Bridgerton al Carnevale di Venezia





"L'amore conquista ogni cosa" è il leit motiv
 e il cuore della meravigliosa prima stagione di Bridgerton, una serie che da anni fa innamorare il mondo e che ha ispirato il Carnevale di Venezia 2026.

La prima serata in Piazza San Marco il Carnevale di Venezia, insieme a Netflix, presenta il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton.

Infatti Piazza San Marco il 31 gennaio 2026 si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto per un evento speciale realizzato in occasione del lancio della quarta stagione di Bridgerton su Netflix.

A inaugurare i festeggiamenti, nel primo giorno del Carnevale, saranno danzatori professionisti, avvolti in sontuosi costumi d’epoca ispirati all’immaginario della serie, che guideranno e inviteranno il pubblico presente a unirsi alle danze.

Tra scenografie immersive e performance sorprendenti, la piazza prenderà vita con musica e coreografie, offrendo un’esperienza coinvolgente, dove il pubblico diventerà protagonista e il Carnevale prenderà forma sotto gli occhi di tutti, in un’atmosfera che richiama l’eleganza e il fascino dell’universo di Bridgerton.

Evento in collaborazione con Bridgerton by Netflix in occasione del lancio della nuova stagione

Ho scelto di recuperare la serie su Netflix che attende a febbraio i prossimi episodi della sua quarta Stagione.

Bridgerton è una serie televisiva statunitense ideata  da Chris Van Dusen e prodotta da Shonda Rhimes, basata sui romanzi di Julia Quinn, ambientati nel mondo dell'alta società londinese durante la Reggenza inglese (Regency Era). La serie ha debuttato il 25 dicembre 2020 su Netflix. Madri assetate di sangue possibilmente  blu per sistemare le figlie femmine con dote. Titolate caste e innocenti, a questo sono state educate fin dalla nascita. Al ballo le giovani devono assicurarsi un buon partito così da evitare il temuto e ignominioso appellativo di zitella. Daphne Bridgerton ha una buona dote e suo fratello Anthony la mette in guardia da tutti. Nessuna eccezione per l'amico e Duca Simon Basset, rude e scontroso che esercita un tale magnetismo a cui Daphne non riesce a sottrarsi.


Sarà difficile comprendere le motivazioni di Simon e la sua ostilità ma Daphne vi riuscirà egregiamente conquistando un posto accanto al bel moro  sia come  moglie e madre di suo figlio che in società.

"I matrimoni dell'alta società sono frequentemente questioni di affari, unirsi per vero amore è la rarità"

Lady Whistledown, le cui cronache piccanti  e  senza filtri, influenzano l'alta società ottocentesca, che vive e vegeta tra balli e pettegolezzi, corse reali e dialoghi aperti con la regina Carlotta, personaggio meravigliosamente attuale, ha finalmente un'identità: è Penelope Featherington che ha da poco perso suo padre e che gode del dono dell'invisibilità anche se in cuor suo nutre un sentimento nobile e appassionato per Colin Bridgerton,  partito da poco per un lungo viaggio in Grecia seguendo  il suo consiglio e di ritorno all'inizio della seconda Stagione, dato che gli è mancata Londra, la sua famiglia e gli amici.

 Nella prima stagione lo sport prediletto è il pugilato, nella seconda ammiriamo le corse dei cavalli e non solo. Edwina  è stato nominato dalla regina Carlotta il  diamante della  stagione e ne è il personaggio  chiave accanto  a Anthony Bridgerton  finalmente  deciso a cedere alla seduzione del matrimonio  per la gioia di sua madre,  una donna deliziosa e ormai vedova da tanti  anni per uno scherzo  del destino che l'ha privata dell'amatissimo consorte di cui si ripercorre la tragica fine  nella  seconda stagione. 

Anne Frank, la mia migliore amica


E' il primo film olandese sulla vita di Anna Frank interpretato da Aiko Beemsterboer nel ruolo di Anna e da Josephine Arendsen in quello della Goslar che racconta l'amicizia tra Hanneli Goslar e Anna Frank dal punto di vista della prima. 

È liberamente ispirato al libro Mi ricordo Anna Frank - Riflessioni di un'amica di infanzia (Memories of Anne Frank: Reflections of a Childhood Friend) scritto dall'autrice americana Alison Leslie Gold. 



Il film è stato in parte girato in Ungheria.

Sono suggestivi i salti temporali che collocano le due amiche ad Amsterdam, tra sogni adolescenziali, giochi, illusioni di una vita futura lavorativa e amorosa fantastica, avvolte dalla morsa di un presente minacciato da una guerra che le allontanerà fino al ricongiungimento parziale nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove sia Anna che sua sorella Margot, moriranno di tifo tre settimane prima della liberazione mentre Hanneli miracolosamente si salverà realizzando il suo desiderio di fare l'infermiera e di avere molti figli nella lunga vita che il destino le concesse.
Oltre a Kitty, l'amica immaginaria che Anna descrive nel suo Diario, c'è Hanneli che non è riuscita con la sua famiglia a stare nel nascondiglio insieme alla famiglia Frank ma che conserva nella sua mente i ricordi più cari dell'amica intelligente e piena d'inventiva che tenta di aiutare nel campo di concentramento, rischiando la sua vita per questo.


