Je te veux moi non plus Nemmeno io ti voglio


Biarritz, l’elegante  cittadina di mare sulla costa basca, a sud-ovest della Francia, è lo splendido scenario della graziosa commedia diretta da Rodolphe Lauga, sull’amicizia e l’amore, tra surfisti, spiagge e vacanze nella località che dista circa due ore da Parigi.

Nina e Dylan sono amici da una vita, lui la ama, lei non lo sa fino a quando soffre di gelosia per la presenza di una ragazza alta e bella che Dylan frequenta.

Nina è esuberante e vitale, è piccolina, rotondetta e mora. Ha un mare di qualità che le inseparabili amiche adorano e anche Dylan.

La dichiarazione d’amore di Dylan nell’aula di tribunale dove Nina lavora a Parigi, chiude il quadro di un film rilassante, fresco e delicato.

Deliziosi Inès Reg e Kevin Debonne nei panni di Nina e Dylan.

In questa società dell’apparire, quel che conta veramente è l’essere.

È il messaggio più significativo di questa effervescente  pellicola francese che fa sognare a occhi aperti.

Ne consiglio la visione su Amazon.

Marcello Mastroianni ne Le notti bianche il film


Proprio oggi ha lasciato questo mondo Marcello Mastroianni e ho scelto di ricordarlo attraverso questo film  del 1957 diretto da Luchino Visconti e tratto dal meraviglioso racconto di Dostoevskij dove si assiste al crollo degli ideali romantici distrutti dal cinismo e la volgarità della nuova generazione che si stava facendo spazio in Russia. 

Ebbene Mastroianni come il protagonista de Le notti bianche, è animato da un insolito ottimismo e dalla leggerezza di chi si lascia sedurre dagli imprevisti del caso. 

Mentre passeggia tra la gente in una notte così quieta e bellissima, s’imbatte in una giovane donna disperata e sospesa sul ponte in attesa di qualcosa che le provoca un intenso dolore.

Tra i due nasce una tenera amicizia che tinge le notti seguenti di pura poesia e amore.

Mastroianni si trasforma esattamente nel timido e appassionato personaggio di Dostoevskij incantato, disilluso e rassegnato.

È una co produzione Italo Francese di grande impatto visivo ed emotivo.

Splendida anche Jean Marais, innamorata del delizioso sconosciuto che soggiorna per qualche tempo nella pensione della nonna e in costante attesa del suo imminente ritorno.

Tale pellicola in bianco e nero conquistò il Leone d’Argento alla XVIII Mostra del cinema di Venezia e seducono oltre alle figure dei due attori principali, anche la colonna sonora di Nino Rota.

Credo sia stato un bel modo per ricordarti Marcello

I fratelli De Filippo al cinema .

Avrei voluto iniziare questo articolo con un "correte al cinema a vedere I Fratelli De Filippo!", ma purtroppo è stato deciso di proiettare questo film meraviglioso in sole tre date, dal 13 al 15 dicembre 2021.

Decisioni sempre più frequenti, in epoca di piattaforme streaming, che ritengo incomprensibili e offensive per chi ama il cinema su grande schermo. Nel film diretto magistralmente da Sergio Rubini, la crescita umana e artistica, fino alla consacrazione da parte del pubblico di Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, figli illegittimi e mai riconosciuti dal padre Eduardo Scarpetta, gigante del teatro napoletano, le cui gesta avevamo potuto vedere un paio di mesi fa in Qui rido io, altro bellissimo film di Mario Martone con Toni Servillo nel ruolo del grande autore e attore partenopeo. 

I Fratelli De Filippo è un crescendo di emozioni, uno spaccato di vita personale, sociale e teatrale, una storia di riscatto familiare e della nascita di un nuovo modo di far teatro che inevitabilmente andò a scontrarsi con il mondo tardo ottocentesco rappresentato dalla Compagnia di Scarpetta, passata nelle mani del figlio Vincenzo, interpretato da un sorprendente Biagio Izzo. 

