Il teatro ai tempi del Coronavirus per Francesco Branchetti è la riconquista dei sentimenti

Sembra il titolo di un noto romanzo di Marquez ma equivale a una realtà che non avremmo mai immaginato di vivere il teatro ai tempi del Coronavirus.
Sono tante le idee e i progetti virtuali che i teatranti stanno tentando di proporre e di realizzare per convivere con il virus nella benvenuta Fase2 inaugurata il 4 maggio 2020 e dove resta il distanziamento sociale che purtroppo non coinciderà con la riapertura dei teatri i quali non potrebbero garantire il distanziamento tra le persone perché il teatro è la vera e unica arte sociale sopravvissuta nei secoli.
Incontriamo il regista e attore Francesco Branchetti per sapere quali sono i progetti rimasti in piedi, quali quelli rimandati a tempi migliori e per scoprire il senso dell'esistenza di un artista senza teatro.

  L'intervista di Tania Croce
 
Sei il primo attore che incontro virtualmente dopo due mesi chiusa in casa, sospesa e speranzosa. Come ti senti, ti va di parlarmene?
 
Certo volentieri, si tratta di un momento drammatico e lo è da tantissimi punti di vista sanitario, economico e sociale ed io lo sto vivendo da casa nella sua drammatica realtà, che ha cancellato quasi tutta la tournée del nostro ultimo spettacolo UN GRANDE GRIDO D'AMORE con Barbara De Rossi, lasciandoci l'amaro in bocca e tantissima malinconia soprattutto pensando a quanto lavoro c'era stato dietro alla costruzione delle due tournée  infatti stavamo in giro anche con l'altro spettacolo PARLAMI D'AMORE con Natalie Caldonazzo, è stato terribile doversi fermare capendone la necessità, ma vivendo tutto quanto con un sentimento di grandissima impotenza.
  
Questa pandemia ha messo in luce il fragile ruolo dell'artista, illuminante, ispirato, creativo, in costante attesa dell'evento da rappresentare e da condividere, ecco condividere. Cosa ti manca e cosa sarebbe giusto cambiare per dare dignità al vostro mestiere, il giusto riconoscimento anche economico?
 
Il nostro mestiere ha tantissime problematiche assai complesse, si tratta di un lavoro che deve fare i conti con il mercato e non sempre le regole del gioco sono giuste e facili da digerire; io dico spesso che le regole si possono criticare, odiare si può tentare di cambiarle ma fino a che queste regole esistono non tenerne conto porta a rimanere fuori a lavorare poco e a livelli che danno scarse soddisfazioni economiche di  conseguenza la frustrazione, la disoccupazione, la sofferenza economica caratterizza spesso la vita dell'artista e dell'attore. Credo senz'altro che ci vorrebbe maggior rispetto per l'artista in genere e per i suoi sacrifici e credo che si potrà fare qualche passo avanti con tanta lotta, ma credo anche che purtroppo la nostra epoca considera troppo poco sacrificio ed impegno, i cosiddetti valori "giusti"e riconosce con più forza altre cose come la fama e il successo. Credo che l'attore debba fare il suo percorso sapendo tutto questo, lottando per cambiare le regole e ottenendo magari dei risultati, ma sapendo che ogni epoca ha i suoi eroi e sicuramente nella nostra epoca gli eroi sono altri, non certo i teatranti. Credo inoltre che molti problemi derivino dal numero enorme di attori in un'epoca in cui il lavoro è sempre meno e la crisi è forte e adesso lo sarà ancora di più. Non ho soluzioni né idee geniali per risolvere i problemi della categoria e ho molta ammirazione per chi ci prova e ci lavora e gli auguro di ottenere grandi risultati che sarebbero importanti per tutti noi.
  
Una crisi è il momento giusto per una ricostruzione. Se fossi un architetto, cosa vorresti ricostruire?

L'unica cosa che davvero mi manca in questi anni e mi manca sempre e la cerco sempre  in ogni cosa, momento o persona, è il candore inteso nel senso più ampio del termine che abbraccia ogni sfera della vita, se potessi ricostruire qualcosa ricostruirei il candore nelle persone, nei progetti, nella vita di tutti i giorni e poi ricostruirei il coraggio; troppa vigliaccheria in questi anni... tutti a nascondersi dietro qualcosa; come vedi ricostruirei sentimenti e non cose, credo che la ricostruzione debba ripartire da lì... dai sentimenti, dalle emozioni...

