The Wife. Vivere nell’ombra



 Joseph Castleman è uno scrittore di successo che riceve nel corso della notte una telefonata nella quale gli viene comunicato di aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura, notizia che condivide all’altro telefono con la devota moglie Joan, da quarant’anni al suo fianco, nell’ombra.

I due coniugi si preparano per un lungo viaggio in Europa, a Stoccolma, dove fervono i preparativi per la cerimonia di consegna dei Premi Nobel.

Joan è pronta ad affrontare il viaggio, senza trascurare tutte le esigenze del marito cardiopatico e costantemente in cerca di dolci e di cibo.
 

Sembra una coppia serena e innamorata ma il passato s’insinua nel presente e scopriamo che lei era una studentessa e lui l’insegnante sposato con una figlia, di cui s’innamora, assecondando la sua brama di scrittore senza talento, offrendosi di scrivere al suo posto.

Sono soci di scrittura come lui ama dire, ma l’incontro di Joan con un biografo, un certo Nathalian (Christian Slater) che ha scoperto il suo segreto, la scuote al punto da ribellarsi a suo marito.
Tutto accade il giorno della consegna del Premio Nobel.
Joan è stanca di vivere nell’ombra e sceglie di lasciare suo marito.
Le conseguenze saranno irreparabili.

Il film diretto da Björn Runge con due giganti come Glenn Close e Jonathan Pryce, è l’adattamento del romanzo The Wife di Meg Wolitzer, e contiene una storia vera in parte, sulla madre della scrittrice.

Gli sguardi di Glenn, definita “la ragazza con il tocco magico” comunicano  il suo segreto, il suo dolore, la sua condizione di scrittrice al servizio di un marito egocentrico e privo di talento, che riceve un premio come il Nobel senza meritarlo.

Gabriele Lavia e Ludovica Modugno prestano le voci ai due attori che sanno scuotere gli animi interpretando in fondo il ruolo della vittima e del carnefice, oscillando tra verità e finzione, tra ragione e sentimento.

C’è una pagina bianca sul finale che Miss Close accarezza, determinata a iniziare un nuovo capitolo della sua vita.

E pensare che Glenn Close non ha mai vinto un Premio Oscar pur avendo trascorso la vita intera a emozionarci e dotata di un talento immenso.
È un film straordinario quello rivisto questa sera e che consiglio di cercare su Prime Video o su Netflix. 

Luca Marinelli nei panni di Diabolik


Che l’inseguimento abbia inizio.


L’ispettore Ginko è calmo, meditabondo, sente che l’arresto è sempre più vicino, Diabolik non può fuggire per sempre, sfrecciando sulla sua Jaguar Coupe nera come la notte, nera come il mistero che avvolge un distinto Walter Dorian di giorno, sposato con Elisabeth (Serena Rossi) una donna ansiosa e in trepidante attesa dell’amato. Questa è la prima identità falsa usata da Diabolik che verrà smascherata… 

Lo sguardo di Marinelli è più amabile e pacifico rispetto a quello del noto personaggio del fumetto firmato Angela Giussani, il ladro giusto che ruba agli ingiusti ossia a coloro che si sono arricchiti in modo sporco e che per questo devono essere privati delle loro ricchezze. Ma come? Solo Diabolik ha la velocità di pensiero e di azione per riuscire nel suo intento ma nulla sarebbe possibile (anche se non lo ammetterebbe mai) senza la sua amata complice, Lady Kant, che i Manetti Bros fanno apparire in questo film.


È un momento cruciale quello mostrato nel film ispirato alle rocambolesche fughe e rapine di Diabolik. Sta per incontrare colei che amerà per sempre: Eva, per rubarle il prezioso diamante rosa. 

Gli anni ‘60 ossia il magico periodo in cui questo fumetto prese forma dalla fervida penna di Angela, direttrice della casa editrice Astorina, precisamente Clerville e i suoi palazzi di vetro e le stanze lussuose del Grand Hotel Excelsior dove soggiorna la bellissima ereditiera che ben presto conoscerà mister Diabolik, rivivono nel film dove le immagini scorrono velocissime come se si sfogliasse il numero cartaceo del fumetto, tra primi piani, occhi sbarrati, porte chiuse, tuffi pericolosissimi e stratagemmi adottati per stordire Giorgio Caron (Alessandro Roja) e travestirsi da lui per poter uscire dal carcere e depistare le ricerche dell’ instancabile Ginko, interpretato con metodo e sapienza da un Valerio Mastandrea concentrato e apprezzabile.

