"E' la storia di un genio o forse di un matto... di uno scrittore, di un giornalista ..."
Lo presenta così Claudio Lauretta con la sua voce fuori campo, creando mirabilmente un dialogo immaginario tra Don Camillo e Peppone ossia le sue due creature più iconiche e amate nate dalla penna di Guareschi, non che le altre non lo siano state ma loro hanno segnato un'epoca, quella dei nemici pronti a darsi la mano ed a fare la pace, scendendo a qualche piccolo compromesso pur restando fedeli ai loro sacrosanti principi.
Inizia il film con una data importante il 1954 all'ingresso del Carcere di Parma.
Non è la prima volta, ma "un giornalista libero ha come padrone solo la propria coscienza" afferma Giuseppe Zeno nei panni dello scrittore emiliano.
Nel congedarsi da sua moglie prima di entrare ancora una volta in carcere, la saluta promettendole ciò: "Non muoio neanche se mi ammazzano".
Il film diretto da Andrea Porporati con un grande cast da Zeno a Benedetta Cimatti fino ad un magistrale Andrea Roncato nei panni di papà Guareschi , senza dimenticare colui che ha ridato vita ai protagonisti Don Camillo e Peppone ossia Claudio Lauretta, è girato nei luoghi originali della vicenda, affascina perché dà la misura di quel microcosmo che ha ispirato Guareschi per le sue storie di vita, umanità , lotta e famiglia , divenute patrimonio dell'umanità.
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