LA MAGIA DI SUPERMAGIC A CASA

Venerdì 1 maggio ore 18:00 • spettacolo “Supermagic Infinito”

Da Lunedì 4 maggio • giochi di magia “Segreti Svelati”

 

In questo momento così difficile, Supermagic vuole aiutare tutti a trascorrere il tempo con un pizzico di magia e fantasia, facendo entrare i più grandi illusionisti del mondo direttamente nelle case di tutti gli italiani. Due iniziative gratuite, per tutta la famiglia.

 Venerdì 1 maggio alle ore 18:00 ti regala lo spettacolo evento “Supermagic Infinito”. Per la prima volta, potrai vedere l’intero spettacolo comodamente seduto sul divano di casa. 100 minuti di grande magia con i migliori illusionisti provenienti da tutto il mondo.Per vedere lo spettacolo “Supermagic Infinito” vai subito sulla pagina www.supermagic.it/spettacoloacasa , invia la richiesta e ricevi il biglietto gratuitamente per vedere lo show Venerdì 1 maggio alle ore 18:00 a casa tua.

 Supermagic Infinito - spettacolo

Una misteriosa stanza nascosta nei sotterranei di un teatro, un custode e il suo apprendista, un viaggio verso l’infinità del tempo, attraverso i cicli della vita. Stupore, suspence, divertimento e magia si fondono in uno spettacolo per tutti.

Ecco gli straordinari artisti in ordine di apparizione:

Yo Kato (Giappone) • La bacchetta è lo strumento magico per eccellenza. Questo eccezionale prestigiatore vi mostrerà straordinarie apparizioni e trasformazioni, con l’arte della manipolazione.

Vic & Fabrini (Brasile) • Con questo duo comico non riuscirete a trattenervi dalle risate: un mago e il suo imprevedibile assistente robot tenteranno in ogni modo di stupire il pubblico.

Jae Hoon Lim (Corea del Sud) • Il mago “classico”, con le sue incredibili apparizioni di colombe, non può assolutamente mai mancare. Preparatevi a volare!

Marcel Kalisvaart (Olanda) • Il principe delle illusioni vi lascerà a bocca aperta con l’energia e lo stupore delle sue grandi illusioni.

Remo Pannain (Italia) • L’ideatore e direttore di Supermagic si destreggia con sei fazzoletti, un magico nodo e una sorprendente rivelazione, per entrare nell’elegante dimensione della magia classica.

Aron Crow (Belgio) • Rischio e adrenalina bucheranno lo schermo ed entreranno direttamente a casa tua: una benda, una spada e un mentalista. Cosa succederà?

Raymond Crowe (Australia) • Un valzer tra il mago e la sua giacca, momenti bizzarri che si concludono con il numero delle ombre cinesi più visto su YouTube.

Dani Lary (Francia) • Hai mai visto un pianoforte volare? Quando pensi di aver visto tutto, alla fine arriva lui con il suo misterioso mondo incantato, ed è subito una nuova emozione.

 Segreti Svelati - giochi di magia

L’appuntamento con la magia continua per tutto il mese di maggio con i “Segreti Svelati”.
Dal 4 maggio, 2 volte a settimana, Supermagic dà la possibilità a tutti di imparare semplici giochi di illusionismo con semplici oggetti che si possono trovare a casa. Lo staff di Supermagic spiegherà i migliori trucchi di magia per realizzare l’impossibile. Genitori e bambini potranno aiutarsi insieme allenandosi per eseguire le magie anche attraverso le video chat. Un’esperienza che crea unione in tutte le famiglie, perché non importa l’età… tutti vogliono essere maghi almeno almeno una volta nella vita!

Segui la pagina Facebook www.facebook.com/Supermagicfestival ed impara tanti “Segreti Svelati” per stupire i tuoi amici!

Condividi questa iniziativa con amici e parenti per dare anche a loro l’opportunità di partecipare agli appuntamenti magici offerti da Supermagic: basterà inviare loro il link www.supermagic.it/spettacoloacasa per vedere lo spettacolo ed invitarli seguire la pagina Facebook www.facebook.com/Supermagicfestival per imparare i “Segreti Svelati”.