Gli stenti, i contrasti familiari, le liti e le incomprensioni tra i tre fratelli, il loro entusiasmo e le loro paure per una rivoluzione artistica che li vide trionfare per la loro perseveranza (soprattutto di Eduardo), sono rappresentati con una grazia e una forza tali da far emozionare profondamente il pubblico in sala.  Mario Autore, Domenico Pinelli, Anna Ferraioli Ravel e Susy Del Giudice, rispettivamente Eduardo, Peppino, Titina e la madre Luisa, sono straordinari nelle loro interpretazioni ma tutto il cast contribuisce a rendere questo film una magia come raramente accade di vedere. Non c’è un solo attore fuori ruolo, ognuno contribuisce con estrema qualità all’armonia della pellicola, che vede partecipazioni prestigiose con Giancarlo Giannini nel ruolo di Eduardo Scarpetta, Marisa Laurito, Maurizio Casagrande, Vincenzo Salemme, Maurizio Micheli. Andrebbero citati tutti, comparse comprese, perché questo è un film che non può essere perso da chi ama il teatro, ma nemmeno da chi ama il cinema. I Fratelli De Filippo (01 Distribution) è a mio parere un capolavoro, che in soli tre giorni ha incassato più di un colosso produttivo come la Disney, in sala con Encanto.

Sintetizzando in una sola parola: meraviglioso!

Paolo Leone

Visto a Genzano di Roma, Cinema multisala Cynthianum, il 15 dicembre 2021.

(La locandina del film)

Pattini d’argento


 Dal romanzo ottocentesco di Mary Mapes Dodge nasce il film Pattini d’argento, un colossal russo ambientato nella San Pietroburgo di fine secolo anziché nei Paesi Bassi. Le famiglie più agiate e aristocratiche possono accendere la luce elettrica al posto delle candele per sconfiggere il freddo inverno e per spostarsi saranno necessari resistenti pattini.

Il film coinvolge e seduce per i paesaggi incantevoli, per i costumi meravigliosi e le luci sfavillanti e per l’eccezionale capacità dei ladri di sfrecciare sul ghiaccio coi loro pattini che come razzi li aiutano a sbarcare il lunario rubando ai ricchi.

Sotto i ponti, sui corsi d’acqua congelati e sulla nave usata come riparo dal gruppo di giovani ed esperti ladri sui pattini, si consuma la storia d’amore di due moderni Romeo e Giulietta, appartenenti a due diverse classi sociali e per questo si trovano a dover lottare per un Unione che sembra impossibile.

Alisa e Matvey sfidano la sorte e le avversità saranno solo un vago ricordo quando si ritroveranno insieme a Parigi, sposati con un figlio, lontani da ogni possibile impedimento.

Mi ha fatto pensare al Titanic il film sia quando Matvey viene soccorso congelato che nella scena in cui porta la ricca Alisa a una festa tra povere anime che desiderano brindare alla vita.

Tra i temi trattati, mi ha colpito l’esclusione delle donne dallo studio e dal sapere ritenuto dannoso, anche se Alisa studierà di nascosto diventando una stimata insegnante di chimica in Francia.

Le musiche del film diretto da Michail Loksin sono straordinarie, quella più emozionante è sicuramente il Clair de lune che si ascolta mentre i due giovani innamorati pattinano sul canale ghiacciato della città.

Consiglio la visione di questa meravigliosa storia d’amore a lieto fine su Prime Video.



Io sono Babbo Natale


 Falcone ci svela un segreto vecchio come il mondo: Babbo Natale esiste davvero ed ha il volto, lo sguardo bonario e la battuta pronta come colui che se n’è andato ma che in realtà non se ne andrà mai: Gigi Proietti!

È proprio Gigi a riempire di stupore e magia questo film fantastico, non proprio fantasy ma pieno di effetti speciali e che tocca il cuore veramente, commuove e sorprende, diverte e fa riflettere sulla necessità di alleggerire la realtà attraverso il sogno ma un sogno che eleva e fa persino volare sulla slitta di Babbo Natale.

Nicola Natalizi è un Babbo che ha più di cento anni ed è felice per il lavoro che ha svolto per tutta la vita con la collaborazione dei suoi fedeli elfi.

