripremiato compositore di tante fra le più emozionanti musiche del Cinema italiano. Ed è proprio in onore di questo speciale connubio tra Cinema e Musica, che il regista e attore Carlo Verdone è intervenuto sul palco, per presentare, insieme al Vice Presidente di ANEC Lazio Leandro Pesci, al Presidente del Municipio III Giovanni Caudo, all’Assessore alla Cultura, Christian Raimo e al critico cinematografico Mario Sesti, il suo primo film da regista, ormai divenuto un cult, UN SACCO BELLO, le cui musiche sono state composte dal Maestro Morricone. La serata è stata anticipata da un incontro organizzato dal Presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, per omaggiare Carlo Verdone a distanza di quarant’ anni, nella famosa location del Palo della Morte, luogo simbolo del film, rimasto nella memoria collettiva, in cui si danno appuntamento i due personaggi, Enzo e Sergio, prima di partire per Cracovia. In questa occasione è stata consegnata una targa commemorativa all’attore e regista Carlo Verdone, alla presenza di tantissimi fan e giornalisti. Alla domanda se oggi si potesse rifare un film come UN SACCO BELLO , Carlo Verdone ha risposto: “No, non si può rifare, ci vorrebbe un altro che riuscisse ad intercettare l’umore, l’ironia dell’oggi e tirar fuori l’anima del periodo che stiamo vivendo, impresa ardua, perché c’è una grande omologazione, mentre all’epoca la periferia generava qualche personaggio incredibile, straordinario, come quelli dei miei primi film, ed era molto creativa nell’invenzione, nel linguaggio, nelle storie raccontate. Questi personaggi rappresentano il riscatto dell’emarginazione, che ho cercato di tradurre con i miei film. Spero di avervi fatto fare un tuffo nel tempo. Il film anche oggi riceve successo perché vogliamo bene a questa città e perché è un film comico, ma anche malinconico, ricco di una poesia vera di un osservatore, di un pedinatore di romani”.



Branchetti riparte con entusiasmo nonostante una crisi senza precedenti

L'autore, attore e regista Francesco Branchetti, mi ha parlato dei progetti sospesi in piena
pandemia, credendo nella necessità di una rieducazione ai buoni sentimenti
I teatri sono stati chiusi tutti per colpa del distanziamento sociale ma vuole parlarmi dei suoi impegni per ripartire con il solito entusiasmo.

L'intervista di Tania Croce

La riapertura del 15 giugno ha dato speranza e vita a nuovi progetti e a quelli sospesi come i tuoi
spettacoli in cartellone.
Mi vuoi illustrare gli spettacoli che torneranno in scena nella prossima stagione teatrale?

Nella prossima stagione teatrale torneranno in scena due miei spettacoli Parlami d' amore con
Nathalie Caldonazzo e Un grande Grido d'amore di Josiane Balasko che hanno debuttato in
questa stagione e inoltre debutterà un altro mio spettacolo: Una stanza al buio con Alessia
Fabiani ad ottobre e sarà in tournée fino a febbraio. Spero proprio che riusciremo a recuperare con
tutti gli spettacoli le date che abbiamo perso in questa stagione e sono fiducioso che sarà così.


Cosa pensi della riapertura dei teatri, cosa accadrà?


Credo che la situazione sarà molto difficile soprattutto per i teatri ma anche per le compagnie che
hanno subito danni fortissimi da questa situazione e mi auguro soprattutto che il pubblico torni a
teatro dopo questa sospensione ed in una situazione sicuramente diversa dalla normalità,
comunque sono fiducioso e soprattutto ho fiducia in chi sta ricominciando, parlo dei teatranti, con
grandi sacrifici e soprattutto tanta volontà e passione.


Credi sia il caso di chiedere aiuto al Governo come tanti credono? 

Credo che senz'altro sia importante l'aiuto da parte del Governo e che vada chiesto ma credo che
soprattutto sarà necessario rimboccarsi le maniche e impegnarsi al massimo per ricominciare
contando soprattutto sulle nostre forze poi se l'aiuto del Governo arriverà tanto meglio.


Cosa dovrebbe cambiare nella gestione dei teatri?

Credo che chi gestisce un teatro dovrebbe avere un aiuto maggiore da parte delle istituzioni a
livello nazionale ma anche da parte di quelle locali e territoriali.


Cosa speri e cosa temi?


Spero di tornare a vedere il teatro al centro della vita del cittadino, vorrei che tornasse ad
essere un appuntamento costante nella vita di tutti e non un qualcosa per appassionati o saltuari
spettatori. Quello che temo purtroppo nella situazione attuale è che molti teatri e compagnie
purtroppo non riescano a farcela e a rimanere in piedi in questa crisi senza precedenti.


Cos'è per Massimo Wertmuller il teatro, il rispetto per la natura e per la vita

La pandemia, il lockdown, i mesi di isolamento domestico sono stati un bel modo per scoprire e riscoprire tanti film con l'attore e regista Massimo Wertmuller, un artista e uomo pieno di umanità e rispetto per il genere umano, cosa rarissima oggi. Ho seguito le sue riflessioni nel luogo dove oggi circolano le notizie: i social. Ed è lì che si è svelato un aspetto che spesso il cinema non mostra: l'essenza dell'artista. Così ho pensato d'intervistare Massimo per il piacere di condividere il suo pensiero e di conoscere cose che non so.