Attraverso la narrazione di Hannah Elizabeth Pick nata Goslar, detta Hanneli, l'infermiera tedesca di origine ebrea superstite dell'Olocausto, conosciamo alcuni aspetti della vita degli ebrei ad Amsterdam, di insegnanti fragili, di persone comuni gradualmente deportate nei campi di concentramento.
Il film diretto da Ben Sombogaart, in streaming su Netflix e Mediaset Infinity, mostra un'altra prospettiva sulla vicenda drammatica, tingendola dei colori di due adolescenti legate da un profondo sentimento di amicizia.
Visione consigliata!


The January Man Un detective particolare



Ho scelto questo film per il cast stellare: Kevin Kline, Susan Sarandon, Mary Elizabeth Mastrantonio, Harvey Keitel, Rod Steiger, Alan Rickman, Danny Aiello, poi era nella lista Prime di quelli visibili ancora per pochi giorni, così ho iniziato a vederlo e mi è piaciuto moltissimo.

Un'ereditiera è stata strangolata dopo essere rientrata in casa.
Era sola al rientro da una festa per l'arrivo del nuovo anno in compagnia dell'amica Bernadette nonché figlia di Eamon Flynn (Rod Steiger) sindaco di New York.

Il sindaco è sconvolto e se la prende con il commissario di polizia Frank (Harvey Keitel) che  rintraccia suo fratello Nick con cui non è in buoni rapporti e che da ex tenente della polizia, ora si occupa di salvare vite umane, esercitando la professione di pompiere.
Nick viene pregato di tornare in servizio come detective speciale per trovare il serial killer che ha ucciso negli ultimi mesi circa dieci donne usando la stessa tecnica dello strangolamento.
Nick è un uomo molto particolare che divide il suo appartamento con un pittore di nome Ed (Alan Rickman).
Ha promesso di aiutare suo fratello, sposato con Christine (Susan Sarandon) con il quale ha avuto una storia importante in passato e che rappresenta l'idea dell'amore e sceglie di farsi aiutare dal coinquilino per risolvere il caso.

Incontra la bella Bernadette, una giovane e acuta ragazza che le chiede protezione dopo aver pianto la scomparsa dell'amica, temendo di fare la sua stessa fine.
Nick accetta e ospita a passare la notte in casa sua la figlia del sindaco.
La sera precedente ha ricevuto la visita di Christine che ancora lo ama.
Il capitano di polizia Vincent Alcoa (Danny Aiello) non è felice di vedere tornare Nick al lavoro ma deve accettarlo a malincuore. 

La sfiducia del corpo di polizia nei confronti di Nick è tangibile così deve farcela da solo a trovare il killer ma non sarà solo perché al suo fianco ci saranno Ed e Bernadette.


La commedia diretta da Pat O'Connor, è un mix tra il genere poliziesco e quello sentimentale.
Gli attori stessi motivano la visione del film   su Prime Video!
  Fatemi sapere sui commenti se vi piace! 



Auschwitz: Gli ultimi giorni prima della Liberazione

 


Cosa provarono i prigionieri quando i cancelli di Auschwitz si aprirono? 

Per questo motivo ho scelto il film documentario disponibile su Prime video, oggi 27 gennaio, il giorno della memoria, 81 anni dopo quel 27 gennaio 1945.

Le parole dei testimoni e i video che si susseguono, spezzano il cuore.

Le parole sono degli ex prigionieri ancora in vita, che raccontano gli ultimi giorni dentro il lager prima della libertà.

E' del 2025 questo lavoro, a 80 anni da quel 27 gennaio, nato con l'intento di onorare i sopravvissuti e ricordare le vittime. Che le loro storie restino nella memoria e che mai più si ripeta una simile tragedia.

La selezione descritta dai superstiti fa tremare: i più forti erano mandati a lavorare, i più deboli donne incinte, anziani a morire nelle camere a gas.

La maggior parte delle persone non conosceva il proprio destino.

In un cartello c'era scritto: Alla sauna.

Il gas uccideva alcuni in pochi secondi, quelli che respiravano ancora erano finiti con un colpo di pistola.

Mancano 202 giorni alla Liberazione del campo.

Auschwitz è un complesso di cinquanta campi distribuiti in un'area molto estesa.

Privati degli effetti personali e rasati, i prigionieri vengono disumanizzati.

Molti morivano di fatica, di fame e di malattie.

I decessi facevano parte del programma.

Non erano più persone ma numeri sottoposti a barbari esperimenti medici, a torture di ogni tipo.

C'era una mensa, un cinema, un teatro e un club sportivo.

C'è una parola che ricorre nelle testimonianze dei sopravvissuti: apatia.

La speranza era per lottare contro la morte e la fame e non sprofondare nell'apatia.

Primo Levi scrisse: "Il Lager è fame, noi stessi siamo fame, fame vivente."

La resistenza polacca salva milioni di vite facendo entrare clandestinamente medicine e cibo.