Sito web www.supermagic.it

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Twitter twitter.com/supermagicx

 

Andrea Gomma è l'uomo ideale

Ieri notte mi sono lasciata coinvolgere dalla visione di un film che non avevo mai visto, intitolato Nottataccia, mai titolo fu più adatto a questi tempi.
E' una commedia del 1992, diretta da Duccio Camerini, con Stefania Sandrelli, Massimo Wertmüller, Massimo Bellinzoni, Massimo Bonetti, Giorgio Gobbi, Maurizio Mattioli. 
La storia è ben congegnata e abilmente recitata da Massimo Wertmüller che veste i panni di un atipico prof. di latino, tale Andrea Gomma, il quale s'innamora di una bellissima donna che spia dal buco di una parete. Susanna è il nome della donna di cui s'invaghisce ma non sarà semplice conoscerla, corteggiarla...
In questa commedia si affrontano numerose tematiche, anche quella dell'omosessualità. E' estremamente interessante la figura del travestito, si chiama Gino e la sua voce suadente inganna il povero e ingenuo Andrea Gomma.

Cine 34
Ch.34
Nazionali
29 Mar
00.47
Durata
35'

QUESTI FANTASMI DI EDUARDO DE FILIPPO SU RAI 3 CON MASSIMO RANIERI

Trasferire un’opera teatrale in tv è un’operazione titanica, come ad esempio equiparare o far dialogare Pittura ed Architettura: si deve pensare alla Cappella Sistina, non certo alla Street-Art.
Nell'adattamento del 2011 della celeberrima commedia eduardiana Questi fantasmi, il teatro viene trasferito pedissequamente sullo schermo. 
Per chi non conoscesse la storia, Pasquale Lojacono è un uomo di mezza età che si trasferisce in un palazzo del '600 assieme alla giovane e avvenente moglie Maria. Il protagonista ha stipulato un accordo molto vantaggioso con il proprietario dell'immobile: potrà tenere gratuitamente la residenza qualora riesca a mettere a tacere le dicerie secondo cui l'edificio sarebbe popolato da spiriti.


Chi va al cinema (o vede un film in TV) non è predisposto mentalmente e culturalmente alla rigida unità di spazio della commedia drammatica: ci si aspetta di librarsi tra la Bulgaria di uno 007 o il Vietnam di un Rambo: ed infatti su altro canale in contemporanea vi era uno scoglioso Di Caprio Redivivo in un inospitale Canada di frontiera. 
Ed invece ci si rinchiude in un ambiente di quattro mura per oltre due ore, e nemmeno nel castello del Conte Dracula ci si sente così in pena.
Infatti gli spazi del palazzo seicentesco di oltre venticinque stanze dove è ambientata la commedia, si riducono ad un’unica scena, come nemmeno nella peggiore scenografia di un teatro di periferia. 

Ed ora parliamo dell’attore principale: Massimo Ranieri nei panni di Pasquale Lojacono. 

E' un po’ troppo compassato in un abito e cappello da guappo napoletano, che è associabile più ad un padrino siciliano, che ci riporterebbe maggiormente ad un Benigni da Johnny Stecchino, o al film di Aldo, Giovanni e Giacomo ambientato in America: Al, John e Jack; ci si aspetterebbe più un intercalare tipo “miiiiii…..” di sicula memoria, che non una parlata in grammelot di un eccessivo linguaggio partenopeo, ancora più eccessivo se si pensa che viene espresso da un napoletano doc quale è Ranieri. 
Fino all’ultimo si fa fatica a comprendere se il “cornuto” sia consapevole e pertanto consenziente, o semplicemente vittima degli eventi sovrannaturali, da lui stesso creati. 

Cosa penso degli altri attori: 

La moglie Maria, interpretata da Donatella Finocchiaro, non ha certo la statura di una Sofia Loren del film precedente; quanto al grande Enzo De Caro della Smorfia, si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce inconfondibile ma il trucco ridondante; 
l’altrettanto grande Gianfranco Jannunzio, il “cornificante”, anche lui scompare nella dinamica dei fatti. 

Forse l’attore che maggiormente emerge nella storia è il portiere dell’edificio, Ernesto Lama, forse l’unico che riesce a rappresentare un personaggio di Eduardo (che forse, vedendo il film, si è rotolato nella tomba). 

Un ultimo pensiero: vi è un ulteriore personaggio che non è interpretato da nessuno, quindi presente ma soltanto ipotizzato: il dirimpettaio del balcone. 

Vi era la possibilità di creare un simpatico dialogo da vico napoletano, ma anche questo viene ridotto a veloci monologhi senza la tempistica di una risposta, e quindi senza possibilità di replica: un’occasione mancata. 