Ha varcato i cieli ed è sceso nei camini di tutto il mondo però ora vuole trasmettere la sua nobile e appassionata missione a un erede che sia degno d’indossare il suo abito magico.

Ettore è appena uscito dal carcere e Babbo crede sia proprio lui quello giusto.

Ettore è interpretato da Marco Giallini che Falcone dirige nel bellissimo Se Dio vuole.

È una storia coinvolgente e poetica, come la vita stessa.

Non è il solito film su Babbo Natale, è un vero e proprio canto di Natale pieno d’amore dove uno Scrooge/Ettore si trasformerà in colui che il 24 notte sarà in sella alla sua slitta per portare i regali ai bambini di tutto io mondo da quando il Babbo ufficiale è andato in pensione.

100 anni di Nino Manfredi Le avventure di Pinocchio




 Per i 100 anni di Nino Manfredi su Raiplay c’è l’imperdibile sceneggiato in cinque puntate di Luigi Comencini trasmesso nel 1972, La avventure di Pinocchio, ispirato al capolavoro di Carlo Collodi. 

Le favolistiche avventure del burattino realizzato in una sola notte dall’umile e poverissimo falegname vedovo Geppetto, grazie al pezzo di legno pregiato ricevuto in dono da Mastro Ciliegia, hanno incantato generazioni.


Il candore di Geppetto, interpretato magistralmente da un Nino Manfredi impeccabile e amorevole nei panni del papà protettivo e senza un soldo ma ricco d’amore per il piccolo figlio in carne ed ossa e di legno, ha fatto affezionare tutti e il falegname toscano grazie all’intensità di Manfredi, ha intenerito i bambini e i genitori che lo stavano a guardare.

Incantevole è la figura della fata Turchina, dove ammiriamo una giovane e bellissima Gina Lollobrigida.

Nel cast di questo splendido sceneggiato ci sono Gatto e Volpe coi volti e l’irresistibile comicità di Franco e Ciccio.

Nel terzo episodio è bello trovare Vittorio De Sica nei panni del giudice.


Il Pinocchio bambino è il tenerissimo Andrea Balestri.

Se siamo cresciuti con un animo pieno di stupore e se siamo sognatori è anche per aver visto questo sceneggiato pedagogico. 

Rivedere Le avventure di Pinocchio è tornare bambini.

Ne consiglio la visione!   

E noi come st***zi rimanemmo a guardare


Arturo è appena stato licenziato per colpa di un algoritmo e lasciato dalla fidanzata condizionata da una app sulle affinità di coppia.

Ha 48 anni, è senza lavoro e senza amore.

Sul web riesce a trovare lavoro come rider e avrà la compagnia di Stella, un ologramma della app Fuuber friends.

Con Stella la vita sembra più sopportabile ma Arturo è ormai invischiato in una realtà dove gli algoritmi regolano le vite degli uomini senza scampo.

L’illusione dell’amore per Stella, una ragazza reale ma imprigionata in una torre a Mumbai dove la sua immagine sarà proiettata all’abbonato di turno, farà sentire Arturo libero di raggiungerla e di riconquistare al suo fianco il suo posto nel mondo. 

Arturo è interpretato molto bene da Fabio De Luigi. Stella è Ilenia Pastorelli e Pif è sia il regista che il compagno di stanza di Arturo.

Molto profetico questo film tremendamente bello.

Stupenda la fotografia e la proiezione di quel che accadrà sotto i nostri occhi, tra quarant’anni oppure tra poco tempo ma noi come st***zi resteremo a guardare.

Ne suggerisco la visione perché Pif è il Tati italiano e questo film è appassionante come Play Time dove Monsieur Hulot è alle prese con il mondo della cibernetica che, teoricamente dovrebbe facilitare e rendere più piacevole la vita dell'uomo, ma in realtà minaccia pericolosamente la sua esistenza, tendendo a fare di ogni individuo un robot.

Madame Bovary


 Un’altra Emma dopo quella di Jane Austen, nacque dalla penna di un altro grande nome della letteratura mondiale, sto parlando di Gustave Flaubert e della sua Emma Bovary, meno virtuosa di quella inglese ma estremamente affascinante e vicina a noi.