Intervista di Tania Croce

Ho seguito sui social in questi mesi assurdi, i tuoi propositi ambientalisti, i moniti, le preghiere, le speranze rivolte agli uomini per creare insieme un mondo più pulito, con meno ciccia e più contenuti.
Sei un attore anzi, una colonna portante del cinema e del teatro italiano.
Cosa ne pensi di un teatro 'verde', un teatro che sia per tutti ma non da calpestare e distruggere come accade per il mondo che ci ha ospitato, ma fatto per essere rigenerante, come in fondo il teatro stesso dovrebbe essere con la sua catarsi purificatrice. Ti piacerebbe un teatro simile sia nella forma che nel contenuto?

Non so quanto il teatro possa cambiare il mondo, ma lo rappresenta senz’altro. E, soprattutto in questo senso, credo debba avere una funzione, un messaggio (parola tanto odiata, ma non da me), una riflessione da consegnare. E questo lo penso di tutta l’arte. Ho sempre amato di più quelli che raccontando, componendo, persino scolpendo, offrissero un punto di vista, un pensiero utile. Con questo non voglio dire che si debba criminalizzare la goliardia, la produzione fine a se’ stessa. Cosa questa che, però, secondo me, è riuscita bene solo a grandi maestri, ed è diventata arte, geni come Charlot, Tati o Totò. Dico solo che chi fa arte impegnata nel sociale a me, nel mio piccolo, piace di più. Se penso al cinema, e penso a Scola, Magni, Lina Wertmuller, che hanno fatto ridere pur essendo politici, oppure a Rosi, a Petri, a Germi, a tanti altri che hanno fatto dell’impegno la loro ispirazione, mi spiego meglio. In questo senso non c’è dubbio che i  temi dell’ambientalismo, dell’ecologia, dell’economia verde, siano i temi davvero più urgenti, più necessari. Questo senz’altro nella vita pubblica, ma se sapessi scrivere scriverei per il teatro solo lavori che parlano di questo. Che parlano di animali, Natura, vita e valori sani.

Come immagini lo spettacolo dal vivo nei prossimi mesi nel pieno rispetto del distanziamento sociale, utopistico o possibile con tanta buona volontà da parte degli addetti ai lavori e del pubblico, disabituato al rispetto e con il cellulare costantemente acceso durante le repliche?

Mah, vedo tanta maleducazione civica anche lontano da una platea. 

Hai perfettamente ragione!

Il buonsenso di dire che oggi non serve (più) terrorismo e disfattismo viene minacciato da continue sfide idiote e incivili al virus. E da arrivi dall’estero di comitive di positivi che potrebbero far chiudere di nuovo tutto. I numeri ancora incoraggiano a vedere la cosa diversamente rispetto a due mesi fa quando il virus uccideva di più e veniva curato male, e i virologi che invitano alla speranza lo fanno solo perché si basano su questi numeri, ma se andiamo avanti così, con le spiagge piene di gente a contatto di gomito senza mascherina, non sarà stata certo colpa del buonsenso o di quei virologi positivisti se si avrà un ritorno preoccupante del virus. In questo senso, però, io trovo che l’investimento nell’unica attività possibile come appunto è lo spettacolo all’aperto, sia stato molto insufficiente. Questo modo di fare teatro poteva essere il primo, più forte, chiaro modo anche per riavvicinare il pubblico alla sala. La paura di un pubblico che già era difficile prima del virus portare a teatro, infatti, resta uno dei grandi nemici della ripresa del teatro. Ma non ho visto tutte queste attività estive. E nemmeno tutto questo aiuto istituzionale a realizzarle. Il famoso bando, secondo me, non deve mai significare paralisi o difficoltà. Sennò meglio un solo competente che sceglie secondo i suoi gusti, assumendosene la responsabilità, ma che fa vivere un indotto o una comunità, come accadde con Nicolini, Borgna, Calicchia per le Estati Romane.

Questa pandemia è stata educativa oppure no?

Purtroppo poteva, uso l’imperfetto perché non sono ottimista, poteva essere una grande occasione per ripensare tante cose. Non solo il nostro rapporto con la Natura, l’ambiente e i suoi abitanti, ma per esempio il nostro rapporto col denaro. Ormai è chiaro a tutti che il capitalismo sfrenato dell’usa e getta che hanno creato, questo capitalismo delle banche e dei titoli di borsa, ha distrutto tutto. E sta ancora distruggendo tutto. In suo nome si buttano pure bombe persino sui bambini, e si sostengono mercati che stanno distruggendo il pianeta, oltre che, in modo orribile, strappando vite di esseri senzienti, indifesi e innocenti, magari cuccioli, per un falso rito, per un menù o per una ricerca fallace. Sappiamo poi che dalla sbagliata abitudine alimentare del mangiare animali è partito questo virus, e partirono altri seri virus come l’ebola, la sars, la mucca pazza. E il mercato molesto e lugubre della carne è diventato il maggior agente inquinante del pianeta, con l’inquinamento atmosferico che è il più grande complice di questo virus, oltre che la minaccia più grossa alla nostra vita. Questo paese , ma anche il mondo, da oggi, non da domani, avrebbe bisogno di più cultura, di più senso e partecipazione civica, meno attenta al proprio ombelico e più alla comunità, avrebbe bisogno di più empatia, avrebbe bisogno proprio di tornare indietro ma non come politiche, leggi o misure, ma come valori veri, fino forse a quelli agricoli, originari, per ritrovare la qualità della vita, e anche per sopravvivere, se non è già troppo tardi… avrebbe bisogno di tutto questo, e di più attenzione e disciplina e meno di provocazioni e provocatori, per dire. Ma si vedono forse tutte queste cose? Anche solo a livello embrionale?