Roma, 20/03/2020 

LAMATITASPUNTATA 

GUIDO DEL CORNO’ 

Jannuzzo magnifico cantastorie nel suo Recital

Recital è il titolo dello spettacolo di Jannuzzo in scena al Teatro 7 dal 25 febbraio al 15 marzo 2020.
Gianfranco Jannuzzo è un cantastorie irresistibile nel suo Recital, che alterna aneddoti a liriche, raccontandosi. Partendo dal suo amore per la recitazione e il teatro e la sua voglia di rappresentare il mondo attraverso le varie tipologie umane più o meno ridicole, porta in scena i suoi cavalli di battaglia, spiegando al pubblico la sua Sicilia così come l'ha vissuta e conosciuta. Il doveroso e affettuoso ricordo della sua amata famiglia rivive attraverso il pianoforte che contiene ricordi incancellabili e per renderli noti lui quel pianoforte lo suona nel corso dello spettacolo.

 La Sicilia non è solo la sua Terra ma è un ponte tra le culture e le popolazioni che vengono accolte e ospitate. 
Lo stupore nei suoi occhi e nelle sue parole è seguito da un canto dolce e amaro, che come un mare nostalgico lo culla perché è insito nei suoi gesti intimi o manifesti, persino nella sua ironia.
L'umorismo conferisce leggerezza alla sua visione della Sicilia e dell'Italia intera che ama attraverso i dialetti di cui si fa portavoce.
Jannuzzo è il suo Recital.
Andatelo ad ammirare al Teatro 7 anche in un periodo come questo perché l'epidemia della risata vi contagerà sicuramente e sarà bello essere curati dal teatro, un antidoto efficace e indolore.

di Tania Croce 

Boom di risate con Max Paiella

Può uno spettacolo coniugare musica, contenuti e divertimento dalla prima all'ultima battuta? Max Paiella ci è riuscito, nonostante il momento delicato che stiamo vivendo, condizionati da un panico smisurato per la temuta epidemia che ha terrorizzato la gente allontanandola da tutto, anche dal teatro. Senza il pubblico uno spettacolo non può andare in scena ed è questo il motivo per cui Paiella al termine di una prima straordinaria come quella di ieri sera al teatro Golden, ci ha ringraziato con il cuore.
Accanto a un polistrumentista eccezionale come Flavio Cangialosi, Max con la chitarra in mano come fosse il prolungamento del suo corpo, in simbiosi con le note musicali, ha raccontato la musica in modo inedito e sorprendente mentre il video di un viaggio per le vie di Roma scorreva alle sue spalle. Nelle ideali tappe di questo viaggio, Max ha ricordato pezzi amatissimi che il pubblico ha cantato, mostrando come alcuni accordi, possono andare bene per qualsiasi canzone, giocando a cantare con tutti noi.
Un gioco intervallato da riflessioni ironiche e lucide sull'uomo, sui suoi pregi e i difetti. Un vero e proprio Boom il suo spettacolo che valica i confini italiani, giungendo in Inghilterra, in Svezia e in America, per tornare qua a cantare come se non ci fosse un domani.
Tra cover, imitazioni esilaranti e dialetti abilmente sciorinati, arrangiamenti armoniosi e bellissimi, la sirena illuminata all'inizio si è spenta, anche se il pubblico avrebbe voluto continuare a cantare. Max Paiella è un intrattenitore preparato e abilissimo, è un comico, cantante, imitatore, vignettista e musicista italiano.
Collabora con Radio 2 nella trasmissione Il ruggito del coniglio, durante la quale, all'interno della rubrica Il Momento Musicale manda in scena svariati e pittoreschi personaggi. È il cantante della band Blues Willies insieme a Claudio Gregori (il Greg della coppia Lillo & Greg).
Sarà in scena al Teatro Golden fino al 15 marzo 2020 per la mia gioia. Andate a vederlo!

di Tania Croce

                                   Alcune scene dello spettacolo del 25 febbraio 2020

Eva Lopez, la piccola Piaf. L'intervista

Dopo il concerto omaggio al Teatro Ghione di Roma il 18 febbraio 2020 dedicato a Charles Aznavour, un vero e proprio ambasciatore di bellezza nel mondo, incontriamo l'artista internazionale Eva Lopez, nella cui discografia scopriamo un album intitolato Je t'aime (2008) che mi ricorda J'aime Paris au mois de mai, l'omaggio ad Aznavour nato da un'idea di Fernanda Tassoni (Presidente di Alliance Française Catanzaro e con il supporto di Francesco Saverio Mollo (Console onorario di Francia a Cosenza) per la regia di Sebastiano Somma, un meraviglioso viaggio concerto con Philippe Boa e un gruppo di musicisti davvero eccezionali come il suo direttore artistico e chitarrista Pino Iodice.