Un adattamento davvero bellissimo quello apprezzato su Sky del numero 3 del fumetto della Giussani del ‘63 “L’arresto di Diabolik” e de L’arresto di Diabolik il remake” di Mario Gomboli e Tito Faraci.

Ieri ai Premi David di Donatello a Cinecittà, ha vinto Manuel Agnelli il David per La Miglior canzone originale con La profondità degli abissi, che emoziona in questo film da non perdere! 

Il film è dedicato a Enzo Facciolo, un fumettista e disegnatore italiano. Nel 1963 entra nello staff dei disegnatori della serie a fumetti di Diabolik, caratterizzandone graficamente i personaggi ideati dalle sorelle Giussani in modo definitivo, dando quindi un fondamentale contributo al successo del personaggio.

I nostri cuori chimici (Chemical Hearts)


 L’amore lascia cicatrici indelebili, segni che non possono essere cancellati. 

È ciò che scopre Henry, all’ultimo anno del liceo, a cui giunge con il grande desiderio di dirigere il giornale della scuola e da inguaribile romantico, d’innamorarsi.

Accanto a Henry, siede una nuova e misteriosa studentessa di nome Grace, avvolta da una tristezza che attira il giovane e inesperto studente.

Grace conduce Henry, nel suo universo interiore rotto da un immenso dolore, camminando  con un bastone perché è reduce di un incidente.

Tra i due nasce un’intesa tenera, ma il cuore di Grace è pieno di ferite che né Henry né altri riusciranno a rimarginare.

Splendido il film diretto da Richard Tanne tratto dall’omonimo romanzo di Krystal Sutherland, che è possibile vedere su Prime video e che consiglio. 


È nata una stella (A star is born)


Per fare gli auguri a Barbra Streisand che oggi soffia 80 candeline sulla sua torta, Sky ripropone un film degli anni ‘70, del ‘76 precisamente, è il secondo remake del musical È nata una stella del ‘37, dopo quello nel ‘54 e il più recente nel 2018 è con Bradkey Cooper e Lady Gaga.

Barbra è Esther Hoffmann in questo delizioso film diretto da Frank Pierson, scoperta in un locale da un cantante di successo ribelle e sul viale del tramonto John Howard (Kris Kristofferson) di cui s’innamorerà fino a sposarlo.

Esther ha una voce meravigliosa che le consentirà molto presto di diventare una star ma il compagno alcolizzato si perderà totalmente e lei perderà per sempre il suo amore.

Questa magnifica interpretazione valse alla Streisand un Oscar nel 1977 per il pezzo interpretato nel film e molti furono i premi ottenuti e meritatissimi.

L’artista meravigliosa e piena di talento, bellezza e semplicità, ha incantato e ispirato generazioni di artisti e di donne insicure.

Tanti auguri Barbra!

La famiglia Belier

 


Dopo aver visto Codahttps://www.pennadoroilteatrodelleemozioni.info/2022/03/i-segni-del-cuore-coda.html?m=1 il remake de La Famiglia Bélier, questa sera ho apprezzato il film ispirato al libro di Véronique Poulain ("Les Mots qu'on ne me dit pas"), che non ha vinto 3 Oscar come il suo remake quest’anno, ma che ha sensibilizzato il pubblico educandolo attraverso il linguaggio dei segni, a sentire ben oltre le parole.
L’ambientazione francese mi è più congeniale, precisamente la campagna in Normandia è il luogo dove la famiglia di sordo muti tutti tranne Paula, vive e lavora la terra, allevando mucche e producendo formaggi squisiti come il Camembert e il Brie.
Paula si sveglia presto per aiutare i genitori nel duro lavoro e per comunicare con il veterinario, oppure con le persone al mercato che apprezzano e vogliono acquistare i formaggi prodotti dalla mamma.

Eric Lartigau, il regista, mostra attraverso l’attrice rivelazione  Louane Emera che a sedici anni si può essere ancora illibata eppure matura e responsabile. Louane/Paula non ha ancora il ciclo e rispetto alla sua amica, è vergine.

Il maestro di canto insegnerà a Paula a credere in se stessa e a spiccare il volo. Infatti il tema principale del film è Je vole.
Ho amato molto Karin Viard nei panni di Gigi, la mamma di Paula, più affettuosa rispetto a quella del film Coda e protettiva nei confronti della figlia.


Il film è su Prime Video e su Netflix ed è un bel modo per passare il tempo.
Buona visione!