Flaubert era un perfezionista alla ricerca costante della parola giusta (le mot juste).

Anche la sua Emma amava le parole e le emozioni travolgenti e da umile moglie di un medico condotto di provincia, si trasforma in un’adultera viziosa, inevitabilmente condannata a una malasorte.

Ebbene, il contenuto estremamente realistico del romanzo, ritenuto immorale e osceno, provocò una condanna dell’autore nel 1857. Solo dopo l’assoluzione di Flaubert, nell’aprile dello stesso anno il romanzo fu pubblicato.

Il successo fu immediato e tale vicenda continua ad esercitare un fascino sulle generazioni successive e ad ispirare registi come Sophie Barthes, la quale ha scelto Mia Wasikowska per il ruolo di Emma nel bellissimo film del  2014.

Mia sa essere estremamente credibile, con il suo volto pallido e lo sguardo smarrito e disperato come la descrisse il suo autore, immersa in una tale tristezza, che sarà la causa della sua perdizione.

“Non intendo rimanere inerte in questa febbre di disperazione” afferma la povera Emma il cui futuro sarà meno radioso di quello della Emma felicemente sposata e partorita dalla fervida immaginazione di Jane Austen. 

Per Madame Bovary, il matrimonio sarà un’indicibile condanna.

Ho avuto il piacere di rivedere il film su Sky questa sera. 

Lo consiglio 

Emma.


 Ho sempre detto di essere nata nel secolo sbagliato e solo nell’800, avrei trovato la giusta collocazione.

Ed è nel secolo del Romanticismo che si colloca la vicenda di Emma, l’eroina nata dalla bella penna di Jane Austen e attraverso la quale la romanziera inglese si congeda da questo mondo per restare immortale con i suoi splendidi personaggi che hanno ispirato numerosi registi, l’ultima è Autunm de Wilde.

Appena inizia il film si resta avvolti dai colori e dalla atmosfere del secolo romantico.

Anya Taylor Joy è Emma, una ventenne bella, ricca e sensibile, in salute, generosa e serena anche se orfana di madre, affabile e ospitale.

Vive con l’anziano padre Mr Woodhouse interpretato dall’eccezionale Bill Nighy, 

La grazia infinita di Emma, conquista e seduce e guardando il film sembra di sfogliare le pagine del fortunato romanzo a cui d’ispira.

Il film da oggi su Prime video, mi ha commosso sul finale con il primo piano del volto di una giovane donna che sta per diventare moglie e chiude gli occhi per sognare un futuro meraviglioso.

Ne consiglio la visione!


Opera senza autore

Opera senza autore (Werk ohne Autor) è un film del 2018 diretto da Florian Henckel von Donnersmarck.

Il film ha ricevuto due candidature ai premi Oscar 2019 nelle categorie miglior film in lingua straniera e miglior fotografiaracconta tre epoche della storia tedesca attraverso la vita tormentata di un artista. Il regista si è liberamente ispirato alla vita e all'opera del pittore Gerhard Richter




La trama 

Nel 1937, Kurt Barnert, un bambino di cinque anni e la sua eccentrica zia Elisabeth, ventenne amante dell'arte, visitano la mostra itinerante sull'arte degenerata di Dresda. Poco dopo il bambino deve guardare mentre la zia viene ricoverata in un istituto psichiatrico per una presunta schizofrenia. Nel 1940 il Terzo Reich, che ha già attuato un massiccio piano di sterilizzazione di oltre 400.000 "elementi più deboli" del popolo tedesco, con l'intento di migliorare la razza e le generazioni future, si trova nella situazione di "cambiare marcia" e per rispondere alla necessità di curare i feriti della guerra si rende necessario liberare negli ospedali i letti occupati da "vite prive di valore". I medici delle SS vengono quindi dichiarati "Periti del Tribunale dell'Eugenetica", con l'incarico di rivedere tutti i pazienti già sottoposti a sterilizzazione e a deciderne la sorte (il disumano metodo di valutazione prevede un "segno meno" in blu per chi dovrà rimanere in istituto e un "segno più" in rosso per i "pazienti che dovranno essere inviati ad uno dei tre istituti ai confini orientali del Reich, dove verranno liberati dalle loro inutili esistenze"). Elizabeth viene quindi visitata dal capo dell'ospedale femminile di Dresda, l'Obersturmbannführer delle SS Carl Seeband, persona totalmente incapace di una qualsiasi empatia e responsabile della sterilizzazione forzata, che ne decide la sterilizzazione e la successiva eliminazione. Mentre suo nipote vive da lontano le incursioni aeree a Dresda, sua zia viene gassata nel centro per l'eutanasia del Castello di Sonnestein a Pirna.