Intervista di Tania Croce

Hai cantato l'amore nel mondo, omaggiando Edith Piaf, dopo aver ispirato Pierre Malar nella sua scuola di canto. Quanto c'è di Edith in te, nella tua voce e nella tua formazione?

Edith me l’ha portata l’universo. Ho fatto un casting a Parigi perché Pierre Malar lanciato dalla Piaf, mi ha scelto per cantare Quand tu chantais (Quando cantavi) e da lì è iniziata la mia storia.
Abbiamo fatto un cd per Manodrey production e Vincent Breget productions che ancora mi segue. Ho aperto con il brano dedicato a Edith Piaf il Festiva du Luchon, una manifestazione canora simile al vostro Festival di Sanremo. Tutto ha avuto inizio da qui. Edith mi ha guardata e ha detto: vai! Pierre Malar ha riconosciuto in me la sua madrina, la sua stella. L’Ambasciatrice francese mi ha scelta di ritorno da una tournée in Messico e mi ha aperto tutte le porte. Ho incontrato il mio chitarrista e direttore artistico Pino Iodice. Ho girato per vent’anni anni a fare concerti. Ho portato a Roma questa canzone e in Italia mi chiamavano la piccola Piaf. Lei è dentro di me, è una mamma spirituale.

Il concerto di Roma nasce da un ambizioso progetto, ossia quello di tramandare l'eredità di un cantante e uomo d'altri tempi. Quanto il presente musicale ha bisogno di radicarsi nel suo passato e perché?

Per sapere dove vogliamo andare è bene ricordare chi siamo e da dove siamo venuti. Questo omaggio a Charles Aznavour quando mi ha chiamato madame Fernanda Tassoni per presentarmi il progetto artistico, sono rimasta un po’ colpita. L’idea che una donna potesse cantare Aznavour per un intero concerto non era facile ma mi ha riportato alle mie radici. Parla della vita, dell’amore, del dolore, della morte, degli uomini, delle donne, dei bambini, parla di tutto questo grande uomo e il suo è un viaggio interculturale. Le sue note sono le note del mondo. Ho accettato perché cerco di essere sempre sincera come dice ne L’istrione. Voglio essere sincera davvero. 

Quali sono i tuoi prossimi concerti e dove potremo venirti ad ascoltare?

Spero di fare un tour in giro per il mondo come abbiamo fatto con il maestro Iodice. Questo concerto a Roma è il mio ritorno. Avevo staccato qualche anno. Si riparte con i due produttori Sandro Fabiano e Stefano Baldrini che stanno lavorando in questa direzione e che conoscono le date. Non ci fermiamo qua. Voglio ringraziare l’Italia perché mi ama e ritornare da un pubblico che mi ama mi ha emozionato tantissimo. Anch’io amo il pubblico italiano immensamente. In qualsiasi parte del mondo c’è la magia quando c’è l’amore. Sono grata a madame Tassoni e amo molto anche Catanzaro e la magia che contiene questo luogo. Sono grata anche a Sandro e a Stefano che sono anche i produttori di Silvia Mezzanotte.

Per te cantare è?

Per me cantare è vivere. Cantare, sentire, condividere le emozioni con il pubblico è il mio leit motiv. L’amore è tutto. Quando arriva l’amore giunge la pace. L’amore son battiti di cuore. Sono cresciuta con i cavalli e loro sono il mio mondo. Canto con loro. Cantare è una forma di yoga e di vera pace. Cantare è essere nell’universo e portare la luce. Questo è cantare per me. La lingua italiana quando si parla si canta. Forse è per questo che mi trovo bene con voi, pur essendo di origine spagnola. Quest’intervista per me è un canto. Ho collaborato con una certa disabilità, tenendo lezioni di canto ai non vedenti. E’ stata un’esperienza per me fantastica. Ho collaborato con Tiziana Sensi e pur avendo dato lezioni di canto a una persona non vedente lei mi vedeva e cantava con me. Il canto è universale.