Viene sterminato il campo degli zingari in una sola notte, negli ultimi giorni prima della Liberazione.

Persero la vita in quella notte più di quattromila persone.

Il 7 ottobre inizia la rivolta dei Sorderkommando, un'unità speciale di gruppi di deportati di origine ebraica obbligati a collaborare con le autorità nazionalsocialiste all'interno dei campi di sterminio.

Le SS ne uccisero seicento.

La rivolta si concluse nel sangue.

Mancano 63 giorni alla Liberazione e viene ordinato di smantellare le camere a gas.

Il 30 gennaio del 1939 nel suo celebre discorso Hitler annuncia la distruzione della razza ebraica.

I nazisti mettono in pratica i piani omicidi del Fuhrer.

I membri delle SS testimoniano con amarezza gli orribili fatti compiuti.

Il 2 dicembre 1944 i nazisti distruggono le prove per nascondere le atrocità dell'Olocausto.

Le forze sovietiche trovano i resti del genocidio.

Il 12 gennaio 1945 mancano 15 giorni alla Liberazione.

Le forze sovietiche sono il triplo rispetto a quelle tedesche.

Ai nazisti non resta che la fuga.

17 gennaio 1945, dieci giorni alla Liberazione.

L'evacuazione del campo è vicina ma connessa a decine di migliaia di prigionieri, una testimonianza schiacciante.

I nazisti effettuano un'ultima barbara selezione.

Venne ordinato ai prigionieri rimasti di mettersi in fila per essere uccisi o liberati, ma era terribile.

Meno 25 gradi sotto zero.

A chi cadeva, veniva sparato.

Si doveva marciare, di giorno di notte. Erano marce della morte.

Si doveva marciare verso altri campi.

Sulle strade o sui treni senza servizi igienici.

I nazisti hanno perso ogni traccia d'umanità.

Morirono tra le novemila e le diecimila persone.

L'intera rete nazista è in ritirata.

Manca una settimana alla Liberazione, i nazisti fanno esplodere i forni crematori 2 e 3.

Poi fanno esplodere i depositi dove i nazisti tenevano gli effetti personali dei prigionieri.

Il giorno prima della Liberazione le SS fanno saltare il crematorio 5 l'ultimo tentativo di perpetrare ciò che hanno compiuto.

I prigionieri in attesa di essere liberati versavano in condizioni pietose.

Restarono per dieci giorni senza cibo.

Erano scheletri ambulanti.

C'erano dispense aperte e saccheggiate dai prigionieri.

Alcuni morivano per il troppo cibo ingerito dopo il digiuno.

Sabato 27 gennaio 1945 è un giorno gelido.

Ai pochi tedeschi rimasti non importa più nulla dei prigionieri.

I liberatori non sanno cosa stanno per scoprire.

Credono quelle baracche siano solo luoghi di prigionia nazisti.

L'Armata Rossa entra ad Auschwitz. 

Quello che vide e filmò un cameraman dell'Armata Rossa fu la cosa più orribile che vide in vita sua.

E' un documentario straziante.

Ne suggerisco la visione su Prime Video

La vita è bella

 Tra Arezzo e Papigno in provincia di Terni, nella fabbrica dismessa dove si ricostruisce un campo di concentramento simbolico, si svolge la favola dolceamara di Guido (Roberto Benigni), umile cameriere che sposa l'amore della sua vita Dora (Nicoletta Braschi), la sua principessa da cui riceve il dono più bello: Giosuè (Giorgio Cantarini), un adorabile e sognante bambino, nel quale suo padre instillerà la filosofia positiva della vita giocosa e bella nonostante tutto intorno ci sia la guerra con tutte le sue vittime innocenti.

Il film del 1997 diretto da Roberto Benigni che ne è anche il co-autore, amato al punto da conquistare tre Premi Oscar al migliore film straniero, al miglior attore protagonista Roberto Benigni e migliore colonna sonora a Nicola Piovani, al Festival di Cannes il Grand Prix Speciale della Giuria, ben nove David di Donatello, cinque Nastri d'argento, il Premio César per il miglior film straniero, cinque Globi d'oro, due European Film Awards e un premio medaglia a Gerusalemme e criticato per l'inadeguatezza delle fonti storiche e per aver banalizzato l'Olocausto, a rivederlo a distanza di anni, mi ha mostrato l'immenso valore della bellezza e della purezza che può salvare un'anima dalla distruzione e l'aspetto ludico e salvifico emanato da Guido, è la sola ancora di salvezza di un padre deportato insieme al figlioletto che in mezzo all'odore di guerra e di morte, per non sprofondare inventa un gioco e in uno dei periodi più bui della storia dell'umanità, è un canto di pace. 

Mentre  Guido/Roberto marcia come fosse un burattino al fianco di un soldato tedesco, per mostrare al figlio che è tutto un gioco dentro quel lager nazista, si raggiunge il momento di estrema grazia e tenerezza.

Il premio agognato con il raggiungimento dei mille punti arriva: è il carrarmato americano, la liberazione, la vittoria.