L'8 maggio del 1945, in una Dresda quasi completamente distrutta dai bombardamenti, Seeband, che si fa trovare in abiti civili, viene arrestato dalla NKVD, imprigionato in un campo speciale e interrogato per il suo ruolo negli omicidi tramite eutanasia involontaria. Nega il suo ruolo e nega anche di aver conosciuto l'uomo che è stato il suo comandante, il famigerato dottor Burghart Kroll. Quando successivamente la moglie del comandante del campo sovietico ha problemi a partorire, Seeband riesce a salvare la moglie e il figlio dell'ufficiale; per la gratitudine l'ufficiale sovietico promette a Seeband di proteggerlo. Intanto il padre di Kurt non riesce più a trovare un impiego come insegnante, a causa della sua iscrizione al Partito Nazista e si arrangia con dei lavoretti.

Nel 1951 Kurt ed il padre hanno trovato lavoro in una fabbrica, Kurt come pittore di insegne ed il padre come uomo delle pulizie. Una volta riconosciuto il talento del ragazzo, questi viene inviato all'Accademia d'arte di Dresda come rappresentante della classe operaia, dove studia pittura. Il suo professore, comunista per convinzione, cerca di condurre gli studenti al realismo socialista, ma Kurt non si dimostra particolarmente attratto dall'ideologia: il ragazzo ha la sensazione che attraverso questo tipo di pittura si sta allontanando sempre più dall'espressione personale.

Kurt conosce la giovane Elisabeth, che studia moda e design tessile all'accademia e che gli ricorda la zia, con la quale condivide anche il nome. Proprio la sera del primo appuntamento dei due ragazzi il padre di Kurt si impicca. Kurt ed Ellie si innamorano e il ragazzo si trasferisce a casa dei genitori come inquilino. Lì incontra per la prima volta il padre di Elisabeth, che altri non è che il professor Carl Seeband, scampato al processo dopo la guerra e che da allora si è dedicato interamente all'ideologia socialista della DDR (Repubblica Democratica Tedesca). Kurt non sa che Seeband è il responsabile della morte della zia e Seeband non sa che Kurt è il nipote di una delle sue vittime. Dopo breve tempo Elisabeth rimane incinta, cosa di cui il professore si accorge prima ancora che i giovani lo rendano noto. Il professore vede il giovane Kurt come "geneticamente inferiore" e quindi inadatto a dargli dei nipoti e decide di fare di tutto per distruggere il rapporto. Inventando dei problemi che la ragazza avrebbe avuto in giovane età e che metterebbero a rischio la sua vita in caso di gravidanza, le procura l'aborto, confidando che ciò faccia allontanare Kurt ed Ellie. Dopo gli studi a Dresda, Kurt viene incaricato di realizzare un grande affresco murale in stile socialista, compito che accetta solo per guadagnare soldi.