Alcune immagini del concerto al Ghione

Casa di frontiera quando il nord e il sud fanno ridere

Gennaro Strummolo e la sorella Addolorata, sono due napoletani trapiantanti al nord, i quali non essendo riusciti a rimpatriare dopo la secessione, sono confinati come gli indiani nelle riserve, nei Centri Raccolta e Identità Culturale e costretti a vivere in una casa al confine col territorio padano. La messa in scena è curata dal suo autore Gianfelice Imparato ricordando la regia della prima edizione affidata a Gigi Proietti. L'addetta alle riserve, Olga, la seducente Claudia G. Moretti è un'assistente sociale biondissima e severa che tenta di educare i due meridionali 'lombardizzati' e impartisce loro lezioni per sradicarli dalle proprie origini.
Una successione di battute ed equivoci, mostra quanto sia veritiero e utile il monito di Paul Valery: "arricchiamoci delle nostre reciproche differenze".
Francesco Procopio è perfetto nel ruolo che interpreta, imprigionato in una casa,  con indosso un abito, un linguaggio e una vita che non gli appartiene fino alla consolante visione del suo bel presepe illuminato.
Splendida Alessandra D'Ambrosio, la sorella che non riesce a perdere la cadenza dialettale e che ama senza speranza Ciro (Giovanni Allocca), una specie di deus ex machina che giunge per distruggere o forse per ricostruire un valore dimenticato come l'appartenenza a una tradizione incorruttibile e indispensabile come quella napoletana.
Lo spettacolo ha un profondo risvolto multiculturale e la sua valenza risiede nell'attualità e nell'autenticità delle tematiche trattate.
Un applauso al cast e all' autore di una pièce estremamente coinvolgente e divertente, che sarà in scena fino al 1 marzo 2020 al Teatro Ghione.

di Tania Croce 

Dire sì a Paolelli e alle sue scene da un matrimonio al Teatro Roma

Scene di puro divertimento si susseguono nella commedia in tre atti di Mario Alessandro Paolelli Il matrimonio nella buona e nella cattiva sorte che ha debuttato il 20 febbraio al Teatro Roma con la Compagnia Un Teatro da Favola.
Il matrimonio visto dalla parte degli invitati, è una prospettiva curiosa e interessante che consente al pubblico di rispecchiarsi nei protagonisti della pièce corale ed ironica ma non troppo. Si riflette sui luoghi comuni, sull'importanza data al pettegolezzo superfluo e devastante.
La sconfinata umanità dei personaggi travolge e diverte fino all'ultima battuta.
Lo spettacolo è unico nel suo genere e in alcuni momenti cinematografico come quello in cui si riavvolge il nastro e tutto torna al punto di partenza.
Il conte impersonato magnificamente da Paolelli seduce col suo grammelot partenopeo e le sue costanti riflessioni che s'imprimono come aforismi utili da memorizzare e ripetere al momento giusto.
La logorroica e snervante pettegola, l'irresistibile Sara Miele, è colei che tutti vorrebbero invitare a un ricevimento di nozze perché senza di lei sarebbe tutto noioso e scontato.
Impeccabile Francesca Romana Biscardi, depositaria taciturna ed esaurita delle confessioni di tutti gli invitati, non ultimo il piagnucoloso eppure divertente Pietro Clementi, nella parte del marito abbandonato da cinque mesi e con il cell a vista nell'attesa della telefonata oppure del fatidico sms che ridarà gioia al suo cuore in pena.
Applausi alla contessa, la bravissima Valentina Marziali che sulla scena è la moglie e compagna rassegnata del conte, un uomo appassionato più dei cavalli che di tutto il resto e allo sposo (Daniele Boris Trombetti), agitatissimo forse immotivatamente per le presunte corna della moglie appena sposata, il quale rompe la quarta parete per scendere tra il pubblico e salutare gli amici.
Bravi anche Alessandro Frittella e Claudio Contini, l'uno imbranato e balbuziente al momento di dichiararsi a una donna, l'altro impenitente gigolò nonostante l'anello al dito.
In un ricevimento di nozze non possono affatto mancare le giovani non più giovanissime e graziose single che del matrimonio non vogliono sentir parlare, le belle e simpatiche Grase Ambrose e Livia Lucina Ferretti.
Tutte le tipologie di invitato alle nozze sono portate sul palcoscenico da Mario Alessandro Paolelli nella pièce per tutti in scena fino al 1 marzo 2020 al Teatro Roma. Lo spettacolo è meraviglioso, consigliatissimo!

di Tania Croce

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