Su La vita è bella, è stato detto tutto e il contrario di tutto ma vorrei rivolgere ancora un grazie a Vincenzo Cerami che attraverso l'impeccabile sceneggiatura, ha saputo conferire poesia alla storia sugli orrori dell'Olocausto e a Nicola Piovani per la straordinaria colonna sonora, un inno di pace contro ogni guerra.

Se vi capita, rivedete il film in streaming.

THE RITUAL – BY THE EXPERIENCE

                   


          THE RITUAL – BY THE EXPERIENCE

Ideato e condotto da Maritè Salatiello

Chi è la persona che stai diventando?

6, 7 e 8 febbraio 2026

Fivizzano 27 – Pigneto, Roma

Un’esperienza immersiva e trasformativa che unisce pratiche somatiche, lavoro emotivo, ritualità simbolica ed espressione creativa, ideata per accompagnare i partecipanti nell’esplorazione e nel superamento dei propri blocchi fisici, mentali ed emotivi, e nella costruzione consapevole della propria direzione futura. Non uno spettacolo, non un workshop tradizionale, ma uno spazio sicuro e condiviso in cui il pubblico diventa parte attiva di un processo di trasformazione profonda. Un rituale contemporaneo che invita a distruggere simbolicamente ciò che limita e a incarnare la prossima versione di sé.

Il cuore dell’esperienza è appunto il Rituale, un atto performativo in cui ogni partecipante è chiamato a dare forma ai propri blocchi attraverso oggetti, parole, movimento, canto e azione creativa, per poi romperli, liberarli e trasformarli davanti a un testimone consapevole. La presenza del gruppo contribuisce a sciogliere la vergogna, normalizzare l’esperienza del limite e favorire un rilascio emotivo ed energetico profondo. L’evento si rivolge a chi sente il bisogno di un lavoro autentico su di sé e a chi desidera chiarire la direzione dei propri obiettivi, comprendere quale identità sia necessaria per raggiungerli e trasformare le immagini interiori che ostacolano il percorso, in un processo che unisce introspezione, azione simbolica e integrazione corporea.

Durante l’esperienza, i partecipanti saranno guidati in un percorso di definizione e allineamento dei propri goal, attraverso l’esplorazione dell’immagine di sé che li ha già realizzati, riconoscendo i blocchi che impediscono di incarnare quella identità, in un viaggio che unisce trasformazione e celebrazione della nuova immagine, all’interno di un contesto esperienziale tra coaching evolutivo, pratiche somatiche e dimensione artistica.

 

 

 

COS’È BY – BECOMING YOURSELF®

BY è un brand e un metodo di coaching multidimensionale che integra arte, lavoro somatico e pratiche terapeutiche, con l’obiettivo di accompagnare individui e gruppi in percorsi di guarigione, sviluppo e trasformazione dell’identità.

BIO MARITÈ SALATIELLO


Artista interdisciplinare, attrice, produttrice, speaker, scrittrice, coach e terapista somatica specializzata in trauma e trasformazione personale. Dopo la formazione presso il Susan Batson Studio di New York, approfondisce il legame tra corpo, emozioni e identità, specializzandosi in lavoro somatico, trauma therapy, shadow work, drama therapy, tecniche sciamaniche e processi di unshaming. Nel 2022 fonda Becoming Yourself®, metodo e brand di coaching trasformativo che unisce discipline artistiche e strumenti terapeutici per liberare il potenziale autentico di ogni individuo.

 

PROGRAMMA

 

6 febbraio 2026
ore 15.30 – 19.00

7 febbraio 2026
ore 15.30 – 19.30

8 febbraio 2026
ore 10.00 – 18.00

 

Numero massimo partecipanti: 10 persone
(Spazio protetto e guidato – materiali e preparazione forniti)

 

Info e partecipazione:

https://maritesalatiello.com/it/prodotto/becoming-yourself-the-experience-workshop-dal-vivo/

 

Si ringrazia l’Associazione Fivizzano – Circolo Arci per il prezioso supporto e la collaborazione alla realizzazione dell’evento.

 

INGRESSO RISERVATO ALLE/AI SOCƏ del Circolo Arci fivizzano27_mixò aps

 

È possibile rinnovare la tessera o iscriversi per la prima volta:

APP Arci https://tessera-arci.it/

Modulo preiscrizione https://portale.arci.it/preadesione/fivizzano27

 

 

Ufficio Stampa e Comunicazione

Nicoletta Chiorri

Mob. 338 4030991 - email press@maritesalatiello.com

Sulle nuvole


 Sulle  nuvole  è stato imprevisto come può accadere in una notte insonne, dov'ero alla ricerca di un  film bello in streaming. 

Netflix mi  ha  fatto scoprire  questa storia  d'amore e rinascita  e forse chissà, di perdizione. 

Due giovani innamorati  che si  promettono amore eterno, lui cantante lei  fidanzatina  e  luce  guida,  si perdono  per i tradimenti di lui  bello e dannato  e perennemente  alcolizzato. 