La befana vien di notte II Le origini



La trama 

Siamo nel XVIII secolo e in un fiume (potrebbe essere il Tevere) viene abbandonata una bambina dalla propria mamma e trasportata dalle acque del fiume verso una vita da ragazzina schiva, anaffettiva e ladruncola.

La ragazzina è Paola (Zoe Massenti), la quale  si trova inavvertitamente a intralciare i piani del terribile Barone De Michelis (Fabio De Luigi), un omuncolo zoppo sempre scortato dal fidato e bistrattato Marmotta (Herbert Ballerina), con una sconfinata sete di potere e uno smisurato odio verso le streghe e i bambini. 

L’intervento della dolce e potentissima Dolores (Monica Bellucci), una strega buona che dedica la sua vita ai bambini, salva Paola da un rogo già acceso. Tra un magico apprendistato, inseguimenti, incredibili trasformazioni e molti, molti, guai, Paola scoprirà che il destino ha in serbo per lei qualcosa di davvero speciale.

La recensione 

Paola si esprime in romano.

In fondo la befana è romana e la grande leggenda della befana è raccontata in modo favolistico e dalle sue origini, da quando cioè, era una ragazzina.

Il viaggio inedito alla scoperta della vera storia della befana personaggio da me amatissimo, mi ha fatto scoprire una Monica Bellucci tenerissima e commovente che ho molto apprezzato.

Bellissima la sceneggiatura di Guaglianone  e Menotti e impeccabile la regia di Paola Randi

Fabio De Luigi nei panni del cattivo è una vera scoperta e vedere il film natalizio dopo la Pasqua è stato piacevole e inaspettato.

Questa prima visione su Sky è stato un bel regalo oggi.


Notre Dame in fiamme


 Jean Jacques Annaud ha diretto un capolavoro che incendia gli animi e li placa come la preghiera collettiva che unì i cuori di tutto il mondo nella speranza che le fiamme fossero domate e spente.

È così accade dopo 24 lunghe ore a partire dalle 18:17 di quell’indimenticabile aprile di tre anni fa dove forse a causa di un corto circuito la cattedrale di Notre Dame, uno dei simboli della capitale francese, s’incendiò.

Al vociare delle guide turistiche e dei fedeli che pregano all’interno della cattedrale, si alternano i primi allarmi sottovalutati a causa di un sistema probabilmente difettoso.

Il fumo  che proviene dal sottotetto della Navata della sagrestia, e che è visibile all’esterno dal tetto di Notre Dame,  si trasforma in fiamme che la prima squadra dei pompieri dall’interno non riesce a spegnere.

Lava incandescente cade dall’alto.

I fedeli in preghiera vengono fatti evacuare dalla cattedrale, dove si cerca di salvare reliquie preziose tra cui la corona di spine di Gesù, un pezzo della vera croce su cui morì e un chiodo della croce.

Molto suggestive le scene in cui si cerca tra le centinaia di chiavi quella giusta che aprirà con un codice segreto la cassaforte che conserva la preziosa reliquia.

È emblematica la candela accesa da una bambina  che resta accesa come a rappresentare la preghiera di un’anima pura che ha salvato la cattedrale dei fedeli, la più visitata al mondo.

È stato un bel modo di pregare questo venerdì santo attraverso un film documentario d’immensa bellezza, in prima visione e in programmazione su Sky dove sono stati usati circa 20.000 video che i francesi hanno girato quel giorno.