1962. In occasione del conferimento della medaglia Robert Koch come "Meritevole Medico del Popolo" Seeband viene portato alla centrale del KGB. Il comandante sovietico che lo ha salvato diversi anni prima rientra a Mosca e non può più garantire la sua incolumità. I famigerati medici delle SS sono stati tutti catturati, ad esclusione del Comandante Kroll e del Coordinatore Medico della regione di Dresda per l'esecuzione dell'Eutanasia, che era appunto il ruolo di Seeband. Le indagini potrebbero quindi riaprirsi e non potendolo più proteggere il comandante sovietico gli consiglia di espatriare in occidente. Anche in quest'ultima occasione Seeband difende il suo ex comandante nazista. Kurt ed Ellie, superato il dramma dell'aborto, si sposano. Pochi giorni dopo i genitori di Ellie lasciano la DDR e poco dopo anche Kurt ed Ellie decidono di fuggire verso ovest, passando a Berlino Ovest, cosa che riescono a fare proprio pochi mesi prima della costruzione del muro. Kurt ed Ellie si trasferiscono da Berlino a Düsseldorf dopo aver appreso che lì si sta sviluppando un nuovo movimento artistico. Anche se ha già 30 anni, Kurt dichiara di averne 26 per essere ammesso all'Accademia delle Belle Arti, dove frequenta le lezioni del misterioso professor Antonius van Verten. Qui entra in contatto con l'arte moderna del dopoguerra tedesco, periodo in cui la pittura sembra aver ampiamente fatto il suo tempo, ma tutto il resto sembra possibile. Tutto è molto diverso da quello che ha imparato nella DDR. Ellie trova lavoro come sarta in una fabbrica di abbigliamento. I tentativi della coppia di diventare genitori falliscono e ad Ellie viene comunicato che non potrà avere figli. La donna sospetta che il padre, pur di non avere nipoti da Kurt, l'abbia resa sterile.

Dopo l'entusiasmo iniziale e la produttività artistica, Barnert entra in un periodo di crisi, scatenato anche dal giudizio del professor van Verten, secondo cui la sua arte è solo formalmente interessante, ma non è espressione della propria interiorità. Per disperazione brucia tutte le sue opere. In occasione di una visita ai suoceri, Seeband rimprovera Kurt di avere trent'anni e non avere ancora un lavoro e Kurt accetta che il suocero gli trovi un lavoretto alla clinica di Dusseldorf, dove si ritrova a pulire le scale come faceva il padre. Quando Kurt legge sul giornale che il più importante responsabile delle eutanasie della Seconda Guerra Mondiale è stato arrestato, comincia a copiare fotorealisticamente la fotografia in bianco e nero del criminale nazista. Dopo aver copiato la foto dell'esperto, che era stato il superiore di Seeband, Barnert si rivolge ad altre foto: una fototessera del suocero, una foto della zia che lo tiene in braccio da piccolo e vari collage. Quando Seeband, in visita allo studio di Kurt, vede un quadro raffigurante un collage della propria testa con quella del medico arrestato ed il volto della zia assassinata di Kurt, perde la calma e fugge. Kurt probabilmente non capisce deliberatamente le connessioni scoperte, ma si rende conto che deve lasciarsi guidare dalla sua intuizione, perché in questo modo può riconoscere cose che non sono accessibili all'intelletto. Le sue foto sono più intelligenti di lui.

1966. Quando ormai la coppia ha rinunciato alla speranza di avere un figlio, Ellie rimane incinta. Kurt Barnert si è finalmente ritrovato con la sua arte, che gli permette anche di venire a patti con i traumi della sua infanzia e della sua giovinezza. Alla sua prima mostra, tenutasi a Wuppertal, i suoi dipinti sono stati riconosciuti, ma la stampa ha frainteso completamente i suoi quadri. A causa delle sue affermazioni protettive, secondo cui le immagini non hanno nulla a che fare con la sua vita, ma semplicemente riproducono meccanicamente le fotografie o vanno intese come un omaggio ad altri artisti, egli è riconosciuto come originale e artistico, ma il suo lavoro è descritto come un'opera senza un autore, un'opera che ha così poco a che fare con lui che difficilmente si può parlare di paternità in senso convenzionale. A Kurt non importa, perché ha imparato a fidarsi del potere dell'arte onesta. Sa che i giornalisti e il pubblico comprenderanno il suo lavoro istintivamente, inconsapevolmente, così come lui stesso ha capito le cose che ha elaborato nelle sue opere inconsapevolmente e istintivamente. Così, ad un livello diverso, crea un'opera senza autore.

(Fonte Wikipedia) 

PennadorodiTania CroceDesign byIole