Si spezza  la magia amorosa e la  quotidianità,  la  consuetudine di un matrimonio  felice con due  figli meravigliosi e  l'affermazione sul lavoro, sono la nuova  e  percorribile via per Francesca, la quale  mette  da parte il suo cuore infranto  e impara ad amare un  marito perfetto e meraviglioso come il suo.

Nic Vega  (Marco Cocci) si è perso  a causa della  sua  insicurezza  e disistima  mentre Francesca vive  una vita piena e felice fin quando  Nic irrompe nella sua vita  piombando a Roma da Cecina,  come un  barbone col suo cagnolino al seguito, un delizioso  jack russell. 

Non avendo  un posto  dove dormire, Nic viene  ospitato da Riccardo  (Paolo Briguglia)  il marito di  Francesca  (Barbara Ronchi), un uomo  generoso  e  ingenuo  che non  vede il  pericolo nel riavvicinamento  dell'amata moglie al suo ex dei tempi giovanili. 

Pare Nic Vega sia l'alter ego di Tommaso Paradiso il regista di questo film  sulla  musica e i  limiti  umani e  sulla  predisposizione  della donna a rovinarsi la vita per amore. 

Bel film. 

Cercatelo su Netflix! 

Springsteen: Liberami dal nulla


Il film diretto da Scott Cooper, uscito al cinema a ottobre e su Disney+ il 23 gennaio, ruota attorno all'album Nebraska pubblicato nel 1982 e inciso quasi tutto in camera da letto nella sua casa in New Jersey, utilizzando un registratore e quattro piste.



In questo album intimo e cruciale per la carriera e la vita dell'artista, riaffiora il difficile rapporto con il padre (Stephen Graham), un uomo rude con il quale riesce a trovare un equilibrio solo in età adulta.

E' anche con se stesso che Bruce lotta, cercando di convivere con la depressione e di conservare l'autenticità dei suoi testi senza contaminazioni di nessun tipo e all'uscita dell'album, non vuole fare nessun tour o avere rapporti con la stampa.

Questa parte della vita di Springsteen di cui veste i panni con grande credibilità Jeremy Allen White, è narrata nell'omonimo libro di Warren Zanes ed è stato un bene farla conoscere a chi ama l'artista e a chi, come me, ama conoscere le storie.

Il film è un bell'omaggio all'artista e ho particolarmente apprezzato la traduzione di tutti i testi delle canzoni e l'interpretazione di Jeremy Allen White, in molte espressioni e soprattutto nell'incedere, molto somigliante al trentenne Springsteen che ora ha 76 anni.

Mentre guardavo in streaming questo biopic, immaginavo lo stesse guardando anche The Boss, penso con uno sguardo carico di malinconia e orgoglio per ciò che nella sua vita è riuscito a trasmettere e a condividere con il suo pubblico, cosa non scontata e semplice.

Un percorso e un artista di grande ispirazione per le nuove generazioni a cui è rivolto il mio invito a vedere il film.




Il Falsario


 È una  splendida prova d'attore quella a cui ho assistito  su Netflix  per Pietro Castellitto e non solo  perché  tutto  il cast è  sapientemente  incastonato  in una  suggestiva cornice:  la Roma sparita  degli anni '70 come  scenario  di fatti atroci e di  storie  d'amore disperate e amicizia  con  date di scadenza come quella tra Toni, Don Valerio e  Fabione, fuggiti dalla provincia  con  un catorcio  targato Ri per fare fortuna nella tentacolare Roma dei papi e della corruzione. 

Tratto dal libro Il falsario di stato (2008) di Nicola Biondo e Massimo Veneziani e diretto  da  Stefano  Lodovichi, scritto da Sandro  Petraglia con  Lorenzo  Bagnatori e con la consulenza  storica di Miguel  Gotor,  il film  è (falsamente) ispirato  alla vita  di  Antonio  detto Toni  Chichiarelli,  abruzzese d'origine  che fugge  dalla  terra natìa per fare  fortuna a Roma.  Siamo negli anni di  piombo  ed essere un abilissimo  falsario  gli apre la strada  dei soldi facili  grazie all'incontro  con Donata (Giulia Michelini)  che  gli propone di realizzare  dei falsi d'autore in cambio  di una  dimora dove realizzarli e di  una percentuale  in denaro  per il suo lavoro. Toni  si rivela essere un  falsario  eccezionale  e  l'incontro con la malavita  è immediato.  Il primo  è Balbo  (Edoardo Pesce) a fargli fare lavoretti, poi  l'amico fraterno  Fabione (Pierluigi  Gigante)  fino  al Sarto  (Claudio Santamaria) che lo convincerà  addirittura a  falsificare il comunicato  7  dei brigatisti dove  è indicato  che  il corpo di Aldo Moro si trova nel lago della Duchessa, un diversivo  per agevolare lo spostamento  degli stessi. Nel  film  Toni  è salvo  grazie  all'amico  Valerio  (Andrea Arcangeli)  che perderà la vita  al posto suo per consentirgli di fuggire  con l 'amatissima  Donata in dolce attesa. Sono  struggenti  le scene in  cui Toni  perde l'amore  di Donata, magistralmente interpretate da Pietro  Castellito,  degno erede di suo padre.  Abili  e  di rara  bravura anche  Edoardo Pesce,  Andrea  Arcangeli, Pierluigi  Gigante e   Fabrizio  Ferracane  nei panni di  Zu  Pippo  e  Aurora Giovinazzo, la Virginia con cui Toni  tradisce  il suo grande  amore.  