Parlami dei tuoi prossimo progetti

Stiamo preparando io, Anna Ferruzzo e il maestro Pino Cangialosi una piccola tournée con la nostra emozionante “Iliade” tratta dal libro di Alessandro Baricco. Donne e uomini reali, semplici, travolti dalla paura, dalla morte, dalla tragedia.

Se dovessi definire il teatro, cosa diresti

Forse in qualche maniera l’ho già detto prima, e mi scuso se l’ho fatto, ma da sempre il teatro per me è uno specchio dei tempi. E resta la forma di linguaggio più insostituibile. Per sempre, credo, esisterà questa forma di comunicazione tra una signora o un signore che raccontano una storia e una signora o un signore che l’ascoltano. Quarta parete o no, questo è un piccolo rito, anche un po’ magico, che si tramanderà nel tempo. Certo, in questo senso, io considero la scrittura un momento sacro. Per me chi sa scrivere detiene un regalo della natura. E lo scrittore è il vero deus ex machina, il creatore di tutto l’evento teatrale, cinematografico, letterario o artistico. Ma, anche qui, mi dispiace di dover dire che non vedo tutto questo investimento istituzionale nella nuova drammaturgia. Del resto, questo paese del Rinascimento, di Leonardo Da Vinci, di Michelangelo, di Caravaggio, di De Sica, di De Filippo, di Pirandello, di Dante Alighieri, e di tanti e tanti altri, non mi pare che si adoperi così tanto per la cultura in genere. Sua vera prima, invece, grande ricchezza e indotto di lavoro… Se è per questo, abbiamo saputo, in questi tempi di coronavirus, dalla viva voce, anzi purtroppo più dai silenzi, delle istituzioni, di non essere poi così importanti per la comunità. Anche se in quarantena l’attività più frequentata era proprio quella di vedere in televisione teatro e cinema, e di leggere libri…

Nel ringraziare Massimo per queste belle e preziose parole, vorrei ricordare il meraviglioso spettacolo teatrale che è tra i più belli del 2019 nella mia personale classifica: La Gente di Cerami con Anna Ferruzzo di cui riporto la recensione: https://www.pennadoroteatro.com/2019/03/la-gente-di-cerami.html 

foto di Giovanni Canitano

Bus T è il teatro a cielo aperto di Daniele Coscarella. L'intervista

Il teatro con l'inattesa presenza del Covid19 è una scommessa, un atto quanto mai coraggioso e arduo per gli artisti di tutto il mondo.
C'è una città italiana amatissima dai turisti e dimenticata dai suoi stessi abitanti che hanno bisogno di riscoprirla. Questa città è Roma. Ci ha pensato Daniele Coscarella e "gli ospiti" di Monolocale a ridare luce alla Capitale deserta e silenziosa con un'idea geniale che scopriremo insieme in quest'intervista.

L'intervista di Tania Croce

Bus T è il vostro teatro a cielo aperto che ha come scenario la Capitale.
Lo straordinario appuntamento organizzato da Roma Open Bus e Monolocale, di cui sei fondatore e direttore artistico, unisce il viaggio alla scoperta delle bellezze storiche e archeologiche di Roma e lo spettacolo degli artisti che intratterranno gli ospiti durante il viaggio.
Per rispettare le norme di sicurezza e il distanziamento sociale, è indispensabile la prenotazione sul sito: 
Come ti è venuta quest' originale idea nei tempi in cui c'è carenza di turisti a Roma e si sta uscendo da un lockdown estenuante e doloroso? 

Cercavamo un'idea che fosse un'alternativa al nostro format teatrale, per non perdere il lavoro di questi 5 anni e per non arrendersi all'evidenza di un'estate drammatica da un punto di vista artistico. Fare teatro di prosa o commedie con la classica platea in questo momento è molto difficile, si rischia di scadere nel ridicolo, ci sono troppe controindicazioni e manca spesso la natura principale che è la relazione attore/pubblico. Abbiamo quindi pensato di incontrare il pubblico in un altro luogo, dove il teatro fosse la  strada, creando azione negli ambienti rionali della città, nei vicoli, nella piazze, in un condominio. Era fatta! Luoghi adatti dove fare teatro e creare empatia con il pubblico. Ambientare storie con lo scenario più bello del mondo che è Roma e il pubblico ,ritrovare il feeling con la propria città. 

Oltre ai romani desiderosi di riscoprire la propria città, hanno prenotato anche turisti stranieri? 