La cuoca del presidente


Questa è la storia di Hortense Laborie (Catherine Frot) che ho scoperto sul canale Sky W la France Collection grazie al quale potrò vedere i miei adorati film francesi.
il film visto questa sera s’intitola “La cuoca del presidente”, diretto da Christian Vincent, è ispirato alla vera storia di Danièle Mazet-Delpeuch e al libro Mes carnets de cuisine. Du Périgord à l'Elysées da lei pubblicato nel 1997. Mai tradotto in italiano, il libro non è soltanto una raccolta di deliziose ricette, ma è ricco di citazioni autobiografiche.
La protagonista della storia è la donna chef che per due anni, dal 1988 al 1990, ha lavorato nella cucina privata dell’Eliseo in qualità di cuoco personale del Presidente delle Repubblica Francese Francois Mitterand, sinora unica donna e rivestire questo ruolo. In modo elegante e delicatamente divertente, “alla francese”, si descrive nel film la vita di palazzo e il suo rigido protocollo che la protagonista trova spesso alquanto scomodo.
Il regista ha potuto girare le scene del film all’interno del palazzo nell’arco di tempo in cui il Presidente Sarkozy si trovava a Cannes per il G20. Danièle Delpeuch, il cui nome nel film è Hortence Laborie, è una cuoca specializzata nelle cucina tradizionale francese che viene contattata da un funzionario della Prefettura di Parigi per assumere il prestigioso incarico lasciando la sua fattoria nel Périgord, dove coltiva tartufi.
È stato un vero e proprio viaggio tra le ricette di questa cuoca che non ama essere definita Chef, nemmeno Madame du Barry se è per questo.
Però Hortense era la preferita del presidente francese che amava la semplicità dei suoi piatti, la tradizione e la genuinità delle materie prime usate che lo riportavano alla sua infanzia, esaltando la bellezza della sua Francia.
Le condizioni di salute del Presidente portano alla prescrizione da parte dei medici di una dieta povera di grassi, il capo dell’amministrazione lamenta i costi elevati della cucina di Hortence e le cattiverie e l’insolente ironia dei 30 componenti dello staff di cucina la inducono a mollare. Cucinare in Antartide, all’età di 60 anni, per il personale di una missione scientifica è il rimedio per cancellare le amarezze dal suo cuore e non finisce qui. L’ultima destinazione di questa donna curiosa intraprendente e sicura del proprio talento e del pregio dei propri menu è la Nuova Zelanda dove spera di poter coltivare i tartufi della sua terra e preparare ancora quei gustosi piatti che piacevano tanto al Presidente.
È un film meraviglioso che consiglio!

Madame Hyde


 Isabelle Huppert è Madame Gequil, insegnante di fisica in una classe di ragazzi problematici, ed è felicemente sposata con un uomo casalingo, mentre lei lavora in una scuola dove il gelo scende con il preside egocentrico e indisponente. 

L’atmosfera glaciale sia tra la prof e i ragazzi che con il preside, si surriscalda in una notte di pioggia.

Tutto accade nel laboratorio scolastico dove in seguito a una scarica elettrica l’insegnante  algida e metodica si trasforma in Madame Hyde.

La trasposizione al femminile del capolavoro di Stevenson, la trovo geniale e la Huppert mi ha lasciato col fiato sospeso fino alla fine. 

Fare paragoni con Il dottor Jekill e mister Hyde ha poco senso.

Il regista sul doppio Stevensoniano costruisce una lezione pedagogica. Torna molte volte nel film la necessità di un corso pedagogico che Madame Gequil riesce a creare, trasformando una classe di indisciplinati, in un gruppo di ragazzi attenti e desiderosi d’imparare.

Tutto questo non sarà indolore e solo vedendo il film che potrete trovare su Prime video, potrete scoprirlo. 

Tonya

Struggente, appassionante, coraggioso questo film sportivo e biografico sulla pattinatrice Tonya Harding interpretata da Margot Robbie, che mostra la storia di una donna instancabile e abituata a crescere e a convivere con la violenza domestica dalla quale ha tratto la sua forza per spiccare il volo anche se per poco.

E pensare che è stata la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale e tuttora una delle pochissime ad averne avuto il coraggio, tanto che il film di Gillespie che racconta la sua ascesa e la sua caduta, ripercorrendo la sua biografia dai 4 ai 44 anni, ha dovuto supplire con effetti speciali, non trovando nessuna controfigura disposta o capace di farlo.
Me lo sono domandata per tutto il tempo chi potesse pattinare nel suo modo spettacolare e ho potuto apprezzarlo alla fine del film quanto fosse bello vederla volteggiare anche se la giuria non è mai stata conquistata da Tonya.
Avrebbe dovuto amarla sia perché lo meritava tecnicamente sia perché si allenava tra le violenze del primo marito Jeff e di una madre che continuava a farle male senza riuscire a provare del bene per sua figlia.
Come se non bastasse, la povera Tonya che scalpitando era riuscita a conquistarsi un posto nel suo amato mondo del pattinaggio artistico, venne coinvolta alla vigilia delle Olimpiadi nell’aggressione di una sua rivale e condannata e fatta fuori da ciò che l’aveva salvata: il pattinaggio.
Il film commuove e sconcerta, la regia è perfetta.
Ho assistito alla visione di Tonya con la sensazione di sentire sulla pelle del mio viso gli schiaffi partiti dalla mano del marito, un uomo inetto che ha contribuito al declino di una grande pattinatrice.
Non conoscevo questa vicenda.
Film meraviglioso da vedere e rivedere!



PennadorodiTania CroceDesign byIole