Una visione da non perdere su Netflix.

The Beauty


 The Beauty è una serie televisiva statunitense di fantascienza e body horror creata da Ryan Murphy e Matt Hodgson. È basata sul fumetto The Beauty, scritto da Jeremy Haun e Jason A. Hurley, e vede protagonisti Evan Peters, Anthony Ramos, Jeremy Pope, Ashton Kutcher e Rebecca Hall.

I primi tre episodi su Disney+ sono elettrizzanti. Corpi di modelle spappolati, creano il panico, morti e feriti e la diffusione di un virus che uccide.
Prima di essere modelli e modelle dal fisico mozzafiato, erano individui mediocri, insoddisfatti, infelici.
In una società dove la bellezza esteriore domina le scene, la serie psicologica, affonda la lama nelle viscere bollenti di corpi ormai smembrati e bellissimi e le scene che si susseguono, confondono e impauriscono.


I sette quadranti


 Un gruppo di ragazzi benestanti viene ospitato in un lussuoso castello. Un giorno decidono di organizzare uno scherzo all'amico Gerald Wade, posizionando otto sveglie nella sua camera da letto, che avrebbero dovuto suonare all'unisono durante la notte. Il giorno dopo viene trovato il cadavere di Gerald. Il caso verrà risolto da Bundle che scoprirà che vi sono coinvolti i servizi segreti e misteriose operazioni di spionaggio.
Nella miniserie  in  tre episodi su Netflix,  prende vita il  libro poliziesco degli anni '20 che fu tradotto in ventitré lingue. 

Bundle  è la giovane  figlia  del poliziotto che  lei  e  la madre  piangono  credendo  la causa della sua morte sia stata la Spagnola. 
Anche suo fratello, il primogenito  non c'è più e le due  donne si ritrovano sole a  fare i conti con un 'umanità ostile e per  giunta senza un soldo. 
Bundle riceve la proposta di nozze da Gerry  ma quella stessa notte lo sciagurato  viene misteriosamente ucciso.
Non c'è tempo da perdere,  Bundle  vuole  scoprire  la verità e vendicare  quel ragazzo innocente e marito mancato. 

Nei tre episodi si intrecciano  scoperte  e prosegue la catena degli omicidi. Le scene di maggior rilievo sono quelle all'interno  del  treno, elemento  immancabile  nelle  geniali  visioni  di Agatha Christie. 

In questa storia senza tempo brilla un cast di rara bravura da Helena Bonham  Carter a Martin Freeman e Lady  Eileen Bundle Brent, diretti da Chris Sweeney.
Suggerita la visione su Netflix.


Nuovo Olimpo

Nuovo Olimpo è il cinema romano gestito da Titti, l'esuberante e magnifica Luisa Ranieri truccata alla Mina, cantante che adora e le cui note traversano il film malinconico e sognante del regista turco Ferzan Ozpetek che lo produce per la prima volta solo per Netflix e non per il cinema e che attraverso un attore come Damiano Gavino che per me è stato una piacevole scoperta grazie alla deliziosa serie Un professore, svela la piacevolezza e il dramma dell'amore, sia esso omosessuale come quello vissuto da lui nei panni del regista Enea e di Pietro, medico chirurgo affermato e sposato che dalle donne che li amano come Alice, la sua sceneggiatrice nel film, ruolo interpretato dalla meravigliosa Aurora Giovinazzo e da Giulia (Greta Scarano), moglie di Pietro, donne che amano senza essere amate con la stessa intensità e trasporto da Enea e Pietro.
 Il film ambientato nella Roma anni '70 ha il pregio di avere tempi lenti che inducono alla riflessione sul  senso  fugace della felicità  dovuta  agli incontri casuali e rubati alla quotidianità, dove si consuma il vero amore forse o solo una passione che ha lo stesso volto dell'amore. Il cinema gestito da Titti è il luogo dove questi incontri si consumano tra omosessuali. Ma quello tra Enea e Pietro (Andrea  di Luigi) non è solo sesso, è voglia di stare insieme, di conoscersi.

 Il tempo è tiranno nella velocità con la quale si consuma e sfuma la possibilità  di coltivare  relazioni,  così ci si perde  nella  vita  quasi sempre.  Il  destino o fato però, consente  ad Enea e Pietro di  entrare di nuovo in contatto  ma questa volta saranno solo i loro occhi e non più i loro corpi nudi a farlo anche se le loro anime ormai sono legate per sempre. 
Il film è una vera  favola  musicale e sentimentale  dove  il  Je t'attends  di Charles Aznavour  riassume  tutto  questo sentire.
Il film  tratto da una storia vera, è dedicato a Titti e Alice. 
Ne  consiglio la visione! 