Purtroppo in questo momento i turisti scarseggiano, molti alberghi sono ancora chiusi e il centro è vuoto. Pochi lo dicono ma la verità è che anche gli italiani hanno ancora un po' paura... Noi resistiamo perché il nostro pubblico che ci conosce, è affezionato e percepisce lo sforzo per ricostruire un progetto teatrale attraverso un'altra idea. In fondo Monolocale è una specie di casa dove il pubblico è protagonista della serata, noi li chiamiamo i nostri inquilini perché si crea un rapporto molto bello e intimo. 

Quando è iniziata quest'avventura e fino a quando sarà possibile girare per Roma insieme a voi? 

Siamo partiti il 3 Luglio con i Monopattini dall'Aventino e il 9 con Bus T il nostro Bus teatrale. Andremo aventi tutta l'estate, ci fermiamo solo a Ferragosto. 

Mi piace pensare che da questa esperienza trarrete materiale per un libro o spettacoli nei teatri che hanno dovuto chiudere e che ce la stanno mettendo tutta per riaprire. Me ne vuoi parlare? 

Beh stiamo vivendo esperienze diverse e molto nutrienti da un punto creativo. La cosa bella di Monolocale è la contaminazione, siamo una piccola compagnia con stili e dinamiche diverse, quindi quando stiamo molto insieme come in questo periodo, succedono sempre cose belle.  L'idea del libro è legata al blog sul sito: il lunedì dell'inquilino, ora in pausa estiva ma a Settembre riprenderà come la SitCom di Andrea Zanacchi, la webnovellas di Alessandra Merico e le canzoni di quartiere di David Marzi. Siamo legati alle storie, facciamo spesso monologhi che raccontano il presente, tutto quello che vediamo e incontriamo è materiale per la scrittura. Stiamo pensando ad uno spettacolo invernale sempre in stile Monolocale e urbano sullo stile di M'atti D'amore nato 7 anni fa. Ma dobbiamo aspettare la riapertura vera del Teatro... non quella del 15 Giugno. I teatri privati, cioè la stragrande maggioranza del teatro italiano, stanno vivendo una crisi epica, se non succede nulla, molti non riapriranno a Settembre. In questo momento poi soffriamo tutti, piccoli e grandi, ognuno ha le sue problematiche. Auspichiamo un intervento del governo per favorire un aggiornamento del decreto antiCovid o comunque un messaggio chiarificatore, altrimenti in questo stato di confusione, le imprese teatrali rischiano il fallimento! 

Cosa ti emoziona di più in quest'esperienza e quale messaggio vuoi trasmettere? 

Mi emoziona il teatro di strada, sembra banale ma è così. Per teatro di strada intendo non solo quello fatto di clownerie e magiche acrobazie, ma anche quello estemporaneo che nasce per caso quando meno te l'aspetti. Qualche settimana fa durante un matrimonio improvvisato all'Aventino, due signori anziani prima ci hanno osservato e poi ad un certo punto un pò preoccupati: "Dovete credere all'amore anche se adesso vi sembra tutto così difficile e impossibile, noi ci amiamo da 50 anni!".  
Ma ne potrei raccontare tante accadute in questi giorni...
Mi piace l'idea di riportare il pubblico ad essere curioso della propria città, poterla vivere senza odiarla e maltrattarla, conoscere le storie dei quartieri... Vorrei ringraziare Dario Tacconelli, Emanuela Panatta e Pascal La Delfa per il loro prezioso contributo.

"Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita."


 
 

CINEVILLAGE Talenti la conferenza stampa il 21 luglio 2020

Martedi 21 Luglio - Ore 12:30 ANEC Nazionale - Largo Italo Gemini n. 1, SALA A

 

Interverranno:

 

Presidente di ANEC Lazio

Piera Bernaschi

 

Vicesindaco di Roma Capitale con delega alla Crescita Culturale

Luca Bergamo

 

Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio

Albino Ruberti

 

Presidente Comm. Cultura Turismo di Roma Capitale

Carola Penna

 

Presidente Municipio III

Giovanni Caudo

 

 

Responsabile Comunicazione Progetto CONI e Regione, Compagni di Sport

Federico Pasquali

 

Responsabile Progetto Scienza Insieme CNR

Dott.ssa Ceccarelli

 

Responsabile Libri in Movimento

Claudio Giustini

 

Presidente Impreme Spa

Barbara Mezzaroma


 

 

Seguirà buffet


LIVE MUSEUM, LIVE CHANGE AI MERCATI DI TRAIANO

Il 16 luglio ultimo appuntamento ai Mercati di Traiano
apertura straordinaria con gli Atelier di artisti e designer

LIVE MUSEUM, LIVE CHANGE si svolge nell’ambito dell’Avviso Atelier Arte Bellezza Cultura della Regione Lazio (P.O.R. FESR Lazio 2014/2020 azione 3.3.1b)
intervento realizzato da PAV
grazie alla collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Live Museum Live Change accoglie ancora una volta il pubblico nei Mercati di Traiano: nel pomeriggio del 16 luglio, ultimo appuntamento con le storie, le visioni e le rinnovate stratificazioni di senso degli artisti e dei designer chiamati a relazionarsi con un monumento in continua trasformazione. 