La preside ('a pazza)




Così avevano ribattezzato la dirigente scolatica Eugenia Carfora che, in quello che era uno dei centri del traffico di droga, riuscì a compiere la sua "missione". Riportare i "suoi" ragazzi nella "sua" scuola. L'Istituto Anna Maria Ortese (nella fiction, nella realtà è il Viviani) del quartiere degradato di Napoli.

C'è una lavanderia all'interno della scuola e  il numero di alunni  manca così  la bionda e determinata preside li va a  cercare uno per uno, sprezzante del pericolo  e mossa dal suo unico obiettivo:  ricreare una scuola  dalle sue macerie. 
Il custode  vive all'interno della scuola.
 La preside vuole  creare l'alberghiero più efficiente di tutti.  La  fiction  diretta da Luca Miniero e in prima visione su Raiuno,  racconta la storia di una  donna coraggiosa  inserita in un microcosmo  dove finora ha vinto il male sul bene,  la povertà sulla ricchezza spirituale,  il caos sull'ordine. 

Non  c'è più tempo.

"Certe battaglie si perdono per  vincere le guerre".

La preside  (Luisa Ranieri) vuole attivare un programma di recupero  degli alunni/e che hanno  abbandonato e motivare quelli che sono rimasti. 
La sua è una missione per la quale sta trascurando  la sua famiglia ma non c'è tempo da perdere. 

Le ostilità ci sono  eccome, negli sguardi della Vesuviana,  nell'aria e anche forse  nella scuola. Ma è il professore  nuovo  che è davanti  al pc per imparare il napoletano.  

La giustizia e l'ingiustizia si confondono,  ma questo  la preside lo sa bene. 
La scuola è il regno di Eugenia.

 La vita senza coraggio è un'occasione persa.

La precarietà e l'ansia  di vivere anzi  di sopravvivere aleggia tra i  giovani  incastrati  in una  realtà difficile da gestire.  Eppure la preside non  si arrende. 

Apri gli occhi

La scuola è distrutta in una mattina come tante e la preside è sconvolta. Il custode (Enzo Casertano) dormiva e non si è accorto di nulla.
I  ragazzi sono dispiaciuti. 
Non ci sono telecamere sul retro. 
Arriva una carrozzina motorizzata per il padre di Michele e il ragazzo crede sia un regalo da parte della preside ma è stato Nicola a fare il regalo e Lucia lo sa, invitandolo a tornare a scuola. 
La preside non è solo madre dei suoi figli di cui si occupa poco ma è la madre di tutti. Marita Voiello  riceve la preside che  vuole  convincerla  a tornare a scuola, ostacolata dal fidanzato  possessivo. Il prof di Lettere Vittorio,  venuto dal nord, vuole garantire  ai ragazzi  un futuro, costi quel che costi. 

 
Il primo trimestre  si è concluso  tra  traguardi e  minacce.   Qualcuno ha tentato di  fare del male  alla preside.   È  un avvertimento  e il marito  di Eugenia  vuole denunciare  l'accaduto  ma lei preferisce  di no.
Marita torna a  scuola grazie all'aiuto  della preside che la allontana dal fidanzato  possessivo e infedele.

Le forze oscure

Lucia mette a rischio la propria incolumità per proteggere Nicola, mentre il successo canoro dei "gemelli di Caivano", Gessica e Tano, li allontana dai banchi di scuola. Nonostante le difficoltà, Eugenia lavora senza sosta per aprire un istituto alberghiero, ma inizia a nutrire inquietanti sospetti sulla figura del maresciallo Corsi.
Tra lavori estenuanti per realizzare una cucina degna dell'istituto alberghiero rinato dalle sue ceneri, Eugenia s'impegna a sostenere tutti, a partire dai più fragili, pur soffrendo per il custode che presto dovrà lasciare la sua casa e la tintoria creata all'interno della scuola. Perdere casa e lavoro è una tragedia incredibile per il custode e per la sua famiglia e pur avendo ottenuto la liberazione dell'istituto che dirige, Eugenia di ciò si rattrista umanamente.

L'attore non ha colpe

Michele dichiara il suo amore per Lucia, ma ben presto scopre che la ragazza che ama tantissimo è legata sentimentalmente al suo migliore amico ed è per lui assai dolorosa questa scoperta.
Mario è emozionatissimo e si prepara per il suo primo appuntamento amoroso, Marita lo trucca e gli presta un abito nero bellissimo.
Sul luogo dell'appuntamento Mario subisce un agguato e sanguinante si trascina al cancello della scuola dove Eugenia presta immediatamente soccorso al fragile e sensibile studente che spera di lasciare quella realtà per lavorare sulle navi da crociera.
Intanto a scuola è tutto pronto per l'inaugurazione della nuova cucina e a tagliare il nastro la preside sceglie proprio Mario ma sul più bello irrompe il maresciallo Corsi con le sue guardie per mettere i sigilli alla scuola ritenuta non agibile.




Un professore la serie Stagione 1,2,3

 E' giunto il tempo di scrivere dopo quest'immersione nella meraviglia, come direbbe la filosofa spagnola Maria Zambrano citata da Dante nella lezione all'Orto Botanico di Roma.