Gli artisti Claudio BeorchiaCorrado Chiatti e Mattia Pellegrini, insieme ai designer Maria Diana e Manufatto, e con l’illustratrice Valenzia Lafratta saranno negli spazi dei Mercati di Traiano con i loro interventi. L’evento del 16 luglio chiuderà gli appuntamenti di Live Museum Live Change, progetto di PAV, realizzato nell’ambito dell’Avviso Atelier Arte Bellezza Cultura della Regione Lazio (P.O.R. FESR Lazio 2014/2020 azione 3.3.1b), grazie alla collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Claudio Beorchia protagonista dell’ultimo atelier d’artista

Con “IV S·· L’unico difetto è la mia assenza” Beorchia ha raccolto i commenti che i visitatori dei Mercati di Traiano affidano al web per scoprire il segno che il Museo lascia in chi attraversa i suoi spazi. L’artista ha organizzato le parole in un database, le ha rielaborate e scomposte seguendo pattern semantici, ricorrenze e affinità, infine le ha combinate in un poemetto che racconta l’esperienza corale di una visita ai Mercati. Il suo lavoro prende la forma di componimenti poetici e si declina in diversi artefatti: un libro, cartoline e stendardi che ritornano negli spazi dei Mercati di Traiano e saranno presentati il 16 luglio. 

Corrado Chiatti e Mattia Pellegrini presentano il video “Dissezione Traiano”

Nel pomeriggio sarà presentato il video “Dissezione Traiano”, uno studio poetico sull’abitare momentaneo collettivo. Nel corso degli incontri del laboratorio teatrale, svolto dalla compagnia dei Nontantoprecisi nei Mercati di Traiano nel corso del mese di giugno, Chiatti e Pellegrini hanno catturato la relazione tra gli attori e lo spazio: piccoli spostamenti, brevi moti di sguardo di individui che si fanno statue sensibili. Il video è anche una riflessione sulla materia di cui è fatto un luogo, sulla sua memoria e i suoi misteri e sulle possibili relazioni con i corpi, che marcano nuove tracce e segnano un passaggio, anche impercettibile, nella storia.

Il lavoro dei designer

Il 16 luglio il Piccolo Emiciclo si arricchisce di una teca, al suo interno gli oggetti realizzati dai designer coinvolti da Live Museum Live Change, piccole creazioni ispirate ai Mercati di Traiano e alla sua stratificazione di forme e significati. “Mercati di Traiano_Capsule Collection” di Maria Diana è un insieme di spilla, ciondolo e orecchini in bronzo, argento e porcellana incisa con le mappe di alcuni luoghi simbolo di Roma - piazza Venezia, piazza del Popolo, Castel Sant’Angelo - che come i Mercati sono stati importanti spazi di aggregazione, di socialità, di riunione. L’omaggio ai Mercati di Traiano è anche nel bianco della porcellana, che richiama i marmi romani, e nella forma scelta da Maria Diana, un emiciclo come la pianta del complesso monumentale. “TITANI” di Davide Gallina e Ilaria Aprile, del design studio Manufatto, è un set di quattro pestelli da cucina – CEO, lo sbriciolatore; CRIO, lo sminuzzatore; GIAPETO, il pestatore e IPERIONE, lo schiacciatore - piccole colonne in marmo che offrono diversi gradi di triturazione del cibo. L’idea nasce dall’osservazione dei Mercati di Traiano, un luogo dove il tempo e l’intervento umano frammentano i marmi in elementi di diverse dimensioni, da grandi a molto piccoli. 

Nella forma del libro: i Taccuini Botanici di Gaia Bellini e le vedute di Valenzia Lafratta

Nello spazio sarà possibile anche vedere i “Taccuini Botanici” dell’artista Gaia Bellini – che ha raccolto e identificato le piante che crescono tra le rovine dei Mercati di Traiano (cappero, papavero, sambuco, ecc.) e, con un lento processo di stampa vegetale ed estrazione del colore, ha fermato su tela un inventario delle tracce e delle cromie dello strato botanico che si aggrappa ai resti antichi - e le vedute dell’illustratrice Valenzia Lafratta, che restituisce graficamente la bellezza dei Mercati in una lunga striscia di carta che, ripiegata a fisarmonica, assume la forma di un libro e offre una visione d'insieme che si compone di dodici scorci, in sequenza arbitraria, per dodici momenti che raccontano la percezione personale del luogo, il senso di vertigine e l'emozione vissuti a Traiano. Valenzia Lafratta ha anche coinvolto, nel mese di luglio, alcuni studenti del corso di Illustrazione e Animazione di IED Roma in un laboratorio di disegno dal vivo negli spazi immensi e suggestivi dei Mercati, per indagare architetture, scorci prospettici, giochi di luci e ombre che obbligano lo sguardo a muoversi in direzioni e profondità inesplorate.

Tornano le “Presenze” di Raffaele Fiorella

Dopo l’atelier di ottobre, negli spazi dei Mercati di Traiano tornano le “Presenze” di Raffaele Fiorella: sedute, distese, in piedi, in posa, sono piccole sculture in argilla cruda e terracotta incastonate nella materia del Museo e nella sua attuale stratificazione. Personaggi di fantasia creati per raccontare l’universo umano che ha attraversato e abitato i Mercati nei diversi momenti della sua storia. 

I video degli Atelier

Il percorso di Live Museum Live Change volge al termine, ma restano visibili i video che documentano gli Atelier d’artista che nel corso dei mesi si sono avvicendati nei Mercati di Traiano: “Le voci di dentro” di Iginio De Luca, “Permesso di sosta e fermata” di Sonia Andresano, “Taccuini Botanici” di Gaia Bellini e “Il peso dell’effimera eternità” di Fabio Pennacchia.

Per lo sviluppo delle attività Live Museum, Live Change PAV si avvale del network costruito con ECCOM-Idee per la Cultura, Melting Pro e Visivalab.

Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it Marta Volterra marta.volterra@hf4.it 3409690012




Stagione 2020/2021 del Teatro Quirino presentata il 14 luglio 2020


   STAGIONE 2020/2021


22 dicembre 10 gennaio
EMILIO SOLFRIZZI
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière
costumi Santuzza Calì
adattamento e regia GUGLIELMO FERRO




12.17 gennaio
MARIANGELA D’ABBRACCIO
DANIELE PECCI

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO
di Tennessee Williams
traduzione di Masolino D’Amico
regia e scene PIER LUIGI PIZZI
(recupero stagione 2019/2020)




19.31 gennaio
PIPPO PATTAVINA
MARIANELLA BARGILLI

UNO, NESSUNO E CENTOMILA
di Luigi Pirandello
regia ANTONELLO CAPODICI




2.7 febbraio
GIUSEPPE CEDERNA VANESSA GRAVINA ROBERTO VALERIO
TARTUFO
di Molière
traduzione di Cesare Garboli
adattamento e regia ROBERTO VALERIO




9.14 febbraio
ENRICO GUARNERI
L'ARIA DEL CONTINENTE
di Nino Martoglio
regia ENRICO GUARNERI




16.21 febbraio
MANUELA MANDRACCHIA GIOVANNI CRIPPA
LA PAZZA DI CHAILLOT
di Jean Giraudoux
adattamento Letizia Russo
regia FRANCO PERÒ




23.28 febbraio
ELISABETTA POZZI
TROIANE
di Euripide
adattamento di Angela Demattè
regia ANDREA CHIODI




2.14 marzo
GEPPY GLEIJESES MAURIZIO MICHELI LUCIA POLI
SERVO DI SCENA
di Ronald Harwood
traduzione Masolino D’Amico
regia GUGLIELMO FERRO




16.28 marzo
ANTONIO CATANIA GIANLUCA RAMAZZOTTI
con PAOLA QUATTRINI

SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA
di Ray Cooney
versione italiana Iaia Fiastri
regia originale PIETRO GARINEI
nuova messa in scena LUIGI RUSSO



30 marzo 4 aprile
  PAOLO BONACELLI MARILÙ PRATI 
PROCESSO A GESÙ
di Diego Fabbri
regia GEPPY GLEIJESES
(recupero stagione 2019/2020)



6.11 aprile
MARCO PAOLINI
NEL TEMPO DEGLI DEI
il calzolaio di Ulisse
di Marco Paolini e Francesco Niccolini
regia GABRIELE VACIS



13.18 aprile
CLAUDIO CASADIO ANDREA PAOLOTTI BRENNO PLACIDO
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
regia GIUSEPPE MARINI
(recupero stagione 2019/2020)



20 aprile 2 maggio
ALESSANDRO HABER
ALVIA REALE

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
di Arthur Miller
traduzione Masolino D’Amico
regia LEO MUSCATO



4.9 maggio
LEO GULLOTTA
BARTLEBY LO SCRIVANO
di Francesco Niccolini
liberamente ispirato al racconto di Herman Melville
regia EMANUELE GAMBA
(recupero stagione 2019/2020)



11.23 maggio
GABRIELE LAVIA FEDERICA DI MARTINO
LE LEGGI DELLA GRAVITA’
dal romanzo di Jean Teulé “Les lois de la gravité”
adattamento e regia GABRIELE LAVIA



25.30 maggio
MUSICANTI
Pino Daniele in musical
una commedia con le canzoni di Pino Daniele scritta da Urbano Lione e Alessandra Della Guardia
con la partecipazione straordinaria e la regia di MAURIZIO CASAGRANDE


www.teatroquirino.it











Musica empatica e senza tempo. Il dono di Ennio Morricone

Lo ricordo seduto nel posto accanto al mio in una poltrona del teatro Sala Umberto di Roma, taciturno, concentratissimo e assorto. 
Ho immaginato le emozioni nella sua mente, inespresse, custodite al sicuro per essere poi trasformate in musica. 
E' stata questa la missione del compositore e arrangiatore italiano e di fama mondiale che oggi ci ha lasciato, il cui nome trasferisce nella nostra memoria le immagini vive e autentiche dei film riconoscibili attraverso quei violini in grado di produrre melodie empatiche e immense, come le colonne sonore tra le più belle di tutti i tempi. 
Ne ha scritte per 500 film e come per incanto queste eccelse colonne sonore hanno reso quei film dei capolavori. Non solo i western dell'amico e collega Sergio Leone ma anche Un Sacco Bello reca l'impronta musicale di Morricone e i successi estivi di Vianello e pezzi come Sapore di sale di Gino Paoli, Il mondo di Jimmy Fontana e Se telefonando reso noto da Mina. Il tuo dono è una musica empatica e senza tempo. Grazie Ennio.