Ho recuperato su Netflix e su Raiplay tutte e tre le Stagioni di questa straordinaria serie che mi ha riportato ai tempi del Liceo, con nuovi compagni ogni anno, con la gita scolastica prima dell'esame di maturità e ahimè l'assenza nella mia sezione B, di un professore di filosofia empatico come Dante Balestra, interpretato dal magnetico Alessandro Gassmann  e diretto nella prima delle tre Stagioni dal compianto Alessandro D'Alatri, omaggiato nella terza stagione con una targa dorata che reca l'indirizzo di Dante che abita con la deliziosa madre Virginia Villa (Pia Engleberth) in Via Alessandro D'Alatri.

Le lezioni di filosofia impartite da Dante, sono finalizzate a tratteggiare la psicologia dell'alunno problematico di turno ed a lasciare il segno come un insegnante dovrebbe fare, nella mente fervida dei suoi alunni e nel loro cuore. Questo insegnante è atipico, nel senso che non rispetta il programma pedissequamente, ma è di conforto e supporto ai suoi allievi; è infatti per loro non solo maestro sapiente, ma spalla su cui piangere, figura onnipresente fuori e dentro la classe.

Troppa famiglia

 


Pierluigi Di Lallo ha diretto un film disponibile su Prime video e la cui visione mi ha emozionato perché ho ritrovato attori come Antonello Fassari, ambientato ai tempi della pandemia.

Siamo in Abruzzo e si rivive il panico di quei mesi, anzi, di quegli anni in modo lucido e disincantato.

Si parla di un virus che uccide solo i vecchi e si fanno strane congetture, si cerca di capire cosa sta succedendo nel mondo filtrando le notizie che ci arrivano dalla tv.


Fassari è Alfredo, un uomo cinico e ironico come sempre, ma è anche affettuoso e innamorato della compagna Felicetta (Daniela Giordano) ed ha raggiunto un certo equilibrio nella sua vita alla quale vuole concedere un degno finale dopo averla passata a lavorare dentro una ferramenta.

Marcello, un olivicoltore locale, è il goffo fidanzato di Maria Concetta a cui viene rivelato di aver trovato dei depliant di viaggio. La figlia spera che partano i genitori per poter fare i lavori desiderati.

Alfredo che sta facendo progetti per il futuro, vive in una famiglia allargata. 

Maria Concetta (Claudia Potenza) ha due fratelli, Filippo e Giacomo, frutto di un precedente matrimonio dei genitori, ma lei contatta un architetto (Federico Perrotta) per ristrutturare casa, credendo di essere l'unica erede.

Felicetta confida di voler partire col marito anzi di trasferirsi in Portogallo dopo la pensione.

L'ultimo lavoro svolto da Alfredo dietro suggerimento della moglie è da Santina (Julia Mondi) che lo seduce ma senza suscitare in lui nessuna reazione.

Intanto Giacomo (Ricky Memphis) con suo figlio Andrea, stanno andando a casa dai genitori. Sulla strada c'è anche Filippo (Alessandro Tiberi) in viaggio verso la casa paterna per festeggiare il compleanno del papà e del nipote come sono soliti fare ogni quattro anni.

La visita anticipata di Filippo, è inattesa dalla Felicetta che è in casa a pulire e cucinare per il grande giorno.

 Alfredo è ai trabocchi, a pescare.

"Bene arrivato, quand'è che te ne rivai?" Maria Concetta è molto affettuosa nei confronti del fratellastro che accoglie con parole acide.

Quella che doveva essere una festa di famiglia, si trasforma ben presto in un inferno con offese che volano dall'uno all'altro fratello, i quali vogliono appropriarsi dei beni di famiglia, casa dei genitori compresa, dopo aver ingenuamente annunciano alla prole il loro proposito di andare a vivere in Portogallo.

I litigi gettano Alfredo in uno stato confusionario per via di un malessere che lo colpisce.

I due coniugi si ritrovano a vivere isolati nel magazzino previsto nel progetto relativo alla realizzazione di un B&B al posto della casa di famiglia e in pieno covid, isolati dal mondo, tranne il giorno del compleanno dove tutti i figli si presentano  alla porta con mascherine sui volti e caschi di protezione di quelli usati durante la pandemia da Covid19, per portare una torta a quel padre ormai impotente.

Il film per certi versi richiama Parenti Serpenti di Monicelli per le tematiche familiari, tuttavia affronta il dramma della pandemia che è possibile rivivere in questo spaccato sugli interessi del singolo e sulle inadeguatezze dei parenti.

Ho amato vedere Antonello Fassari, un Luca Cupiello dei nostri tempi, incapace d'imporsi con i propri figli e la cui voce da potente, diventa un flebile sibilo e quel trabocco dove amava pescare, è come il presepe di Luca, il suo unico rifugio dal mondo.

La musica è di Umberto Smaila.

E' possibile vedere in streaming Troppa famiglia su Prime Video.

Visione consigliata. 

PennadorodiTania CroceDesign byIole