Santa Severa: il Castello diventa un set cinematografico con “Shooting in The Castle"

Dal 22 al 27 giugno il Castello di Santa Severa, spazio della Regione Lazio gestito da LAZIOcrea in collaborazione il Comune di Santa Marinella e Coopculture, riparte dopo il loockdown con il progetto “Shooting in the Castle”, prodotto da “Le Chat Noir” nell'ambito dell'iniziativa “Itinerario giovani” con la creazione di due cortometraggi da realizzarsi interamente all'interno degli spazi del suggestivo maniero. Dodici giovani attori under30 avranno la possibilità di affinare le loro conoscenze sul Cinema, dalla sceneggiatura al montaggio, realizzando interamente due prodotti audiovisivi all'interno dei suggestivi ambienti del “castello baciato dal mare”.

A coordinarli, in veste di sceneggiatore e regista, Daniele Esposito, vincitore di premi nazionali e internazionali con la sceneggiatura del lungometraggio di animazione “A Little Bullet” e regista, tra i numerosi lavori, della serie “Super Italian Family”, vincitrice del Roma Web Fest nella sezione “Comedy”. Ad affiancarlo in veste di acting coach, autrice e regista, la giovane attrice Annabella Calabrese, anch'essa ideatrice del progetto e tra i protagonisti del film “Un nemico che ti vuole bene” di Denis Rabaglia, nonché vincitrice del bando “contributi selettivi per la scrittura di sceneggiature” del Mibact con il progetto di serie tv “Dreamland”.

Rita Forzano, inoltre, una delle più importanti direttrici del Casting italiane e interprete di moltissimi film per la regia di Rossellini, Steno, Rosi e Salce, sarà ospite d'eccezione nell'organico dei docenti che affiancheranno nel loro processo creativo i dodici giovani attori, selezionati tra centinaia di richieste pervenute.

A completare il corpo docenti Tommaso Busiello, attore e Casting Director, Andrea Zuliani, regista del corto “Per Anna” in finale ai David di Donatello, Matteo Botticelli, fonico di presa diretta e sound designer, Fabrizio Gnoni, direttore della fotografia e Valentina Calabrese, assistente di produzione.

“Shooting in the Castle” è parte del programma di valorizzazione del Castello di Santa Severa come centro di Posta giovanile nell’ambito del progetto “Itinerario Giovani” finanziato dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la Gioventù. L’evento è prodotto e organizzato da Le Chat Noir, una realtà giovane ma estremamente produttiva, che nel giro di pochi anni ha prodotto spettacoli di successo (“Ctrl z – Indietro di una mossa”, vincitore del premio “Teatro de' Servi” al Roma Comic Off 2019, “Shakespeare in wine”, “Le fiabe del Castello”, etc.) e interessanti prodotti audiovisivi (“La promessa”, cortometraggio diretto da Daniele Esposito, la web serie “Resto a casa con le fiabe”, etc.).

La Masterclass si concluderà alle ore 18.30 di sabato 27 Giugno nella splendida “Sala Nostromo” del Castello, con la proiezione dei cortometraggi realizzati e con un talk con la Casting Director e attrice Rita Forzano, che insieme a Tommaso Busiello risponderà a tutti i dubbi e alle domande sulla loro professione e sul mondo del Cinema e della Tv. Arricchirà l'evento finale la proiezione dei cortometraggi “La Promessa”, diretto da Daniele Esposito e di “Per Anna”, diretto da Andrea Zuliani.

L'evento finale sarà accessibile su prenotazione obbligatoria inviando una mail a lechatnoirproduzioni@gmail.com sarà possibile assistere all’evento in streaming sui canali Facebook degli organizzatori e partecipare con domande prenotandosi via email.

La Masterclass e l'evento finale si svolgeranno in piena conformità con le norme per il contenimento del Covid19 e con le direttive regionali e nazionali.


SHOOTING IN THE CASTLE

DAL 22 AL 27 GIUGNO 2020

CASTELLO DI SANTA SEVERA_ Via del Castello, 000058 Santa Severa

Ufficio Stampa

Maresa Palmacci 348 0803972; palmaccimaresa@gmail.com

La maturità nello stesso liceo di Indro Montanelli

Ero nell'attesa di scrivere alcune mie riflessioni e curiosità su Montanelli e Gervaso e ne approfitto oggi dopo la notizia triste della statua di Indro Montanelli imbrattata con della vernice rossa a Milano e la recente scomparsa di Roberto Gervaso di cui ho letto molte opere tra cui la meravigliosa biografia di Casanova e che mi ha sempre incantato.
Innanzitutto vorrei ricordare la splendida collana della Storia d'Italia di Montanelli nella quale tra gli anni sessanta e settanta Roberto Gervaso firmò, insieme a Montanelli, i sei volumi dal 3º all'8º e che fu  acquistata e letta da mio padre e utilizzata da me per introdurre storicamente la figura di Tommaso d'Amalfi (Masaniello) il cui dramma storico di Eduardo è oggetto della mia tesi di laurea in Storia del teatro e dello spettacolo alla Sapienza nel 2002. E' una collana che andrebbe letta attentamente per la sua fluidità, la ricchezza di particolari e il valore culturale contenuto in queste preziose pagine.
Ho scoperto con immenso piacere di essermi diplomata nello stesso liceo classico il Marco Terenzio Varrone di Rieti, dove Indro si trovava per motivi di lavoro paterni. Infatti il padre era preside al Marco Terenzio Varrone e capitò che Montanelli prese la maturità classica proprio in quel liceo.
Mi ha rattristato sia passata quasi inosservata la notizia della scomparsa di Roberto Gervaso, scrittore illuminato, ironico e aforista del Corriere della sera che ricordo con il suo papillon.
Le strade di questi due grandi giornalisti e scrittori, si sono incrociate e il loro incontro è stato costruttivo e andrebbero conosciuti, studiati e apprezzati per il contributo dato alla cultura italiana in Italia e nel mondo, dato che Gervaso è stato tradotto in tutto il mondo e Montanelli ha fondato e diretto quotidiani quali Il Corriere della sera, Il Giornale e la Voce.
Altro che influencer e follower.





Il teatro ai tempi del Coronavirus per Francesco Branchetti è la riconquista dei sentimenti

Sembra il titolo di un noto romanzo di Marquez ma equivale a una realtà che non avremmo mai immaginato di vivere il teatro ai tempi del Coronavirus.
Sono tante le idee e i progetti virtuali che i teatranti stanno tentando di proporre e di realizzare per convivere con il virus nella benvenuta Fase2 inaugurata il 4 maggio 2020 e dove resta il distanziamento sociale che purtroppo non coinciderà con la riapertura dei teatri i quali non potrebbero garantire il distanziamento tra le persone perché il teatro è la vera e unica arte sociale sopravvissuta nei secoli.
Incontriamo il regista e attore Francesco Branchetti per sapere quali sono i progetti rimasti in piedi, quali quelli rimandati a tempi migliori e per scoprire il senso dell'esistenza di un artista senza teatro.

  L'intervista di Tania Croce
 
Sei il primo attore che incontro virtualmente dopo due mesi chiusa in casa, sospesa e speranzosa. Come ti senti, ti va di parlarmene?
 
Certo volentieri, si tratta di un momento drammatico e lo è da tantissimi punti di vista sanitario, economico e sociale ed io lo sto vivendo da casa nella sua drammatica realtà, che ha cancellato quasi tutta la tournée del nostro ultimo spettacolo UN GRANDE GRIDO D'AMORE con Barbara De Rossi, lasciandoci l'amaro in bocca e tantissima malinconia soprattutto pensando a quanto lavoro c'era stato dietro alla costruzione delle due tournée  infatti stavamo in giro anche con l'altro spettacolo PARLAMI D'AMORE con Natalie Caldonazzo, è stato terribile doversi fermare capendone la necessità, ma vivendo tutto quanto con un sentimento di grandissima impotenza.
  
Questa pandemia ha messo in luce il fragile ruolo dell'artista, illuminante, ispirato, creativo, in costante attesa dell'evento da rappresentare e da condividere, ecco condividere. Cosa ti manca e cosa sarebbe giusto cambiare per dare dignità al vostro mestiere, il giusto riconoscimento anche economico?
 
Il nostro mestiere ha tantissime problematiche assai complesse, si tratta di un lavoro che deve fare i conti con il mercato e non sempre le regole del gioco sono giuste e facili da digerire; io dico spesso che le regole si possono criticare, odiare si può tentare di cambiarle ma fino a che queste regole esistono non tenerne conto porta a rimanere fuori a lavorare poco e a livelli che danno scarse soddisfazioni economiche di  conseguenza la frustrazione, la disoccupazione, la sofferenza economica caratterizza spesso la vita dell'artista e dell'attore. Credo senz'altro che ci vorrebbe maggior rispetto per l'artista in genere e per i suoi sacrifici e credo che si potrà fare qualche passo avanti con tanta lotta, ma credo anche che purtroppo la nostra epoca considera troppo poco sacrificio ed impegno, i cosiddetti valori "giusti"e riconosce con più forza altre cose come la fama e il successo. Credo che l'attore debba fare il suo percorso sapendo tutto questo, lottando per cambiare le regole e ottenendo magari dei risultati, ma sapendo che ogni epoca ha i suoi eroi e sicuramente nella nostra epoca gli eroi sono altri, non certo i teatranti. Credo inoltre che molti problemi derivino dal numero enorme di attori in un'epoca in cui il lavoro è sempre meno e la crisi è forte e adesso lo sarà ancora di più. Non ho soluzioni né idee geniali per risolvere i problemi della categoria e ho molta ammirazione per chi ci prova e ci lavora e gli auguro di ottenere grandi risultati che sarebbero importanti per tutti noi.
  
Una crisi è il momento giusto per una ricostruzione. Se fossi un architetto, cosa vorresti ricostruire?

L'unica cosa che davvero mi manca in questi anni e mi manca sempre e la cerco sempre  in ogni cosa, momento o persona, è il candore inteso nel senso più ampio del termine che abbraccia ogni sfera della vita, se potessi ricostruire qualcosa ricostruirei il candore nelle persone, nei progetti, nella vita di tutti i giorni e poi ricostruirei il coraggio; troppa vigliaccheria in questi anni... tutti a nascondersi dietro qualcosa; come vedi ricostruirei sentimenti e non cose, credo che la ricostruzione debba ripartire da lì... dai sentimenti, dalle emozioni...

PennadorodiTania CroceDesign byIole